venerdì 31 marzo 2017

+++ CAOS AD UNA CENA TRA POLITICI +++ GUARDATE COSA È SUCCESSO MENTRE STANNO MANGIANDO UN GRUPPO DI POLITICI! ARRIVANO I CITTADINI E SCOPPIA LA BUFERA! SE SECONDO VOI HANNO FATTO BENE CONDIVIDETE!


+++ CAOS AD UNA CENA TRA POLITICI +++ GUARDATE COSA È SUCCESSO MENTRE STANNO MANGIANDO UN GRUPPO DI POLITICI! ARRIVANO I CITTADINI E SCOPPIA LA BUFERA! SE SECONDO VOI HANNO FATTO BENE CONDIVIDETE!

LA RAGGI RECUPERA 1100 POSTI DI LAVORO! MAI NESSUNO COME LEI..

Con l’Aula dell’Assemblea capitolina impegnata ormai in un vero tour de force per portare a compimento il percorso dell’assestamento di bilancio entro la dead line del 31 luglio, Virginia Raggi è al lavoro nel suo ufficio in Campidoglio per puntellare la propria attività amministrativa e dare risposte ai cittadini. Proprio in questa direzione si muove l’incontro, avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri (25 luglio), tra la Sindaca e i rappresentanti sindacali dei precari delle scuole comunali (insegnanti ed educatrici di asili nido e scuole materne).
Il faccia a faccia si è svolto nella sala della Protomoteca di Palazzo Senatorio e hanno partecipato, oltre proprio alla Prima Cittadina, il Capo del personale del Comune, il Capo del Dipartimento scuola e il consulente dell’avvocatessa pentastellata per i problemi del personale Antonio De Santis. La situazione di tutti i lavoratori della scuola per l’infanzia è alquanto delicata da tempo, con la Raggi che aveva preso in carico la questione fin dai suoi primi giorni in Campidoglio, assicurando una via d’uscita al più presto. Ora, dopo l’ultimo incontro, la soluzione sembra essere arrivata con lo sblocco dell’assunzione di ben 1100 maestre (tra nido e materna) annunciato dalla stessa Sindaca capitolina alle sigle sindacali che erano presenti.
All’uscita del tavolo di lavoro è intervenuto Giancarlo Cosentino, coordinatore Rsu di Roma Capitale, rilevando che “la Raggi ci ha annunciato che, utilizzando il piano assunzionale straordinario del Governo, il Campidoglio assumerà 485 educatrici e 636 insegnanti della scuola dell’infanzia a tempo indeterminato. Si attingerà dalle due graduatorie esistenti: ora ci aspettiamo che, con le risorse liberate da questo piano, si possano aumentare le assunzioni dei vincitori del maxi-concorso”. Sarebbe ad una vera e propria svolta la matassa che va avanti da troppo tempo e che ha causato non pochi problemi e ansie a migliaia di famiglie capitoline: il tutto si starebbe risolvendo grazie alle nuove linee guida messe in atto dopo il decreto legge sottoscritto dal Ministro Marianna Madia in materia di riordino della pubblica amministrazione e degli enti locali.
Intanto continua in Campidoglio la lotta senza quartiere dei Cinque Stelle alle spese fantasma e agli sprechi della politica: Marcello De Vito, Presidente dell’Assemblea Capitolina, annuncia che si è proceduto con la ratifica dell’eliminazione “delle auto blu a disposizione dell’Ufficio di Presidenza (le vetture in questione sono 5. Di cui 3 a disposizione di consiglieri M5S, 2 di opposizione) ed è stato espresso indirizzo per l’eliminazione di quella a disposizione dei presidenti dei gruppi (per questo taglio servirà una ulteriore delibera)”.
Messaggi rivolti direttamente ai cittadini e in pieno stile pentastellato: i romani, in questo periodo storico delicato per le sorti della Capitale, hanno estremamente bisogno di poter toccare con mano questi passi in avanti che portano l’Amministrazione ad aprirsi verso la collettività e ad avvicinarsi ai bisogni e ai problemi del proprio territorio. La strada tracciata dai Cinque Stelle è sempre più netta, una rottura decisa con le politiche del passato per riportare normalità, legalità e dignità all’interno della cosa pubblica: un ambiente fin troppe volte macchiato .


+++VERGOGNOSO+++ ALLA CASTA PAGHIAMO L'ASSICURAZIONE DELLA VITA DA NON CREDERCI! DIFFONDIAMO TUTTI QUESTO VIDEO VERGOGNA! MASSIMA CONDIVISIONE!




Consiglieri e assessori possono stipulare un'assicurazione a condizioni vantaggiose: il 70% del premio è a carico della Regione, cioè lo sborsano i cittadini. Il Csa chiede conto di quello che, anche per il presidente Laus, è un benefit "inopportuno".

+++ PELÙ DISTRUGGE RENZI +++ GUARDATE COSA HA DETTO IL GRANDE CANTANTE FIORENTINO PIERO PELÙ SU MATTEO RENZI E LA CASTA E CONDIVIDETE SE SIETE D'ACCORDO CON LUI!



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ELIO LANNUTTI SCATENATO CONTRO LE MASSONERIE FINANZIARIE FA' TREMARE LA SALA! GUARDATE E DIFFONDETE TUTTI IL VIDEO!



LANNUTTI SENZA FRENI, FA TREMARE LA SALA: “ROSSI OMICIDIO DI STATO PER SALVARE MPS, NAPOLITANO GOLPISTA, MONTI RAPPRESENTANTE DELLE MAFIO-MASSONERIE, RENZI BURATTINO DI JP MORGAN”!




CLAMOROSO NAPOLITANO MINACCIA L'ITALIA! GUARDATE COSA HA DETTO E DIFFONDETE SE SIETE INDIGNATI!

