sabato 26 maggio 2018

Clamorosa denuncia! "quello di Mattarella è un Golpe vero e proprio”: Solo il Professor Becchi ha le palle per denunciare l’inaccettabile comportamento del Quirinale



di Paolo Becchi e Giuseppe Palma per Libero

Al Colle cercano fino all’ultimo di bloccare Paolo Savona. Fatto il Comandante, bisogna ora fare i Colonnelli. I tre tasselli più importanti dell’esecutivo sono quelli dell’Economia, degli Interni e del Lavoro. Tre ministri che devono dare la necessaria veste politica ad un governo che voglia realizzare il contenuto ambizioso del “contratto di governo” e che voglia veramente presentarsi come esecutivo politico.

I due leader di partito, Salvini e Di Maio, dovrebbero andare rispettivamente agli Interni e al Lavoro, con accorpamento a quest’ultimo del dicastero dello Sviluppo economico, soluzione che ci sembra ragionevole vista le difficoltà in cui versano – ormai da diversi anni – i settori produttivi del Paese e la forte connotazione politica della persona che ne sarebbe a capo. All’Economia, invece, il patto giallo-verde prevede l’indicazione del prof. Paolo Savona. Mentre il Presidente del Consiglio incaricato stava ricevendo ieri i gruppi parlamentari a Montecitorio per il suo giro di consultazioni verso la formazione del nuovo governo, Salvini “blindava” la proposta della la nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia, blindatura confermata ufficialmente anche per bocca di Di Maio. E fin qui tutto lecito, tutto legittimo.

L’indicazione di Savona incontrerebbe però l’opposizione da parte del Colle per via della posizione euroscettica del professore, indiscrezione confermata da un intervento a gamba tesa del Quirinale avvenuto nel pomeriggio di ieri, una iniziativa atipica con la quale il Capo dello Stato ha puntualizzato che non ci sono presunti veti bensì diktat nei confronti del Presidente del Consiglio e del Presidente della Repubblica nell’esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce a entrambi. La preoccupazione del Colle – si legge dal comunicato diramato dall’Ansa nel pomeriggio di ieri – è che si stia cercando di limitare l’autonomia del Presidente del Consiglio incaricato e, di conseguenza, del Presidente della Repubblica nell’esercizio delle loro prerogative.
Questo intervento del Quirinale è inaccettabile, per due motivi. Il primo è che il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, non ha mai denunciato alcuna pressione né tanto meno diktat nei suoi confronti, il secondo è che i nomi dei ministri li sceglie il Presidente del Consiglio di concerto coi gruppi parlamentari che poi gli dovranno votare la fiducia in Parlamento, sottoponendo al Capo dello Stato la lista dei ministri per la nomina, esattamente come recita l’art. 92 della Costituzione.
La questione sarebbe presto risolta se si leggesse la Costituzione. Il Presidente del Consiglio si assume tutta la responsabilità politica del Governo di fronte alle Camere, alle quali chiede il voto di fiducia esattamente come recita l’art. 94. Per quale strano motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe assumersi la responsabilità politica di un governo da lui presieduto, che non sia composto da ministri indicatigli dai gruppi parlamentari che dovranno votargli la fiducia? Per quale motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe chiedere la fiducia alle Camere per un governo sul quale ha posto il cappello il Capo dello Stato? Capo dello Stato che, secondo quanto previsto dall’art. 90 della Costituzione, è estraneo al rapporto di fiducia Camere-Governo per via del fatto che non è responsabile di nessuno degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni.

La Terza Repubblica fa fatica a nascere per il tentativo della Seconda di conservare le posizioni di potere. E in questo gioco al massacro il Colle non è neutrale – come dovrebbe invece essere – ma parte in causa, mettendo il bastone tra le ruote ai partiti che hanno vinto le elezioni e che hanno il diritto – oltre che la responsabilità – di dare risposte concrete al Paese. E per dare risposte ai cittadini è diritto/dovere di chi ha la maggioranza in Parlamento di esprimere sia la figura del Presidente del Consiglio che quella dei ministri. La nomina dei ministri di cui all’art. 92 della Costituzione, prerogativa del Capo dello Stato su proposta del Presidente del Consiglio, è un atto formale col quale il Presidente della Repubblica effettua un controllo di forma e non di sostanza. Mattarella sta facendo di tutto per evitare elementi di euroscetticismo all’interno del nuovo Governo.
Pur tra mille resistenze Mattarella ha accettato Conte, ma ora intende intervenire sulla lista dei ministri, ed in particolare su Savona. Ma se salta Savona, Salvini ne esce sconfitto. Il leader della Lega non può pertanto rinunciare a quel nome, quindi assisteremo ad un vero e proprio braccio di ferro, tanto più che la linea politica del Governo la scelgono i partiti che votano la fiducia all’esecutivo e non il Capo dello Stato. Questo Governo si regge su uno scambio politico tra il nome del Presidente del Consiglio e il nome del Ministro dell’Economia. O passano entrambi o Conte dovrà rinunciare all’incarico, che tra l’altro ha accettato con riserva. La nostra è ancora una Repubblica parlamentare. Per quella presidenziale il Presidente dovrà prima farsi eleggere dal popolo.

Clamoroso fuori onda di D'alema: "Se torniamo alle elezioni per il veto a Savona quelli pigliano..." ECCO LA RIVELAZIONE - Il video



Il fuorionda di D'Alema: "Se torniamo alle elezioni per il veto a Savona quelli pigliano..." ECCO LA RIVELAZIONE - Il video



La denuncia di Davigo: "Il sistema italiano favorisce i farabutti e vessa i cittadini onesti"



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“GENTILONI E’ UN TRADITORE DELLA PATRIA E VOI UN GREGGE DI PECORONI!” IL PROFESSOR BECCHI SUONA LA SVEGLIA AGLI ITALIANI IN DIRETTA TV



Paolo Becchi su SkyTg24 dopo la nomina di Paolo Gentiloni e dei suoi ministri fotocopia.

“Gentiloni si può definire molto semplicemente con tre parole: è un traditore della Patria. È uno che svende gli ultimi elementi di sovranità ancora presenti nel nostro Paese all’Unione Europea. E il compito che ha da realizzare è questo: la distruzione totale del nostro Paese, cominciata con il colpo di Stato di Mario Monti. Punto!

Il compito che ha Gentiloni è quello che è stato bocciato dalla riforma, perché la Riforma (tra virgolette, “riforma”) prevedeva l’entrata dell’Unione Europea nella nostra Costituzione. Ebbene: non ce l’hanno fatta in questo modo, non è entrata dalla porta, e ce la fanno entrare dalla finestra del Governo Gentiloni. Questo è il fatto.

