lunedì 20 novembre 2017

BOMBA RAGGI SU ROMA: FAR PAGARE L'IMU ALLA CHIESA NON È UNA SCELTA MA UN DOVERE! GUARDATE E DIFFONDETE SE LA PENSATE COME LEI!

Far pagare l’IMU al Vaticano: non una scelta, ma un dovereFinalmente qualcuno (M5S) prende posizione su ciò per cui troppo a lungo la politica ha chiuso un occhio: non pagare l’IMU, dal 2012, è evasione fiscale anche per la Chiesa
Appena insediata come Sindaco del Comune di Roma, Virginia Raggi prende una posizione ferma e coraggiosa: far pagare l’IMU agli enti religiosi che svolgono attività commerciale.
Non si tratta, o meglio non dovrebbe trattarsi di una dichiarazione così rivoluzionaria e degna di scalpore, poiché è dal 2012 che, grazie al decreto Monti, devono pagare le imposte tutti gli esercizi commerciali anche ecclesiastici, a meno che non offrano servizi gratuiti o a un pezzo inferiore alla metà di quello di mercato nella zona.
Prima del suddetto decreto, per escludere dal pagamento l’ente religioso bastava inserire una cappella all’interno di un locale di fatto commerciale.
Erano così salvi palazzi, alberghi, scuole private, ristoranti… tante diverse attività che portavano il Vaticano a ottenere guadagni prodigiosi eludendo la concorrenza, grazie al miglior prezzo che potevano offrire non dovendo includere in questo la parte da dare al fisco.
Oggi non è più così, o almeno non lo sarebbe, perché di fatto molti enti religiosi continuano a evadere dichiarando di usare quelle strutture a fini non commerciali, e l’accertamento poi spetta al comune.
E non c’è solo l’IMU, ma anche le tasse per i rifiuti, quelle pubblicitarie, e persino l’acqua: tutto gratis fino a prova contraria.
Il Comune di Roma non inizierà adesso a fare accertamenti sui pagamenti dovuti: i primi contenziosi sono iniziati subito dopo l’entrata in vigore del decreto del 2012, dato che gli enti non accettano facilmente di essere inseriti tra quelli che svolgono attività commerciale e che devono pertanto pagare i tributi, tanto che si è arrivati a una cifra annuale di 404.000.000€ di evasione!
La presa di posizione della Raggi, insomma, sembra essere principalmente un impegno a svolgere più controlli e accertamenti, senza misure di riguardo per nessuno, a proposito di questo tema.
Il che è in ogni caso da prendere ad esempio, non soltanto a Roma, ma in tutti i comuni d’Italia: soprattutto in tempi duri come quello in cui versiamo, i privilegi non sono accettabili per nessuno.


CLAMOROSO! Il giudice si schiera con la Gabanelli: occhio, adesso sono guai per i parassitI!

Aveva querelato la trasmissione Report per diffamazione e ora, per il medesimo caso, finirà sul banco degli imputati. Succede al sindaco di Verona, Flavio Tosi: nei suoi confronti il tribunale ha decretato un’imputazione coatta, accusandolo di calunnia nei confronti del giornalista dello staff Gabanelli che lui stesso aveva accusato. Per il giornalista il procedimento è stato invece archiviato, e ora, in base alla disposizione del giudice, la Procura dovrà procedere con una richiesta di rinvio a giudizio che raramente, in questo tipo di azioni giudiziarie, si conclude con una archiviazione.
I fatti risalgono all’aprile del 2014, quando Report mandò in onda una puntata dedicata all’amministrazione Tosi. Ad occuparsi del servizio era stato Sigfrido Ranucci, uno dei giornalisti più in vista del programma di Rai3. Il quale, inviato a Verona per raccogliere informazioni sul sindaco, aveva contattato diversi leghisti ed ex leghisti per utilizzarli come fonti. In particolare Ranucci era alla ricerca di un presunto video hard, la cui esistenza non è mai stata provata, dai contenuti imbarazzanti per Tosi che, secondo dicerie, qualcuno avrebbe usato per etero-dirigere l’azione amministrativa dell’ex leghista.
E proprio su questo “fantomatico” video si basa la vicenda giudiziaria. Venuto a sapere che il giornalista lo stava cercando, il sindaco si era accordato con un ex leghista, il cantautore Sergio Borsato, il quale aveva finto di essere in possesso del video e lo aveva proposto a Ranucci dietro compenso, ottenendo la fiducia del giornalista che si era dimostrato interessato all’acquisto. Secondo Milena Gabanelli si era trattato di un interesse simulato «per stare al gioco», ma durante le trattative Ranucci era stato registrato e Tosi aveva poi inviato le registrazioni in Procura, accusandolo di tentato dossieraggio e di «utilizzare in modo illecito i fondi Rai», per «comprare notizie» e ricostruire circostanze non vere. Tosi aveva querelato Report ancor prima della messa in onda del servizio e non era stato il solo a sentirsi diffamato: in tutto le querele contro la puntata dedicata a Verona sono state undici. Nessuna però è stata confermata: quattro erano già state archiviate a Padova e Venezia qualche tempo fa e ieri il giudice per le indagini preliminari di Verona ha archiviato anche le rimanenti. Ma non si è fermato lì. Ribaltando l’accusa, il giudice ha deciso di mandare Tosi a processo, in quanto, sempre secondo il giudice, la querela da lui depositata «integra una calunnia» nei confronti del giornalista. Da qui l’imputazione coatta del primo cittadino.






TRAVAGLIO SVELA I SEGRETI DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA!



TRAVAGLIO SVELA I SEGRETI DELLA TRATTATIVA STATO-MAFIA 
“Vi do una notizia, la Trattativa tra Stato e mafia non è iniziata con Berlusconi, è iniziata nel 92 con il Governo Amato…mentre la mafia ammazzava Falcone e Borsellino trattavano con quelli che avevano le mani grondanti di sangue. Mentre pubblicamente facevano finta di combatterli sapevano che cosa volevano in cambio …”
Un video da vedere fino alla fine.




SGARBI ESALTA IL M5S POSSONO GOVERNARE MOLTO MEGLIO DEL PD!