Dal salottino di Porta a Porta, Giorgio Napolitano rivendica la sua centralità nello scacchiere politico. Lo fa parlando di referendum e accodandosi al filone "terroristico" di chi, come Bankitalia, paventa scenari catastrofici in caso di vittoria all'indomani del voto del 4 dicembre. Il presidente emerito della Repubblica premette che quella sul referendum "è diventata una sfida largamente aberrante. Non ritengo che uno degli obiettivi della riforma debba essere tagliare il numero dei parlamentari ma avere un sistema più snello e un Senato rappresentativo delle realtà territoriali". Dunque spiega che "con questa riforma non si fanno miracolo ma si fanno passi avanti" e ribadisce che "mi sono speso moltissimo su queste tematiche nel rispetto delle mie prerogativa e nell'interesse generale del Paese. In coerenza con tutte le posizioni che ho preso, voterò Sì per l'approvazione della riforma".Dunque, ecco che Napolitano paventa tensioni economiche in caso di vittoria del No. Lo fa tra le righe, spiegando che "rischi di una crisi finanziaria ci sono sempre e in questa fase possono anche accrescersi. Non vorremmo vedersi rialzare lo spread. Dobbiamo stare attenti, comunque vada il referendum". L'ex capo dello Stato ha poi ribadito che bisogna stare "attenti" perché "abbiamo grandi potenzialità e non c'è una condanna al declino e all'emarginazione dell'Italia e dell'Europa, però le prove saranno difficili e molto dure e noi su alcuni interessi e obiettivi fondamentali comuni dobbiamo riuscire a trovare delle adeguate convergenze anche mantenendo la rispettiva collocazione al governo e all'opposizione".

+ + + ULTIM'ORA + + + Luigi Di Maio ricoverato d’urgenza al Gemelli di Roma per un malore. “Starò qui pochi giorni”

Il vicepresidente della Camera nel pomeriggio ha avvertito forti dolori addominali ed è stato costretto ad annullare gli impegni del fine settimana. I medici, però, precisano che gli accertamenti hanno dato "risultati tranquillizzanti". E l'esponente M5s rassicura sulle sue condizioni.
“Sono stato ricoverato al Gemelli per delle visite di controllo. Starò qui pochi giorni, ma sono stato costretto, come immaginate, a far saltare tutti gli impegni del week end”. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera ed esponente del M5S, rassicura sulle sue condizioni di salute su Facebook dopo essere stato ricoverato nel pomeriggio al Gemelli di Roma in seguito a un malore. “Mi dispiace per gli attivisti che avevano preparato gli incontri in Piemonte e in Sardegna – continua – Appena fatti i dovuti controlli vi prometto che organizzeremo nuovamente. Qui sono tutti molto gentili e professionali e sono molto tranquillo. Vi terrò aggiornati. Buon fine settimana!”.
Nel pomeriggio Di Maio ha avvertito forti dolori addominali e alle 17,18 l’ufficio stampa del M5s aveva già annunciato già che i suoi appuntamenti previsti per il fine settimana erano stati “cancellati per motivi personali”. Di Maio – si legge in una nota dell’ospedale – si è recato presso il Pronto Soccorso del Policlinico, “dove ha effettuato accertamenti clinici e strumentali che hanno dato risultati tranquillizzanti. I medici curanti del Policlinico Gemelli, professori Giovanni Battista Doglietto e Antonio Gasbarrini, d’accordo con il paziente, hanno tuttavia deciso di trattenerlo in ospedale per ulteriori indagini diagnostiche”. Tanti i messaggi di solidarietà e di pronta guarigione su Twitter, tra cui anche quello dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. “A Luigi Di Maio – ha detto – un grande in bocca al lupo e un sincero augurio di pronta guarigione”. Stessi auguri fatti anche da Beppe Grillo su Facebook.
FONTE : IL FATTO QUOTIDIANO

giovedì 30 marzo 2017

BOMBA TRUMP: DOPO BREXIT ANCHE L'ITALIA FUORI DALL'EURO! RENZI? NON MI IMPORTA! GUARDATE E DIFFONDETE SE SIETE D'ACCORDO!

Dopo il Brexit Francia, Italia e Spagna sono "candidati" a seguire l’esempio della Gran Bretagna "perchè sono in difficiltà", ma "non sono i soli: ce ne sono molti altri che sono pronti alla loro versione della Brexit. Vedrete". Parola di Donald Trump. In una intervista a La Stampa, il candidato repubblicano alla Casa Bianca spiega che "sono stati commessi troppi errori in Europa, dall’immigrazione alla politica monetaria.
L’intero mondo è in tumulto, per colpa di questa leadership e di quella americana, che non sanno cosa fanno". Il miliardario neyorkese torna sulla crisi dei rifugiati e non risparmia stoccate al cancelliere tedesco Angela Merkel. "La stimavo molto e le ho sempre fatto i complimenti, fino a quando ha preso quella sciagurata decisione sull’accoglienza dei rifugiati. Così ha trasformato la Germania in un Paese da cui i suoi abitanti vogliono scappare". Trump non si scompone davanti alla considerazione che diversi leader europei, come il presidente del Consiglio Matteo renzi, hanno appoggiato Hillary Clinton o preso posizione contro di lui. "Renzi - dice - non lo conosco neppure, non mi importa. È irrilevante. L’unica cosa importante è avere l’appoggio del popolo americano.

+ + + DA DIFFONDERE + + + LA RAGGI UMILIA E SBUGIARDA RENZI DAVANTI A TUTTI! GUARDATE E DIFFONDETE COSA È SUCCESSO!