Un altro punto vorrei toccare: “non c’è la legge elettorale”. Ma come non c’è la legge elettorale!? Il “Consultellum” c’è! La sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum ha fatto emergere che al Senato, al momento attuale, vige il Consultellum. Sarebbe sufficiente abrogare con un articolo di legge l’Italicum ed immediatamente, in maniera automatica, il Consultellum (il proporzionale con sbarramento) verrebbe anche applicato alla Camera. Si può fare. In due giorni si può fare. E voi mentite!

Ma in ogni caso noi a votare non ci andremo! E se ci andremo, sarà sicuramente dopo il 15 di settembre, perché quel gregge di pecoroni che è in Parlamento – e che non ci torneranno più – mai metteranno in discussione il loro vitalizio!

SPAVENTOSO INTERVENTO IN AULA DI CARLO SIBILIA M5S LANCIA SOLDI IN ARIA, PRENDETEVI ANCHE QUESTI AVETE PRESO TUTTO VERGOGNATEVI!



SPAVENTOSO INTERVENTO IN AULA DI CARLO SIBILIA M5S LANCIA SOLDI IN ARIA, PRENDETEVI ANCHE QUESTI  AVETE PRESO TUTTO VERGOGNATEVI!
MASSIMA DIFFUSIONE!



"Mattarella, basta balle! fai prima a dire chiaramente che non vuoi i Cinquestelle al governo" Giornalista sbotta contro Mattarella



Ci si può girare intorno quanto si vuole ma se da più di settanta giorni siamo in questa situazione di stallo è perché, con i pretesti più vari, non si vuole che i Cinque Stelle, “los grillinos” come li chiamano in Spagna, vadano al governo. Non si vuole cioè rispettare la volontà di 11 milioni e mezzo
di cittadini cui si aggiungono 5 milioni e passa di elettori della Lega, in totale più di 17 milioni di persone. Non si vuole cioè rispettare la tanto e sempre strombazzata Democrazia.

Contro i Cinque Stelle sono tutti coloro che finora sono stati ben incistati nel sistema, partiti, poteri economici, ricchi, intellettuali, giornalisti. Fra chi cerca di mettere i bastoni fra le ruote il più importante, per il ruolo che ricopre, non certo per la sua autorevolezza, è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il quale, scoprendo improvvisamente d’esser Luigi Einaudi, si arroga diritti che non ha, come quello di nominare di fatto i ministri o di escludere da questo ruolo le persone che non gli garbano. Purtroppo per Mattarella noi non siamo una Repubblica presidenziale ma parlamentare. Ed è il Parlamento, e solo il Parlamento, che può sfiduciare i ministri, in pectore o già in carica, o dar loro credito.

Matteo Salvini ha detto, a mio parere giustamente, che quello che è in atto oggi non è uno scontro fra destra e sinistra, categorie che dopo due secoli e mezzo di vita sono divenute obsolete, ma fra popolo ed élites (è lo stesso scontro che c’è in America fra Donald Trump, comunque lo si voglia giudicare, e i suoi avversari). Alla trasmissione radiofonica Tutta la città ne parla il giornalista di Repubblica Paolo Griseri obbiettava che le élites sono sempre esistite e sempre esisteranno. E’ vero, ma bisogna vedere a favore di chi queste élites governano od operano. Possono operare a favore della cittadinanza o invece a favore di se stesse e dei propri amici come in Italia è avvenuto perlomeno negli ultimi trent’anni. La questione non è nuova. Il mitizzato Ottaviano Augusto governò “in nome del popolo” ma a favore delle élites senatoriali, latifondiste e nullafacenti. L’imperatore Nerone, maledetto e dannato in saecula saeculorum, che pur di quelle élites faceva parte al più alto livello, governò invece in favore della plebe e di quelli che oggi chiameremmo i ‘ceti emergenti’, cioè produttivi e contro l’aristocrazia parassitaria. E per questo alla fine fu costretto al suicidio.

La storia si ripete incessantemente, c’è sempre qualcuno che si illude di scardinare un sistema prevaricatore: o fa una brutta fine o, arrivato al potere, diventa a sua volta prevaricatore (è stato il destino di molte Rivoluzioni, a cominciare da quella russa) o, ed è la cosa più subdola, i vecchi poteri, specialisti nel trasformismo, “fingono di cambiare perché nulla cambi”.

Scendendo molto di categoria uno di questi potrebbe essere il destino dei Cinque Stelle. Speriamo di no, perché sognare non è ancora proibito, almeno ufficialmente.

Ma scendiamo ancora di più, nell’infimo e nel ridicolo. Ieri Libero, diretto da Vittorio Feltri, titolava “Un laureato così non lo merita neppure l’Italia”. Naturalmente l’editoriale dello stesso Feltri era tutto un fare le pulci al candidato premier che lui, speranzosamente, chiama già ex, Giuseppe Conte. Da quale “vergine dai candidi manti” vien la predica. Il libertario Feltri è stato sospeso per sei mesi dall’Ordine dei giornalisti per aver pubblicato sul suo giornale articoli in cui si definiva il direttore dell’Avvenire Dino Boffo un “noto omosessuale attenzionato dalla polizia”. Già l’accusa rivolta a Boffo era di un moralismo ributtante e da vecchia zia –essere omosessuali non è una colpa- ma per soprammercato era anche falsa. Però a Boffo costò la carriera. “Un giornalista così non lo merita neppure l’Italia”.

Massimo Fini

venerdì 25 maggio 2018

“INGIUSTO CHE LA VEDOVA DI UN ONOREVOLE FACCIA LA SGUATTERA SE LUI MUORE”: COSI’ LA FECCIA AUMENTA DEL 20% LA REVERSIBILITA’ DEI VITALIZI!