Vista con la freddezza dei numeri, la prima esperienza elettorale del Partito della Rivoluzione di Vittorio Sgarbi con il nuovo simbolo della capra potrà sembrare marginale. A Cosenza la lista sgarbiana ha raccolto appena 238 voti, ma ha comunque raggiunto l'obiettivo di vedere eletto il sindaco uscente e soprattutto dare un messaggio chiaro a Matteo Renzi: "Da Cosenza è iniziata la disfatta per Renzi che sta arrivando in tutta Italia" ha detto Sgarbi al Tempo, spiegando che il risultato numerico conta poco: "Era più che altro un segnale di presenza". Adesso farà l'assessore anche nella città calabrese, oltre che ad Amelia e Urbino, visto che la legge Bassasini glielo consente.
E con il suo girovagare l'Italia in lungo e in largo, Sgarbi ha bene in mente cosa potrà succedere ora in tutte le città chiamate al ballottaggio: "La mia schedina è questa: Roma e Torino ai Cinque stelle. Il centrodestra vince a Milano con Parisi e a Trieste con Dipiazza. A Napoli De Magistris e a Bologna vince il Pd con Merola".
Sulla capitale, Sgarbi non concede speranze alle velleità del Pd: "è inevitabile: centrodestra e centrosinistra hanno fatto male, ora tocca a un terzo". E se il centrosinistra sembra destinato alla disfatta, secondo Sgarbi il futuro per il centrodestra non altrettanto cupo, finché rimane unito. Certo c'è da risolvere la questione della leadership: "È una cosa complicata. Quando la coalizione è unita potrebbe essere eletto chiunque. Salvini ha le maggiori carte, ma potrebbe sembrare un po' marginale rispetto alla complessità della coalizione. Se guardiamo a Milano - ha aggiunto - una figura come Parisi potrebbe costituire un punto di maggior equilibrio".


BLITZ DEI VIGILI, SALA ADESSO È NEI GUAI! GUARDATE COSA STA ACCADENDO IN QUESTE ORE!

La polizia municipale è intervenuta alcune ore fa in via Plinio, quartier generale del centrosinistra, per rimuovere dei manifesti elettorali di Beppe Sala che erano stati affissi all'esterno della sede. L'episodio è stato reso noto da alcuni dirigenti di Forza Italia e Fratelli d'Italia ed è documentato dalle foto pubblicate da Filippo Jarach, candidato presidente nel municipio 1 il 5 giugno. "Gli agenti di polizia sono intervenuti in tempi rapidi per registrare l’accaduto, fotografare i manifesti e rimuoverli (come è giusto che sia) - ha spiegato Vincenzo Viola, candidato presidente di Fratelli d'Italia in zona 3, dove si trova via Plinio - Denunciamo con fermezza l’episodio, ma al tempo stesso ringraziamo il candidato sindaco della coalizione di sinistra per l’immancabile coerenza nel smentire con fatti e azioni le sue stesse parole e promesse".


FISCHI E INSULTI PER LA BOSCHI SUL LAGO D'ISEO! GUARDATE COSA E SUCCESSO E DIFFONDETE OVUNQUE!



FISCHI E INSULTI PER LA BOSCHI SUL LAGO D'ISEO! GUARDATE COSA E SUCCESSO E DIFFONDETE OVUNQUE!

Ultim'ora bomba! Annucio shock di Alessandro Di Battista non mi ricandido ma non lascio il movimento!



Ultim'ora bomba! Annucio shock di Alessandro Di Battista non mi ricandido ma non lascio il movimento!




domenica 19 novembre 2017

100.000 CONDIVISIONI! NON FAREMO ALLEANZE CON NESSUNO! QUESTO E' IL PUNTO FISSO DEL M5S



100.000 CONDIVISIONI!
NON FAREMO ALLEANZE CON NESSUNO!
QUESTO E' IL PUNTO FISSO DEL M5S.
NON DAREMO FIDUCIA AD UN GOVERNO FANTOCCIO
E ANDREMO ALLE ELEZIONI SUBITO ANCHE SCENDENDO IN PIAZZA! IMMEDIATAMENTE
CONDIVIDI OVUNQUE QUESTO VIDEO!





PANICO IN STUDIO! IL M5S HA LA RAI CONTRO! GUARDATE COSA È SUCCESSO IN DIRETTA E DIFFONDETE!

PANICO IN STUDIO! IL M5S HA LA RAI CONTRO! GUARDATE COSA È SUCCESSO IN DIRETTA E DIFFONDETE!


DI BATTISTA CONTRO BERLUSCONI: MI DEVE CHIEDERE SCUSA E BASTA! GUARDATE E DIFFONDETE OVUNQUE!

Ieri si è chiuso il comizio del Movimento 5 Stelle ad Ostia che vedrà domani, domenica 19, al ballottaggio il Movimento contro FdI. Presente, oltre alla sindaca di Roma Virginia Raggi e ad altri esponenti , Alessandro Di Battista che tra le altre cose ha raccontato di aver querelato Silvio Berlusconi per avergli detto che non è laureato.Parole pronunciate dal cavaliere anche durante la conferenza stampa per la candidatura di un esponente a sindaco di Monza. Così ha detto:” l’ 80% dei parlamentari del M5S non aveva mai presentato una dichiarazione dei redditi:vuol dire che sono senza nè arte nè parte. I due più visibili sono un fiume in piena perchè …sono fuori corso, non hanno nemmeno una laurea”.Continua:” si fanno mandare le domande dalle trasmissioni cui partecipano. Per governare l’ Italia serve competenza ed esperienza, loro sono bravi a fare le hostess al San Paolo e all’ Olimpico per guardarsi le partite”.Visto che parlano sempre di titoli di studio e ignoranza, Alessandro ha voluto informare Berlusconi che lui possiede ” quasi due lauree ed un master in tutela internazionale dei diritti umani , per questo lo ha querelato . Di Battista dice:” gli ho chiesto 100 mila euro ma mi accontento di una lettera di scuse dove dice < Di Battista vanta dei titoli accademici di tutto riguardo > mi basta questo”.Diciamo al cavaliere che oltre ad offendere tutti coloro che non hanno mai presentato una dichiarazione dei redditi, a noi la sua esperienza e competenza in campo di corruzione, illeciti e malaffare non ci interessa, adesso preferiamo dare spazio a chi ha competenza ed esperienza  e la mette in atto con onestà ,lealtà e trasparenza, a chi pensa prima al bene dei cittadini e poi a se stessi.


Il M5S fa respirare l’Italia. Hanno piantato più di 23 mila alberi in tutta Italia…Guardate e diffondete tutti informiamo chiunque!

È Luigi Di Maio che sul blog ufficiale di Beppe Grillo, ci notifica questa stupenda iniziativa presa dal Movimento 5 Stelle. Il vicepresidente della Camera ci ha informati che lui e Davide Casaleggio oggi si trovano a Milano per piantare gli alberi per il futuro.

