giovedì 31 agosto 2017

NOTIZIA SCANDALO! SCOPERTO CON LE MANI NEL SACCO QUESTO PARLAMENTARE PD! NON SOLO NON PAGAVA IL BOLLO, MA SI FACEVA ANCHE CANCELLARE LE MULTE DA EQUITALIA!

Rischia grossi guai con la giustizia il parlamentare del Pd Marco Di Stefano e tutto per colpa del bollo auto. Secondo l’accusa del pm Attilio Pisani, due dipendenti pubblici avrebbero cancellato dai registri informatici i dati sulle imposte dovute dal parlamentare Dem e aver comunicato quindi a Equitalia l’assenza di debiti. Di Stefano è indagato per concorso in falso materiale commesso da pubblico ufficiale, ma lui è pronto ad andare dal pm per chiarire, come dice il suo avvocato riportato dal Fatto quotidiano: “Come emerge da una relazione della Lait – la società partecipata della Regione Lazio – i suoi sono dei debiti cancellati automaticamente perché non più esigibili”.
FONTE:

LIBERO


BARNARD POLVERIZZA MARIO MONTI IN DIRETTA: "Quest'uomo è un bugiardo e un criminale!

BARNARD POLVERIZZA MARIO MONTI IN DIRETTA: "Quest'uomo è un bugiardo e un criminale, messo al governo da un golpe finanziario. L'Euro è un progetto franco-tedesco di 70 anni per arrivare alla distruzione del Sud Europa".


GIORGIA: "IO STO CON VIRGINIA RAGGI". 10MILA CONDIVISIONI PER QUESTO VIDEO



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RENZI ATTACCA IL MOVIMENTO 5 STELLE IN DIRETTA, MA PAOLA TAVERNA LO DISTRUGGE! DA GUARDARE E DIFFONDERE ASSOLUTAMENTE!



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VIRGINIA RAGGI ESPLODE CONTRO IL GOVERNO! SE VOGLIONO LA GUERRA AVRANNO LA GUERRA!

GIÙ LE MANI DALLA NOSTRA ATAC
Vogliono togliere l’Atac ai romani ma noi non lo permetteremo!
L’Atac non si tocca perché è dei cittadini che l’hanno profumatamente pagata con le loro tasse. Per anni.
La strana alleanza Pd-Fi – sì, sono proprio quelli del Patto del Nazareno - ha votato una mozione in Senato per chiedere che l’azienda di trasporto pubblico romano venga commissariata.
Questa mozione della vergogna, che è un insulto a tutti romani, è stata presentata proprio da quei partitucoli che dopo aver spolpato per anni la nostra azienda, dopo averla sovraindebitata, dopo averla  abbandonata, senza manutenzioni, senza servizi degni di tale nome, adesso vogliono chiuderla regalandola ai privati.
E lo fanno adesso perché vedono che i romani hanno dato fiducia ad un movimento che da quello scempio sta facendo rinascere un'azienda: 150 nuovi bus in arrivo, riordinare i conti, biglietti elettronici, corsie preferenziali e tanto altro per il rilancio.
I loro giochi sono finiti e allora, per evitare che qualcuno possa scoprire tutto il marcio, vogliono riprendersela ancora una volta.
E, soprattutto, mentre lo fanno scappano dalle loro responsabilità di governanti: avrebbero potuto dare un bel segnale con la riduzione degli stipendi e invece distolgono ancora una volta l'attenzione dalle loro responsabilità.
Ma stavolta non glielo permetteremo: se vogliono la guerra, la guerra avranno.
Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale, Atac è nostra.
Vergognatevi
Dal profilo Facebook di Virginia Raggi


Mario Giordano denuncia l’ultimo blitz notturno della casta!

È furioso Mario Giordano dopo l’ultima porcata della casta.
Con un blitz notturno il consiglio regionale della Basilicata ha ridato il privilegio del vitalizio ai consiglieri della legislatura precedente che non erano riusciti a versare contributi per più di 30 mesi, e quindi non ne avevano diritto.
Il giornalista lo ha denunciato nel corso di una diretta sulla propria pagina Facebook:
“Non ce la fanno. Adesso ve lo dico cos’è successo.
L’altra sera (perché le porcate succedono di notte) cosa ha fatto il consiglio regionale della Basilicata? Ha approvato una normettina, nascosta all’interno di provvedimenti così nessuno se ne accorge, che consente ai consiglieri regionali della passata legislatura che hanno fatto due anni e mezzo di consiglio regionale di prendere la pensione, il vitalizio.
Voi dite: ‘perché hanno fatto questa norma?’ Perché la precedente legislatura si era sciolta prima. Perché si era sciolta prima? Perché c’era stato lo scandalo delle spese pazze, ricordatelo: rimborsopoli, spesopoli, i nostri soldi buttati via.
Siccome il consiglio regionale era stato sciolto prima perché aveva buttato via nostri soldi, butterà via altri nostri soldi facendosi la normicina, di notte!
Ora io dico: ma mentre si dice ‘c’è il decreto che allunga l’età per andare in pensione’ tu ti fai una norma che consente alle persone che hanno fatto due anni e mezzo di prendere il vitalizio.
Io fatico a capire come sia possibile che della gente normale concepisca una cosa del genere, e con che faccia possono andare in giro.
La regione Basilicata paga circa cento vitalizi, 300mila euro al mese e non ha mai fatto un taglio su quelli passati. Continuano a prendere i vitalizi.
Uno su tutti il signor Giampaolo Vittorio Elio D’Andrea. Sapete cosa fa? E’ il capo di gabinetto del Ministero dei Beni Culturali, occupa solo una poltroncina perché non viene pagato. Sapete perché non viene pagato? Perché non prende una pensione, non prende due pensioni, prende almeno tre pensioni: prende 4.216 euro che prende da consigliere regionale, che somma aritmeticamente a 6mila euro che prende da parlamentare, perché ha fatto sette anni in parlamento, poi, siccome lui ha fatto la sua carriera da professore universitario, prende ovviamente la sua pensione da professore universitario”.



Rimini, un’altra violenza in spiaggia. L’aggressore viene bloccato e arrestato...

Un nuovo episodio di violenza sessuale sulle spiagge di Riminimentre è ancora in corso la caccia all’uomo per arrestare i quattro che la scorsa settimana hanno abusato di una donna e poi di una trans. Questa volta, però, l’autore è stato arrestato perché l’allarme è arrivato in tempo e i carabinieri lo hanno bloccato. L’episodio è avvenuto all’alba sul lungomare di Marina Centro intorno alle 5 del mattino. Una coppia di quarantenni di Parma era appena uscita dal locale quando è stata avvicinata da un 34enne marocchino che, approfittando dell’ubriachezza dei due, ha rubato il cellulare alla donna e le ha poi ordinato di seguirla in spiaggia per riottenerlo. Così è stato, ma la vera contropartita pretesa dall’uomo era un rapporto sessuale. A quel punto è partita la chiamata al 112 dell’amico della donna: anche quest’ultimo era ubriaco e a fatica è riuscito a far capire ai carabinieri dove si trovasse la quarantenne in pericolo. Alla fine le pattuglie sono intervenute in tempo, bloccando il marocchino che, nudo, stava bloccando a terra la donna. E’ stato arrestato, dovrà rispondere di estorsione e violenza sessuale.