LA FACCIA DI BRONZO DELLA FECCIA CHE CI GOVERNA NON HA LIMITI. IL FATTO CI RACCONTA L’ULTIMA PORCATA DEI PARASSITI. COME SAPETE STANNO FACNDO LE PEGGIO PORCATE PER NON TAGLIARE I VITALIZI, IL VERGOGNOSO ASSEGNO DA LA FACCIA DI BRONZO DELLA FECCIA CHE CI GOVERNA NON HA LIMITI. IL FATTO CI RACCONTA L’ULTIMA PORCATA DEI PARASSITI. COME SAPETE STANNO FACNDO LE PEGGIO PORCATE PER NON TAGLIARE I VITALIZI, IL VERGOGNOSO ASSEGNO DA SULTANO CHE QUESTI SCHIFOSI PERCEPISCONO A FINE MANDATO. NON TUTTI SANNO CHE L’ASSEGNO VIENE PROLUNGATO ANCHE ALLA LORO MORTE A MOGLIE E FIGLI. EBBENE ECCO COSA HA DICHIARATO UNA SCIANTOSA DEPUTATA PD PER GIUSTIFICARE L’ENNESIMO FURTO, OVVERO L’AUMENTO DEL 20% DELLA REVERSIBILITA’.
di Thomas Mackinson per Il Fatto Quotidiano

Primo sì al ricalcolo delle pensioni parlamentari in essere col sistema contributivo. All’ultimo però passa il cavillo da Casta: la reversibilità è aumenta di un quinto se i beneficiari non hanno altri redditi. Inps: “Privilegio che non ha pari”. La firmataria Gasparini (PD): “Ingiusto che i congiunti dei parlamentari finiscano a fare la sguattera o il giardiniere”

Dall’Inps assicurano che in Italia non c’è categoria che goda di una norma tanto favorevole da aumentare di colpo la pensione di reversibilità del 20%. Non i 21 milioni di dipendenti pubblici e privati  cui ogni anno eroga le pensioni, che al massimo possono contare sulle rivalutazioni Istat dello zero virgola o di vedersi alzare l’importo, se inferiore, ai 501 euro di pensione sociale. Il problema comune a tutti gli italiani non riguarderà invece mogli e figli di 2.470 ex onorevoli e 1.650 ex consigli regionali che al momento di incassare la reversibilità potranno contare su un assegno aumentato automaticamente di un quinto. A prescindere dall’importo. Ed ecco rispuntare il privilegio, per di più nella legge nata per abolire il più avversato di tutti: il ricco vitalizio che a ancora oggi consente agli ex parlamentari di incassare anche 5-6mila euro al mese a fronte di qualche legislatura in Parlamento.

Parliamo della loro rottamazione, visto che eri il Parlamento ha assestato al vitalizio il primo colpo mortale della storia.  La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato il testo base, a firma di Matteo Richetti, che dispone il ricalcolo dei trattamenti in essere col sistema contributivo. Si tratta di una rivoluzione copernicana che il 31 maggio dovrà ricevere il voto d’aula, passare al Senato e (salvo resistenze e rimpalli) diventare legge entro la fine della XVII legislatura. Che sia un tonico per la reputazione delle istituzioni, una cura dimagrante per i privilegiati e un risparmio straordinario per le casse pubbliche non c’è dubbio. Però però.

La pillola, contro la quale già si annunciano ricorsi (per i famosi “diritti acquisiti”), è un po’ meno amara del previsto: all’ultimo passa un emendamento che accorda un beneficio ben poco perequativo nella corsa a omologare il trattamento degli ex onorevoli e consiglieri a quello dei lavoratori dipendenti. Riguarda la “Rideterminazione degli assegni vitalizi” (art.13), lo firma la deputata Pd Daniela Gasparini e recita così: “In assenza di altri redditi di cui all’articolo 6, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per i soli trattamenti in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, la misura della pensione di cui all’articolo 11 è aumentata del 20 per cento”.

In soldoni significa che in caso il congiunto beneficiario della reversibilità non abbia “redditi da lavoro dipendente/autonomo e d’impresa, rendite fondiarie e redditi da capitale” percepirà il 60% dell’importo come gli altri italiani, ma aumentato di un quinto. Automaticamente, senza soglia massima ne criteri patrimoniali. E pace se in quelle stesse famiglie, a differenza di altre, per anni si è materializzato uno stipendio parlamentare da 10mila euro al mese.

Ecco tutta la verita'!Selvaggia Lucarelli sbugiarda Le Iene su Fico: "Sanno che la sua compagna è malata"!



"La compagna di Roberto Fico (Yvonne De Rosa, ndr) è malata di una malattia che a Le Iene purtroppo conoscono, è in cura". Nella polemica sulla colf irrompe Selvaggia Lucarelli, che su Twitter scrive: "Il rapporto tra lei e l'amica/collaboratrice che la sta anche aiutando in un momento complicato, andava risolto con la compagna di Fico, visto che la casa è sua. Ma forse era impopolare".
Poi la bomba: "Ho chiesto all'autore del servizio de Le Iene Antonino Monteleone se mostra il contratto della sua colf (che ha). Mi ha risposto che non parla con me e che devo chiamare l'ufficio stampa Mediaset. Ma come, Le Iene che non rispondono alle domande?".


Clamorosa notizia anche i Tedeschi ci attaccano: "Italiani scrocconi aggressivi"!



L'attacco contro l'Italia, e contro il governo di Giuseppe Conte che dovrebbe nascere, arriva dai quotidiani esteri.
Un assedio a tenaglia che va dalla Gran Bretagna alla Germania. Ed è proprio dalla terra di Angela Merkel che arrivano le accuse più dure. Non solo contro M5S e Lega che si apprestano a governare, ma anche - e soprattutto - contro gli italiani, definiti "scrocconi aggressivi".
L'articolo al vetriolo appare sull'edizione online dello Spiegel, settimanale famoso per i suoi affondi contro il Belpaese (ricorderete la copertina con l'immagine della pistola adagiata su un piatto di spaghetti). A firmare l'accusa contro gli italiani è Jan Fleischhauer: "Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente” - scrive l'editorialista - e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più" al Belpaese. Per l'autore le critiche al rigorismo tedesco sono un "ricatto": "Se gli italiani decidono di non voler assolvere ai loro pagamenti - dice - l’euro è alla fine e la Germania perderà tutti i soldi impegnati per salvarlo". Per questo la Grecia rispetto all'Italia è una "bazzecola".
Ma lo Spiegel ne ha per tutti. Anche per chi, suo malgrado, è visto a Berlino come il simbolo del freno alle politiche di austerità: il governatore della Bce, Mario Draghi. Secondo Fleischhauer, dopo l'adozione del quantitative easing e il famoso "whatever it takes", a Draghi "non resta altro che continuare la sua politica perché ogni rialzo dei tassi porterebbe lo Stato italiano all’incapacità di pagare".
L'aggressività dell'articolo è quasi un insulto agli italiani definiti "evasori" e "scrocconi". "Io non ho nulla contro persone che vivono al di sopra delle loro possibilità - scrive l'editorialista - Per me l’Italia può continuare a praticare l’evasione fiscale come sport nazionale. Trovo però incomprensibile che si vogliano addossare i costi delle proprie decisioni politiche ad altri che hanno un’altra concezione della politica. Questo difficilmente si concilia con il mio concetto di democrazia". E ancora: "Chi vorrebbe essere considerato uno scroccone? Gli italiani, così almeno pare, hanno superato questa forma di orgoglio nazionale".
E non è solo lo Spiegel ad affondare il colpo. Nella copertina dell'edizione del Frankfurter Allgemeine Woche, inserto del noto quotidiano tedesco, si vede un'Ape furgonata, con la bandiera italiana e i simboli di Lega e M5S, che si appresta a precipitare in un burrone. Titolo: "Mamma mia!". Sottotitolo: "Perché l'Italia è la grande bambina problematica dell'Europa". Una critica a Giuseppe Conte e al governo che verrà è arrivata anche dall'Economist. Il quotidiano londinese, in una vignetta, ha rappresentato il premier del "primo governo tutto populista dell’Europa occidentale" come Arlecchino nella commedia di Carlo Goldoni "Il servitore di due padroni". E i "due padroni", è ovvio, sono Matteo Salvini e Luigi Di Maio (disegnati lì vicino che discutono). Mentre la Suddeutsche Zeitung è stata ancora più dura, disegnando in una vignetta un malato (l'Italia) nelle mani del dottor Peste (Di Maio) e del dottor Colera (Salvini).
Fonte: Ilgiornale.it

