giovedì 26 aprile 2018

UN ATTIVISTA DEL M5S SCRIVE UNA LETTERA A MARINA BERLUSCONI! GUARDATE E DIFFONDETE TUTTI!



Iacopo Felugo……LETTERA A MARINA BERLUSCONI – Cara signora Marina Berlusconi, permetta che mi presenti: mi chiamo Iacopo Felugo, ho 33 anni e faccio il barman in quel di Viareggio. Sono uno di quegli “invisibili” a cui personaggi “altolocati” come lei, non dicono nemmeno buongiorno o buonasera e, forse, non dà nemmeno la mancia. Sono uno di quegli invisibili che, però, ha contribuito a passare lo stipendio da parlamentare a suo padre (finché lo è stato). Sì, lo so che per suo padre quello stipendio pagato dai cittadini era mero “argent de poches”, spiccioli da regalare al garzone del salumaio che vi consegnava le aragoste a Natale! Non sono scemo. Tant’è, io l’invisibile, forse vi ho pagato un’ aragosta. Sono soddisfazioni, è già qualcosa che ne abbia coscienza. Poi, gentile signora, un bellissimo giorno, mi sono stancato di pagare aragoste e champagne. Non solo a suo padre, ma a tutti. 
E ho conosciuto, prima Beppe Grillo, poi Casaleggio, e a seguire dei ragazzi come me: onesti, perbene, semplici ma diretti, empatici, belli e combattivi e, soprattutto, puliti. Delle mosche nel latte. Ho gioito quasi subito, era tempo! Già perché da quando ero ragazzino, io di suo padre, cara Marina, avevo un’immagine da giullare miliardario: canterino con bandana gialla nel mezzo del lussureggiante parco di una faraonica villa in Sardegna; sempre in versione crooner dei poveri a “Porta a Porta”; irriverente re di una infima sceneggiata che lo vedeva promettere milioni di posti di lavoro e firmare contratti con gli italiani. Io, l’invisibile, continuavo a fare cocktails e caffè, con l’immutata paura di non avere un futuro grazie a contratti per i quali suo padre aveva trovato la furfante formula del “a progetto” e mentre lui si divertiva sempre più, io sentivo aumentare le mie insicurezze. E continuavo a rimanere invisibile, per suo padre e simili.
Ma torniamo a quando da “invisibile” costretto ad osservare scorrere la smagliante e trasgressiva vita di suo padre, mi sono sentito di botto, un essere umano prima, e poi un cittadino italiano che conosce i suoi doveri ma anche i suoi diritti, a quando mi sono innamorato, ricambiato, del M5S. Che spettacolo! Che sensazione meravigliosa di libertà e di responsabilità, come cambiava il senso della vita! Come era appagante scoprire che esiste una politica sana fatta da giovani stupendamente preparati e innamorati della politica e del loro Paese! Basta con i guitti, con i baffetti furbetti, con le macchiette alla Scarpetta e Toto’ che si rendevano cafonescamente simpatici al Popolo per poter carpire quei voti che, magari signora Berlusconi, stando alle affermazioni del giudice Di Matteo (e qui, togliamoci il cappello, su, anche lei signora) servivano a fare allungare sempre di più i tentacoli sul nostro Paese, della Piovra mafiosa.
Con il M5S, e nella fattispecie con Alessandro Di Battista, noi abbiamo imparato in primis ad amare noi stessi, il nostro Paese, la libertà e la Democrazia e a combattere la criminalità organizzata, la delinquenza, la corruzione, i conflitti d’interesse, con la cultura, la conoscenza e il raziocinio, le documentazioni; con la sola verità e con le mani libere, abbiamo affrontato lo strapotere esorbitante di una classe politica legata a mafia e massoneria deviata. Due “padroni” che ci odiano e che vorrebbero toglierci voce e poteri.

Con Ale e gli altri, abbiamo ritrovato voce e coraggio, entusiasmo e partecipazione. E abbiamo capito che con l’arroganza e la protervia celata dietro quei sorrisi porcellanati accuratamente, ci vuole l’unità popolare e lo sdegno che si gonfia come un’onda gigantesca inarrestabile.Ale Di Battista, è stato il nostro splendido e sempre all’altezza nocchiero. Noi gli dobbiamo riconoscenza, gratitudine sincera e gli dedichiamo spontaneamente il nostro anche debordante affetto e la nostra stima senza fine. Lei, signora Berlusconi, forse accecata da un affetto filiale che si rifà, parafrasandola, alla frase di una canzone di Pino Daniele: “Ogni scarafone, è bell’ a figlia soia”, ha incautamente accostato suo padre, mi scusi, un condannato, uno che ha per socio un carcerato mafioso, uno che rientra negli sporchi giri della ignobile trattativa stato mafia…con un Gigante della rettitudine, dell’onestà, della legalità, della mancanza totale d’ipocrisia e strategia. Andiamo! So che è una manager di grande successo, non mi scivoli su questa buccia di banana.
Si tenga il suo papi così com’è, è suo padre, è anche giusto. Le concedo che possa passare alla storia come imprenditore, anche se come sia arrivato dov’è, insomma…lascia moooolto dubbiosi e perplessi.Ma che abbia fatto la storia in politica, proprio no. Perché se è vero che ha fatto passi avanti pagando gli stessi che hanno ucciso Falcone, Borsellino, Chinnici, Cassara’, tutti gli uomini delle scorte e persino il dodicenne Di Matteo, sciolto nell’acido, suo padre andrebbe cancellato tra i nomi dei PdC per l’onta arrecata al nostro Paese. E anche sulle cenette e sulla nipotina di Mubarak, fossi in lei, vorrei vedere un domani che papi non ci sarà più, un misericordioso oblio.
Ad Alessandro Di Battista, un grazie infinito per averci permesso di scrivere insieme la nostra Storia e di farlo mentre la stiamo vivendo. Onore a te, Guerriero e Uomo perbene.


1 commento:

  1. Fantastica vera storia, che tutti ma tutti dovrebbero leggere, naturalmente molti sanno gia come stanno le cose.

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