Legge concorrenza: cosa cambia su telefoni, luce e gas! Guardate e diffondete devono saperlo tutti

È in vigore da ieri la nuova legge sulla concorrenza. Le novità sono numerose ma alcune riguardano soltanto una platea ristretta ai professionisti. Ecco comunque quelle destinate a impattare di più sulla nostra vita di tutti i giorni.
RcAuto. Entrerà in vigore una tabella unica per i risarcimenti delle invalidità provocate dai sinistri. Entro 90 giorni da ieri il Ministero dello Sviluppo deve emanare un decreto che regolerà sia gli sconti dovuti agli automobilisti che accettano la «scatola nera», sia l’utilizzo dei dati da parte delle assicurazioni acquisiti attraverso il dispositivo elettronico installato sull’auto.
È prevista poi la possibilità di installare un dispositivo che impedisca l'avvio del motore nel caso in cui il tasso alcolemico del guidatore risulti superiore ai limiti stabiliti dalla legge.
Telefoni e pay tv. Gli operatori devono comunicare ai clienti i costi per il recesso dal contratto al momento in cui viene stipulato e non alla disdetta, come è avvenuto solitamente finora. Niente più addebiti «a sorpresa» per chi decide di interrompere l’abbonamento dopo il termine dei due anni previsti per legge come durata massima. I contratti, inoltre, si potranno disdire via posta elettronica. Il fornitore non potrà più pretendere che i clienti comunichino il recesso con raccomandata postale accompagnata dal fax.
Assistenza telefonica. La tariffa dei call center scatterà soltanto nel momento in cui risponde un addetto. Sono esclusi dal calcolo, dunque, i tempi di attesa. Per i clienti di banche, assicurazioni e società di carte di credito, inoltre, le telefonate saranno a addebitate ma con la tariffa urbana anche nel caso in cui la chiamata parta da un cellulare.
Luce e gas. Le società che operano nella vendita di energia elettrica e gas dovranno pubblicare sul proprio sito internet almeno un’offerta di fornitura a prezzo variabile e un’offerta a prezzo fisso, oltre a darne comunicazione.
La legge prevede che dal 1° gennaio 2018 i clienti in regime di maggior tutela debbano ricevere una adeguata informazione sulla «migrazione» al mercato libero, che avverrà per tutti a partire dal mese di luglio 2019.
Un portale per i prezzi. Entro cinque mesi a partire da ieri l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, deve realizzare un portale grazie al quale i consumatori possono confrontare le offerte di fornitura di energia elettrica e gas. E gli operatori sono tenuti a trasmettere le offerte all’Authority per la pubblicazione sul portale.
Atti giudiziari. Dal 10 settembre decade l’esclusiva di Poste Italiane per il recapito di multe e atti giudiziari ma le società che le utilizzano dovranno bandire nuove gare, quindi i tempi per l’ingresso dei nuovi operatori si allungano.
Previdenza complementare. I contratti di categoria possono fissare una percentuale minima di Tfr da destinare alla previdenza complementare. In assenza di un accordo in merito il conferimento del trattamento di fine rapporto ai fondi può essere soltanto totale.
Biglietti dei bus online. I concessionari del trasporto pubblico locale dovranno fornire, a partire dal 1° gennaio 2018, la possibilità di acquistare biglietti e abbonamenti via internet.
Vendite moleste. Estesa alle offerte cartacee la possibilità di chiedere uno stop agli invii con la sola iscrizione al «registro delle opposizioni» che finora valeva esclusivamente per le linee telefoniche fisse.

FONTE: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/13225757/legge-concorrenza-telefoni-luce-gas-rc-auto.html

TANGENTI SULLA TAV, ARRESTATI FIGLI DI POLITICI E DI ALTI PAPAVERI. ECCO CHI SONO I PARASSITI DI QUESTO STATO INFAME E PARASSITA

Spiccano due nomi illustri nell’inchiesta della Procura di Roma su appalti e corruzione delle grandi opere. Uno è l’imprenditore Giandomenico Monorchio (figlio dell’ex ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio) arrestato stamattina dai carabinieri del Comando Provinciale di Roma. L’altro, che risulta indagato a piede libero, è invece Giuseppe Lunardi, anch’egli imprenditore, nonché figlio dell’ex potente ministro Pdl ai Trasporti e alle Infrastrutture del governo Berlusconi, Pietro Lunardi.
Sono in totale ventuno gli arrestati tra Lazio, Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Abruzzo, Umbria e Calabria nell’indagine condotta dai carabinieri di Roma e denominata «Amalgama» (per simboleggiare i legami stretti). Ipotizza la corruzione per ottenere contratti di subappalto nell’ambito dei lavori per la realizzazione della tratta Tav «Av./A.C Milano-Genova-Terzo Valico Ferroviario dei Giovi» (Alta Velocità Milano-Genova), del 6° Macrolotto dell’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa. Agli indagati i procuratori aggiunti Paolo Ielo e Michele Prestipino contestano, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e tentata estorsione.

Uno scambio di favori tra dirigenti e imprenditori. Falsi certificati sui lavori in cambio di subappalti. Ruolo «chiave» era quello del direttore lavori, l’ingegner Giampiero De Michelis, considerato il «promotore e organizzatore» della banda insieme all’imprenditore calabrese Domenico Gallo. Era proprio lui che, incaricato della direzione dei lavori dal «contraente generale», svolgeva compiacenti controlli di qualità e rilasciava certificati dove si affermava il falso, ottenendo come contropartita «commesse per beni e servizi» fatturati a ditte riferibili a parenti o amici.

Il complesso meccanismo è spiegato dalle intercettazioni telefoniche con le quali i carabinieri, agli ordini del generale Antonio De Vita, hanno incastrato i due principali protagonisti e gli altri indagati coinvolti, a vario titolo, nell’inchiesta. Tantissime le telefonate ascoltate dagli inquirenti. C’è ad esempio quella dell’aprile 2015, nella quale Gallo dice a un coindagato: «Chi fa il lavoro… la stazione appaltante… i subappaltatori… deve crearsi l’amalgama, mo’ è tutt’uno… Perché se ognuno tira e un altro storce non si va avanti… Quando tu fai un lavoro diventi… parte integrante di quell’azienda là… E devi fare di tutto perché le cose vadano bene… è giusto?».

I carabinieri annotano nel verbale, poco dopo, lo stupore dello stesso Gallo nell’apprendere che il suo interlocutore credeva che i controlli sui lavori venissero svolti secondo le regole: «Ah, perché pensavi che erano…». Quello risponde: «Io sì», e Gallo chiarisce: «Nooo… non pensare…. Chi pensa male fa peccato ma non sbaglia mai».


BUFERA RENZI SCOPERTI 28 MILIARDI DI SPESE PUBBLICHE ORA COSA DIRÀ!? DIFFONDIAMO TUTTI!