Roma ha adottato lo schema di Bilancio per il prossimo triennio, rispettando i termini di legge come non accadeva da anni. In questo modo possiamo programmare le spese per i cittadini senza dover ricorrere con costanza ad affidamenti diretti, una prassi finita nel ciclone di Mafia Capitale.
Il premier ci chiama ancora in causa, invece di pensare a lavorare. Piuttosto si concentri sulla manovra finanziaria e si attenga alle regole: non ha rispettato i termini di presentazione che lui stesso si era dato quest'estate.
Il tutto per predisporre una legge di bilancio con saldi incerti, piena di bonus e mancette pre-elettorali che non risolvono i problemi degli italiani. Anzi, come al solito, anche quest'anno intende tagliare risorse destinate ai Comuni mettendo in difficoltà i cittadini.
Soltanto per il 2017 i trasferimenti da Stato e Regione previsti per la Capitale si riducono di circa 40 milioni di euro. I romani lo sappiano. E senza tener conto che, a quanto pare, il premier non intende impegnarsi per il Patto per Roma come invece ha già fatto per la "sue" Firenze e Milano.
Apprendo, infine, che Renzi ora si scopre anche esperto di elettrodomestici: come un vecchio politico di professione, per fare polemiche continua a tirare in ballo i frigoriferi. Bene, allora si concentri su quelli vuoti degli italiani.
Fonte: Beppegrillo.It



FAZIO CENSURA IL M5S: DI MAIO O DI BATTISTA PERICOLOSI, DICONO LA VERITÀ! GUARDATE COSA HA DETTO E DIFFONDETE SE SIETE INDIGNATI!

L'Agcom aveva chiesto un riequilibrio dopo la puntata con Renzi e gli autori di Che tempo che fa avevano chiesto la disponibilità a Grillo, Raggi o Appendino: "Una proposta irricevibile" secondo i Cinquestelle. "Di Maio e Di Battista non vanno bene perché sono troppo pericolosi, dicono la verità"Grillo o magari Raggi e Appendino. Non Di Maio o Di Battista. In mancanza di alternative, l’ospite scelto da Che tempo che fa per rappresentare il No sarà il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. La decisione del programma della domenica sera di Rai3 fa arrabbiare Beppe Grillo che sul suo blog definisce il conduttore Fabio Fazio un “militante Pd“. Il post è accompagnato dall’hashtag #FazioDimettiti. “Prima ha invitato Matteo Renzi – si legge sul blog – nell’orario di punta degli ascolti e poi ha ignorato completamente il M5S, principale forza d’opposizione e prima forza politica del Paese”. Secondo Grillo la trasmissione di Rai3 non ha voluto come ospiti alcuni parlamentari come il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio o il deputato Alessandro Di Battista perché “sono troppo pericolosi perché dicono la verità”. Se Fazio vuole continuare a fare il militante piddino – conclude il post – si dimetta e vada a lavorare per l’Unità, la tv pubblica è per giornalisti imparziali e onesti”. Quello di Che tempo che fa, aveva già detto nei giorni scorsi, il presidente della commissione Vigilanza Rai Roberto Fico (M5s) è stato un “aut aut” assurdo. E’ l’ennesima polemica politica su questioni di par condicio legate al referendum costituzionale. Ieri il Comitato per il No ha annunciato un esposto all’Agcom per via della presenza ritenuta eccessiva del governo nei telegiornali della Rai. In precedenza era stato il Comitato Basta un Sì a chiedere addirittura di conteggiare non solo gli interventi dei politici, ma anche dei giornalisti (soprattutto quelli del Fatto Quotidiano e in particolare su La7).
Tornando alla polemica contro Fabio Fazio, sul blog di Grillo il M5s insiste spiegando che “se non avessimo mandato un esposto all’Agcom tre giorni fa con il nostro presidente della Vigilanza Rai Roberto Fico, Fazio non avrebbe nemmeno invitato un esponente del no per rispettare la par condicio. Dopo il nostro esposto ha continuato ad ignorare il M5S e ha invitato l’avversario più comodo per il governo: Matteo Salvini“. Così, infatti, per i Cinquestelle il presidente del Consiglio avrà “gioco ancora più facile a identificare il no al referendum con la vecchia politica e gli estremisti, mentre al M5s non sarà data voce sul servizio pubblico. Per mettere le mani avanti, Fazio ha giocato ancora più sporco“. Secondo il racconto dei vertici del Movimento i responsabili della trasmissione hanno contattato i Cinquestelle “per imporci le loro condizioni: o viene uno tra Grillo, Casaleggio, Raggi e Appendino o non se ne fa nulla. Una proposta irricevibile, dato che nessuno dei quattro ha seguito in Parlamento la riforma costituzionale”. Si tratta, secondo i Cinquestelle, di “un atteggiamento ignobile e censorio, indegno del servizio pubblico”.
E’ verosimile che la richiesta da parte degli autori del programma fosse quella di avere figure più “spendibili” dal punto di vista dell’audience. Fico nei giorni scorsi aveva spiegato che “sappiamo benissimo che chi conduce un programma di ‘infotainment’ (informazione spettacolo, ndr) ha le sue esigenze e deve scegliere liberamente quali ospiti invitare. Ma questa situazione è diversa”. Fico ricorda che “siamo in par condicio, c’è un ordine di riequilibrio sul tema del referendum, e nel momento in cui ci si confronta con una forza politica per individuare un ospite, si devono comprendere la natura e le peculiarità del soggetto politico. Non può l’azienda decidere unilateralmente chi dovrà parlare per una forza politica”. I media, aggiunge il presidente della Vigilanza Rai, continuano a non capire il Movimento: “Il Movimento è una forza politica corale che mette al centro i temi sostenuti e difesi dai portavoce nelle istituzioni, ciascuno per la sua competenza; non i personaggi”.