In alcune città italiane, quelli che stanno lavorando tutto il giorno per riuscire nell’iniziativa sono proprio gli attivisti, gli eletti, i parlamentari e i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di continuare a coltivare quella che è la principale stella del Movimento, ovvero, l’ambiente e i beni comuni.Infatti, Luigi Di Maio, ha ricordato ai lettori del suo blog che è grazie ai beni comuni che si può assicurare la sopravvivenza dell’individuo, del cittadino e la sua qualità della vita, e ha pienamente ragione!Il Movimento 5 Stelle ha sempre tutelato i beni comuni dalle logiche di business e dalle logiche di speculazione. Questa iniziativa presa, racconta anche un’idea di Paese. O meglio, un’idea di Paese in cui si piantano alberi per coltivare il futuro, per coltivare sensibilità ambientali e soprattutto per respirare.Luigi Di Maio infatti ha scritto: “Facciamo respirare questo Paese e facciamo respirare l’Italia”. Poi però, nel suo post, Di Maio ha messo ben in evidenza quanto tengono ad andare al Governo dicendo che spera che il Paese possa prendere un bel respiro per le prossime 15/16 settimane che ci porteranno alle elezioni politiche.Non è finita qui, Di Maio ci ha anche informato che stanno cercando di spostare la data delle elezioni perché sperano di poter guadagnare tempo per mettersi d’accordo e fare alleanze tra di loro, accordi e coalizioni. Il Movimento 5 Stelle ha rispetto per i loro dialoghi interni e delle loro diatribe interne ma ha puntualizzato che se pensano, come hanno fatto con il referendum, di poter spostare in avanti le elezioni per prendere un po’ di fiato si sbagliano.Luigi Di Maio ha concluso il suo post scrivendo: “Del resto l’unico risultato che hanno ottenuto con questi giochetti è perdere. E perderanno ancora facendo così. Consentano ai cittadini di andare a votare. Delle loro questioni interne non ci interessa, soprattutto se deve condizionare il voto per le politiche. Dobbiamo e vogliamo andare a votare il prima possibile. Ci mandino al voto, come la Costituzione chiede”. Dobbiamo cambiare l’Italia, votiamo il Movimento 5 Stelle per un nostro futuro migliore! Diffondete!


+++ GRANDE DI MAIO +++ VESPA DETTO CHI STRISCIA NON INCIAMPA ATTACCA SUBITO IL NOSTRO LUIGI DI MAIO MA IL NOSTRO PRESIDENTE LO ANNULLA ALL'ISTANTE! GUARDATE E DIFFONDETE!



+++ GRANDE DI MAIO +++
VESPA DETTO CHI STRISCIA NON INCIAMPA ATTACCA SUBITO IL NOSTRO LUIGI DI MAIO MA IL NOSTRO PRESIDENTE LO ANNULLA ALL'ISTANTE!
GUARDATE E DIFFONDETE!

QUESTO RAGAZZO È UN GRANDE! ALESSANDRO DI BATTISTA INCANTA LA GRUBER E M...

QUESTO RAGAZZO È UN GRANDE! ALESSANDRO DI BATTISTA INCANTA LA GRUBER E M...


sabato 18 novembre 2017

APPENDINO SENZA FRENI ANCORA TAGLI NELLA POLITICA DI TORINO GUARDATE E DIFFONDETE...

Domani a Torino ci sarà la cerimonia ufficiale di insediamento del sindaco Chiara Appendino, che sarà trasmessa in diretta streaming qui sul Blog delle Stelle e sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle di Chiara Appendino, sindaco di Torino Cinque milioni di euro. Questa è la cifra che risparmiaremo tagliando i costi della politica a Torino. In particolare, l’intervento mira a tagliare del 30% quello che chiamo "spoil system", ovvero quella galassia di staffisti e dirigenti fiduciari in forza alla precedente amministrazione guidata dal Piero Fassino. In una città come Torino che ha il primato nel nord Italia della disoccupazione giovanile, oltre il 40%, è naturale la scelta di investire questo risparmio nel rilancio delle piccole imprese che si impegnano ad assumere giovani. Un milione all’anno per cinque anni, destinati alle piccole e medie imprese del territorio. Si tratta solo di una prima manovra per andare a incidere su un tema così delicato e importante per la nostra comunità. In campagna elettorale, in più occasioni, abbiamo parlato del rilancio della vocazione produttiva di Torino e questo sarà il faro che guiderà il Governo della città per la prossima legislatura. Il nostro compito oggi è dimostrare che un’alternativa di buona amministrazione è possibile. Un’amministrazione onesta, trasparente, basata sulle competenze e sul merito. Abbiamo già iniziato a farlo. Abbiamo dimostrato che crediamo nel merito presentando prima del voto una larga parte della Giunta. Ci hanno detto che era una scelta "stravagante", che non si poteva fare. Bene, lo abbiamo fatto. Abbiamo dimostrato che si può fare una campagna elettorale vincente con 41mila euro che sono arrivati da donazioni spontanee di cittadini. Ci dicevano che era impossibile, lo abbiamo fatto. Abbiamo promesso trasparenza e abbiamo già dimostrato come una Giunta comunale possa comunicare con i cittadini sfruttando le nuove tecnologie, per questo poco più di una settimana fa io e la mia Giunta eravamo live su Facebook e hanno preso l’impegno di farlo almeno una volta al mese. Perché quelle stanze sono di tutti i cittadini, e tutti devono sapere cosa accade. Infine, ci dicevano che a Torino era impossibile vincere, lo abbiamo fatto. Il desiderio è che da oggi tutti i cittadini siano coinvolti e partecipi nel progetto di cambiamento della città. Per questo motivo creeremo dei sistemi di partecipazione attiva alla vita pubblica, sia attraverso i nuovi strumenti digitali che attraverso il più classico dei modi, ovvero il colloquio personale. Motivo per cui io e la mia Giunta dedicheremo un giorno al mese a ricevere i cittadini che lo richiedono. 


Scoperta shock! A Roma sta succedendo di tutto guardate e aiutateci a diffondere questa vergogna censurata dai media! Condividiamo tutti!