Dagli 80 euro alla scuola: finora le promesse a pioggia del premier non hanno aiutato il «Sì». Sale solo il debit.
Quasi 28 miliardi di spesa pubblica in più per comperare il consenso e, alle porte, il fallimento della propria scommessa politica. A poco più di due settimane dal referendum il No è in consistente vantaggio nei sondaggi nonostante gli sforzi renziani in questi mille e uno giorni si siano concentrati sulla conquista del favore popolare in vista di questo importante appuntamento.
La sessione di bilancio ci consente di misurare le risorse messe a disposizione di bonus e mance e di cercare di capire dove questa politica neodemocristiana abbia fallito. Ad esempio, si può partire dalla madre di tutte le misure del renzismo: il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti, confermato anche per 2017. Costa circa 10 miliardi di euro ogni anno e beneficia i redditi fino a 26mila euro annui lordi. Trattandosi di un benefit per redditi bassi, il provvedimento non ha avuto (e non poteva avere) un impatto decisivo.
La capacità di spesa dei percettori è aumentata di poco come testimonia l'andamento dei consumi e, soprattutto, il trend deflazionistico in corso. Ovvio che queste persone non votino in massa per il Sì non avendo osservato un netto miglioramento delle proprie condizioni. La questione degli sgravi per le famiglie (bonus future mamme e bonus asili nido) è la medesima: si tratta di 600 milioni distribuiti in base al reddito. Un sostegno utile, ma che modifica poco la condizione reddituale.
Analogo discorso per le imprese. Il taglio dell'Ires di 3,5 punti percentuali, pur costando 3 miliardi, impatterà su un'economia che continua a soffrire di bassa produttività e di bassa crescita. Nonostante l'incondizionato appoggio di Confindustria, occorre osservare che molte altre categorie produttive - a partire dal commercio preferirebbero che un uguale sforzo si concentrasse sull'Irpef proprio per incidere sulla propensione ai consumi.
Ma le risorse sono limitate e il governo Renzi ha già deciso di spendere 2 miliardi all'anno per le pensioni: una parte per estendere la quattordicesima e un'altra per l'anticipo pensionistico gratuito. Se a questo aggiungiamo i 2 miliardi in più stanziati per il Fondo sanitario nazionale nel 2017 e i 130 milioni per accompagnare all'uscita i bancari tramite il Fondo esuberi, si capisce bene come l'unica categoria soddisfatta di Renzi e pronta a votare Sì siano gli over 65 che appaiono come i più tutelati da queste politiche.
Non va meglio per gli statali che, di certo, non sono rimasti a bocca asciutta. Con la «Buona scuola» si sono garantite assunzioni in massa di docenti precari e di nuovi insegnanti. Il costo è di 3 miliardi ai quali aggiungere gli 1,9 miliardi per il settore pubblico stanziati per il 2017. Tenuto conto che una buona parte è destinata, giustamente, alle esigenze degli organici delle forze dell'Ordine (Vigili del fuoco compresi), per i rinnovi contrattuali fermi da 7 anni rimangono poco meno di 700 milioni, circa 20 euro a testa per dipendente. È chiaro che simili aumenti producono soprattutto insoddisfazione. Un po' come l'abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa, che è costata circa 4 miliardi. Chi ha un immobile di proprietà è sollevato, chi ne ha più di uno finisce nelle grinfie dei sindaci che in molti casi si rifanno su quelle ritoccando le aliquote all'insù.
Se la principale preoccupazione degli italiani è il lavoro, poca cosa possono fare misure palliative come il dirottamento di 730 milioni di Fondi europei per una proroga delle decontribuzioni per i neoassunti al Sud. E non sono certo 300 milioni per il bonus da 500 euro per i neodiciottenni che possono cambiare la partita. Renzi sta scoprendo adesso che aumentare deficit e debito per elargire mance non gli giova in chiave referendaria. Il problema è che a pagare il conto dovremo pensarci un po' tutti, prima o poi.
FONTE : http://m.ilgiornale.it/news/2016/11/19/le-mance-elettorali-di-renzi-ci-costano-quasi-28-miliardi/1333643/


+++ULTIMA ORA+++ BOMBA KIM FA' SUL SERIO GUARDATE CHI E' IL PROSSIMO BERSAGLIO...


Imbaldanzito dall'apparente successo del missile lanciato oltre il Giappone, l'apprendista stregone di Pyongyang torna a minacciare gli Stati Uniti.


Il razzo sparato dalla Corea del Nord - fa sapere l'agenzia ufficiale del regime Kcna - «è stato un «primo passo per le operazioni militari nel Pacifico e un significativo preludio» all'obiettivo della base militare statunitense di Guam.
Parole che ridicolizzano gli stanchi slogan pro dialogo rimbalzati dalle sempre più inutili Nazioni Unite e che sembrano studiate a tavolino per far infuriare Donald Trump, che poche settimane fa aveva promesso «fuoco e fiamme» alla Corea del Nord se si fosse azzardata a minacciare la strategica isoletta dove sventola la bandiera a stelle e strisce.
Trump e i suoi generali sarebbero molto contenti di dare una lezione all'insolente Kim Jong-un, ma a differenza del paffuto dittatore devono in ultima analisi attenersi - al netto della retorica che anche al presidente americano non dispiace - al buon senso. Così ieri il Commander in Chief, dopo aver ribadito la sua concreta solidarietà ai preoccupati alleati di Tokyo e di Seul che chiedono «pressione estrema» su Kim, non è potuto andare oltre la conferma di una minaccia molte volte sentita («tutte le opzioni sono sul tavolo») e ha fatto sapere una volta di più che la sua pazienza è esaurita: «Il dialogo non è la risposta. Gli Stati Uniti parlano con la Corea del Nord da 25 anni e ci hanno solo estorto del denaro», ha scritto nel consueto tweet il frustrato presidente.

Il vero problema, però, è che una soluzione indolore per la crisi nordcoreana semplicemente non esiste. Washington dispone in teoria di un arsenale molto più che sufficiente per annichilire lo sfrontato Kim e il suo regime staliniano 2.0, ma se Trump decidesse di usarlo aprirebbe un infernale vaso di Pandora. E questo sia nell'eventualità di una reazione alla minacciata aggressione a Guam, sia in quella di un attacco preventivo americano ai siti atomici nordcoreani.
Nel primo caso, infatti, è certo che Kim ordinerebbe anche in extremis un attacco feroce alla Corea del Sud (dove potrebbe uccidere milioni di civili nella sola Seul in poche ore) e al Giappone: e Trump non può trasformarsi nel responsabile della strage dei suoi alleati. Nella seconda ipotesi, invece, la Cina che continua a ribadire in coro con la Russia il suo «no ad azioni unilaterali» (quelle americane) ha già chiarito che metterebbe in campo le sue potenti forze armate per difendere la Corea del Nord.
I generali americani hanno dunque le mani legate? Difficile dire, certamente nel momento in cui la minaccia nucleare nordcoreana fosse giudicata troppo grave molte remore politiche verrebbero meno. Ma quel momento non pare imminente. Tanto che ieri il generale Mattis, capo del Pentagono, ha detto che c'è ancora spazio per una soluzione diplomatica.
In questo spazio ritiene di potersi inserire anche il pittoresco senatore Antonio Razzi, noto per le sue simpatie verso la Corea del Nord. Razzi intende proporsi come mediatore e ambirebbe farlo «se autorizzato, a nome dell'Italia e degli Stati Uniti», in un suo prossimo viaggio a Pyongyang. «Per il bene del pianeta - ha assicurato in tutta serietà - questo e altro».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/ora-kim-provoca-trump-guam-prossimo-bersaglio-1435915.html


ULTIM'ORA RISSA PD! ORLANDO ATTACCA MINNITI E LO DISTRUGGE PUBBLICAMENTE GUARDATE E CONDIVIDETE!



Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha detto di non vedere rischi per la tenuta democratica del Paese sulla questione migranti e ha invitato a evitare gli allarmismi "per non consentire a chi vuole rifondare i fascismi di speculare". Orlando ha parlato al Festival dell’Unità di Pesaro, dove martedì sera il titolare del Viminale, Marco Minniti, aveva detto di aver temuto per la tenuta democratica del Paese dopo le ondate di sbarchi dei mesi scorsi. "Vedo che sta tornando un fascismo non giustificato da nessun flusso migratorio al mondo", ha detto il Guardasigilli, "non credo sia in questione la tenuta democratica del Paese per pochi immigrati rispetto al numero dei nostri abitanti".
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13225691/pesaro-orlando-attacca-minniti-parlare-di-emergenza-alimenta-i-fascismi.html



Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13225691/pesaro-orlando-attacca-minniti-parlare-di-emergenza-alimenta-i-fascismi.html

mercoledì 30 agosto 2017

NOTIZIA CLAMOROSA! SCOPERTA LA TRUFFA FATTA DAI POLITICI PER INTASCARE NEL MODO PIÙ PULITO I NOSTRI SOLDI! VERMI!

Riportiamo di seguito la denuncia del parlamentare del M5S Vito Crimi (A fondo pagina trovate il video pubblicato dal deputato sulla propria pagina Facebook):

“Vi dice niente l’espressione “donazione liberale”? È il nuovo trucco dei partiti per intascare i soldi dei cittadini senza farlo sapere in giro. Ho provato a denunciarlo in aula qualche giorno fa, tra le proteste del Pd. Adesso vi spiego come funziona il meccanismo. Ogni senatore/deputato percepisce dalla Camera o dal Senato circa 4.200 euro al mese per le spese di mandato elettorale. Ipotizziamo che di questi 4.200 euro il senatore/deputato ne versi 1.000 al Partito Democratico come “donazione”. La cifra è ipotetica: in realtà ne versano anche molti di più. Quanti soldi si ritrova in tasca il senatore/deputato? 4.200 euro – 1.000 euro = 3.200 euro.

Quando poi arriva il momento di fare la dichiarazione dei redditi, che s’inventano i deputati/senatori del Partito Democratico? Denunciano l’importo versato (1.000 euro) come “erogazione liberale” al partito, dunque da mettere in detrazione (è tutto pubblico, potete controllare le singole dichiarazioni dei redditi dei parlamentari pubblicate sui siti di Camera e Senato). A quel punto, sull’importo di 1.000 euro scatta per legge la detrazione fiscale del 26%: cioè gli tornano indietro 260 euro.

Ora, se il senatore/deputato del partito di Renzi riceve dallo Stato 260 euro, quanto ha in tasca? 3.200 euro + 260 euro = 3.460 euro. Che sommati ai 1.000 della “donazione”, arrivano a 4.460 euro: 260 in più rispetto a quanti ne aveva intascati dalla Camera di appartenenza. E chi versa questi soldi in più? I cittadini, ovviamente, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Quanto fa in totale, questo giochetto? Ricordiamo che la cifra di 260 euro è mensile, per ogni senatore/deputato. Ed è ipotetica, perché versano anche di più. Tra deputati e senatori, il Partito Democratico conta circa 500 ‘onorevoli’. Quindi, moltiplicando i 260 euro della detrazione fiscale per 500 parlamentari, si arriva a 130.000 euro incassati al mese. E moltiplicando ancora quest’ultima cifra per i 12 mesi dell’anno, si arriva a 1.560.000 euro. Ovvero: grazie all’operazione di detrazione fiscale al 26% delle loro “donazioni” al partito, lo Stato versa ai parlamentari un milione e cinquecentosessantamila euro in più. Soldi che poi vanno a finanziare il partito.

Non bastava dunque la truffa del 2×1000, non bastavano i residui dei rimborsi elettorali, no. Alla fine trovano sempre un modo per mungere altri soldi allo Stato e ai cittadini. Aiutateci a diffondere queste informazioni il più possibile e smascheriamo questa ennesima fregatura. Grazie a tutti!”


GIORDANO SPUTTANA DINI IN DIRETTA: QUANTE PENSIONI D'ORO PRENDI? GUARDATE E DIFFONDETE!



Un grande Mario Giordano. sputtana ex presidente del Consiglio Lamberto Dini, che percepisce tre "Pensioni D'oro"....Lamberto Dini, tu e come tanti luridi come te. Siete delle Merde !!!


"Cosa taglierete come prima cosa se andrete al Governo?" Di Battista risponde e il pubblico va in delirio.



Lotti ha appena detto: “colpiscono me per colpire le riforme renziane”.
Vorrei ricordare a questo ennesimo arrogantello del “crisantemo magico” che le riforme renziane sono morte da sole:
1. La riforma della pubblica amministrazione è stata bocciata dalla Corte Costituzionale
2. Il decreto sulle banche popolari è stato bocciato dal Consiglio di Stato
3. La riforma costituzionale è stata bocciata dal Popolo italiano
4. L'Italicum (“la migliore legge elettorale del mondo” a detta dei renziani) è stata bocciata sempre dalla Corte Costituzionale
5. La legge finanziaria è stata in parte bocciata dall'Unione europea (che oggi ci chiede indietro qualche miliardino che Renzi si è giocato come bonus per provare a vincere il referendum)
Per concludere il sistema dei voucher (per paura del referendum e di un'ennesima sconfitta) verrà cancellato presto da un decreto del Governo.
Il Ministro Lotti al posto di dire scemenze spieghi alla pubblica opinione perché non ha ancora querelato per calunnia Marroni e Vannoni i due renziani che lo accusano di aver sabotato l'inchiesta Consip. Questo è il punto politico e chi non lo vede è in malafede!


+++NOTIZIA BOMBA+++ 4 Milioni girati alle sue Fondazioni in maniera “oscura” scatta la denuncia per Renzi. Ma nessun tg lo dice.

Denunciate le fondazioni legate a Renzi°.°
Nuovo esposto alla GDF e Ministero della Finanza di Roma per verificare i bilanci delle fondazioni legate a Matteo Renzi.
L’esposto ha origine dopo l’articolo “Ecco chi paga Renzi” pubblicato dal Fatto Quotidiano in cui si parla dei vari passaggi di denaro che ci sarebbero stati tra le fondazioni “Festina Lente”, “Noi Link” e “Big Bang”.
L’articolo a firma David Vecchi in buona sostanza cerca di far luce su “il tesoro di Renzi”, 4 milioni di euro e su alcune associazioni definite nell’articolo “opache”.
Il dipendente del comune di Firenze Alessandro Maiorano, il nemico giurato di Matteo Renzi, è ora più che mai intenzionato a far emergere con chiarezza tutti i passaggi che dal 2009 iniziarono la campagna elettorale del primo cittadino. Maiorano lo ricordiamo diede inizio alle indagini sulle Fondazioni di Renzi con un esposto presentato alla questura di Prato il 9/12/2013. In questo frangente Maiorano coglie la palla al balzo per presentare una nuova denuncia, questa volta alla Guardia di Finanza e al Ministero della Finanza di Roma.
“Si rafforza a questo punto la tesi da me portata avanti da tempo” dice Maiorano che ci confessa anche di essersi purtroppo dovuto esporre di persona in una vicenda in cui rischia molto. Maiorano chiede agli organi preposti di accelerare le indagini e che non si perda tempo: “Io c’ho messo la faccia del tempo, denaro e cuore in tutta questa storia, mi sono esposto perché credo e sono convinto che i soldi dei cittadini debbano essere spesi a favore dei cittadini.. e non sperperati”.
Maiorano ha già scritto sia alla Dott. Bacassini che al Dott. Spadaro, facendo presente che sulla vicenda Matteo Renzi esistono vari esposti firmati dal sottoscritto i quali sono stati tutti protocollati dal Dott. Stefano Bisogno del MEF di Roma.
Sta attendendo (secondo lui) il probabile arrivo a Firenze della Dott.sa Bocassini o del Dott. Spadaro (procuratori di Milano) che secondo voci di corridoio dovrebbero giungere prossimamente a capo della procura Fiorentina in sostituzione del procuratore Capo Giuseppe Quattrocchi.
FONTE:IL FATTO QUOTIDIANO