BUFERA SU CROZZA! LO SFOTTO’ CHE HA FATTO INFURIARE TUTTO IL PD: ECCO L'INTERVENTO SOTTO ACCUSA

"Onoriamo Santa Boschi da Arezzo". Dal cilindro della fantasia stavolta Maurizio Crozza tira fuori una beata Maria Elena trasportata in processione dalla folla. Dal corteo si alzano le preghiere per il ministro-Madonna, osannata per "il miracolo delle riforme". "Viva Santa Boschi che il Senato eliminò", cantano i fedeli in coro nell'esilarante gag messa in scena su La7 durante lo show Crozza nel Paese delle meraviglie. 
Così il comico genovese rilegge l'approvazione in via definitiva della riforma costituzionale intestata proprio al ministro toscano. Davanti al corteggio c'è il celebrante con tanto di incenso: Crozza-Renzi elogia la Santa, "carmelitana" ma non scalza, "visto l'amore per le décolleté di Jimmy Choo". "Ha abolito il Senato, ha cancellato il bicameralismo perfetto, ha modificato la legge elettorale - elenca ancora il prete premier - ma soprattutto ha portato il lucida labbra trasparente in Consiglio dei Ministri". "Santa Boschi mia speranza, manda via la minoranza", recita ancora il coro. E di fronte agli scetticismo degli infedeli, Crozza-Renzi invita ad ascoltare la testimonianza di un miracolo. "Riccarda mise i soldi in una banca toscana. Il giorno dopo erano tutti spariti. Ora dorme sotto Ponte Vecchio, un posto bellissimo".

Vitalizi, Di Battista: “Votiamo la proposta di Richetti, la aspettiamo in Aula”! GUARDATE E DIFFONDETE!

Dopo la bocciatura del testo M5s e le sanzioni, l'apertura dei parlamentari del Movimento sulla soluzione del parlamentare renziano: "Fornero per tutti".



La bocciatura, le proteste, le sospensioni. Ma il punto di caduta della discussione sui vitalizi è che i Cinquestelle si dicono pronti a votare la proposta di Matteo Richetti del Pd. A dirlo è il deputato M5s Alessandro Di Battista: “Non vediamo l’ora che la proposta Richetti arrivi in Aula perché la voteremo tranquillamente, senza alcun problema” spiega mentre partecipa al flash-mob insieme ai colleghi in piazza Montecitorio contro le sanzioni inflitte ai parlamentari grillini. Cosa prevede l’ipotesi Richetti? In sostanza la “Fornero per tutti”, come già ha spiegato ilfattoquotidiano.it. Il deputato renziano, dunque, punta non solo all’introduzione di “un sistema previdenziale identico a quello vigente per i lavoratori dipendenti”, ma anche alla “sua estensione a tutti gli eletti” in modo da “abolire definitivamente i trattamenti in essere basati ancora sull’iniquo sistema degli assegni vitalizi”. Richetti disse proprio al Fatto.it che così “ci saranno amare sorprese per molti: se un ex parlamentare o un ex consigliere regionale ha versato contributi sufficienti percepirà un assegno proporzionato, diversamente dovrà accontentarsi della pensione sociale non è più tollerabile che continui a percepire somme ingiustificate, a mio avviso illegittimamente, chi ha ricoperto una carica elettiva magari per pochi giorni”.
Prima del voto contestato in ufficio di presidenza, Luigi Di Maio aveva scartato la soluzione Richetti, ma per un motivo tecnico-parlamentare: “Convergere sulla proposta Richetti sulle pensioni dei parlamentari – aveva detto al Tg3 – sarebbe il miglior modo per non fare nulla: per approvare una proposta di legge servono mille parlamentari, per approvare a nostra delibera ne bastano quindici, sarebbe il miglior modo per evitare la melina dei partiti”.
Tutto il dibattito su questo tema era partito dal voto in ufficio di presidenza di Montecitorio che ha respinto la proposta dei Cinquestelle e accolto quella di Marina Sereni, vicepresidente della Camera, Pd. Secondo lo schema della Sereni deve esserci un contributo di solidarietà per tre anni a partire dall’1 maggio a carico degli ex deputati titolari dell’assegno. Il contributo sarà del 10 per cento per i vitalizi da 70mila a 80mila euro, del 20 per cento da 80mila a 90mila euro, del 30 da 90mila a 100mila euro e del 40 per quelli superiori ai 100mila euro annui. La proposta porterebbe a regime ad un risparmio di 2,5 milioni l’anno per le casse di Montecitorio.
La delibera che l’M5s ha presentato a febbraio, dopo che il Fatto Quotidiano ha lanciato la petizione “Vitalizi, poniamo fine al privilegio”, punta invece all’equiparazione delle pensioni parlamentari a quelle dei normali cittadini, pur non intervenendo sui vitalizi in essere perché per farlo servirebbe un voto parlamentare e non basterebbe una modifica del regolamento. Luigi Di Maio assicura: “Noi non ci arrendiamo: avranno vinto una battaglia sulle pensioni dei parlamentari ma non hanno vinto ancora una guerra. Troveremo altri strumenti per riuscire a far saltare questa pensione a settembre: stiano tranquilli i cittadini che un modo lo troveremo…”. A domanda, i 5 Stelle promettono inoltre di trovare un modo per “restituire” l’assegno pensionistico così come fanno con le indennità parlamentari: “Oggi per la pensione c’è l’irrinunciabilità – dice Di Maio – ma troveremo un modo per far saltare le pensioni e quindi anche le nostre”.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO

mercoledì 29 marzo 2017

RISSA IN DIRETTA! "Guadagni 42mila euro al mese" È scontro! Guardate cosa e' successo e diffondete!