E’ stata scoperta proprio in questi giorni ad Ostia, nel X Municipio di Roma ( che domenica 19 andrà  di nuovo al voto per il ballottaggio tra il Movimento 5 Stelle e FdI ) un’ officina meccanica per i mezzi Ama inutilizzata, ma perfettamente funzionante , addirittura con il ponte per le riparazioni dei mezzi.La struttura versa in buone condizioni e potrebbe essere utilizzata già da subito. La cosa ancor più sconcertante è che le vecchie amministrazioni hanno preferito pagare il canone d’ affitto pari a 1,2 miliardi di euro l’ anno a un privato, piuttosto che servirsi di una struttura di proprietà comunale che avrebbe comportato un notevole risparmio per le casse della municipalizzata.Questa officina si trova affianco ad un’ isola ecologica , come abbiamo detto è in buone condizioni e anche il punto dove è localizzata è buono per le realtà più decentrate rispetto al centro operativo di Ama , per poter intervenire in modo più rapido per far fronte alle problematiche dei mezzi, che ricordiamo sono mezzi molto vecchi.La sindaca informa che Ama è già a lavoro per effettuare indagini e capire se ci sono responsabilità. Sicuramente ci sono delle responsabilità , speriamo vengano fuori al più presto e comincino a pagare, chi per anni e anni ha abusato del potere per fare o restituire favori ad amici di amici oppure a persone che detengono “potere”.A farne le spese sono sempre i cittadini comuni, cittadini onesti che ignari di ciò che succede intorno a loro sono diventati “schiavi di questa  società”, mentre loro continuano a fare i loro sporchi comodi.


È GUERRA TRA RENZI E I 5 STELLE! ECCO COSA STA SUCCEDENDO! GUARDATE E DIFFONDETE

Durate la discussione delle due mozioni di sfiducia presentata contro il governo, da parte di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle non sono mancati gli scontri tra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ed i senatori pentastellati.
Renzi sull’inchieste in Basilicata afferma: Non vi è alcuna ipotesi di corruzione che riguarda il governo – con il M5S che rumoreggia nell’Aula di Palazzo Madama – l’unica ipotesi di procedimento penale che nascerà da questa vicenda sarà quella su cui vi chiederemo a rispondere della diffamazione del Partito Democratico e su cui spero rinuncerete all’immunità parlamentari, voi cittadini. Li vedremo chi è condannato e chi no”. Il M5S protesta e Renzi: “Quando avranno terminato con le urla, torneremo alla dura verità dei fatti”. “Leggi le intercettazioni” urla il senatore Airola e Renzi: “Ognuno ha i suoi spot preferiti: il suo è leggere le intercettazioni, il mio è quello di rispettare la Corte Costituzionale”. Il Presidente del Consiglio continua ad ironizzare contro sul M5S: “Contano i codici delle leggi, non i codici di un software, se vengo giudicato lo faccio attraverso le sentenze, non dai blog con una password: è la differenza che c’è tra l’interpretare la politica come grande servizio e come grande server. E’ una differenza che potranno capire con il tempo”. Poi Renzi si concentra sul tema della giustizia e del garantismo ricevendo fragorosi applausi da parte del del gruppo dei senatori di AL-A e del Nuovo Centrodestra e tra questi, in special modo, dal Senatore Roberto Formigoni.


Il M5S dona alla Sanità i soldi del taglio degli stipendi! Guardate e diffondete tutti questo gesto meraviglioso che nessun politico di qualsiasi altro partito ha mai fatto...

di MoVimento 5 Stelle Campania
Attrezzature e strumenti diagnostici destinati ai disastrati ospedali della Campania e acquistati grazie al taglio volontario dei nostri stipendi di consiglieri regionali. E’ l’iniziativa #restituiamoperlasanità che abbiamo lanciato all’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove, alla presenza del direttore sanitario dell’Asl e dell’ospedale, del responsabile del pronto soccorso, del nostro deputato Salvatore Micillo e di tanti cittadini, abbiamo donato e consegnato ufficialmente un ecografo e due concentratori di ossigeno, che serviranno per gli accertamenti diagnostici e l’assistenza dei quasi 70mila pazienti che ogni anno si rivolgono al pronto soccorso dell’ospedale partenopeo. In una regione come la Campania, ultima in Italia per i livelli essenziali di assistenza, con la sanità devastata dai continui tagli, con ospedali e reparti chiusi e quelli che restano in cui manca spesso anche l’essenziale, noi 7 consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle abbiamo voluto dare un contributo concreto per restituire dignità alla sanità pubblica.Col nostro esempio vogliamo dimostrare che con la rinuncia ai privilegi odiosi della politica si può fare tanto per la Campania, in questo caso per la sanità, le cui gravissime carenze ricadono su tutti i cittadini. Con l’ecografo donato oggi al Loreto Mare, ad esempio, si potranno accelerare i tempi per la diagnosi di lesioni interne ai pazienti politraumatizzati che arrivano al pronto soccorso e questo potrebbe voler dire salvare vite umane. Quella di oggi è solo la prima iniziativa per la sanità, a cui seguiranno delle altre, e che riguardi proprio il Loreto Mare, uno degli ospedali più bistrattati della Campania, dà al nostro gesto un significato ancora più forte: sulla sanità pubblica bisogna investire, tagliando non le risorse ma gli sprechi e mettendo gli operatori sanitari nelle condizioni di poter lavorare.

Oggi negli ospedali campani manca di tutto, dai termometri alle apparecchiature più sofisticate, alle barelle, ma intanto De Luca ha aumentato di 2 milioni all’anno la spesa per i super stipendi dei suoi manager, invece di destinarli a migliorare l’assistenza. Con questo nostro gesto non crediamo di risolvere i problemi della sanità campana, ma vogliamo dare anzitutto un contributo concreto e poi lanciare un messaggio politico forte: mentre in questa Regione si lavora per smantellare la sanità pubblica, noi investiamo parte dei nostri stipendi per restituirle dignità. Per questo invitiamo i cittadini e gli operatori sanitari a segnalarci le carenze e gli interventi che potremmo effettuare in altri ospedali della Campania.

Durante la conferenza stampa che si è tenuta davanti all’ospedale abbiamo inoltre consegnato simbolicamente ai cittadini campani un maxi assegno da oltre 428.000 euro, che è la cifra derivante dagli stipendi tagliati e accantonati fino ad aprile scorso in meno di due anni di lavoro in Consiglio regionale, di cui circa 106 mila euro già spesi e utilizzati per ripristinare i laboratori multimediali dell’istituto Rampone di Benevento devastato dall’alluvione del 2015, e altri 33mila euro per l’acquisto dell’ecografo e dei due concentratori di ossigeno per l’ospedale Loreto Mare di Napoli. 
Mentre De Luca, che con tutta la sua giunta e la sua maggioranza non si sono tagliati un solo euro di stipendio, sbraita dagli schermi tv buttando fango sul M5S, noi rispondiamo alle menzogne con fatti concreti, dimostrando che la politica può essere davvero un servizio nobile a tutta la collettività. Se anche gli altri consiglieri e assessori della Regione Campania facessero come il Movimento 5 Stelle in 5 anni di legislatura restituiremmo ai cittadini campani almeno 10 milioni di euro. 