++ REDDITO DI CITTADINANZA SUBITO PER 9 MILIONI DI ITALIANI SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA'++ CONDIVIDI SE SEI D'ACCORDO!! Prendetevi 30 secondi e ascoltate queste parole di Beppe Grillo,diffondiamo ovunque queste parole di Buonsenso e DA VERO ITALIANO VERSO GLI ALTRI,verso un popolo IN DIFFICOLTA'!! Questo è il primo PUNTO DEL PROGRAMMA POLITICO, QUELLO DEL MOVIMENTO!! DIFFONDETE PER FAVORE



++ REDDITO DI CITTADINANZA SUBITO PER 9 MILIONI DI ITALIANI SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA'++ CONDIVIDI SE SEI D'ACCORDO!! Prendetevi 30 secondi e ascoltate queste parole di Beppe Grillo,diffondiamo ovunque queste parole di Buonsenso e DA VERO ITALIANO VERSO GLI ALTRI,verso un popolo IN DIFFICOLTA'!! Questo è il primo PUNTO DEL PROGRAMMA POLITICO, QUELLO DEL MOVIMENTO!! DIFFONDETE PER FAVORE.



+ + + NOTIZIA BOMBA + + + LA PROPOSTA CLAMOROSA DI GRILLO CHE FA TREMARE TV E GIORNALI!!



di Beppe Grillo
Tutti contro Internet. Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web, sull'esigenza di ristabilire la verità tramite il nuovo tribunale dell'inquisizione proposto dal presidente dell'Antitrust. Così il governo decide cosa è vero e cosa è falso su internet.
E alle balle propinate ogni giorno da tv e giornali chi ci pensa? Il quotidiano La Stampa ha diffuso un articolo sulla fantomatica propaganda M5S capitanata da Beatrice Di Maio, notizia ripresa da tutti i giornali e i tg, poi si è scoperto che era tutto falso. La Stampa non ha chiesto neppure scusa e nessuna sanzione è stata applicata nei suoi confronti, nè degli altri giornali e telegiornali che hanno ripreso la bufala senza fare opportune verifiche.
Poi fresca di oggi la bufala in prima pagina del Giornale di Berlusconi: "AFFARI A 5 STELLE. Grillo vuole una banca". Una falsità totale che stravolge un fatto vero, ossia che Davide Casaleggio ha accettato di incontrare l'AD di una banca online che ha ricevuto vari premi per l'innovazione tecnologica utilizzando il web per scambiare esperienze e idee sula Rete e sulle sue possibilità, così come incontra decine di aziende innovative. Capite come lavorano i media?
I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate.
Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa.
Ps: Aspettiamo ancora le scuse del direttore de La Stampa e di tutti coloro che hanno ripreso acriticamente un articolo provato falso.

+ + + Ultim'ora clamorosa + + + Parma, la furia degli immigrati. Linciato l'autista dell'autobus!



Aggressione choc a Parma. L'autista riprende gli insulti del gruppo di migranti. Poi l'irruzione sul bus e il pestaggio con calci e pugni.

"Cosa fai, cosa fai? Chiamate la polizia". La voce dell'autista è rotta dal dolore, sbattuto a terra da un immigrato che forza le porte del bus e lo colpisce con pugni in faccia. A dargli man forte salgono altri due migranti. Lo pestano ripetutamente: uno, due, tre colpi viso.
Una violenza inaudita. Il conducente rimane a terra, pieno di lividi: sette giorni di prognosi per quello che sarebbe dovuto essere un normale turno di lavoro.

Siamo a Parma, stazione degli autobus. Ore 18.32 di ieri a bordo di un mezzo della Tep, l'azienda di trasporto locale. L'autista, G.P., 51 anni, deve iniziare il turno in quell'istante. Il tragitto è sempre lo stesso: da Parma fino a Mezzani, in una tratta extraurbana che parte proprio dall'autostazione. "Quando sono arrivato - racconta a ilGiornale.it - quel gruppo di migranti era seduto in mezzo alla piazzola a bivaccare. Ho suonato per farli spostare, ma non si muovevano. Allora ho cominciato a fare zig zag per convincerli a farmi passare. Sono andati su tutte le furie".
G.P. parcheggia il mezzo nella piazzola. Dovrebbe far entrare alcuni passeggeri, ma evita di aprire le porte per non finire in pasto ai migranti inferociti. Poi si arma di cellulare e riprende ciò che accade in quei minuti di ordinaria follia. Nel video si vedono sette-otto individui, tra cui due donne, sbattere i pugni contro i vetri della vettura e inveire contro l'autista rimasto asserragliato sul bus. "Pezzo di merda", urla uno dei ragazzi all'esterno. "Sei un coglione", gli fa eco un compagno. Un altro colpisce ripetutamente il parabrezza, minacciando l'autista di riempirlo di pugni. Un avvertimento che in pochi minuti diventerà realtà.
"Mi dicevano di tutto - racconta G.P - lanciavano sassi sui vetri. Ero spaventato". Le immagini sono come un pugno allo stomaco per chi da anni chiede maggior sicurezza per conducenti e passeggeri nei trasporti pubblici. I migranti sembrano incontrollabili, vorrebbero raggiungere il conducente per fargliela pagare. Un cittadino, rimasto anche lui all'esterno del bus, prova a riportare alla calma. Inutilmente. "Stai zitto o ti spacco la faccia", lo attacca uno dei ragazzi ben vestito e in camicia bianca. "A me non me ne fotte un cazzo". La rabbia si trasforma in violenza. Due migranti cominciano a forzare la porta dell'autobus intenzionati ad entrare ad ogni costo. Il clima si fa incandescente. "Non può fare il video", urla una delle ragazze con i capelli ricci e rossi in direzione dell'autista. I suoi amici hanno gli smartphone in mano e battono ripetutamente contro il vetro che comincia ad ondeggiare.
Pochi istanti dopo riescono a sfondare la porta. Sale a bordo un giovane che sembra avere poco più di venti anni. Si avventa sull'autista e lo colpisce con una raffica di pugni al volto. G.P. prova a difendersi sferrando due calci in direzione dell'aggressore. Tutto inutile. L'immigrato lo colpisce al volto, lo spinge in terra e continua a percuoterlo senza tregua (guarda il video choc). "Nel video si vede solo un aggressore - precisa l'autista - ma erano in tre. Mi hanno picchiato a lungo, pensavo di morire. Ora ho le costole doloranti, il corpo tumefatto e un collare di protezione".
Solo l'intervento dei carabinieri, chiamati da alcuni passanti, pongono fine al brutale pestaggio. "Appena viste le divise sono scappati. Alcuni sono stati identificati, ma non quel ragazzo che per prima è salito sul bus per picchiarmi". Il responso dell'ospedale è duro: sette giorni di prognosi per le ferite riportate. Ma poteva andare peggio. "Io sono robusto - dice l'autista - ma se al mio posto ci fosse stato un collega meno forte, ora sarebbe morto".
G.P. lavora per la Tep da 30 anni. "Penso di essere un buon autista, non ho mai fatto un incidente. E da quando lavoro non ho mai avuto problemi con nessuno, solo con gli stranieri". Già il giorno precedente l'aggressione (due giorni fa, ndr) i migranti avevano minacciato il conducente. Stessa dinamica: seduti sulla banchina, non facevano passare il bus. "Quella volta non dovevo caricare nessuno - dice G.P. - e così sono scappato via senza fermare l'autobus. Poi ho informato l'azienda chiedendo che il giorno successivo mandassero le forze dell'ordine per la mia sicurezza". Ma ieri non c'era nessuno che potesse difenderlo davvero e la situazione è degenerata, portando al pestaggio. "Quei migranti sono sempre lì. Cambiano ogni giorni piazzola: prima sulla uno, ora nella tre, dove devo passare io. Cercano di buttarsi sotto gli autobus chiamare i compagni e attaccar briga". G.P ha un figlio a casa. I migranti hanno minacciato di andare a casa sua per fargliela pagare. "Mi urlavano: 'tanto sappiamo dove abiti'".
FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/parma-furia-degli-immigrati-linciato-lautista-dellautobus-1435719.html