L'ex ministro: "Guadagni 42 mila euro al mese". La replica del giornalista: "E i 5 miliardi di tangenti?".
Duro scontro a L'Aria che tira tra Paolo Cirino Pomicino e Massimo Giletti.
In studio si parla dei vitalizi dei parlamentari e gli animi si scaldano subito (guarda il video). "Guadagni 42mila euro al mese", lamenta l'ex ministro al conduttore de L'Arena. Che replica: "E i 5 miliardi di euro di tangenti?".
Il 15 settembre scatterà la pensione per i parlamentari e da giorni i grillini sono sul piede di guerra per evitare che altri seicento onorevoli godano del vitalizio. L'ufficio di presidenza della Camera ha già archiviato la questione: la proposta del Movimento 5 Stelle per estendere la legge Fornero anche ai deputati è stata bocciata mentre ha avuto il via libera la proposta targata Pd che prevede, per i vitalizi degli ex deputati, un contributo di solidarietà per tre anni. I grillini, per voce anche di Luigi Di Maio, ha già detto che non si arrende e aspetta che la stessa proposta - depositata al Senato in concomitanza con quella della Camera - venga discussa pure nell'ufficio di presidenza di Palazzo Madama. Una settimana fa i pentastellati hanno sollecitato il presidente del Senato, Pietro Grasso, a far calendarizzare al più presto la delibera ma ancora, spiegano fonti vicine al Movimento 5 Stelle, non c'è stata nessuna risposta.
L'Aria che tira, questa mattina, si è parlato proprio dei seicento parlamentari in attesta di vitalizio. Un argomento che ha scatenato lo scontro tra Cirino Pomicino e Giletti (guarda il video). L'ex ministro ha ricordato quando, a Domenica In, il giornalista era andato a dire che gli italiani pagavano, da più di vent'anni, la sua scorta. "Giletti non ebbe i cosiddetti per ammettere che la notizia era falsa - racconta l'ex Dc - e così toccò a Mara Venier. Questo è Massimo Giletti che guadagna 42mila euro al mese". Myrta Merlino l'ha subito stoppato: "Giletti è stato uno dei pochissimi conduttori in Rai che ha detto quanto guadagna pubblicamente. Per cui non credo che si possano fare illazioni su quanto guadagna". Poi, quando gli animi sembravano essere tornati piàù quieti, ecco Giletti andare all'attacco: "Se per lei è normale pigliare 5 miliardi di tangente...". Un'accusa che Cirino Pomicino rispedisce al mittente: "Se vuole fare questo tipo di discorso, quello che ho detto a Di Pietro lo dirò a lei".
FONTE: http://www.ilgiornale.it/news/politica/guadagni-42mila-euro-mese-scontro-cirino-pomicino-giletti-1380416.html

VERGOGNA IN RAI! ECCO COSA E' SUCCESSO DURANTE IL TG1, FATE GIRARE TUTTI DEVONO SAPERE!

di Roberto Fico
Il servizio pubblico è di tutti. Sono infatti i cittadini italiani a finanziarlo, versando ogni anno circa due miliardi di euro.
Il 25 marzo era un giorno importante dal punto di vista istituzionale per l'anniversario dei Trattati di Roma con la presenza delle massime autorità europee. Aver scelto di mandare in diretta soltanto una parte del discorso della Sindaca di Roma e per intero invece quello di tutti gli altri soggetti istituzionali intervenuti in Campidoglio, squalifica il servizio pubblico del nostro Paese e rende necessari seri provvedimenti. Non è una questione politica o di “parte”, è una questione culturale che attiene all'indipendenza, alla libertà e alla professionalità nell'ambito del servizio pubblico. Tagliare e sfumare in diretta l'intervento della rappresentante della capitale dell'Italia – il solo intervento a essere stato tagliato – non è uno sgarbo al Movimento o ad altri, ma il segnale di un abuso di potere per fini incomprensibili.

E quando accadono cose di tale gravità, i responsabili devono essere sostituiti.
 Non possono esistere zone franche. I vertici della Rai, come già avvenuto nei giorni scorsi con riferimento ai programmi di intrattenimento, devono prendere immediatamente in seria considerazione quanto avvenuto e dare un segno tangibile di una inversione di rotta anche nell'ambito dell'informazione. Il direttore responsabile di quanto accaduto è il direttore del Tg1. Nei prossimi giorni organizzeremo un'iniziativa per ricordare a tutti che protetti e rendite di posizione non devono più esistere.



++ FATELO VEDERE A TUTTI. MASSIMA CONDIVISIONE ++ IL GIORNALISTA MASSIMO FINI SI INCAZZA IN DIRETTA CON LA CONDUTTRICE DI SKYTG24 PERCHE' PARLANO DI TUTTI I PARTITI MA NON DANNO ALCUN SPAZIO AL M5S.



++ FATELO VEDERE A TUTTI. MASSIMA CONDIVISIONE ++
IL GIORNALISTA MASSIMO FINI SI INCAZZA IN DIRETTA CON LA CONDUTTRICE DI SKYTG24 PERCHE' PARLANO DI TUTTI I PARTITI MA NON DANNO ALCUN SPAZIO AL M5S. GUARDATE VOI STESSI E DIFFONDETELO TUTTI!!! IMMENSO FINI!!G
SE PENSI ABBIA FATTO BENE, METTI MI PIACE E CONDIVIDI!!
DIFFONDETE TUTTI!