DI BATTISTA SCATENATO DISTRUGGE LA MERLINO: RENZI È UNO SPORCO CONDANNATO DITELO QUESTO!



DI BATTISTA SCATENATO DISTRUGGE LA MERLINO: RENZI È UNO SPORCO CONDANNATO DITELO QUESTO!
UN PERFETTO DI BATTISTA ANNIENTA LA SCHIAVA MYRTA MERLINO IN DIRETTA TV!
DA GUARDARE ASSOLUTAMENTE!
DIFFONDETE OVUNQUE!


De Masi: "Giornali vergognosi su Conte. Ha fatto cose straordinarie, non come alcuni ex ministri che..."



De Masi: "Giornali vergognosi su Conte. Ha fatto cose straordinarie, non come alcuni ex ministri che..."



Clamoroso: La Raggi sfratta la Meloni e FdI dalla sede storica. Non pagavano da 15 anni! Cosa ne pensate?



Morosità dal 1972». Raggi ordina lo sfratto di Fratelli d’Italia dalla storica sede della Destra romana, in via delle Terme di Traiano a Colle Oppio, e i vigili urbani eseguono il blitz notturno: alle cinque del mattino di martedì, tronchesi alla mano, la polizia municipale entra nella sede che fu del Msi e mette i sigilli. Dopodiché scoppia il caos, con i rappresentanti di FdI ieri a raccolta davanti al cancello sigillato della sede per replicare all’accusa della sindaca con tanto di bollettini a testimonianza dell’avvenuto pagamento degli ultimi canoni d’affitto.
È il contrattacco di FdI che, ieri, ha portato alla formulazione di tre accuse alla Raggi. Le prime due, per diffamazione e abuso d’ufficio, saranno oggetto dell’esposto che sarà presento in procura nei prossimi con il sostegno dei bollettini. «Euro 161,16», versati sul conto corrente intestato a «Dipartimento 13 -Gestione patrimonio» con causale «canone annuale», si legge su una ricevuta con timbro postale del 22 giugno 2016. Lo stesso periodo in cui Comune, che chiedeva 990 euro come un locale commerciale, e FdI, che voleva fosse considerato come box, trattavano sull’entità del canone. «Noi non ci stiamo e faremo le nostre azioni legali - ha spiegato il capogruppo alla Camera di FdI-An Fabio Rampelli -. Denunceremo Raggi. Si è colpita FdI. Se abbiamo resistito a bombe e Brigate Rosse, certo non ci fermano questi...».
La terza accusa alla sindaca è di carattere politico e arriva a pochi giorni dalle elezioni municipali di Ostia che, molti prevedono, confluiranno in un ballottaggio tra Giuliana Di Pillo del M5S e Monica Picca, candidata del centrodestra sostenuta anche da FdI. «Virginia Raggi, l’incompetente sindaco di Roma, il peggiore della storia, ha sfrattato la destra romana», è l’incipit del post Facebook di Giorgia Meloni che sottolinea: «Pensi a ripristinare legalità e sicurezza nella città che amministra, se ne è capace, invece di coprirsi di ridicolo con battaglie ideologiche contro i suoi avversari solo perché è in difficoltà nella campagna elettorale per la presidenza del Municipio X». E a Meloni si uniscono i leader nazionali del centrodestra. Mara Carfagna, Renato Brunetta, Maurizio Gasparri, Raffaele Fitto, fino alla nota congiunta di Gianni Alemanno e Francesco Storace: «Atto illegittimo e vergognoso».
Campidoglio: «Confermiamo morosità»
Ma, giovedì, arriva la controreplica del Campidoglio. Che conferma il mancato pagamento dell’intera somma richiesta. Al momento, fanno sapere dal Comune, «la banca dati del Dipartimento Patrimonio certifica il versamento di quattro bollettini mensili da 13,43 euro negli ultimi quindici anni. Si invita a non diffondere notizie non supportate da riscontri oggettivi». «Auspichiamo che la prossima comunicazione da parte dell’on. Giorgia Meloni sia relativa al pagamento di quanto dovuto fino ad oggi, fosse anche solo per rispetto nei confronti dei cittadini romani», dichiara l’Assessora al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale Rosalba Castiglione.

CLAMOROSO IN DIRETTA: Cazzola, Sono schifato, e depresso mi darei fuoco! Guardate le Vergognose parole dell ecomomista!



Governo M5s-Lega? Sono così tanto depresso e schifato che, se avessi un po’ di coraggio, prenderei una tanica di benzina e mi darei fuoco in piazza Maggiore come Ian Palach“. Sono le parole shock pronunciate dall’economista Giuliano Cazzola, commentando, a L’Aria che Tira(La7), il nuovo governo. “Voglio ricordare all’imprenditore Scordamaglia (Presidente di Federalimentare, ndr)” – continua – “che questi vogliono chiudere l’Ilva, vogliono bloccare il Tav, non vogliono fare infrastrutture. Lei, che peraltro esporta nel mondo, non vede che nel loro programma c’è l’elogio del chilometro zero? Senza che questo governo abbia cominciato a funzionare, ci siamo giocati 30 miliardi di euro sullo spread e abbiamo bruciato 2,5 miliardi di capitali nei mercati finanziari. Io mi auguro di morire presto, perché questi sfasceranno questo Paese”
IL VIDEO QUI

Ultima ora: Incredibile, è successo poco fa. Ecco le parole di Di Maio! Condividete!