MOGLI, FRATELLI, CUGINI E PURE LA SUOCERA! IL VITALIZIO E’ DI FAMIGLIA DI VELTRONI!



La suocera di Veltroni, la figlia di Cossutta, il parente stretto di Crocetta. Va avanti l’inchiesta del “Giornale” sui vitalizi
Roma – «Aggiungi un posto a tavola ché c’è un parente in più, se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu». Garinei e Giovannini forse l’avrebbero scritta in questo modo se avessero saputo che, con il passare degli anni, Palazzo Madama (e anche la Camera) si sarebbe trasformato in un buen retiro per fratelli, cugini, figli e suocere.
Perché il potere ha anche un tratto ereditario e, pur essendo l’Italia una repubblica, c’è sempre qualche cinghia di trasmissione che consente di estendere ai consanguinei (biologici o acquisiti) qualche benefit.
Scorrendo l’elenco dei vitalizi erogati dal Senato, infatti, si scopre che dal 1992 al 2001 ha transitato sui banchi di Palazzo Madama Franca D’Alessandro Prisco. Si tratta della suocera di Walter Veltroni. Ex assessore nelle giunte comuniste del Comune di Roma con i sindaci Argan, Petroselli e Vetere, Franca D’Alessandro, moglie di Massimo Prisco, direttore della federazione statali della Cgil, compì il grande salto sulla scena nazionale. Nei quattordici anni trascorsi dal termine della propria esperienza al Senato, ha accumulato circa 770mila euro di vitalizi a fronte di una contribuzione di 238mila euro per uno sbilancio complessivo di 531mila euro circa. Una cifra leggermente inferiore a quella di Salvatore Crocetta (-586mila di «buco» previdenziale), fratello dell’attuale governatore siculo Rosario. Salvatore è un comunista vero e, dopo la Bolognina, se ne va con Rifondazione. Ma per quanto abbia avuto i suoi cinque minuti di visibilità con tre legislature da senatore, è a Rosario che è riuscito il colpo grosso di fare il sindaco del paese natio, Gela, e poi il potentissimo presidente (tra un rimpasto e l’altro) della Regione Sicilia.
Ecco, la Sicilia appunto. Una terra nella quale i valori familiari sono sempre al primo posto. Basta spostarsi dalla siracusana Gela alla catanese Paternò per incontrare un’altra famiglia importante: quella dei La Russa. Tutti conoscono il simpaticissimo e focoso Ignazio, avvocato fondatore di An, ex ministro della Difesa con il Pdl e oggi difensore dei valori della Destra in Fratelli d’Italia. Un po’ meno noto al grande pubblico è il fatto che la famiglia La Russa abbia la politica nel sangue. Il padre di Ignazio era senatore dell’Msi, il fratello è stato invece senatore della Dc prima e del Ccd di Casini poi. Dal ’96 non è più parlamentare e così lo sbilancio della posizione è salito a circa 700mila euro.
Non è un caso isolato. Prendiamo, ad esempio, Francesco Covello. Calabrese di Castrovillari, moroteo, ha seguito tutto il cursus honorum : consigliere comunale, assessore provinciale, consigliere regionale, amministratore unico delle Ferrovie della Calabria e, infine, senatore (-659mila euro). Poteva uscire di scena come un uomo qualunque? Certo che no! La figlia Stefania oggi è parlamentare Pd ed è componente della segreteria del partito di Matteo Renzi con delega ai fondi europei. Non è l’unica figlia d’arte: è accaduto a Maura Cossutta, figlia del rigoroso filosovietico Armando (-27.400 euro). È successo anche a Balda Di Vittorio, figlia del leader storico della Cgil e scomparsa all’inizio di quest’anno.
La citazione non è casuale. Laddove il nome non sia garanzia di successo e di continuità della tradizione, spesso è venuto in soccorso proprio il ruolo svolto nella rappresentanza degli interessi delle «masse operaie». Il sindacato ha così traslato a Palazzo Madama figure importanti. L’ultimo in ordine di tempo è stato Franco Marini, ex numero uno della Cisl che, avendo terminato l’esperienza due anni fa, è ancora in attivo per quanto riguarda la posizione contributiva. In passivo (-256mila euro), invece, è già Antonio Pizzinato, il successore di Luciano Lama alla guida del sindacato di Via Po: un comunista duro e puro, educato a Mosca. In passivo anche Giorgio Benvenuto (-192mila euro) che con lo stesso Lama e Pierre Carniti (-378mila euro, la sua scheda è stata pubblicata lunedì) faceva tremare governi e Confindustria tra gli anni ’70 e ’80.
Talvolta vale pure il processo inverso: un brand è talmente forte che lo si può anche declinare in politica. Ne sa qualcosa Luigi Biscardi (-531mila euro), al Senato dal 1992 al 2001 con il Pds-Ds. È il fratello del famosissimo Aldo, quello del Processo del lunedì . Entrambi avevano il cuore a sinistra da giovani. L’Aldo nazionale passò da Paese Sera al Tg3 in un sol colpo. Anche il partito aveva bisogno di uno sgub.

ULTIM'ORA! ECCO LA LETTERA CHE HA RICEVUTO LAURA BOLDRINI, GUARDATE E DIFFONDETE DEVONO SAPERLO TUTTI !

"A tutto c'è un limite". Nel maggio del 2016 è stata stuprata in una baracca da due rom, a Roma. Oggi, dopo il dramma personale e l'orrore di Rimini, quella ragazza italiana ha deciso di scrivere al Tempo una straziante "lettera aperta" a Laura Boldrini e tanti benpensanti di sinistra. A ferirla nuovamente l'atteggiamento della Presidenta della Camera, "che ha condannato lo stupro di Rimini a tre giorni dai fatti e solo dopo le polemiche sollevate dai suoi avversari", e commenti come quello di Abid Jee, il mediatore culturale che ha avuto il coraggio di dire che alle donne, in fondo, la violenza sessuale piace. 