La notizia che imbarazza il governo: Ecco cosa hanno scoperto i 5 stelle. GUARDATE...

Il deputato 5 Stelle Alessandro Di Battista e il collega Frusone "incastrano" il ministro della difesa Roberta Pinotti. Pare infatti che la Pinotti sia salita a bordo di un aereo di Stato, pagato coi soldi dei cittadini, per tornare a casa.

Scrive oggi Marco Lillo sul Fatto:

Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha usato un Falcon 50 dell'Aeronautica militare italiana per farsi accompagnare a casa a Genova, il 5 settembre scorso, approfittando di un volo di addestramento programmato dal 31esimo stormo dell'Aeronautica proprio in coincidenza con le sue necessità.

Due deputati del M5S, Alessandro Di Battista e Luca Frusone, hanno depositato ieri un'interrogazione parlamentare al ministro stesso e al presidente del Consiglio nella quale si scagliano contro quella che considerano una violazione delle regole sull'uso degli aerei di Stato. Secondo Di Battista e Frusone, le normative e le circolari sull'uso degli aerei di Stato sono state aggirate con l'escamotage del volo di addestramento e vogliono sapere in quanti altri casi si è fatto ricorso a questa 'motivazione' su quella rotta.

L'aereo in questione è un Falcon 50 del 31° Stormo dell'Aeronautica Militare di solito utilizzato per voli di Stato, trasporti sanitari d'urgenza di ammalati, di organi per trapianti, per esigenze umanitarie, ma che, per quanto risulta al Movimento 5 Stelle, mentre scarrozzava la Pinotti stava effettuando un volo di addestramento.

Resta da chiarire se l'aereo stesse facendo un volo di addestramento o se si è trattato di un volo di Stato vero e proprio: in ogni caso con l'interrogazione i 5 Stelle lo hanno chiesto al Presidente del Consiglio ed alla Pinotti stessa.

Se fosse un volo di Stato sarebbe necessaria una specifica autorizzazione perché i voli di Stato sono di regola limitati alle 5 più alte cariche dello Stato (Pres Repubblica, Pres Consiglio, Pres Camera e Senato, Pres Corte Cost.) e poi l'autorizzane viene rilasciata solo in presenza di "comprovate, imprevedibili ed urgenti esigenze di trasferimento connesse all'efficace esercizio delle funzioni istituzionali" richieste dalle norme.

Se fosse un volo di addestramento la faccenda sarebbe ancora più grave perché il Ministro avrebbe aggirato la normativa ed utilizzato un aereo destinato al trasporto di solo personale militare per l'addestramento appunto.




venerdì 17 novembre 2017

E' BUFERA: FORSE LE ELEZIONI REGINALI SICILIANE SONO DA ANNULLARE GUARDATE E CONDIVIDETE TUTTI!

Elezioni Regionali in Sicilia nel caos, forse sono da rifare!Per alcuni è "solo un polverone alzato da chi ha perso"; altri dicono che "sarà lo tsunami che travolgerà tutto". Sta di fatto che le segreterie di tutti i partiti siciliani sono in fibrillazione, scrive il Foglio. Il problema? Alcuni neo eletti all' Ars - esponenti di M5s, centrodestra e Pd - non hanno presentato la dichiarazione richiesta dalla legge Severino: una sorta di autocertificazione di candidabilità. E perciò rischierebbero ora la decadenza immediata: anzi, la mancata proclamazione. Non solo: i voti andati ai candidati "incandidabili" potrebbero essere a quel punto anche sottratti alle liste connesse. E insomma, continua il Foglio, ci sarebbe da ricalcolare tutti i risultati.

Due pronunciamenti del Consiglio di stato (nel 2013 e nel 2016) tenderebbero a dare consistenza all'allarmismo.


VERGOGNA PD HANNO CENSURATO TUTTO RENZI E I 10 MILIONI ALLA CAYMAN!

Lo hanno chiamato anche Renzi-gate. E in Consiglio comunale a Firenze ha già provocato un terremoto con una frattura nel gruppo Pd tra bersaniani e non. Una cosa è certa: se il sindaco Matteo Renzi – un mese fa, subito dopo esser stato “accusato” di avere “amicizie alle Cayman“, dopo la cena di Milano con la grande finanza – avesse detto, elencando le doti e i meriti di Davide Serra, anche che l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, la fondazione di rifermento della sua città, aveva recentemente investito 10 milioni di euro in Coco bond tramite il fondo Algebris, a quest’ora risparmierebbe su di sé qualsiasi critica di scarsa trasparenza rispetto a questa vicenda. 
Perché pur essendo assolutamente legittimo l’investimento dell’Ente – discutibile certo puntare su un fondo ad alto rischio, ma sono affari loro di cui devono rendere conto ai fiorentini – è impossibile pensare che né l’amico Jacopo Mazzei (presidente del Cda della fondazione), né l’amico Marco Carrai (membro dello stesso Cda), né Bruno Cavini (portavoce del sindaco nominato dallo stesso Renzi nel comitato d’indirizzo della fondazione), né nessun altro, abbiano informato il sindaco di quei 10 milioni investiti proprio poco prima della cena di Milano con Davide Serra e altri.
 
O, se effettivamente, come hanno assicurato, non gli è neppure passato per l’anticamera del cervello di informarlo (neppure per metterlo in guardia dopo la deflagrazione della polemica sulle “cene con chi ha i fondi delle Cayman”) Renzi dovrebbe riflettere un po’ meglio sulle persone di cui si è circondato in questi anni, almeno su quanto gli sono davvero amiche.

FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/21/renzi-gate-quei-dieci-milioni-alle-cayman-e-risposta-che-manca/421542/


E' MORTO TOTO' RIINA: STAVA SCONTANDO 26 ERGASTOLI PER CIRCA 200 OMICIDI... DIFFONDETE TUTTI...

Dalla conquista della piovra, al biennio al tritolo, fino alla mancata perquisizione del covo. Tutte le domande senza risposta che il boss mafioso si è portato nella tomba dopo avere terrificato un intero Paese all'apice di un'escalation di violenza senza precedenti. Nato poverissimo in una famiglia di contadini, viddano sanguinario e analfabeta è rimasto irredibimibile fino alla fine. Stava scontanto 26 ergastoli per circa 200 omicidi.


