Dopo l’annuncio del generale Sergio Costa all’AmbienteLuigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera, ha fatto il secondo nome del governo ombra M5s: il professore Lorenzo Fioramonti allo Sviluppo economico. “Una eccellenza italiana di grande competenza”, ha dichiarato, “come il professore di Economia politica all’Università sudafricana di Pretoria”. I 5 stelle hanno annunciato che la lista dei potenziali ministri sarà rivelata interamente prima del voto di domenica 4 marzo e che sarà la stessa che poi presenteranno al Capo dello Stato nel caso in cui Di Maio ricevesse l’incarico di formare il governo. Fioramonti, laurea in Storia del pensiero politico ed economico moderno e dottore in Scienze politiche, oltre a essere tra i papabili per un dicastero, è in corsa come candidato per il collegio uninominale a Roma.

Tra le altre ipotesi che circolano, c’è quella di mettere l’economistaAndrea Roventini all’Economia, Pierpaolo Sileri alla Salute e Guido Bagatta allo Sport. Inoltre c’è l’idea di puntare al ruolo di presidente della Camera (secondo la Stampa si potrebbe avanzare l’idea del deputato uscente Roberto Fico). Ma prima ancora di incarichi e ministri, i 5 stelle dovranno risolvere il problema alleanze: se, come da sondaggi, non avranno numeri sufficienti per la maggioranza, sarà necessario cercare accordi con altri partiti. A questo proposito Di Maio, ha dichiarato: “Nel nostro contratto saranno indicate le cose da realizzare per il Paese e i tempi entro cui farle”. Per quanto riguarda i temi su cui proporre un accordo, ha quindi spiegato che sono quelli “su cui a parole tutti dicono di volersi impegnare: ridurre le tasse, tagliare gli sprechi, dare soldi alle famiglie, alzare la pensione minima, ridurre fortemente la disoccupazione giovanile”.

Pochi giorni fa il candidato premier M5s è anche andato al Colle per preannunciare l’invio della lista di ministri: è stato ricevuto dal segretario generale per “cortesia istituzionale”, ma il gesto non è piaciuto alle altre forze politiche che ci hanno visto un’esposizione inopportuna prima del voto. “Mi risulta”, ha detto Di Maio sempre al Corriere, “che al Quirinale non vi è stata alcuna irritazione. La mia scelta di comunicare la nostra proposta di squadra di governo è stata un atto di cortesia dettata proprio dalla consapevolezza e dal massimo rispetto delle prerogative del presidente”.
Quindi sul garante M5s: “Grillo non è mai stato assente ha ripreso i suoi spettacoli e la sua attività ma ci siamo sentiti spesso e venerdì sarà con noi a Piazza del Popolo”. Infine, alla domanda se il Movimento non abbia fatto troppi errori nella composizione delle liste, Di Maio ha risposto: “Intanto diciamo che si tratta di meno dell’1% di casi. Nella maggior parte si è trattato di persone che ci avevano omesso informazioni del loro passato che sono trascurabili per gli altri partiti ma non per noi che abbiamo un codice etico ferreo. Un codice di cui io sono fiero perché garantisce ai cittadini la massima trasparenza sui nostri eletti”.