E così la vittima di stupro ha deciso di raccontare cosa si prova davvero. L'agguato alle 21 di sera, in un campo vicino a casa di un'amica, con il rom che la trascina in un tugurio dove abusa di lei tutta la notte a turno con un compare. "Due belve feroci.
Non era solo, quel bastardo. Mi hanno fatto sdraiare su un materasso putrido, strappato, mi hanno bloccato le gambe e a quel punto ho chiuso gli occhi e pregato mentre mi sentivo strappare la pelle, violare nell'intimità, in balia del mostro, privata della mia libertà, carne da macello", scrive la ragazza. "Sarà politicamente scorretto, sarà non bello a dirsi, sarà che cristianamente bisogna perdonare, ma queste persone, caro direttore, non credo possano vivere in mezzo a noi. Fatico a considerarli umani. Perversi, infami, vigliacchi, questo sono". Lei piangeva sotto choc, loro ridevano, bevevano alcol, fumavano, la minacciavano di morte e ricominciavano a violentarla. 

La povera vittima si è salvata solo perché ha avuto la lucidità, all'alba, di convincere il rom a uscire con lei per farla sgranchire. Lì ha incontrato una guardia giurata, la sua salvezza. Una volta a casa, "per la vergogna non ho detto nulla a mio papà per 4 giorni, non volevo farlo soffrire. Poi però non ce l'ho fatta e mi sono liberata di tutto". Suo padre ha iniziato a tappezzare il quartiere di volantini per spiegare cos'era successo, visto che la stampa non si interessava alla vicenda. "Certe associazioni di sinistra hanno addirittura detto per telefono a mio padre che non doveva manifestare perché i due violentatori erano dei rom e così si sarebbe alimentato il «razzismo». Quei giorni sono stati terribili, ci chiamavano «fascisti», andavano in giro per il quartiere a mettere voci in giro che io mi ero inventata tutto, che ero una puttana".
L'ultimo pensiero è per la Boldrini: "Vorrei che la signora, che tanto si batte per i diritti delle donne, non avesse remore a parlare di immigrati se immigrati sono gli stupratori, o di italiani se un italiano fa cose del genere. A nome di tante di noi, voglio chiedere l'espulsione immediata del mediatore culturale e approfittare di questa opportunità per dire alle ragazze abusate di denunciare, di non avere paura. Perché la paura deve essere la loro. Solo la loro. Chi non ci difende è complice".

E' VERGOGNOSO QUELLO CHE HANNO SCOPERTO! Sicilia, il Rolex e i voti in cambio di formaggio: da Castiglione a Vicari, gli alfaniani alleati del Pd alle regionali

L'inchiesta sul Cara di Mineo e quella per corruzione nel trasporto marittimo regionale. La condanna di Francesco Cascio in primo grado a due anni e 8 mesi e il processo al senatore Marcello Gualdani. Eccoli qui gli Alfaniani siciliani, gli uomini d'oro contesi da destra e sinistra, che alla fine appoggeranno la candidatura a governatore dell'isola di Fabrizio Micari. Portando in dote un numero di voti non indifferente.

C’è chi è accusato di essersi messo al polso un Rolex in cambio di un emendamento taglia Iva, ma anche chi è stato riconosciuto colpevole di aver ottenuto lavori gratuiti nella sua villa in cambio di finanziamenti pubblici. C’è chi non ha nessuna accusa ma in gioventù è finito addirittura immortalato in una fotografia con Matteo Messina Denaro e chi invece è diventato suo malgrado il simbolo del sistema che gestiva il centro per richiedenti asilo più grande d’Europa: il Cara di Mineo. Eccoli qui gli Alfaniani di Sicilia, gli uomini d’oro contesi da destra e sinistra che alla fine appoggeranno la candidatura a governatore dell’isola di Fabrizio Micari. L’ufficialità, come spesso capita nelle cose di Sicilia, tarda ad arrivare ma i bene informati giurano: Angelino Alfanososterrà il rettore di Palermo senza se e senza ma. Secondo gli ultimi rumors il ministro degli Esteri ha chiesto ai dem di potere indicare un suo uomo come candidato alla vicepresidenza dell’isolache gli ha dato i natali. Una richiesta che dal Nazareno non fanno fatica a concedere: l’obiettivo è tenersi vicino Alfano e i suoi in vista delle elezioni del prossimo 5 novembre. E magari anche dopo, per le politiche del 2018. Si vedrà.

Gli uomini d’oro – Intanto tra Alternativa popolare e il Partito democratico è riscoppiata la pace. E dire che solo all’inizio dell’estate Matteo Renzi e il suo ex ministro dell’Interno non se le mandavano certo a dire. “Considero conclusa la nostra collaborazione con il Pd”, sentenziava Alfano quando dal Nazareno non sembravano intenzionati a cedere sulla soglia di sbarramento della nuova legge elettorale (peraltro nel frattempo mai nata). Problemi superati, evidentemente, visto che ormai l’accordo tra Renzi e l’ex delfino di Silvio Berlusconi per correre insieme alle regionali di Sicilia sembra cosa fatta. Ma chi sono gli uomini del numero uno della Farnesina? Che sembianze hanno gli Alfaniani di Sicilia, corteggiati in questi mesi dagli ex sodali di Forza Italia e alla fine concupiti dallo stato maggiore dem? E poi: cosa portano in dote di tanto prezioso, se il Pd pur di accaparrarsene il sostegno ha preferito lasciare ai margini gli ex compagni di Mdp e di Sinistra Italiana?