Adesso che il diavolo è morto si potrà forse avanzare qualche domanda sui vari punti oscuri rimasti sullo sfondo dei suoi efferatissimi delitti. E magari ammettere che tutto chiaro probabilmente non è. Della carriera criminale di Salvatore Riina, detto Totò, nato a Corleone il 16 novembre del 1930 e morto nelreparto carcerario dell’ospedale di Parma, tanto si è detto e molto si è scritto. Meno, molto meno, si è parlato dei misteri che questo viddano sanguinario e semianalfabeta – “Sono un quinta elementare”, amava ripetere – si è portato nella tomba dopo avere terrificato un intero Paese all’apice di un’escalation di violenza senza precedenti.
Di soprannomi ne ha collezionati diversi. Da ‘u curtu che gli venne dato alle origini per la sua bassa statura – in Sicilia la chiamano “ingiuria” – fino alla corona di capo dei capi di Cosa nostra, passando per quelli meritati sulle pagine di cronaca giudiziaria: la belva, l’animale, il demonio. D’altronde basta soltanto provare a ricordare gli omicidi e le stragi di cui si è reso colpevole per dire che sì, non c’è dubbio che Riina qualcosa di vicino al demoniaco lo è stato davvero. Contarli quei morti ammazzati è invece impossibile: pare siano più di duecento, di sicuro gli sono costati 26 ergastoli. Lui, da parte sua, non ha mai ceduto di un millimetro, non ha mai mostrato alcun cenno di cedimento, seppur minimo. “Io sono il parafulminedello Stato italiano”, ha detto praticamente ogni volta che ha aperto bocca. Ma parafulmine di che? E di chi?Le origini di Totò ‘u curtu – Di sicuro, su Riina, c’è solo quello che è stato documentato. Che non è poco. Nato poverissimo in una famiglia di contadini, il padre rimane ucciso mentre cercava di estrarre polvere da sparo da una bomba americana inesplosa. Il giovane Totuccio – tarchiato, ben piazzato e svelto di pensiero – comincia a darsi da fare: piccoli furti, abigeato, crimini di strada. Il primo omicidio lo compie poco più che maggiorenne: ammazza un coetaneo in una rissa, conosce per la prima volta il carcere. Poi esce e si lega a Luciano Liggio, rampante boss di poco più anziano che lo combina uomo d’onore, e al giovane Bernardo Provenzano, con il quale intratterrà per tutta la vita un rapporto in chiaroscuro. È la triade che scatena la faida di Corleone: ammazzano il capomafia locale, Michele Navarra, medico condotto del paese, ne prendono il posto e cominciano la scalata alla città. I primi sequestri di persona, la prima guerra di mafia, i processi finiti con le assoluzioni a Bari e a Catanzaro segnano gli anni dello sbarco a Palermo dei “peri incritati”: letteralmente significa “piedi sporchi di fango” ed è il modo offensivo con cui venivano chiamati i rozzi corleonesi che venivano dalla campagna dalla borghesia mafiosa del capoluogo. Quella classe dirigente di Cosa nostra che manteneva ordine ed equilibrio, che frequentava i salotti buoni della città, che era diventata miliardaria con il traffico di stupefacenti e che Riina qualche anno dopo sterminerà in una mattanza da numeri di guerra civile: mille morti ammazzati, quasi tutti da una parte, quella di Stefano Bontade e degli Inzerillo. Più che una guerra civile, quindi, una pulizia etnica: una mattanza, appunto.
L’escalation del capo dei capi – Ecco, è forse da quel momento che ‘u curtu comincia a far parlare di sé. E soprattutto comincia a sollecitare qualche interrogativo: fa tutto da solo? Le dritte, le soffiate, quel complesso gioco di alleanze e tradimenti che lo proietta al vertice di Cosa nostra è tutto opera sua? E perché dopo aver preso il potere comincia ad eliminare ad uno a uno tutti o quasi i componenti di quelgruppo di fuoco che gli ha liberato a colpi di kalashnikov la strada verso la scalata al potere? Mafiosi di rango, in certi casi titolari di maturità classiche ottenute con il massimo dei voti – è il caso di Pino Grecodetto Scarpuzzedda – sono diventati all’improvviso killer addestratissimi e infallibili, capaci di neutralizzare chiunque usando agevolmente armi automatiche da guerra come neanche i miliziani in Libano. Sono gli anni dell’autobomba che uccide il giudice Rocco Chinnici sotto casa, degli omicidi quotidiani, dei giornali che titolano: Palermo come Beirut. Poi, a guerra di mafia finita, molti di quei sicari infallibili verranno eliminati per motivi oscuri ma sempre per ordine del capo. Che è già diventato il capo dei capi, ricco sfondato dopo aver ereditato i contatti dai mafiosi palermitani perdenti. “A noialtri Berlusconi ci dava 250 milioni ogni sei mesi”, dirà intercettato in carcere nel 2013 mentre parla con Alberto Lorusso, la sua “dama di compagnia”. Dove sono finiti quei soldi? E tutti gli altri, accumulati in quasi mezzo secolo di traffici? Sono stati tutti confiscati? Di sicuro non sono negli ultimi conti sequestrati ai Riina: di recente gli investigatori li hanno trovato vuoti, mentre Ninetta Bagarella – la moglie del boss – dimostrava fino a poco tempo fa di avere a disposizione ampia liquidità.
La firma della Falange – I veri misteri che il capo dei capi si è portato nella tomba però sono altri. E appartengono quasi tutti a quegli anni che segnano un cambiamento epocale: la caduta dell’Unione Sovietica, quella del Muro di Berlino, la nuove strategie del Paesi Nato. Parallela cambia anche la storia di Cosa nostra: le sentenze del Maxi processo stanno per diventare definitive. Vuol dire che per la prima volta i boss vedranno comparire le parole “fine pena mai” nei loro fascicoli giudiziari. Tutti, compreso Riina che al Maxi ha avuto il suo primo ergastolo. Ed è lì che ‘u curtu lancia la sua offensiva. “Ora bisognapulirsi i piedi”, dirà ai suoi riuniti in un casolare nei pressi di Enna nell’inverno del 1991. Tradotto vuol dire che bisogna eliminare i politici che non hanno mantenuto i patti: da Salvo Lima in poi. Sono le stesse riunioni in cui Riina – come racconta il pentito catanese Filippo Malvagna – ordina a Cosa nostra di rivendicare gli omicidi utilizzando una sigla fino a quel momento poco nota: Falange Armata. È una firma che rievoca un qualche gruppo terroristico molto in voga fino agli anni ’80. In realtà non esiste: aveva fatto il suo esordio qualche mese prima rivendicando l’omicidio dell’educatore carcerario Umberto Mormile, che in realtà era stato ordinato dal boss della ‘ndrangheta Domenica Papalia. Poi la Falange Armata mette la firma su un paio di assalti della banda della Uno Bianca. Quindi, dopo l’ordine di Riina, compare in Sicilia. Ma al padrino di Corleone, chi suggerisce l’utilizzo di utilizzare quella sigla che oggi gli investigatori ipotizzano essere stata creata da ambienti dei servizi? Perché Riina ordina i suoi di firmare gli omicidi con quel nome, già utilizzato dalla ‘ndrangheta e in seguito in una miriade di occasioni mai chiarite? Il boss corleonese ha suggeritori comuni ai calabresi? E se sì quali? È un fatto che l’ultima traccia della Falange Armata sia arrivata dopo vent’anni di silenzio: “Riina chiudi la bocca”, c’è scritto in una lettera inviata nel dicembre del 2013 al carcere milanese di Opera, dove il padrino trascorre le sue ore d’aria chiacchierando con Lorusso. Quei colloqui sono intercettati dalla Dia di Palermo ma ancora nessuno lo sa.
