martedì 3 gennaio 2017

SCANDALO RENZI: LA BUFERA CHE TRAVOLGE IL PAPÀ DI MATTEO RENZI! GUARDATE E DIFFONDETE!

ARIA PESANTE SU PAPA’ RENZI – L’EX SOCIO MINACCIA VENDETTE: IL BABBO DEL PREMIER GLI DEVE 220 MILA EURO – DOMANI IN BILICO IL PATTEGGIAMENTO CHE SALVEREBBE MATTEO’S FATHER – INCONTRI TRA I DUE – MAIL RISERVATE E CHAT SEGRETE – LA STORIACCIA DELLE ”PAGINE GIALLE” DISTRUTTE PER NON DISTRIBUIRLE: UN SERVIZIO APPALTATO ALL’AZIENDA DI TIZIANO RENZI
Le accuse di bancarotta fraudolenta che la procura di Genova aveva rivolto a Tiziano Renzi sono cadute definitivamente a metà estate. Ma La Verità è in grado di dimostrare come la decisione di archiviare il babbo del premier poggi su presupposti quanto meno fragili e che proprio per la debolezza delle motivazioni Renzi senior non si sia ancora definitivamente lasciato alle spalle quella travagliata vicenda giudiziaria. Del resto negli interstizi delle inchieste si possono annidare verità che i magistrati non sempre riescono a portare alla luce. E questo pare uno di quei casi.
Il gip di Genova Roberta Bossi il 29 luglio scorso ha archiviato la posizione di Renzi senior sul crac della Chil post srl, vecchia società di marketing editoriale di famiglia, lasciando sotto torchio l’ imprenditore genovese Mariano Massone, ex fidato collaboratore di babbo Tiziano e forse custode di qualche informazione scomoda.
Nei mesi scorsi ha chiesto di patteggiare una pena di 2 anni e 2 mesi e il giudice Giuseppe Dagnino domani dovrà decidere se accogliere l’ istanza. Sino ad allora babbo Renzi resterà sui carboni ardenti visto che la vicenda processuale di Massone lo riguarda da vicino per due motivi.
Il primo concreto: se l’ imputato non patteggerà e andrà a processo le sue dichiarazioni potrebbero risucchiare nuovamente il babbo del premier in questa scivolosa vicenda. L’ altro più astratto, ma altrettanto preoccupante: se Massone verrà condannato, in futuro potrebbe comunque far riaprire il procedimento. Intanto i due, all’ insaputa di pm e investigatori, non hanno mai smesso di avere incontri riservati. Appuntamenti in cui il primo chiede insistentemente un lavoro al secondo e gli rinfaccia il patteggiamento cui sta andando incontro muto e a braccia alzate.
L’ ABBAGLIO DEI GIUDICI
Al centro di tutto c’ è il già citato procedimento collegato al fallimento avvenuto nel 2013 della Chil post srl, società fondata negli anni Novanta proprio dal babbo del premier. La difesa di Tiziano era stata sempre la stessa: io ho ceduto l’ azienda al padre di Massone (prestanome del figlio) nell’ ottobre del 2010 e da allora non me ne sono più occupato. Alla fine i pm e il giudice gli hanno creduto. Addirittura la principale motivazione del proscioglimento di Tiziano è legata alla presunta separazione definitiva avvenuta tra lui e Mariano.
Secondo gli inquirenti Renzi senior aveva ceduto la ditta a prezzo scontato a Massone per allontanarlo definitivamente da loro. «Chil promozioni (poi Eventi 6 ndr), infatti, non ha successivamente intrattenuto rapporti con le società di Massone» aveva scritto sicuro del fatto suo il pm Marco Airoldi. Ma ciò, come anticipato, non è accaduto e Mariano e Tiziano continuano a vedersi, sebbene in modo un po’ carbonaro. Incontri volanti, spesso per strada. E in queste occasioni Massone non fa mai mancare le sue rimostranze per la scarsa riconoscenza del vecchio capo.
ARMA IMPROPRIA
Massone, con i suoi legali e i suoi più stretti collaboratori, minaccia da tempo di poter sganciare contro Renzi senior un documento bomba che sconfesserebbe la tesi dei magistrati di Genova e dimostrerebbe un’ ingerenza negli affari della Chil post, fallita nel 2013, da parte del babbo del premier in tempi ben successivi alla cessione dell’ azienda. Massone sostiene che esisterebbe una «smoking gun»: una mail dell’ autunno del 2011.