Castiglione, pistacchi e voti – Di sicuro si portano dietro una lista di indagini, inchieste e addirittura condanne non indifferente. Caratteristica che a onor del vero è molto diffusa nei ranghi di Ap. In Sicilia, però, gli Alfaniani sono titolari di una caratteristica molto rara dalle parti del ministro degli Esteri: i voti. Sissignore: mentre nel resto d’Italia il minuscolo partito di Alfano colleziona percentuali risibili, in Sicilia i suoi uomini sono considerati da sempre ras delle preferenze. Non si può certo dire il contrario di uno come Giuseppe Castiglione, genero ed erede del potentissimo Pino Ferrarello, ex senatore berlusconiano, già prescritto per una storia di tangenti dieci anni fa. Originario di Bronte, la città dei pistacchi e del massacro del garibaldino Nino Bixio, in passato Castiglione è riuscito a farsi eleggere al consiglio regionale con quasi 20 mila preferenze: un record. Oggi, invece, il sottosegretario all’Agricoltura è l’uomo che incarna i successi di Alfano sull’isola. Per la precisione a Est dell’isola e cioè a Mineo, la città in provincia di Catania nota soprattutto perché dal 2011 ospita l’omonimo centro per richiedenti asilo. I sondaggi danno il partito di Alfano tra il 3 e il 4% praticamente ovunque? Nessun problema: a Mineo, infatti, l’ex ministro è stato capace di prendere addirittura il 40% dei voti. Il motivo di questo inedito successo lo spiegano i magistrati della procura di Catania nella richiesta di rinvio a giudizio per il luogotenente di Alfano e altre 17 persone, accusate di turbativa d’asta e corruzione elettorale.
Mineo, voti e tessere per Ncd – Si tratta della costola siciliana dell’inchiesta su Mafia capitale nata dalle dichiarazione di Luca Odevaine che ha fatto luce sulla gara d’appalto da 100 milioni per gestiste il centro d’accoglienza. Il sistema, per i pm, era semplice: a Mineo andava in scena “una spregiudicata gestione dei posti di lavoro (circa 400) per l’illecita acquisizione di consenso elettorale”. Tradotto: voti in cambio di posti di lavoro. E addirittura ai dipendenti del Cara veniva chiesto  di prendere la tessera del Nuovo centrodestra.  “Non si tratta di una imposizione – ha spiegato ai pm una lavoratrice del centro–  anche se quasi tutti i dipendenti del Cara sono effettivamente iscritti a Ncd: io stessa lo sono”.  È in questo modo che il centro per richiedenti asilo è diventato una gigantesca macchina elettorale capace di garantire preferenze a vari partiti: alle politiche del 2013 – quando Alfano era ancora il golden boy di Berlusconi – i voti della zona vanno al Pdl, alle amministrative dello stesso anno a una lista civica alfaniana (che elegge sindaco Anna Aloisi, anche lei indagata), mentre alle europee del 2014 vengono indirizzati verso la neonato partito del ministro agrigentino.
L’uomo di Bronte ha detto Pd – Le europee del 2014 sono lo stesso turno elettorale in cui Giovanni La Via sbarca a Bruxelles come primo degli eletti: prende 56mila preferenze, 10mila in più rispetto a Maurizio Lupi, che all’epoca era ancora ministro. Quell’elezione, in pratica, è una vera e propria prova di forza di Castiglione. E infatti se oggi Lupi è il leader degli Alfaniani che non vogliono l’alleanza col Pd (nel 2018 si vota alle regionali in Lombardia dove Ap governa con la Lega), Castiglione al contrario è l’uomo del dialogo con i dem: linea che fino a questo momento viene preferita da Angelino. E non è un caso, quindi, se l’uomo di Bronte potrebbe anche ottenere l’incarico di candidato alla vicepresidenza della Sicilia per il fidato La Via. Sul fronte giudiziario, Castiglione ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato nel processo per il Cara di Mineo dove si professa da sempre innocente. Nel frattempo è riuscito a rimanere ben saldo sulla sua poltrona di sottosegretario, al contrario dello stesso Lupi, defenestrato pure senza essere iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta sulle Grandi Opere.
Vicari, rolex e traghetti–  Si è dovuta dimettere da sottosegretario, invece, Simona Vicari, altra alfaniana di ferro indagata per corruzione nell’inchiesta sulle tangenti per il trasporto marittimo: è accusata di aver intascato un Rolex (poi restituito dopo l’indagine) dall’armatore Ettore Morace, arrestato insieme all’ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio. In cambio la senatrice avrebbe fatto inserire nella legge di Bilancio un emendamento per tagliare dal 10 al 5 % l’Iva prevista per i servizi di trasporto marittimo urbano, fluviale e lagunare: in pratica quella norma dimezza l’aliquota agli armatori come Morace. “Il fratello della senatrice Manfredi Asta è stato assunto nel mese di giugno del 2016 presso Liberty Lines”, scrive il giudice per le indagini preliminari nelle 313 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare di quell’inchiesta, ricordando poi che “il 17 ottobre del 2016 a Taormina vi è stato un incontro tra Ettore Morace e Simona Vicari finalizzato a bloccare la nomina di Giuseppe Prestigiacomo quale consulente della commissione dell’Assemblea regionale siciliana in materia di trasporti marittimi”. Insomma ce n’è abbastanza perché il giudice consideri i rapporti tra l’esponente di Ap e l’armatore “connotati da una sospetta vischiosità“.
Cascio: ville, preferenze e formaggi  È accusato di aver favorito due imprenditori che avevano chiesto un finanziamento europeo da sei milioni di euroFrancesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana e altro alfaniano a 48 carati. Quei soldi furono utilizzati per realizzare un resort con campo da golf sulle Madonie. In cambio avrebbe ottenuto la sistemazione gratuita della sua villetta a Collesano, proprio nei pressi della lussuosa struttura turistica costruita grazie al denaro ottenuto da BruxellesAccuse riscontrate dal gup di Palermo che nell’ottobre scorso ha condannato il politico a 2 anni e 8 mesi di carcere. Quella sentenza ha fatto scattare la sospensione di Cascio dal consiglio regionale siciliano ma non ha scalfito il suo rapporto con Alfano: subito dopo la condanna, il ministro ci ha tenuto a chiamarlo per ribadirgli “amicizia, stima e fiducia”. D’altra parte anche se non potrà candidarsi alle prossime regionali (la legge Severino lo ha sospeso per 18 mesi) come rinunciare alle 12.395 preferenze che l’ex presidente dell’Ars ha preso alle elezioni del 2012? Voti conquistati anche in cambio di “formaggi, latte, uova e pacchi spesa”. Almeno secondo la procura generale di Palermoche ha avocato un’inchiesta per corruzione elettorale sulla quale pendeva la richiesta d’archiviazione del pm ordinario. A gennaio, dunque, Cascio potrà difendersi dalle accuse davanti al giudice monocratico. Insieme a lui sul banco degli imputati anche un altro alfaniano di peso accusato dello stessi reato: il senatore Marcello Gualdani.
Lo Sciuto e quella foto col boss  – È ancora saldamente in carica senza alcuna indagine giudiziaria in corso, invece, Giovanni Lo Sciuto, consigliere regionale di Castelvetranofinito più volte tra le polemiche per i suoi vecchi rapporti di conoscenza con Matteo Messina Denaro. I due sono persino ritratti insieme in una fotografia – mostrata da Sandro Ruotolo – scattata al matrimonio della cugina del superlatitante. “All’epoca dei fatti, la famiglia Messina Denaro non aveva, per quelle che erano le mie conoscenze di ragazzino, problemi con la giustizia e, non avendo io il dono della chiaroveggenza, non potevo prevedere quello che sarebbe successo dopo la fine degli anni 80”, si è giustificato Lo Sciuto con Fanpage.it. Quella vecchia conoscenza con il boss di Cosa nostra, d’altra parte, non ha mai avuto conseguenze sulla sua carriera politica che nel 2012 ha raggiunto il livello più alto con l’elezione nella commissione antimafia dell’Assemblea regionale siciliana. L’uomo giusto al posto giusto.
Quelli delusi che guardano a destra – Sono dati tra gli “Alfaniani delusi”, invece Bruno Mancuso e Nino D’Asero. Il primo è un senatore della provincia di Messina attualmente sotto processo davanti al tribunale di Patti per reati ambientali: l’inchiesta è quella sul depuratore di Sant’Agata Militello,comune di cui è stato sindaco. Il secondo è il capogruppo di Ap all’Assemblea regionale siciliana: il suo nome era finito sui giornali alcuni mesi fa perché avrebbe ottenuto la chiusura di procedure di pignoramento presso terzi nonostante avesse ancora dei debiti con Riscossione Sicilia, la società che sull’isola svolge i compiti di Equitalia. “Non ho mai ricevuto nessuna istanza di pignoramento e quindi non avrei potuto beneficiare di alcun favore”, si è difeso il diretto interessato che d’altra parte non risulta indagato dalla procura di Catania. Entrambi sarebbero tra quelli che non vedono di buon occhio il sostegno a Micari e l’alleanza col Pd ma preferirebbero andare con Nello Musumeci e il centrodestra. Una defezione che per il ministro sarebbe pesante: sia Mancuso che D’Asero sono titolari di una discreta popolarità in termini di preferenze nei rispettivi territori. C’è da scommettere che Alfano e il Pd non se li faranno sfuggire tanto facilmente.
FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/30/sicilia-il-rolex-e-i-voti-in-cambio-di-formaggio-da-castiglione-a-vicari-gli-alfaniani-alleati-del-pd-alle-regionali/3823472/