Falcone e Borsellino: l’attacco allo Stato – Nessuno, poi, conosce il motivo che spinse Cosa nostra ad assassinare Giovanni Falcone in quel modo rocambolesco il 23 maggio del 1992. Già dal febbraio di quell’anno – lo raccontano diversi pentiti – un gruppo di killer mafiosi era stato spedito a Roma per ucciderlo. Un’operazione semplice, che si poteva compiere con un colpo di pistola in strada e che salta una prima volta solo per un banale scambio di nome del ristorante in cui Falcone era solito andare a mangiare. Non ci sarà una seconda occasione: il commando di sicari verrà richiamato a Palermo da Riina, l’omicidio del magistrato palermitano si terrà in Sicilia e avrà tutte le caratteristiche di un’esecuzione dimostrativa. È la prima strage, la più grossa. E infatti i mafiosi la definiranno con un neologismo: l’Attentatuni. “La genesi di tutto è quando si decise di non uccidere più Falcone a Roma con quelle modalità e si torna in Sicilia: lì cambia tutto e poi non c’è solo mafia”, racconta Gaspare Spatuzza, il pentito che è il teste fondamentale del secondo processo sulla strage di Capaci ed ha ricostruito la fase esecutiva di quella di via d’Amelio. Già, via d’Amelio, l’eccidio più misterioso del dopoguerra, che a un quarto di secolo di distanza contiene più punti oscuri di quanti siano gli elementi noti. Il primo è forse il fondamentale: perché Cosa nostra decide di uccidere Paolo Borsellino solo 56 giorni dopo l’Attentatuni di Capaci? Riina era davvero in pieno delirio d’onnipotenza da non capire che quel botto avrebbe sollecitato una reazione dello Stato? E perché viene assassinato Borsellino? Perché con tutta quella fretta? Si era davvero messo in mezzo alla Trattativa? O stava seguendo altre indagini?
Il fattore B – “Forse Riina doveva mantenere impegni, come se qualcuno fuori da Cosa nostra glielo avesse chiesto”, ha raccontato Salvatore Cancemi, il pentito che per primo ha parlato di legami tra il capo dei capi e Silvio Berlusconi.“Riina – ha spiegato – diceva che si stava giocando i denti per il bene di Cosa nostra e che aveva Berlusconi e Dell’Utri nelle mani: con loro possiamo dormire sonni tranquilli”. Dopo l’omicidio di Falcone e in piena Tangentopoli è chiaro come il sistema politico italiano stia crollando. Il cratere di Capaci non spazza via soltanto il magistrato palermitano e la moglie, ma anche – probabilmente – un pezzo bello grosso di Prima Repubblica. Riina lo intuisce, capisce che in uno Stato debole la sua escalation di violenza può indirizzare in qualche modo il corso delle cose. Può portare Cosa nostra a stringere nuovi patti e diventare più forte. Solo che tra il maggio e il luglio del 1992 non si vede all’orizzonte ancora nessun elemento nuovo sul palcoscenico politico: Forza Italia nascerà solo l’anno dopo, anche se già nella primavera del 1992 Marcello Dell’Utri inizia a lavorare al nuovo partito. Eppure secondo Cancemi, Riina è già entusiasta sia di Dell’Utri che di Berlusconi. “Con loro possiamo dormire sogni tranquilli”, avrebbe detto. Anni dopo cambierà idea. “Noi su Berlusconi abbiamo un diritto: quando siamo fuori lo ammazziamo. Non l’ammazziamo, però. Perché noi stessi non abbiamo il coraggio di prenderci il diritto”, dirà lo stesso boss corleonese in un altro dei colloqui intercettati con Lorusso nel 2013. A che tipo di diritto si riferisce?
Il covo e l’archivio – Riina non è intercettato, ma parla volontariamente con l’agente di polizia penitenziaria che l’accompagna, invece, quando rievoca il suo arresto. “A me mi hanno fatto arrestare Bernardo Provenzano e Ciancimino e non come dicono i carabinieri”, dirà il 21 maggio del 2013 durante una pausa del processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Una frase che confermerebbe la tesi dell’accusa: l’arresto del capo dei capi è uno degli oggetti nel dialogo tra le Istituzioni e i nuovi interlocutori mafiosi, guidati – appunto – da Provenzano. Diverso il parere di Mario Mori, l’ex generale del Ros (imputato al processo Trattativa) che insieme al capitano Ultimo mise le manette Riina il 15 gennaio del 1993: quell’arresto fu possibile solo grazie alle indicazioni del pentito Balduccio Di Maggio. Di sicuro c’è soltanto che dopo l’arresto del capo dei capi, il suo covo venne lasciato incustodito dai militari: per quella vicenda Mori e Ultimo vennero assolti. Quella mancata perquisizione non era reato. Due settimane dopo, però, quando gli investigatori entrano nella villetta dove abitava la famiglia Riina, dentro non c’è più nulla: qualcuno si è persino preso la briga di ritinteggiare le pareti. Più di una fonte, invece, ha sostenuto negli anni che dentro a quell’abitazione Riina custodisse il suo archivio: il covo viene ripulito proprio per fare sparire quei documenti. E per questo motivo non viene perquisito subito? O quel ritardo nell’entrare in via Bernini fu solo un errore di valutazione da parte dei carabinieri e dei magistrati?
Irredimibile fino alla fine – A metterle in fila, insomma, le domande che il boss sanguinario ha lasciato inevase sono parecchie. D’altra parte persino nella sua ultima istantanea Riina è immortalato come il più irriducibile de boss stragisti. “Io non mi pento, possono farmi fare tremila anni”, diceva il padrino alla moglie durante un colloquio in carcere del febbraio scorso, mentre il suo avvocato tentava di dimostrare al mondo come il suo cliente fosse ormai solo un vecchio in fin di vita. Sono i mesi in cui la Cassazioneemette una delle sentenze più discusse degli ultimi tempi: quella che riconosce il diritto a una morte dignitosa anche al più efferato degli stragisti. Che, però, non riuscirà mai a ottenere gli arresti domiciliari per motivi di salute, istanza respinta dal tribunale di sicurezza di Bologna proprio alla luce di quella rivendicazione intercettata con la moglie. Sono gli ultimi scampoli della vita pubblica del capo dei capi, cominciata il primo marzo del 1993.
Domande senza risposta – Quel giorno ‘u curtu compare nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per essere giudicato al processo sui cosiddetti delitti politici: quelli di Michele ReinaPiersanti MattarellaPio La TorreRosario Di Salvo. È stato arrestato soltanto quaranta giorni prima, e l’Italia è curiosa di sentire che voce ha l’assassino di Falcone e Borsellino. Quello che va in scena è un vero e proprio show: la mafia esiste, c’è, ed ha la faccia di quel piccolo signore di mezza età, remissivo nella forma, come appare nella foto scattata subito dopo l’arresto. Ma minaccioso persino quando respira, nonostante sia ammanettato e circondato da carabinieri. Gli chiedono: Lei ha mai sentito parlare dell’associazione criminale denominata Cosa nostra? “No, mai. Io sono agricoltore”. E Bernardo Provenzano, lo conosce? “È un mio compaesano ma non lo conosco, non l’ho mai incontrato”. E Pino Marchese, suo ex fedelissimo che in quell’occasione è in aula per confrontarsi con lui? “Mai visto”. E il matrimonio di Leoluca Bagarella, suo fidato cognato? “Non c’ero, mai andato”. Ma come ha fatto a rimanere latitante per tutto questo tempo? “A me non mi cercava nessuno”. Uno spettacolo utilissimo a psichiatri e criminologi che raggiunge il suo apice quando ‘u curtu litiga con il pentito Gaspare Mutolo al culmine di uno dei confronti più famosi della storia della piovra, dopo quello tra Tommaso Buscetta e Pippo Calò ai tempi del Maxi. Con Mutolo, che era stato il suo “ragazzo spazzola” nel carcere Ucciardone, Riina è adirato. Gli offende la madre, gli dà del pazzo, alla fine gli dice: “Tu fai la fine di Matteo Lo Vecchio”. E chi è Matteo Lo Vecchio? È un personaggio di un vecchio romanzo della tradizione siciliana – I Beati Paoli di Luigi Natoli – che essendo “sbirro” finisce con l’essere ammazzato. I giudici lo bloccano subito: Lei sta minacciando il testimone augurandogli la morte. “Ma quando mai”, risponde tranquillo Riina. “Non ho mai detto niente del genere”. “Guardi – gli fa notare il giudice a latere – che quel libro lo conosciamo anche noi. Sappiamo che alla fine Lo Vecchio muore ammazzato. “Signor giudice, io quel libro non l’ho letto tutto: l’ho letto a pezzi”, risponde ‘u curtu pronto. Ineffabile, irredimibile e con un senso d’impunità che si porterà dietro anche nei 24 anni successivi trascorsi al 41 bis. Consapevole di essersi portato nella tomba i misteri più torbidi del Paese. Chissà se riposeranno in pace.

M5S BOOM: E ARRIVATA QUESTA STUPENDA NOTIZIA E' UN GIORNO IMPORTANTE GUARDATE E DIFFONDETE TUTTI!

Oggi finalmente , dopo mesi è stata approvata alla camera la legge sul Whistleblowing, una legge anticorruzione che permetterà ai testimoni di gravi illeciti. di segnalare i casi  a cui assistono sul posto di lavoro pubblico o privato, protetti dal rischio di subire ritorsioni o addirittura perdere il posto di lavoro.La nostra deputata Francesca Businarolo è stata la firmataria di questa legge , dal 2013 , appena entrati al Parlamento si sta battendo per questa proposta ,oggi finalmente diventa legge , con 357 voti a favore su 403 votanti, i 46 contrari sono stati i deputati di Forza Italia , chissà come mai gli onorevoli di Forza Italia hanno votato contro questa legge anticorruzione.Andrea Franzoso , il Whistleblowing che ha denunciato le “spese pazze” in Ferrovie Nord , si dice contento, fino a qualche mese fa non era scontato. Nel frattempo si è ampliato il raggio delle forze politiche a sostegno di questa legge, insieme al Movimento 5 Stelle, Sinistra e Partito Democratico si sono aggiunti Fratelli d’ Italia e Lega Nord.Continua Franzoso.” il testo è migliorabile, il lavoratore privato sarà meno tutelato del lavoratore pubblico, ma è certamente un inizio”.Nelle settimane scorse due associazioni che da anni si battono per la trasparenze e contro la corruzione, ” Riparte il Futuro” e “Transparency International” sono salite a Montecitorio per consegnare alla presidente della Camera, Laura Boldrini, 66 mila firme di cittadini, per chiedere l’ approvazione della legge sul Whistleblowing . Siamo contenti che sia passata questa legge a tutela di tante, forse troppe persone sole e abbandonate dalle istituzioni che invece ora si sentiranno più sicure a denunciare.


mercoledì 15 novembre 2017

++ GRILLO UMILIA IL GIORNALISTA PROVOCATORE IN PUBBLICO++


++ GRILLO UMILIA IL GIORNALISTA PROVOCATORE IN PUBBLICO++
"Quando saremo al governo vi toglieremo i finanziamenti pubblici e non potrete più mentire ai cittadini!"
Basta stampa asservita ai partiti!! 
Condividiamo ovunque questo video dove Beppe Grillo SI SCAGLIA CONTRO LA MONETA UNICA E I TRATTATI EUROPEI, FISCAL COMPACT E PAREGGI DI BILANCIO CHE STANNO UCCIDENDO L'ECONOMIA ITALIANA!!
L'italia DEVE TORNARE A ESSERE UN PAESE SOVRANO
VOI CI SIETE? LOTTATE COL MoVimento 5 Stelle
MASSIMA DIFFUSIONE PER FAVORE!