Con essa Tiziano avrebbe organizzato il trasferimento di un contratto da 500.000 euro l’ anno assegnato a Chil post dalla Tnt: quello per la consegna della posta non indirizzata. In base al piano deciso a Rignano sull’ Arno, Mariano avrebbe dovuto girare l’ appalto alla Direkta di Mirko Provenzano (pure lui indagato per bancarotta e in stretti rapporti con la famiglia Renzi) e della compagna Erika Conterno: «quei due sono una gioiosa macchina da guerra» della distribuzione, avrebbe scritto il babbo del premier via posta elettronica, perorando la causa dei due amici imprenditori.
In cambio Massone avrebbe dovuto ricevere una buonuscita da 220.000 euro e le provvigioni per la moglie. Ma quei soldi, secondo Mariano, non vennero mai versati, contribuendo a mandare a picco la già traballante Chil post. Qualunque sia il motivo, il 24 ottobre del 2011 il rappresentante legale di Chil post, Antonello Gabelli, l’ amministratore di Direkta Provenzano e l’ amministratore di Italia distribuzioni (ex Tnt) Marco Liguori si sedettero allo stesso tavolo per trasferire quell’appalto e un contratto da mezzo milione migrò dalla Liguria in Piemonte.
Ma i rapporti tra Massone e babbo Renzi sono continuati anche dopo. Tanto che Mariano, quando iniziarono i suoi primi problemi giudiziari, trasferì per qualche tempo la residenza a Rignano sull’ Arno (era l’ 1 marzo 2013) a pochi metri dalla dimora dei Renzi. A trovargli un appartamento e a garantire per lui con l’ ottantenne locatario fu lo stesso Tiziano. Quindi non sarebbe vero né che babbo Renzi dall’ ottobre del 2010 non si sia più occupato della Chil post, né che da allora non abbia più avuto rapporti con Massone. Due clamorosi errori in cui sarebbero incorsi gli inquirenti, che hanno sottovalutato anche la fuga di Massone a Rignano sull’ Arno.
CHAT SEGRETA
Ora i due vecchi (ex?) amici (hanno iniziato a lavorare insieme quasi quindici anni fa a Genova) si danno appuntamento in Piemonte, dove vive Massone, ma si incontrano pure in Toscana. E quando sono lontani comunicano fittamente via cellulare su una chat segreta sulla criptatissima applicazione di messaggistica Telegram. Uno degli argomenti dei loro summit è la commercializzazione di un software per la certificazione della distribuzione ideato da Mariano: Tiziano avrebbe promesso di trovargli il contatto giusto per venderlo a una grande azienda italiana o a una multinazionale.
Immaginiamo che per Renzi senior si tratti di un gesto d’ amicizia e anche secondo Massone l’ eventuale contratto non sarebbe una contropartita per il patteggiamento: «A me nessuno mi ha assunto o dato casa (il riferimento è a Provenzano, ndr). Io mi sono preso le mie responsabilità e lì finisce. Ma a differenza di altri io non ricatto nessuno. Non ho più una reputazione, non ho più una fedina intonsa, ma ho un briciolo di dignità», è sbottato Mariano con chi metteva in dubbio la sua lealtà.
INCONTRI AGITATI
Però negli incontri con Renzi senior non sempre gli animi rimangono sereni. L’ 8 marzo del 2016 il fotoreporter Niccolò Celesti ha immortalato uno di questi briefing informali, svolti all’ aria aperta. Precisamente ad Alessandria, dove Massone ha vissuto sino a poco tempo fa. Una sequenza di immagini in cui si vede Tiziano, zainetto di pelle, borsalino blu e giaccone imbottito, ascoltare corrucciato e pensieroso le rivendicazioni di Mariano. Quest’ ultimo, alto e dinoccolato, si sbracciava passeggiando per la piazza della Libertà.

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