IL CLAMOROSO SERVIZIO DELLA GABANELLI, SVELA LE PORCATE SCHIFOSE DI QUESTI LURIDI PARASSITI! SOLO UNA VERA GIORNALISTA POTEVA TIRARE FUORI UNA COSA DEL GENERE...MASSIMA CONDIVISIONE!! ASCOLTATE VOI STESSI QUANTO FANNO SCHIFO E DIFFONDETE OVUNQUE, DOBBIAMO SVERGOGNARLI!!!

Ieri sera a Report: «Se c’è una cosa che non vorremmo più vedere dentro all’ente previdenziale è dirigenti coinvolti in storie di contributi non versati».

Massimo Cioffi è il Direttore generale dell’Inps da febbraio 2015, ma fino al 2014 è stato Direttore del personale di Enel. Il problema è che al momento della nomina Cioffi non ha detto al Presidente Tito Boeri che proprio in Enel era in corso un’ispezione Inps, su ordine della Guardia di Finanza, per accertare contributi non versati per 40 milioni di euro, relativi a prepensionamenti e incentivazioni all’esodo.
Cioffi a Report, così come ha ripetuto durante un’audizione alla Camera dei Deputati, nega il conflitto di interessi e l’interferenza con la vicenda Enel: “Il motivo per cui non ho informato Boeri dell’ispezione in Enel è che la consideravo chiusa, mentre poi ne hanno aperta un’altra proprio quando io arrivo in Inps, ed è lì che nasce il conflitto d’interesse, ma non è un reato e io mi sono sempre astenuto sulle questioni che coinvolgono Enel ”.
Eppure come riportato dall’inchiesta di Giovanna Boursier a Report, l’ispezione Inps aveva già accertato i primi 5 milioni di contributi non versati, ed era ancora in corso quando Cioffi riceve l’incarico da Boeri, pertanto il conflitto c’era già. Inoltre da marzo Cioffi è indagato a Nocera Inferiore, pertanto il conflitto si accentua. Ma, soprattutto, dalle carte dell’inchiesta emerge che come Dg di Inps non si sarebbe astenuto sugli accertamenti in Enel. Appena nominato in Inps avrebbe incontrato il capo della Vigilanza Inps Vitale proprio per discutere della questione e gli avrebbe detto: “Fai attenzione con l’accertamento. Rischi di prendere una sportellata. Enel ha operato bene”.
Le indagini accerteranno la verità, ma nel frattempo Milena Gabanelli ha rinfrescato la memoria sulla situazione che si era creata con l’ex presidente dell’Inps Mastrapasqua: dopo anni che tutta la stampa è andata avanti a raccontare i suoi 2 piedi in 40 scarpe, è stato costretto a dimettersi e non ha lasciato un buon ricordo. «Se c’è una cosa che non vorremmo più vedere dentro all’ente previdenziale - ha detto la conduttrice ieri sera a Report - è dirigenti coinvolti in storie di contributi non versati.»
FONTE: http://www.corriere.it/inchieste/reportime/societa/appello-gabanelli-basta-conflitti-interesse-dentro-inps/aae18564-a52e-11e6-b713-5be9dedb2e34.shtml

MARCO TRAVAGLIO METTE KO MATTEO SALVINI "AVETE SALVATO UN CONDANNATO"- NON POTETE PARLARE DI LEGALITA'! +++IL VIDEO CHE FA TREMARE LA LEGA NORD E MATTEO SALVINI!!! ++++


+++IL VIDEO CHE FA TREMARE LA LEGA NORD E MATTEO SALVINI!!! ++++
LEGA PD E FI SONO LA STESSA COSA!!! DIFFONDETE OVUNQUE PER FAVORE!!!
MARCO TRAVAGLIO METTE KO MATTEO SALVINI "AVETE SALVATO UN CONDANNATO!"-
NON POTETE PARLARE DI LEGALITA'
CONDIVIDETE OVUNQUE: LA LEGA PARLA BENE MA RAZZOLA MALE!! LA LEGA, TI FREGA!!!

CLAMOROSA NOTIZIA!! Virginia RAGGI: “Gli assunti illegittimi saranno licenziati”. Uno dei 33 contestati: “Farò i nomi degli altri 300”! Diffondiamo!!

Il Campidoglio conferma la linea dura. Al Fatto.it parla uno dei lavoratori in procinto di essere allontanati: "O andiamo via tutti o non va via nessuno".