“Incontro con Conte e Salvini? Come se avessimo lavorato sempre insieme, ci capiamo al volo”. Così Luigi Di Maio, lasciando la Camera dei deputati, dopo il vertice a tre con il premier incaricato e il segretario della Lega. Sui tempi, dopo le voci sugli slittamenti e il nodo ancora aperto sulla lista dei ministri, il capo politico M5s ha rivendicato: “Dipende dal professor Conte e dal presidente Mattarella”. Così, come non ha replicato nemmeno sui ministri stessi e il caso Savona: “I ministri sono prerogativa del presidente incaricato”. Sull’irritazione trapelata dal Colle, invece, Di Maio ha tagliato corto: “Diktat? Non commento retroscena”.
Il video qui

Scontro in studio: Mentana e Becchi fanno scoppiare il CAOS in diretta! Guardate cosa è successo!

Battibecco tra Enrico Mentana e il professore Paolo Becchi durante la trasmissione Tagadà, in onda su La7. Oggetto del contendere: il potere del Capo dello Stato in merito alla nomina dei ministri e del presidente del Consiglio. “Dice solo fregnacce, stia buono” lo canzona Mentana. Poi l’analisi di Becchi sul nascente governo e il nome al Ministero dell’Economia: “Se salta Savona (Paolo Savona, economista, ndr), salta l’esecutivo.
Video da La7
Video qui

giovedì 24 maggio 2018

Ultima ora: Renzi, fuga dal PD il nuovo partito lo farà con Forza Italia! Guardate cosa sta succedendo!

Dobbiamo andare avanti con il modello Val d’Aosta”. Così ragionava ieri Matteo Salvini con i suoi parlamentari prima che Giuseppe Conte andasse al Quirinale a ricevere l’incarico per il governo giallo-verde. Lì la Lega si è presentata da sola, senza coalizione. È in questa battuta che c’è la chiave delle valutazioni e dei movimenti dell’altro Matteo, ovvero l’ex premier, Renzi. In un panorama proporzionale, più si rafforza l’asse Lega-Cinque Stelle (qualcuno già parla di Pup, partito unico dei populisti), più i partiti di opposizione, ovvero Forza Italia e Pd, si scompongono e si ricompongono.
Ieri lo staff di Renzi ha smentito l’ennesimo retroscena (su Il Giornale) in cui si raccontava che il suo progetto per fare un nuovo partito sarebbe ormai pronto. L’autore, Augusto Minzolini, ha confermato tutto. Ma quel che conta è che le persone più vicine a Renzi lo considerano ormai “inevitabile”.
Il piano è nel cassetto da anni. A consigliarglielo ai tempi d’oro sono stati un po’ tutti, da Denis Verdini in poi, all’epoca del patto del Nazareno. Molti treni sono passati, anche quello di fare un partito vincente alla Macron. Ma a questo punto Renzi è costretto ad accelerare. Deve essere pronto per le elezioni e prima del congresso Pd. Il segretario dimissionario pensa che il governo, anche se parte, non durerà troppo. E poi, deve poter uscire prima che entri in campo Nicola Zingaretti, considerato da quel che resta del Pd non renziano una specie di Messia. Il governatore del Lazio non ha ancora sciolto la riserva ufficialmente, ma ci sta pensando. Lui e Renzi si sono visti tre volte negli ultimi tempi. Non certo perché il Governatore cerchi un’investitura da parte del segretario uscente. Ma in un sistema proporzionale, come quello attuale, sarebbe paradossalmente più utile per entrambi “un attacco a due punte”. Con Zingaretti che copre il centrosinistra. E Renzi che eredita la parte di Forza Italia che non va con Salvini. D’altra parte il suo rapporto con Silvio Berlusconi è più forte di quello del leader leghista e si potrà consolidare nei mesi prossimi di opposizione. Pronti a passare in un nuovo partito sarebbero già in molti, a partire da Renato Brunetta e soprattutto Paolo Romani, che ha fortissimi legami con Luca Lotti e Maria Elena Boschi.
Ci sono due linee politiche opposte dentro ai dem: una che guarda alla tradizione della sinistra, l’altra che, invece, guarda all’europeismo alla Macron (gli interessi del proprio paese prima di tutto) e cerca di conquistare il voto “moderato”.
Il simbolo Renzi lo sta cercando da mesi. C’è anche chi racconta di aver visto delle prove. Il problema è che il nuovo partito lo sta anche testando: un sondaggio riservato commissionato qualche settimana fa avrebbe stimato una formazione renziana al 3%. Ma lui non si è fermato neanche di fronte a questo, convinto com’è che in questa fase sia difficile sondare qualsiasi cosa. E poi, c’è il dato caratteriale: preferisce guidare un partito del 3% che fare il secondo, il terzo, il quarto in uno del 15%.
Poi, c’è la questione soldi: il Pd ha ormai le casse vuote e i dipendenti in Cassa integrazione. Ma Renzi sta facendo una serie di viaggi all’estero: è stato in Qatar ad aprile, ieri era in Kazakistan. Poi, proseguirà i suoi impegni all’estero, a partire da un viaggio già programmato negli Stati Uniti. “Fa il lobbista e cerca fondi”, raccontano i ben informati.
Ha anche in testa la data di lancio della formazione: la prossima Leopolda, già convocata in autunno. Non è chiaro, però, chi lo seguirà. L’unica certezza sono i fedelissimi, ovvero Boschi, Lotti, e poi figure come Sandro Gozi, Dario Parrini, Alessia Morani, Tommaso Cerno. Anche dirigenti dem a lui legati, come Lorenzo Guerini e Graziano Delrio, in questa fase sembrano più vicini a Franceschini e Maurizio Martina di quanto sembra. E poi, c’è il capitolo Paolo Gentiloni e Carlo Calenda.
Ieri erano entrambi all’assemblea annuale di Confindustria, che ha tributato una standing ovation al premier uscente. I due stanno riflettendo da tempo su un partito europeista, ma l’operazione viene bloccata dalla presenza di Renzi: considerano la sua partecipazione una via sicura per il fallimento. Ecco dunque che i partiti nel Pd diventano già tre. E gli ostacoli sulla strada del sogno nel cassetto di Renzi più di uno.

Ultima ora: Boom M5S! Sondaggi, Gli Italiani vogliono Conte come Premie! Condividete?

Il 61 per cento degli italiani – circa 6 su 10 – si dichiara favorevole alla nascita del governo giallo-verdeguidato da Giuseppe Conte. A dirlo è l’ultimo sondaggio dell’istituto Demopolis per L’Espresso. Consenso che si riflette anche su Movimento 5 stelle e Lega, che nelle intenzioni di voto superano insieme il 56 per cento: 32,5 alla formazione guidata da Luigi Di Maio – dato pressoché simile a quello registrato alle Politiche del 4 marzo – e oltre il 24 per cento per il partito di Matteo Salvini che quindi aumenterebbe di quasi 8 punti. Una previsione, questa, confermata dai sondaggi delle ultime settimane e che porta il Carroccio saldamente in testa alla leadership del centrodestra. L’altro azionista di maggioranza della coalizione, Forza Italia, è fermo infatti all’11 per cento.
L’esecutivo a guida Conte, quindi, piace agli italiani. Ma a piacere è anche il “Contratto per il governo del cambiamento” stilato nei giorni scorsi dalle due forze di maggioranza. Quasi un intervistato su due approva i contenuti dell’accordo, mentre il 37 per cento si dice contrario. Secondo Demopolis, però, fra coloro che lo approvano va fatto un distinguo: il 35 per cento pensa che il programma sia condivisibile e attuabile, mentre il 38 non lo considera totalmente realizzabile dal punto di vista economico.
Ottanta giorni dopo il voto del 4 marzo e a poche ore dalla salita al Colle di Conte per sciogliere la riserva(l’inizio della cosiddetta “Terza Repubblica”, secondo Luigi Di Maio), l’istituto Demopolis ha analizzato anche il peso attuale dei partiti. E non sorprende scoprire che – a fronte del consenso per il nuovo governo – il Movimento 5 stelle sia stabile al 32,5 per cento, mentre le forze “di opposizione” siano in evidente calo: il Pd perde quasi 2 punti dalle elezioni e scende al 17 per cento; Forza Italia si ferma all’11. A guadagnarci (tanto) è solo la Lega, che nelle intenzioni di voto è data al 24 per cento. Quasi otto punti in più rispetto all’ultima tornata elettorale. Segno che la trattativa messa in campo da Matteo Salvini – complice forse l’insistenza sul proporre a Mattarella un cosiddetto nome terzo (Conte) – si sta rivelando vincente.
L’indagine dell’Istituto Demopolis, come riportato da L’Espresso, è stata condotta dal 22 al 23 maggio su un campione di 1.500 intervistati.

Ultim'ora Virginia Raggi sbotta in diretta e difende Giuseppe Conte guardate cosa e' successo in diretta e diffondete ovunque!



Dopo tanti premier che sono stati avvocati delle banche io credo che sia bellissimo che una persona finalmente dica "io voglio essere l'avvocato difensore del popolo italiano".
Auguri a Giuseppe Conte
Per chi se lo fosse perso poco fa ecco il mio intervento a Piazzapulita - LA7




Vergognoso! La Meloni attacca senza freni Roberto Fico ecco come ha risposto lui...



Giorgia Meloni pubblica video e attacca Roberto Fico – “Indegno Presidente della Camera con mani in tasca durante l’inno” …Come dargli torto? Si può accettare tutto da un “Presidente”: evasione fiscale, frequentazioni con prostitute possibilmente minorenni, corruzione, mafia, ma le mani in tasca durante l’inno, questo proprio NO…Addirittura Indegno!!!!
Roberto Fico dal canto suo,un gran signore,scrive un lungo post sulla sua pagina per ricordare la giornata,vi riportiamo alcuni stralci:
“Non vi nascondo l’emozione di aver partecipato oggi alle iniziative commemorative delle stragi di Capaci e via d’Amelio, a partire dall’incontro di questa mattina con gli studenti arrivati a Palermo con la Nave della legalità.”
“Nell’ aria c’era un’ energia commovente, l’ energia meravigliosa di questi ragazzi e dei loro insegnanti, che a sua volta è l’ energia dell’ Italia che ogni giorno costruisce il proprio futuro, che porta avanti le idee di persone straordinarie come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
I ragazzi che ho incontrato stamattina sono il futuro, e al tempo stesso la testimonianza diretta che sconfiggere la mafia è possibile, che la mafia non durerà in eterno.”

“P.S. Il rispetto per il Paese passa da qui, da quello che noi facciamo ogni giorno, dalla dignità che con le nostre azioni diamo alle istituzioni. Ma capisco che faccia più notizia una mano tenuta in tasca per sei secondi mentre ero assorto da tutta quella energia e da quelle emozioni, piuttosto che tutto quanto detto e fatto in questa meravigliosa giornata. Preferisco una mano in tasca per qualche secondo alla mano sul cuore di chi poi tradisce lo Stato”.

SE QUESTO INTERVENTO ANDASSE IN TV IL M5S FAREBBE IL BOTTO.CONDIVIDETE TUTTI!



SE QUESTO INTERVENTO ANDASSE IN TV IL M5S PRENDEREBBE COME MINIMO IL 60%. CONDIVIDETE TUTTI!



L'Unione Europea minaccia il governo M5S-LEGA guarda e condividi!



“L’Unione Europea ci minaccia, ma noi siamo stati votati per fare l’esatto opposto di quello che ci ha suggerito, o imposto, con la minaccia”. Lo ha detto il segretario della LegaMatteo Salvini, in diretta Facebook da Roma, in riferimento alla manovra correttiva da 10 miliardi necessaria per rispettare le promesse sul deficit.

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VERGOGNA: LA RUSSA ACCUSATO! USAVA LA CARTA DI AN PER COMPRARE GIOIELLI E ABBONAMENTI SKY! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTO SCHIFO

L’accusa è di essersi appropriato e di avere utilizzato 38mila euro in sette anni, prelevandoli direttamente dalle casse di Alleanza Nazionale. Il parlamentare di Fratelli d’Italia Ignazio La Russa rischia il processo per peculato. L’inchiesta della procura di Roma è arrivata a un passaggio fondamentale: la chiusura delle indagini a carico dell’ex capogruppo di An. Scrive il Fatto Quotidiano:
Dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza sul patrimonio di An, sarebbe emerso che La Russa avrebbe utilizzato, tramite una carta di credito, fondi scaturiti da rimborsi elettorali affluiti su un conto corrente aperto al Banco di Napoli. Secondo l’accusa, il deputato FdI avrebbe usato quel denaro per acquisti a titolo personale. Circostanza che La Russa smentisce.Nei dettagli delle spese, si scopre come quel denaro sia stato utilizzato per voli (soprattutto Roma-Milano e Catania-Roma), ma anche per abbonamenti a Sky e acquisti nelle gioiellerie e bigiotterie del centro di Roma, in particolare in un negozio vicino al Parlamento.
La Russa smentisce le accuse: “Sono 40 anni che faccio politica e sono considerato un maniaco della trasparenza”, dice al Fatto. “Quella carta di credito era utilizzata dall’intero gruppo parlamentre. Non è una carta che avevo nel mio portafoglio. Non che io voglia scaricare assolutamente la responsabilità sui colleghi, ma spiegherò tutto alla procura. È una carta che chi ha usato, l’ha usata in base a direttive del gruppo preesistenti a me, o che ho dato io. Me ne prendo comunque la responsabilità politica, ma io non l’ho mai strisciata”. E gli abbonamenti Sky e l’alta bigiotteria? La Russa risponde così al quotidiano diretto da Marco Travaglio:
SKY: “In questo caso ad esempio si tratta di contratti fatti per le televisioni che c’erano negli uffici del gruppo An in via degli Uffici del Vicario 21. Ce n’erano almeno due di abbonamenti.
BIGIOTTERIA: “Saranno sicuramente riferite ai regali per qualche matrimonio dei parlamentari. Anche quando mi sono sposato, nel 1997, il gruppo mi ha fatto un regalo. So che ci sono un paio di negozi, storicamente sempre gli stessi ai quali si ci rivolgeva. Io non ci sono mai andato.


Un appello per abolire l'inquadramento dei sacerdoti nell'esercito con gradi e stipendio da generali



Il 3 febbraio 2018 il Consiglio dei Ministri in scadenza di mandato ha deliberato lo stanziamento di 10 milioni di euro per mantenere i cappellani militari nell’inquadramento delle forze armate. Ma ora è la stessa Chiesa, dal basso, a chiedere a Papa Francesco di intervenire per bloccare questo provvedimento. Alex Zanotelli, missionario comboniano, dalle pagine di ‘Mosaico di Pace’, rilancia l’appello che chiede l’abolizione dell’inquadramento dei sacerdoti nell’esercito: “Che senso hanno le stellette, se l’obiettivo fosse davvero quello di fare pastorale? Se l’Intesa verrà confermata dal nuovo Governo, l’ordinario militare, assimilato a un generale d’armata, andrà a incassare 126 mila euro all’anno, il vicario generale (generale di divisione) 104 mila euro, il cappellano capo (maggiore) 48 mila euro e per il cappellano (capitano) 43 mila, è una vergogna”.
Incontriamo padre Alex Zanotelli nella Genova di don Andrea Gallo, dove l’attuale arcivescovo è Angelo Bagnasco, “che fu ordinario militare con il grado di generale d’armata proprio negli anni più duri della guerra in Iraq, con uno stipendio di 190 mila euro all’anno, mentre migliaia di cristiani scendevano in piazza in Italia e nel mondo per fermare quel conflitto e lo stesso Papa gridava ai ‘potenti della terra’ di non intervenire, coerente con il messaggio di amore disarmato e la direzione della non violenza attiva indicata da Gesù – dichiara a ilfattoquotidiano.it – Negli scorsi mesi Papa Francesco è stato a Barbiana in pellegrinaggio sulla tomba di don Lorenzo Milani, duro contestatore dei cappellani militari quando ancora fare obiezione alla naja era un reato, poi si è recato nelle terre di don Tonino Bello… questa intesa, che integra i cappellani in un esercito sempre più impegnato a fare guerra ‘ovunque i nostri interessi vitali siano minacciati’, com’è avvenuto nelle guerre in Afghanistan, Iraq, Libia, non solo è in chiaro contrasto con il Vangelo, ma anche contro il magistero di Francesco”.
“Dopo anni e anni di contestazione dei cappellani militari – si legge nell’appello lanciato con Zanotelli dall’Arcivescovo di Altamura Giovanni Ricchiuti, don Renato Sacco e Sergio Paronetto di Pax Christi – sia da parte laica come da parte ecclesiale (preti e vescovi inclusi!), riteniamo uno scandalo per il popolo dei fedeli vedere sacerdoti inseriti nel sistema militare con i gradi di generale, maggiore, capitano. Chiediamo che venga abolito l’inquadramento militare dei cappellani e che l’assistenza spirituale al personale militare sia data alla pastorale ordinaria”.

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Beppe Grillo contro i poteri forti, difende Di Maio e Conte da diffondere assolutamente...



“L’onestà intellettuale del giornalismo” e una foto, con un uomo con la pettorina “press”e una videocamera-pistola che apre il fuoco contro un uomo con un giornale al posto della faccia. Risponde così Beppe Grillo al fact-checking del curriculum di Giuseppe Conte, il premier proposto da M5s e Lega e convocato al Quirinale nel pomeriggio, e si rivolge direttamente a Luigi Di Maio: “Hai tutto il mio appoggio”.
Se la prende con i giornalisti – che tempo fa voleva mangiare per poi vomitare – per il “futile” e “maligno gossip-check-up”. Un colpo di coda della “casta che decade” e “si agita per punto istinto di sopravvivenza”. Di più: “Un pozzo nero intasato di coscienze sempre asservite e mai servite a nulla”, scrive Grillo sul suo blog. “Ma cosa possono fare di meglio pur sconfinati eserciti di Yes Man?”, si chiede nel post il comico genovese.

“L’idea stessa che noi e la Lega siamo in procinto di generare una nuova forza di governo, in grado di rappresentare stabilmente un faro sempre fisso in Europa per tutti coloro che vi si smarriscono nell’avvilimento, ha scatenato i media in un’ultima offensiva – continua il garante dei Cinquestelle – Si un’offensiva, nel senso che offende la mente di chiunque sia curioso di conoscere meglio questa nuova realtà, senza nasconderla con i rigurgiti dal trapassato remoto di figure patetiche e guascone“.
Quindi l’invito a Di Maio: “Luigi hai tutto il mio appoggio, dobbiamo soltanto resistere a questo ulteriore rilancio di calunnie, è soltanto la paura di chi non si è mai voluto giocare qualcosa in cui credesse veramente nella vita, di gente che crede di essere coperta da un vaccino per le sconfitte; niente di più”, conclude. Per Grillo, si tratta di “gente incapace di leccarsi le ferite” che preferirebbe “lasciarsi travolgere dalla gelosa invidia“, mentre i partiti sono “ancora lividi in volto per la stangata di marzo, cui va aggiunta la recente tornata elettorale in Val d’Aosta, che hanno schiacciato al livello della Bonino i partiti di plastica (non mi sento neppure di nominarli oramai, è una questione di igiene personale)”.
A marzo, il Paese “si è espresso molto chiaramente affinché le zampate di una finanza mannara fossero allontanate dall’economia, dalle loro vite”, aggiunge il garante del Movimento definendo l’Europa “un campo di concentramento monetario” che, spiega, i Cinquestelle vorrebbero far “davvero diventare un’unione di culture ed intenti”. Un altro attacco, che si inserisce nel solco di recenti interventi sul referendum consultivo per l’uscita dall’Euro. “La casta era acciaccata ma il popolo italiano ha chiesto ancora di più dalle urne, ha compreso quanto sia necessario rivedere le clausole “europee” – scrive – Ha chiesto di colmare il vuoto di politica e condivisione che definisce l’Europa: esseri umani a far da garanzia per una moneta fantasma che richiede vincoli e non concede nulla a chi vuole fare impresa”.
In questo modo, aggiunge ancora, M5s e Lega sono “cresciuti e i serventi della finanza sono stati minorizzati ed umiliati. Purtroppo essere sconfitti non basta a menti bifolche, è gente incapace di cambiare, perché non ha nulla da cambiare. Se tu devi cambiare qualcosa è necessario innanzitutto che esista quella cosa: un’idea, una visione del paese; ma se non ce l’hai mai avuta cosa cambi?”.

mercoledì 23 maggio 2018

FANTASTICO: Reddito, legge fornero e immigrazione. Ecco tutti i punti del contratto M5S - LEGA! Cosa ne pensate?

L’annuncio dell’accordo fra Lega e M5s per la formazione del nuovo governo è solo questione di ore. I leader dei due partiti si sono confrontati per tutto il giorno e ne è uscita una bozza d’accordo sui punti da realizzare insieme.
Si va dalla riduzione delle tasse a una politica più stringente sull’immigrazione, passando dai nuovi rapporti con l’Europa e il reddito di inclusione sul modello di quello adottato da Regione Lombardia.
Ecco tutti i punti dell’intesa.
Abolizione della Legge Fornero e pensioni – reintroduzione delle pensioni di anzianità (accesso alla pensione con più di 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica). Quota 100 (accesso alla pensione al raggiungimento di quota 100 quale somma di età anagrafica+età contributiva) + quota 41 (accesso alla pensione con solo l’anzianità contributiva). Reintroduzione delle pensioni di vecchiaia prima dell’entrata in vigore della Legge Fornero.
Reddito di cittadinanza – sul modello del reddito di autonomia previsto dalla Regione Lombardia che prevede fino a 800 euro mensili di sostegno alle famiglie in difficoltà. Dovrà essere strettamente legato alla ricerca di un impiego e non dovrà essere una misura di natura assistenziale.
Tasse – piano di riduzione della pressione fiscale che semplifichi il sistema delle aliquote attualmente in vigore. Decontribuzione per l’assunzione di giovani in particolare nel Mezzogiorno. Abolizione dell’inversione dell’onere della prova in materia tributaria. Pace fiscale con lo studio di un sistema di rottamazione delle cartelle esattoriali fino a 100mila euro.
Lavoro – revisione delle norme sul lavoro (Jobs Act) con la conferma del bonus di 80 euro introdotto dal governo Renzi.
Corruzione – nuova legge per il settore pubblico e privato.
Conflitto di interessi – per chi intende fare politica e candidarsi alle elezioni. Pende spunto dal modello in vigore negli Stati Uniti d’America.
Immigrazione – contrasto alla clandestinità e rimpatri dei migranti irregolari presenti sul territorio nazionale. Nuovo reato di immigrazione clandestina che consenta di espellere più rapidamente gli irregolari. Protezione internazionale per chi davvero scappa da guerre e conflitti. Revisione dei rapporti con il le comunità islamiche per un maggior contrasto alla diffusione del terrorismo in Italia.
Nato e difesa – Conferma della fedeltà dell’Italia all’alleanza atlantica (Nato) guidata dagli Stati Uniti d’America, ma richiesta in sede Ue di discutere rapidamente su come superare e in prospettiva eliminare le sanzioni economiche contro la Federazione Russa. Apertura diretta di un dialogo con Mosca e il presidente Vladimir Putin per superare le ultime tensioni tra Occidente e Russia.
Rapporti con l’Europa – nuovo ruolo dell’Italia nell’Unione europea che metta la difesa dell’interesse nazionale come primo punto del governo. Richiesta ai partner europei di rivedere i principali Trattati europei, non solo quelle che regolano la moneta unica.
Forze dell’ordine – maggiori investimenti sull’ordine pubblico con miglioramenti economici per le forze dell’ordine. Controllo delle città anche con l’utilizzo dell’esercito non solo per il contrasto alla micro-criminalità e alle mafie ma anche per prevenire il pericolo di attacchi terroristici. Lotta alla contraffazione, al bullismo, al cyberbullismo e alle occupazioni abusive di case. Regolamentazione dei campi rom e smantellamento di quelli abusivi.
Riforma della giustizia – no al qualsiasi tipo di svuotacarceri. Riforma della Giustizia con allungamento della prescrizione. Agenti sotto copertura. Introduzione per i reati contro la P.A. della figura del cosiddetto “agente provocatore”, già utilizzata per altri reati, per favorire l’emersione del fenomeno corruttivo che per sua natura non trova l’interesse processuale di alcuna parte coinvolta. Daspo per corrotti e corruttori. Netta separazione tra Magistratura e politica. Separazione delle carriere dei magistrati e modifica della responsabilità civile.
Sviluppo green economy – attraverso investimenti pubblici e piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio per la prevenzione di catastrofi naturali come terremoti e alluvioni.
Autonomia – implementazione del processo di maggiore autonomia per le Regioni che ne hanno fatto richiesta, come Veneto e Lombardia dopo il referendum consultivo dell’ottobre 2017.
Disabili – politiche a tutela dei disabili con l’istituzione di un ministero ad hoc.
Scuola – revisione della Buona Scuola e regionalizzazione dei concorsi degli insegnanti per evitare trasferimenti da Regione a Regione.
Turismo – investimenti nel settore del turismo con un cambio di rotta nella di musei e patrimonio artistico, culturale e architettonico.