“Chi è stato assunto illegittimamente in Atac sarà licenziato”. Il Campidoglio conferma la notizia anticipata da Ilfattoquotidiano.it due mesi fa e annuncia provvedimenti drastici nei confronti di 33 persone entrate nell’azienda dei trasporti di Roma fra il 2009 e il 2010, durante il mandato dell’ex sindaco Gianni Alemanno. La decisione è arrivata dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza con cui il tribunale di Roma il 15 dicembre ha condannato in primo grado quattro ex dirigenti, fra cui l’allora ad Adalberto Bertucci. In realtà, le assunzioni contestate erano 41, ma 3 di queste sono state considerate “valide” in quanto i dipendenti avevano i titoli e l’esperienza necessaria per ricoprire i rispettivi ruoli, mentre altre 6 persone sono già uscite dall’azienda negli scorsi anni. Per gli altri, “diventa doveroso da parte dei soggetti competenti provvedere al ripristino della legalità”. I provvedimenti sono stati ritenuti “non solo illegittimi ma anche illeciti“.
Il “pentito” e l’effetto domino: tutti contro tutti
In realtà potrebbe essere solo l’inizio. A ilfattoquotidiano.it, infatti, arriva la testimonianza di uno dei 33 lavoratori in procinto di essere cacciati, che per motivi di sicurezza preferisce non dare l’assenso alla pubblicazione del nome: “A un collega nella mia situazione hanno già sfasciato i vetri della macchina, temo per la mia incolumità”, si giustifica. Dice che il suo avvocato ha già pronta la bozza del ricorso e che è intenzionato a chiedere di esaminare la posizione “di almeno altre 250 persone assunte dopo il 2009, ovvero dopo l’entrata in vigore della legge Brunetta”, a cui per altro fa riferimento la sentenza del tribunale. “E’ dal 2000 che in Atac si entra senza concorso pubblico, ma per chiamata diretta – ammette – Fra le giunte Veltroni e Alemanno avranno fatto entrare anche 3mila persone. Io ho mandato il curriculum e sono stato assunto, peraltro con una laurea mi hanno dato un inquadramento da licenzia media”.
Il “così fan tutti” non può bastare. Ma la domanda è: quanti sono questi “tutti”? “Io come gli altri – racconta – paghiamo il fatto aver visto il nostro nome pubblicato sui giornali. I pm hanno agito, legittimamente, raccogliendo gli articoli giornalistici che hanno avuto la funzione di notitia criminis. Ma sui quotidiani ci siamo finiti in 40, quando di assunti in quel modo dopo la Brunetta ce ne sono quasi 300. E allora io dico: muoia Sansone con tutti i filistei”. Che significa? “Vuol dire che stiamo istruendo il ricorso facendo leva su tutte le altre assunzioni effettuate. E se non verranno prese in considerazione, presenteremo esposti su cui la magistratura sarà obbligata a lavorare. O andiamo via tutti, o non va via nessuno”. Poi una parziale difesa: “Io sono entrato al minimo dello stipendio, 1.200 euro, e ho sempre lavorato onestamente. Altri invece hanno preso compensi da quadri, assegni ad personam e non sono finiti sui giornali per caso o perché chi ha spifferato i nomi ai cronisti aveva interesse a proteggerli”.
Nelle pieghe della legge Brunetta
Determinante è l’applicazione della legge Brunetta del 2009 che per la prima volta ha introdotto concorsi obbligatori per l’ingresso nella Pubblica Amministrazione e nelle aziende pubbliche e partecipate. Per essere applicata nelle municipalizzate, tuttavia, ha bisogno di “un indirizzo specifico” da parte dell’azionista – in questo caso il Comune di Roma – indirizzo che l’allora giunta Alemanno affidò regolarmente alle sue aziende. “L’inadeguatezza dei profili di per sé non è motivo sufficiente per licenziare i lavoratori – spiega Ignazio Cozzoli, consigliere capitolino di centrodestra e esperto di diritto del lavoro – E’ la modalità con cui sono stati individuati e selezionati gli assunti che conta. A questo punto dovrebbe essere rivista la legittimità di tutte le assunzioni effettuate, cosa che porterà a un disastro occupazionale e a una situazione di incertezza”. Secondo Cozzoli “è un modo per colpire l’anello più debole della catena”.
La scelta per il nuovo direttore generale
Nel frattempo, in Atac prosegue l’esame dei curricula per la scelta del nuovo direttore generale, figura che dovrà traghettare Atac verso la scadenza del 2019 entra la quale deve avvenire l’apertura al mercato privato. Fra le candidature già pervenute sulla scrivania dell’amministratore unico Manuel Fantasia c’è quella di Gianluca Ponzio, ex dirigente di Alitalia e della stessa Atac, coinvolto e poi “assolto” nel caso Parentopoli; fra i papabili anche Carlo Pino, già a capo della Anm di Napoli e Filippo Allegra, ex amministratore della Ratp Italia, divisione della società parigina che avrebbe voluto gestire la Roma-Lido prima del “niet” pronunciato dalla Regione Lazio. Si parla poi insistentemente di Bruno Rota, manager in uscita dall’Atm di Milano, molto gradito all’assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, che venerdì 31 marzo a sua volta dovrebbe finalmente esporre, in una riunione di Commissione ad hoc, il suo piano per la riorganizzazione delle municipalizzate capitoline.
FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/29/atac-il-comune-gli-assunti-illegittimi-saranno-licenziati-uno-dei-33-contestati-faro-i-nomi-degli-altri-300/3482661/



Luigi Di Maio impeccabile su questione euro-europa Condividiamo in massa! EURO E UNIONE EUROPEA LA POSIZIONE M5S.. DIFFONDETE OVUNQUE QUESTE PAROLE!!



EURO E UNIONE EUROPEA
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Luigi Di Maio impeccabile su questione euro-europa
Condividiamo in massa
Questa è la linea del m5s.



martedì 28 marzo 2017

La giornalista viene UMILIATA in DIRETTA da Alessandro Di Battista: informati prima di parlare!



CLAMOROSA FIGURACCIA DELLA GIORNALISTA! DI BATTISTA LA UMILIA IN DIRETTA! GUARDATE COSA HA DETTO E DIFFONDETE!




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GUARDATE COSA SUCCEDE APPENA PRENDE LA PAROLA MATTEO RENZI! UNO STUDENTE LO SPUTTANA DAVANTI A TUTTI! MASSIMA CONDIVISIONE RAGAZZI!


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+ + + Vergogna assoluta + + + Palermo, il Pd si fonde con Alfano: listone unico per sostenere Orlando. E il simbolo dei dem scompare dalle schede

Si chiama Democratici e Popolari ed è la lista civica presentata dai dem, dagli alfaniani e dagli ex Udc per appoggiare il sindaco del capoluogo siciliano alle prossime amministrative. Un'occhiata allo stemma vale più di qualsiasi manuale di trasformismo politico: c'è il rosso e il verde dei democrat ma anche il blu di Alternativa Popolare, persino quattro stelle pescate chissà dove, che però di questi tempi vanno tanto di moda.


Erano tutti o quasi d’accordo: con Angelino non andremo mai più, dicevano. E invece non solo il Pd torna ad allearsi con Alfano, ma addirittura è costretto a occultare il suo simbolo per fondersi con Alternativa Popolare, il neonato partito del ministro degli Esteri. Succede in Sicilia, infaticabile laboratorio politico nazionale, dove lunedì gli esponenti dem hanno presentato la loro lista in vista delle amministrative di Palermo. Dopo cinque anni all’opposizione del sindaco Leoluca Orlando, infatti, il partito del sottosegretario Davide Faraone – sconfitto alle primarie nel 2012 – ha ben pensato di riporre in archivio centinaia di dichiarazioni al vetriolo contro il primo cittadino palermitano per sostenerne la ricandidatura, in mancanza di concorrenti più credibili.
Solo che Orlando – eletto sindaco per la prima volta nell’ormai lontanissimo 1985 – non è certo l’ultimo arrivato. “Piero Fassino a Torino ha perso non perché ha amministrato male, ma perché è diventato simbolo dei partiti“, ha ripetuto fino allo sfinimento il professore ai suoi fedelissimi. Ed è proprio per evitare di fare la fine di Fassino – cioè essere battuto clamorosamente dal Movimento 5 Stelle – che Orlando ha dato il suo ultimatum al Pd: sì all’alleanza ma senza alcun simbolo di partito.
I dem – come ha raccontato ilfattoquotidiano.it – ci hanno riflettuto non poco: poteva il partito che governa a Roma con Paolo Gentiloni e in Sicilia con Rosario Crocetta rinunciare alla sua lista proprio nella principale città chiamata alle urne per le amministrative della prossima primavera? Poteva quella che è – o punta ad essere – la prima forza politica del Paese nascondere il proprio simbolo sotto il tappeto, manco si trattasse di un marchio di cui vergognarsi, a pochi mesi dalle elezioni politiche? In teoria no, non poteva. In pratica, però, Lorenzo Guerini, numero due del Nazareno, non ha potuto fare altro che piegarsi al diktat di Orlando, ordinando ai suoi di contenere ogni orgoglio di sorta. Per raccogliere qualche consigliere, e magari qualche assessore, a Palermo i dem saranno costretti a fare finta di non essere dem: negare se stessi in nome di qualche voto.
Ma non solo. Perché sulla rielezione del quattro volte sindaco di Palermo non punta le sue fiches solo il Pd. Al contrario anche le cosiddette forze moderate – e cioè gli alfaniani e quel che resta dell’Udc – sono ben consapevoli di non avere scelta: o con Orlando o fuori dal consiglio comunale del capoluogo siciliano. È per questo motivo che alla fine è nata Democratici e Popolari, la lista civica del Pd, degli alfaniani che hanno appena chiuso il Nuovo Centrodestra per convertirlo in Alternativa Popolare, e degli ex Udc che hanno seguito Giampiero D’Alia nella scissione a colpi di “cocainomani” e “mafiosi” dalla corrente di Lorenzo Cesa.
Un’occhiata al simbolo vale più di qualsiasi manuale di trasformismo politico: il Partito Democratico sacrifica la sua P, a beneficio di Alternativa Popolare che invece fa a meno della A. I colori, invece, ci sono tutti: il rosso e il verde dei dem, il blu degli alfaniani, persino quattro stelle pescate chissà dove, che però di questi tempi vanno tanto di moda. In pratica un simbolo marmellata che raffigura in maniera efficace la fusione tra il partito di Matteo Renzi e quello di Angelino Alfano. “Questa è un’alleanza alla pari ci saranno 20 candidati indicati dal Pd e 20 dall’area popolare”, rivendica il deputato Dore Misuraca, leader degli alfaniani che sostengono Orlando, mentre Francesco Cascio, ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana, punta ad appoggiare l’altro candidato Fabrizio Ferrandelli. “Daremo un contributo decisivo alla vittoria del centro sinistra e di Leoluca Orlando alle prossime elezioni amministrative. Il simbolo che abbiamo presentato tiene dentro le istanze dei nostri alleati, del sindaco ma soprattutto dei tanti iscritti e militanti del Pd che ci hanno spronato a tenere insieme unità e identità”, annuncia anche Antonio Rubino, responsabile dell’organizzazione del Pd in Sicilia.
E dire che fino a pochi giorni fa, una nuova alleanza con Alfano era vista come fumo negli occhi ai piani alti del Nazareno. “Siamo al governo insieme perché nel 2013 non abbiamo vinto le elezioni e per andare avanti ci siamo alleati con forze a noi alternative. Ma è abbastanza evidente che un partito che si chiama Nuovo centrodestra difficilmente si può alleare con un partito di sinistra”, diceva appena il 7 febbraio il presidente del partito Matteo Orfini, rispondendo dal palco del Lingotto a Giuliano Pisapia. “Un listone unico con il Pd e Alfano? Per me, e non solo per me, sarebbe un incubo“, aveva detto l’ex sindaco di Milano, mettendo in mostra – suo malgrado –  sorprendenti doti divinatorie.  Sono bastate poche settimane, infatti, per stimolare il repentino cambio di passo di Orfini e soci: contrordine compagni, con Angelino non solo bisogna allearsi ma occorre addirittura fondersi. La scomparsa di quell’ingombrante locuzione – “Nuovo Centrodestra” – e i sondaggi che danno Alternativa Popolare addirittura al 3,4 percento hanno fatto il resto. “Andiamo avanti da soli, saranno gli altri a cercarci“, aveva detto il ministro degli Esteri presentando il suo nuovo-vecchio partitino. Una frase che sembrava quasi una battuta involontaria. E invece adesso Alfano rischia quasi di avere ragione. In attesa di capire se l’incubo di Pisapia sia destinato a diventare realtà soltanto a Palermo.
FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO