venerdì 30 settembre 2016

ULTIM'ORA: È UFFICIALE, VIRGINIA HA SCELTO GLI ASSESSORI! GUARDATE E DIFFONDETE!

Il capo staff della sindaca M5s e l'imprenditore veneto nominati nei due assessorati mancanti della giunta. Adnkronos parla di malumori nel Movimento a seguito della scelta di Mazzillo: ha militanto tra i dem di Ostia, nel 2006 era candidato nella lista civica di Veltroni e alle primarie per la segreteria regionale a sostegno di ZingarettiL’annuncio ufficiale del Campidoglio è arrivato poco dopo le indiscrezioni diffuse dalle agenzie. La giunta Raggi ha scelto i suoi due nuovi assessori: sono Andrea Mazzillo, già capo dello staff di Virginia Raggi e organizzatore della raccolta fondi per la sua campagna elettorale, nominato al Bilancio e l’imprenditore veneto Massimo Colomban, che va alle Partecipate. Dal Comune di Roma è stata ufficializzata finora solo la nomina del primo, ma Beppe Grillo sul suo blog ha già augurato a entrambi buon lavoro. L’annuncio del Campidoglio arriva dopo settimane tormentate per la giunta, passata attraverso le dimissioni di Marcello Minenna, lo “scarto” di Raffaele De Dominicis (poche ore dopo la nomina) e il rifiuto di Salvatore Tutino, e all’indomani del mandato rimesso delle mani della sindaca da parte del ragioniere generale del Comune Stefano Fermante.La sindaca di Roma Virginia Raggi ha scelto Andrea Mazzillo come nuovo assessore al Bilancio – si legge nella nota del Comune di Roma -. Abbiamo davanti delle sfide importanti e il contributo di Mazzillo sarà prezioso vista la sua esperienza in finanza locale”. Raggi, poi, ricorda come il neo assessore abbia dato “un contributo importante anche perché ha coordinato la stesura del programma per Roma del M5s elaborato con attivisti e cittadini. Mazzillo – continua – è alla guida di una squadra di tecnici e professionisti che abbiamo costruito nel corso di queste settimane. Ho chiesto a Mazzillo di ricoprire l’incarico in giunta non solo per le sue competenze ed esperienze tecniche ma anche per affermare che il Movimento mette in campo i suoi più qualificanti militanti”.
A fronte della nomina, Mazzillo si è detto “a disposizione dell’amministrazione. Quanto prima – ha proseguito – presenterò un programma per il prossimo trimestre, condiviso con consiglieri comunali, Municipi e commissione capitolina competente”. Il neo assessore ha inoltre precisato che “sono settimane che lavoriamo insieme anche con gli uffici della Ragioneria” e ha anticipato che “si sta già provvedendo all’assestamento tecnico di bilancio, rintracciando tutte le necessarie economie. Parallelamente comincerà subito il lavoro che porterà alla redazione del prossimo bilancio di previsione”.Chi sono i due nuovi assessori – Mazzillo è dottore commercialista, dipendente in aspettativa di Equitalia e attualmente capo staff del sindaco di Roma. Collabora con l’Università di Tor Vergata dove è Dottore di Ricerca in Economia e Gestione delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche. Nello stesso Ateneo è docente al Master Mimap di II livello, collaboratore scientifico area Government and Civil Society del dipartimento Management e Diritto della facoltà di Economia ed è stato coordinatore operativo del laboratorio sulla Finanza locale istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Oltre ad aver svolto consulenze e docenze per amministrazioni locali e territoriali è stato chiamato come esperto di valutazioni economiche all’interno della commissione capitolina Spending Review presieduta da Daniele Frongia nella scorsa consiliatura – la cui attività, sottolinea il Campidoglio, “ha prodotto risultati importanti come l’individuazione di sprechi e mancate entrate per oltre 1,2 miliardi di euro annui”. Infine è stato coordinatore del tavolo cittadino sul Bilancio attivato dal gruppo consiliare M5s nel corso sempre della scorsa consiliatura e presieduto da Marcello De Vito.
Mazzillo, prima di approdare tra i fedelissimi della Raggi, ha avuto un trascorso politico nel centrosinistra. In particolare era legato ad Alessandro Onorato, ora nella Lista Marchini. Si candidò nella “Lista civica per Veltroni” nell’allora XIII Municipio (oggi diventato il X), ovvero Ostia, ma non fu eletto (Onorato invece fu eletto). Mazzillo però divenne coordinatore della Lista Roma per Veltroni nel XIII municipio. Poi si candidò anche alle primarie per la segreteria regionale del Pd a sostegno di Nicola Zingaretti. In una puntata di Piazzapulita di febbraio 2014 si presentava come “attivista 5 Stelle”.
Massimo Colomban è invece l’imprenditore veneto fondatore di Permasteelisa, il gruppo leader mondiale negli involucri delle più alte torri ed architetture monumentali edificate nel mondo dalla Sydney Opera House al Guggenheim Museo Bilbao. Molto vicino a Gianroberto Casaleggio, ha avuto un ruolo particolarmente attivo nella Confapri, un’associazione di piccole e medie imprese del Nord-Est che dalle politiche del 2013 ha spesso incontrato esponenti e parlamentari 5 Stelle.
Ferrara (capogruppo M5s) smentisce le tensioni per la nomina di Mazzillo – Secondo i rumors riportati dalle agenzie, la scelta del nuovo assessore al Bilancio spacca ulteriormente il Movimento 5 Stelle. Adnkronos scrive che la nomina avrebbe fatto infuriare il capogruppo M5s in Aula Giulio Cesare, Paolo Ferrara, che davanti ad altri consiglieri non ha risparmiato critiche durissime contro di lui, prima di allontanarsi dal Campidoglio senza rilasciare commenti ai cronisti. Ma la ricostruzione viene smentita da Ferrara stesso in un post pubblicato su Facebook: “Niente di più falso”, scrive.forti malumori è il passato di Mazzillo nel centrosinistra. Ma anche l’accusa, mossa da molti parlamentari romani compresi i membri dell’ormai ex mini-direttorio, di esser stato, assieme a Salvatore Romeo, l’’assessore al Bilancio ombra’ di Marcello Minenna, “spinto a rassegnare le dimissioni da una situazione insostenibile”, lamenta un altro parlamentare di spicco. Mazzillo, d’altronde, era finito nel mirino degli ‘anti-Raggi’ già per lo stipendio percepito per il suo ruolo nello staff della sindaca.
Zaia a Colomban: “Passa da ‘giudicante’ a ‘giudicato'” – “Faccio i miei più sinceri auguri a Massimo Colomban, che è anche un mio amico – dice il governatore veneto Luca Zaia all’Ansa -. Spero che il suo lavoro porti ottimi frutti, anche perché ogni euro risparmiato sugli sprechi di Roma si può tradurre in qualche euro di tasse in meno pagate dai veneti”. Colomban, ha proseguito, “cambia radicalmente vita; passa da imprenditore che giudica chi amministra ad amministratore che sarà giudicato dagli altri, come dire che passa dalla tribuna da dove è spesso facile criticare chi gioca in campo, al campo in prima persona. Una scelta che hanno fatto molti altri imprenditori rendendosi conto, spero, che quasi sempre una cosa è dare la ricetta agli altri e un’altra curare davvero”. “E’ un po’ quello che è successo ai grillini – aggiunge – fino a che erano solo dalla parte dei giudicanti hanno fatto la morale a tutti, adesso che governano la capitale, la morale se la sentono fare dagli altri. Governare è difficile per tutti e non lo si fa certo con dichiarazioni e banalità, ma con un duro lavoro quotidiano”.

giovedì 29 settembre 2016

È FINITO: ADESSO RENZI DEVE DARE DELLE SPIEGAZIONI! GUARDATE E DIFFONDETE QUELLO CHE I TG NON DIRANNO MAI!

La spending review, finora, è stata un "parziale insuccesso" che ha solo raggiunto l'effetto "di ridurre i servizi ai cittadini". È il monito del presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri, all'inaugurazione dell'anno giudiziario 2016. "Il contributo al contenimento della spesa - ha detto Squitieri - non è più solo riconducibile a effettivi interventi di razionalizzazione e di efficientamento di strutture e servizi, quanto piuttosto a operazioni assai meno mirate di contrazione, se non di soppressione, di prestazioni rese alla collettività".
TROPPI TAGLI - "Dai tagli operati - ha sottolineato il presidente - è derivato un progressivo offuscamento delle caratteristiche dei servizi che il cittadino può e deve aspettarsi dall'intervento pubblico cui è chiamato a contribuire". La Corte dei conti, ha sottolineato il presidente, "è dell'avviso che il parziale insuccesso, o comunque le difficoltà incontrate dagli interventi di 'revisione della spesa', siano anche imputabili a una non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che catatterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di taglio".
REGIONI IN GINOCCHIO - "Per le regioni - ha aggiunto Squitieri - al netto di quanto destinato alla spesa sanitaria, si evidenzia come il progressivo taglio delle risorse disponibili si sia tradotto in una modifica del rilievo delle funzioni svolte, con caratteristiche diverse tra regioni, e come ciò stia progressivamente portando a delineare particolari modelli territoriali e diversità di accesso dei cittadini ai servizi".
TAGLI "LIMITATI" - Quanto ai margini di risparmio dalla spending review nei prossimi anni, questi potrebbero essere "limitati", anche in considerazione "dei risultati importanti già conseguiti dopo l'avvio della crisi economica internazionale. Ciò va ribadito - ha aggiunto Squitieri - in un quadro prospettico di finanza pubblica che impone ancora di trovare spazi per correzioni non marginali della spesa, anche allo scopo di consentire di affrontare la questione complessa del carico fiscale".
FUORI DALLA RECESSIONE - L'economia italiana è sì uscita dalla lunga recessione, ma sul futuro c'è ancora incertezza: "Pur nella rassicurante acquisizione di un'economia italiana ormai uscita dalla recessione connessa alla crisi del debito sovrano - ha sottolineato Squitieri - le vicende più recenti confermano il permanere di un quadro ad alto contenuto di incertezza, soprattutto avendo riguardo allo scenario internazionale. In una fase così delicata per il nostro paese - ha aggiunto il presidente della magistratura contabile - è fondamentale fornire impulso alla crescita economica e all'occupazione, pur nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica".
Fonte: Libero.it

VERGOGNA: L'EUROPA AFFOSSA I LIMONI ITALIANI! L'UNICO A DIFENDERLI È IGNAZIO CORRAO! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTO VIDEO OVUNQUE!



L’Europa affossa i limoni Italiani – L’unico a difenderli è l’Europarlamentare M5s Ignazio Corrao




di Ignazio Corrao, Movimento 5 Stelle

“Dopo le arance marocchine e l’olio tunisino adesso vogliono rubarci anche i limoni. In Sicilia mancano all’appello 5.000 ettari di piante di limone che producevano ossigeno, reddito, ricchezza e posti di lavoro. Il Parlamento europeo è responsabile di questo ‘scippo’ perché ha votato accordi di libero scambio – come il Trattato Ue-Marocco – senza assicurare i requisiti di tracciabilità e di etichettatura del prodotto. Così facendo è stato colpito un intero settore produttivo, quello della agricoltura siciliana e di tutto il Sud Italia.L’agricoltura italiana, ancora una volta, viene usata come merce di scambio per la politica internazionale. I limoni venduti nei supermercati arrivano molto spesso dall’altra parte del mondo. Questa politica suicida sta affossando il Made in Italy e porta con sé conseguenze economico-sociali enormi. I limoni siciliani sono in via d’estinzione – come denuncia Coldiretti Sicilia – perché agli agricoltori italiani non conviene più raccogliere i limoni dagli alberi. Negli ultimi quindici anni si è persa metà della produzione nazionale di limoni. Fra due mesi, quando inizierà la stagione della raccolta degli agrumi, ci troveremo in piena emergenza: il Commissario europeo Hogan e il Ministro dell’Agricoltura Martina non possono ignorare l’allarme del settore.

Il Movimento 5 Stelle propone subito la modifica della direttiva sulla tracciabilità e l’attivazione di clausole di salvaguardia per salvare l’agricoltura italiana. Dobbiamo fare in fretta!”

mercoledì 28 settembre 2016

RISSA SENZA FINE IN DIRETTA: TELESE E FIANO LITIGANO SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE! GUARDATE COSA È SUCCESSO E DIFFONDETE!

 
Lite acerrima e torrenziale tra il deputato Pd Emanuele Fiano e il giornalista Luca Telese, durante Omnibus (La7). Il casus belli è la riforma costituzionale, sulla quale il parlamentare dem rivendica: “I due terzi del gruppo che sosterrà il governo saranno eletti con le preferenze“. “E’ una balla” – ribatte Telese – “Il 70% del Parlamento sarà di nominati. Io sto parlando di Parlamento, tu di coalizione che sostiene il governo, è diverso“. La polemica prosegue per svariati minuti con un frenetico botta e risposta sui numeri. La conduttrice, Alessandra Sardoni, in evidente difficoltà, cerca invano di sedare la lite, ma si ritrova in una situazione quasi kafkiana con il sottofondo della sigla di coda e il ping pong irrefrenabile dei due ospiti contendenti. Il tutto “sorvegliato” da una fotografia dell’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che campeggia nello studio della trasmissione
Guarda il video qui: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/09/28/italicum-rissa-senza-fine-tra-telese-e-fiano-pd-la-conduttrice-non-riesce-a-fermarli/563403/

ULTIM'ORA BOMBA: TERREMOTO POLITICO NEL PD! IL PARTITO PASSA ALL' OPPOSIZIONE! GUARDATE E DIFFONDETE!

Monreale, 28 settembre – “Il partito democratico siciliano e la segreteria provinciale di Palermo prendono atto che il sindaco di Monreale ha scelto di interrompere il rapporto politico e di collaborazione con il PD.” Ad affermarlo sono Antonio Rubino, responsabile regionale organizzazione e Carmelo Miceli, segretario provinciale del Partito Democratico.
“Avevamo formulato al Sindaco – affermano i due rappresentati del PD – una proposta di buon senso fuori dalle dinamiche correntizie, senza che apparissero vincitori o sconfitti, ma nell’esclusivo interesse della città”.
“La nuova giunta – continua la nota – non ci vede rappresentati. Probabilmente il Primo cittadino ha scelto una corrente del PD e non il PD”. Da questo momento in poi quindi si ferma il percorso congiunto tra il Partito Democratico e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Capizzi.Il sindaco – concludono Miceli e Rubino – si assuma per intero la responsabilità di quanto successo e ne risponda di fronte agli elettori ai quali, due anni fa, ha presentato un patto politico elettorale centrato sulla collaborazione con il PD. Da oggi i nostri consiglieri comunali sono all’opposizione e chi intenderà sostenere ancora l’amministrazione si porrà di fatto fuori del partito”.

martedì 27 settembre 2016

ULTIM'ORA: LA BOSCHI SPENDE I NOSTRI SOLDI PER PUBBLICIZZARE IL SI! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTO SCHIFO!

Boschi spende 300mila euro per il "sì" del Sud America
Il ministro fa campagna per il referendum a carico dei contribuenti. Tour per convincere gli italiani all'estero
Trecentomila euro per un sì. È il costo delle oltre trenta ore di volo di Stato (vedi grafico sopra) necessarie per trasportare il ministro delle Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, nelle cinque tappe del suo tour sudamericano finalizzato all'incontro con le comunità italiane. Il viaggio è iniziato lunedì a Buenos Aires in Argentina, è proseguito ieri a Montevideo in Uruguay, mentre tra oggi e domani vi saranno tre appuntamenti brasiliani a Porto Alegre, Brasilia e San Paolo.
La delegazione guidata dal ministro vede tra le sue «punte di diamante» due deputati piddini, l'italo-brasileiro Fabio Porta e il calabrese di provata fede renziana Ferdinando Aiello. Nel corso della missione argentina il ministro ha incontrato il capo del governo argentino Marcos Peña alla Casa Rosada e il presidente provvisorio del Senato Federico Pineda, ma il clou delle giornate bonaerensi è stato l'incontro con la comunità italiana al Teatro Coliseo, un appuntamento reclamizzato dai consolati e dai patronati locali del sindacato (rappresentanze che assistono gli italiani all'estero soprattutto per le pratiche pensionistiche).
Dinanzi a circa mille persone Boschi ha potuto magnificare gli esiti di una vittoria del Sì al referendum costituzionale, rispiegandoli poi in varie interviste sui principali quotidiani sudamericani come Clarín e O Globo. «Abbiamo bisogno di un sistema più stabile per il nostro Paese e noi vogliamo costruire assieme il futuro», ha detto il ministro. L'obiettivo della missione, dunque, è quello di avvicinare il più possibile al tema gli italiani in Sud America. In Argentina, dove i nostri connazionali sono molto presenti, si punta a contattare almeno 200mila elettori. Lo stesso si farà in Brasile tramite l'onorevole Porta che è presidente del Comitato permanente italiani nel mondo e che ha curato da vicino la costituzione dei Comitati per il Sì nella sua circoscrizione estera di elezione. A presiedere quella di San Paolo, metropoli brasiliana con il maggior numero di italiani assieme a Salvador de Bahia, c'è l'ex senatore piddino Edoardo Pollastri.
Le ragioni della politica estera del governo e quelle del partito di maggioranza diventano così indistinguibili. Se, poi, la campagna referendaria può contare anche sulle prerogative istituzionali come disporre dell'aereo di Stato (il cui costo per ogni ora di volo è di circa 10mila euro) per fare propaganda, la strada per il No si fa un po' più difficile. Insomma, se l'opposizione alla riforma in Italia è maggioranza, stando ai sondaggi, non è detto che all'estero il copione si replichi. E poiché i potenziali elettori sono 4 milioni, il risultato finale potrebbe essere diverso. Ecco spiegato l'attivismo piddino sul fronte italiani all'estero che voteranno per corrispondenza tre settimane prima della consultazione referendaria. «Facciano pure Renzi e la Boschi, ma lo facciano almeno a spese loro o del loro partito, ma non lo facciano con i soldi dei contribuenti costretti a pagare la trasferta intercontinentale alla Boschi e al suo staff ministeriale solo per mere ragioni di campagna elettorale del Pd», ha commentato duramente il vice presidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, che pensa anche alle indennità di trasferta del personale ministeriale.
Il ministro per le Riforme non è sola. Il capo dei Comitati per il Sì, il senatore scout Roberto Cociancich, domenica sarà a Philadelphia e poi proseguirà a New York, Toronto e Vancouver. Per le tasche degli italiani non ci saranno maggiori spese: lo status di senatore consente di affrontare serenamente queste trasferte ed, essendo in missione per conto del Pd, non perderà nemmeno la diaria.
Fonte: IlGiornale.it

ULTIM'ORA: ARCHIVIATA L'INCHIESTA SU VIRGINIA RAGGI! GUARDATE COSA STA SUCCEDENDO E DIFFONDETE!

Il tempo è galantuomo. Prima del ballottaggio mi avevano lanciato l’ultima goccia di fango. Erano arrivati ad attaccarmi sul mio lavoro perché altri argomenti non ne avevano. Oggi la Procura di Roma ha archiviato l’inchiesta relativa alla mia consulenza svolta presso la Asl di Civitavecchia.
Chi racconta menzogne prima o poi non viene più creduto. E questo i romani lo hanno capito già quando sono andati a votare. Noi abbiamo voltato pagina e stiamo scrivendo un nuovo capitolo dove verità e trasparenza saranno sempre al primo posto.

NOTIZIA BOMBA Mentana, il sondaggio-mazzata per Renzi e Pd

Se l'effetto referendum è quello dei sondaggi, per Matteo Renzi si mette malissimo. Secondo la rilevazione di Emg Acqua per il TgLa7 di Enrico Mentana, il Pd è crollato al 31,2%, -1,2 punti percentuali. Un disastro in una settimana. Salgono invece i due partiti che più di ogni altro si stanno battendo per il "No" il 4 dicembre: il Movimento 5 Stelle, dopo il caos romano, torna a guadagnare lo 0,5 e ora è al 29,5%, e anche la Lega Nord sale di mezzo punto, al 12,1 per cento. Stabili Forza Italia (11,%) e Fratelli d'Italia (4,3%), sale leggermente Sinistra Italia (3,9%, +0,1), così come Ncd (3,3%, +0,2).

Sprofondo Sì - Nello specifico, anche il sondaggio sul referendum è una mazzata per le ambizioni del premier. Il fronte del "Sì" perde quota e ora è al 29,6% (-0,5), contro il "No" che sale al 35,5% (+1,4). Calano gli indecisi (34,9%, -0.9) ma l'astensione, molto alta, è al 44,1 per cento.
Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11977459/referendum-sondaggio-enrico-mentana-tgla7-pd-renzi-crollo-volano-m5s-lega-nord-.html

lunedì 26 settembre 2016

BOMBA PIERO PELÙ: SE VINCE IL NO CI LEVIAMO DALLE PALLE LUI E I SUOI SCAGNOZZI! CONDIVIDETE SE LA PENSATE COME LUI!

Piero Pelù attacca Matteo Renzi.
Ecco cosa scrive sul suo profilo Facebook:
SE VINCE IL SÌ il gelliano renzi giura che ci riporta al 6' posto tra le potenze mondiali: con le mafie, i corrotti, la sanità e la scuola pubblica a pezzi, con la libertà di informazione decapitata, con la delocalizzazione industriale alla michionne, con la svendita del patrimonio pubblico, con le privatizzazioni ad personam, con gli 80€ poi ripresi, con le auto blu, con i super manager , con la casta ,con i miliardi regalati a MPS e a Banca Etruria, con i massoni deviati, con i dati ISTAT...e con quello che ora aggiungerete voi.
SE VINCE IL NO AL REFERENDUM invece ci leviamo dalle palle lui e i suoi scagnozzi.
#StatoLibero
#GrandeNazione
#Eutòpia

BEPPE GRILLO: NOI LA VOGLIAMO LEGALIZZARE! CONDIVIDI SE LA PENSI COME LUI!





Dal palco di "Italia 5 Stelle " a Palermo,

Beppe Grillo apre il suo discorso con questa battuta...

ULTIM'ORA Referendum, c'è la data: si vota il 4 dicembre. Sondaggi: No al 55%

Ufficiale: il referendum costituzionale si voterà domenica 4 dicembre. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, dopo mesi di rinvii e tentennamenti. Intanto, tra una polemica sul titolo che ci ritroveremo sulla scheda e gli scenari post-voto, continua il balletto dei sondaggi. E il fronte del No gongola.

È stato il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta a pubblicare sui social l'ultima rilevazione di Renato Mannheimer. "Conferma una tendenza chiara - spiega l'ex ministro -: al referendum costituzionale del prossimo autunno a vincere sarà il No. Rispetto all'ultimo sondaggio Eumetra Monterosa per Il Giornale (effettuato lo scorso 19 settembre) viene confermata una tendenza ormai irreversibile: i No sono sempre più in vantaggio (+2% in una sola settimana) rispetto ai Sì".
"Il No è dunque arrivato al 55%, il Sì sprofonda al 45%: non servono a nulla i trucchetti del premier mai eletto". Il voto sulla riforma costituzionale targata Renzi-Boschi, conclude Brunetta, non sarà "tecnico" ma "politico": "Ormai gli italiani hanno capito e non credono più al bluff di Matteo Renzi. I cittadini diranno un grande No al referendum, diranno No a questa
schiforma per mandare a casa questo sciagurato presidente del Consiglio e ripristinare la democrazia nel nostro Paese".
Fonte : http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11977091/referendum-costituzionale-data-voto-4-dicembre-sondaggio-mannheimer-no-55-per-cento-.html

sabato 24 settembre 2016

DI MAIO SENZA FRENI A ITALIA 5 STELLE GUARDATE E DIFFONDETE MAGNIFICO

venerdì 23 settembre 2016

ULTIM'ORA CLAMOROSA Un'alleanza con Grillo? La clamorosa mossa di Berlusconi: un'offerta irrinunciabile

Giudico interessante, comunque da approfondire, la proposta dei Cinque stelle sul proporzionale e le preferenze". Silvio Berlusconi, con un discreto colpo di teatro, tende la mano a Beppe Grillo nel dibattito sulla legge elettorale e sulle modifiche al testo. Lo fa davanti al Comitato di presidenza di Forza Italia, dove lascia intravedere una possibile convergenza con i grillini su una riforma alternativa all'Italicum.

Il Cav, indirettamente, risponde anche a Matteo Renzi, il quale continua a ripetere di essere pronto a modificare la legge a patto che ci sia una maggioranza in Parlamento. Una maggioranza che potrebbe plasmarsi, dunque, con Berlusconi, Grillo, la minoranza Pd e i centristi di Area Popolare, tutti favorevoli al ritorno del proporzionale, magari con un premio di maggioranza alla coalizione invece che alla lista.
Fonte :
http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11974711/silvio-berlusconi-beppe-grillo-italicum-buona-proposta-m5s.html

giovedì 22 settembre 2016

BROGLI ELETTORALI: Finalmente la Verità, Ecco come il PD Rubava i voti!

La Digos di Reggio Emilia, a seguito di intensa attività investigativa su presunte irregolarità che erano state segnalate durante lo spoglio dei seggi elettorali n. 7 e n.149 nel capoluogo, relativamente alle amministrative del 25 Maggio 2014, ha deferito alla Procura della Repubblica il signor D.P. di 58 anni, poiché è stato ritenuto l’autore materiale che, ricoprendo l’incarico di presidente della sezione elettorale n.7, ha fraudolentemente alterato, durante le fasi dello spoglio, 31 schede elettorali del seggio da lui presieduto, falsificando di proprio pugno i nomi delle preferenze in favore di due candidati della lista del Partito Democratico, poi eletti.
Tali irregolarità erano state segnalate,dai rappresentanti del M5S al termine delle operazioni di scrutinio dei due seggi incriminati. Il fatto era poi stato denunciato dagli stessi esponenti del M5S alla locale Procura della Repubblica.Le indagini, supportate anche da comparazioni grafologiche effettuate dal Servizio di Polizia Scientifica di Roma, hanno consentito di confermare le debite responsabilità a carico del 58enne, il quale è stato ritenuto l’unico responsabile dei fatti contestati. Ed è così che si chiude uno dei vergognosi casi di “brogli elettorali”. Restano molti altri casi ancora sotto esame dei quali se ne sta occupando la Procura della Repubblica

ROSITA CELENTANO: NON MI FIDO DI RENZI, SONO GRILLINA NEL MIDOLLO! GUARDATE COSA HA DETTO E DIFFONDETE SE SIETE D'ACCORDO CON LEI!

NON C’E’ DA FIDARSI
Rosita Celentano, attrice, conduttrice. «Io sono grillina nel midollo, io di Renzi non mi fido e non lo stimo e non sono contenta di questa riforma. Mi sento presa per il culo. Sono sempre andata a votare e andrò a votare anche questa volta e voterò No».
Fonte: IlFattoQuotidiano.it

NOTIZIA CLAMOROSA vietate le riprese dei deputati fannulloni


Camera dei deputati, in vigore il nuovo codice per i giornalisti: vietate le riprese dei deputati fannulloni
Nuovo regolamento - Dal 10 ottobre non sarà più possibile fotografare o filmare onorevoli che giocano o che dormono
Onorevoli impegnati in Aula a guardare partite e a giocare a carteOnorevoli impegnati in Aula a guardare partite e a giocare a carteOnorevoli impegnati in Aula a guardare partite e a giocare a carteOnorevoli impegnati in Aula a guardare partite e a giocare a carteOnorevoli impegnati in Aula a guardare partite e a giocare a carteOnorevoli impegnati in Aula a guardare partite e a giocare a carte
di Virginia Della Sala | 22 settembre 2016
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Comunicazione ufficiale dalla Camera dei deputati: ricorda ai giornalisti che a partire dal 10 ottobre, telecamere e operatori potranno entrare nella tribuna riservata alla stampa solo e soltanto se hanno firmato, e quindi accettato, il nuovo codice di autoregolamentazione.

Un testo di autodisciplina (figlio di un tentato bavaglio per legge, a cui erano scampati nel 2011) che è dei giornalisti, ma che è anche un miscuglio tra comune buon senso e bende sugli obiettivi: dai video, alle foto e fino alle registrazioni. Se è logico e giusto che si imponga di assistere “in silenzio” ai lavori dell’Assemblea standosene fermi nelle tribune riservate, appare già più strana invece la richiesta di astenersi da ogni segno di approvazione o disapprovazione: guai a fare sì con la testa o ad assecondare quanto è in discussione. In ogni caso, si raccomanda nel nuovo codice, è importante tenere “un contegno improntato al massimo rispetto dell’istituzione parlamentare”. Non venga in mente a qualche cine-operatore che è lì per lavorare di urlare durante un’interpellanza o la discussione di un emendamento.

Introdotto l’obbligo di “interrompere immediatamente le riprese a ogni sospensione di seduta”: nessuna foto a calca e assembramenti, né al fuggi fuggi verso le porte e la buvette. Niente pacche sulle spalle, abbracci, baci e saluti. Che tutto resti nel privato dell’aula. E se queste cose accadessero durante i lavori dell’aula? Peggio. È vietato diffondere “fotografie e riprese visive atte a rilevare comunicazioni telefoniche” (difficile visto che anche durante le sedute i parlamentari parlano al telefono continuamente, pur coprendosi la bocca con le mani un po’ per non farsi sentire, un po’ per non far scorgere il labiale). Ma, soprattutto, sarà vietato diffondere fotografie e riprese “non essenziali per l’esercizio del diritto di cronaca relativo all’attualità e allo svolgimento dei lavori in Aula”. E qui, il cine-operatore o il giornalista di turno potrebbe ritrovarsi ad essere un po’ confuso: stop a immagini ingrandite di pizzini e letterine, nessuna ripresa di schermi di tablet e smartphone, non si potrà più sapere se i deputati giocano a Candy crush o a campo minato in aula né quali siti visitino.

Addio alla pubblicazione di immagini di deputati che sonnecchiano o che riposano le tempie. Semplicemente perché, secondo una prima lettura del codice, potrebbe trattarsi di informazioni che non riguardano i lavori parlamentari. Anche se accadono durante i lavori parlamentari. “In caso di inosservanza delle disposizioni – si legge – il Collegio dei deputati Questori potrà disporre nei confronti di chi viola le regole il divieto temporaneo di accesso alle tribune”.

Inoltre, il regolamento prevede il divieto dell’utilizzo di tecniche di rielaborazione di riprese “che comportino un danno alla dignità dei deputati e membri del governo presenti in aula e al diritto alla riservatezza”. A pagare potrebbero essere blob, fotomontaggi e pure la satira visuale che usa foto e imma
gini. Nei Palazzi, non si può entrare.
Fonte: ilfattoquotidiano.it

TRAVAGLIO SMENTISCE E DERIDE RENZI IN DIRETTA A OTTO E MEZZO DA GUARDARE ASSOLUTAMENTE

BOMBA CELENTANO: STRAORDINARIA RAGGI,SCELTA ONESTA E CORAGGIOSA! GUARDATE E DIFFONDETE!

Virginia Raggi, per Adriano Celentano, è "la lupa dei romani", l'ultima speranza per salvare la capitale da corruzione, sporcizia e malaffare. Il molleggiato ha affidato le sue considerazione a un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano in cui ha espresso i suoi giudizi sulla Raggi e il NO alle Olimpiadi.
"Una scelta impopolare per tanti, sopratutto per i potenti , quella di Virginia Raggi. ma proprio per questo tremendamente onesta", ha detto il cantautore, definendo la Raggi "tutt'altro che inesperta" e "Straordinaria".

mercoledì 21 settembre 2016

ULTIM'ORA: CAOS PD! GUARDATE COSA STA SUCCEDENDO SULLA MOZIONE DELL'ITALICUM! DIFFONDIAMO OVUNQUE!

Mozioni Italicum, caos Pd. Assente la minoranza dem
Passa il testo con 293 sì e 157 no, anche Ncd rischia di mandare sotto il governo. Convergenza M5s e sinistra
Roberto Scafuri

Qui Senato, ore 9.30, toc toc. C'è la maggioranza? No, torna subito, è dal barbiere, è alla buvette. È mancata stanotte.
L'importante seduta sul ddl che riforma il processo penale slitta alle 9.55. Nuovo toc toc. Il morto non risponde. Alle 10.15, nessun respiro. 10.35, flebile segnale di vita dalle macerie: è (solo) indisposta, provate nel pomeriggio. 16.30? No, non è ancora pronta. 16.55? Un ultimo ritocchino. Alle 17.15, ecco la maggioranza riapparire più vaporosa e vacua che pria.
L'ha rianimata bocca a bocca il ministro guardasigilli Andrea Orlando. I centristi di Ap e Ala si chetano, il governo giura fedeltà al testo originario (promessa di fiducia, l'ennesima), ci si rivede in aula. Motivo del malore improvviso? Gli emendamenti presentati dallo stesso Pd (Casson, Lumia e Cucca) «hanno aperto una guerra all'interno della maggioranza», denuncia l'ex pd Mineo. «I centristi li tengono in ostaggio», spiega la capogruppo di Si, De Petris. «Autostruzionismo», ride Maurizio Gasparri. Casson è sottile: «I centristi stanno mandando segnali per l'Italicum, il ddl giustizia è una scusa».
Non resta che verificare. Qui Camera, ore 16,20, pant pant. La maggioranza è in affanno, il Pd in tilt. La mozione sull'Italicum che dovrebbe aprire il dialogo sulle modifiche alla legge elettorale è giudicata, nell'ordine: «Un ciaone al confronto» (Scotto, Si); «ridicola e farsesca» (Brunetta, Fi); «più dignitoso il nulla» (Quagliariello); «Imbarazzante» (D'Attorre, ex Pd); «debole» (Pegorer e Gotor, Pd). La ministra Maria Elena Boschi, sempre così disponibile a sentir ragioni, conferma il parere favorevole del governo «aperturista» solo a quella del Pd-Ncd, contrario a tutte le altre. Le votazioni lo confermeranno. Il Pd però s'è perso una quarantina di voti. Il capogruppo Rosato fa le pulci agli assenti: solo in 24 sono mancati «per scelta politica», gli altri «assenti giustificati». Tertium non datur (non essersi fatti vedere per non avere rogne). Il viceRenzi, Guerini, è british: «Non drammatizziamo». «Chiedere di più sarebbe stato rischioso», dice Orfini alla minoranza interna, che si sente presa per il sedere e intanto al Senato ha già presentato un ddl per un Mattarellum 2.0, sottoscritto dai 21 piddini. La «ragione politica» delle clamorose diserzioni vengono spiegate dai leader di minoranza, disgustati dal loro stesso partito (ancora una volta, che stomaci forti). In mattinata l'aveva premesso Bersani, parlando di Renzi: «Le volpi finiscono in pellicceria». Cuperlo, magnifico come sempre: «Appvezzo l'apevtura ma mi sembva tvoppo timida, non pavtecipevò al voto». Speranza, pane al pane: «Il Pd gioca a nascondino: nel 2015 abbiamo messo la fiducia per approvare una legge elettorale sbagliata, dovevamo dirlo con coraggio, non presentare una mozione generica che non dice nulla».
Non dice nulla, la mozione approvata con 293 voti favorevoli e 157 contrari (le altre, bocciate: quella di Sel-Si 287 contro 109; Cinquestelle 314 contro 74; quella del centrodestra 315 no e 43 sì)? Spiega la grillina Lombardi: «Impegna il governo a permettere al Parlamento di fare... il Parlamento». Grazie Renzi, lo diceva pure la Costituzione, ma va bene uguale. «Un impegno ad accelerare i tempi», spera il superottimista Pisicchio. Vista dal centrodestra non sembra: «Dibattito sull'Italicum ridicolo, se ne parlerà dopo il referendum», chiudono Gasparri, Toti e Romani, felici per non essere caduti nell'ennesimo trabocchetto di Renzi.
Ah, a proposito. Fanno sapere dal Nazareno che sarebbe (ancora) premier e che dispone di (solida) maggioranza.
Fonte: IlGiornale.it

ULTIM'ORA SHOCK: DOPO IL NO DELLA RAGGI ALLE OLIMPIADI ARRIVA LA PRIMA MINACCIA! INDOVINATE CHI È... GUARDATE E DIFFONDETE QUESTA VERGOGNA!

La sindaca del M5S ha detto no alla candidatura della Capitale e Giovanni Malagò, presidente del Comitato Olimpico, avverte: "Le consiglio di non presentare la mozione" per mettere fine alla procedura. Perché "gli amministratori che firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilità.
Consiglio alla Raggi di non presentare la mozione per dire no alla candidatura”. Dopo la giornata che ha (quasi) posto la parola fine all’avventura di Roma 2024, il suggerimento di Giovanni Malagò suona come una minaccia. O quantomeno un avvertimento: al Coni sperano ancora di riaprire in extremis il sogno olimpico. Ma se davvero bisognerà rinunciare alla candidatura, non intendono arrendersi senza combattere: l’ultima carta che il comitato promotore può giocare è lo spauracchio di un procedimento per danno erariale contro la sindaca Virginia Raggi (e contro tutti i consiglieri che dovessero votare a favore della sua decisione).
LO SPAURACCHIO DEL DANNO ERARIALE – Dopo l’annuncio della Raggi, resta un ultimo passo formale da compiere per archiviare Roma 2024: una delibera della Giunta comunale, da ratificare anche in Assemblea, che annulli l’analogo provvedimento con cui il Campidoglio aveva votato a favore di Roma 2024. La candidatura è nata sull’asse Renzi-Malagò, entrambi entusiasti del progetto. Ma formalmente a suo tempo fu proprio l’amministrazione capitolina (allora guidata da Ignazio Marino) a chiedere a Coni e governo di candidare Roma all’edizione del 2024 e allo Stato di impegnare fondi pubblici. Cosa che è avvenuta: circa 20 milioni di euro sono stati spesi negli ultimi due anni dal comitato promotore. A questo fa riferimento Malagò quando dice che “ora gli amministratori che eventualmente firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilità”. La legge, infatti, prevede la responsabilità individuale per chi cagiona un danno alle casse dello Stato, in questo caso causato dalla “discontinuità amministrativa” rispetto alla precedente gestione. Venti milioni di euro non sono pochi spiccioli per un Comune con un debito miliardario, ma sono un patrimonio per dei semplici consiglieri comunali, che (sempre a detta del Coni) potrebbero doversi trovare a rispondere per circa 500mila euro a testa.
Fonte: IlFattoQuotidiano.it

ULTIM'ORA: MENTANA FURIOSO CONTRO IL MINISTERO DELLA SALUTE! GUARDATE COSA HA DETTO E DIFFONDETE!

ECCO COSA SCRIVE IL DIRETTORE DEL TG LA7:

Qualcuno ha deciso di sabotare il ministero della salute. La contrapposizione tra coppie da spot del dentifricio (a colori) e nero con drogate (virati seppia) per contrapporre gli stili di vita è da tribunale di Norimberga della pubblicità regresso.

martedì 20 settembre 2016

DELIRIO IN STUDIO DELLA D'URSO BUGIE SULLA RAGGI SCOPPIA IL CAOS! PORRO DIFENDE LA RAGGI ZITTISCE TUTTI

ULTIM'ORA: CHIARA APPENDINO VA AVANTI! GUARDATE COSA HA FATTO IL SINDACO DI TORINO A 5 STELLE E DIFFONDETE!

L’audit esterno sul debito sarebbe illegittimo. Lo hanno sostenuto gli oppositori di Chiara Appendino nel consiglio comunale di lunedì, durante il quale hanno chiesto la revoca della delibera del 23 agosto per individuare una società che possa svolgere una ricognizione sui debiti della città verso le aziende partecipate. Secondo loro non è legittimo assegnare all’esterno un incarico che può essere svolto all’interno del comune, si rischierebbe una sanzione. Tuttavia la sindaca M5S è decisa ad andare avanti: conferma la delibera e sottolinea che, prima di assegnare l’incarico all’esterno mediante gara pubblica, ci saranno le attività di controllo di un gruppo di lavoro interno.
L’attacco è arrivato lunedì tramite un’interpellanza firmata da cinque capigruppo dell’opposizione, poi discussa in aula: Stefano Lorusso (Pd), Osvaldo Napoli (Forza Italia), Roberto Rosso (Centro), Alberto Morano (lista civica del centrodestra) e Francesco Tresso (lista civica del centrosinistra). Nel documento ribadiscono che bisogna verificare “che all’interno dell’ente non ci sia alcun dipendente in grado di svolgere tale attività”, la cui assenza sarebbe addirittura “surreale”.
“Credete forse che il direttore delle risorse finanziarie non sia adeguato a fare la ricognizione”, ha affermato in aula il dem Lorusso, ex assessore della giunta di Piero Fassino. Altri, come Rosso e Morano, hanno detto di apprezzare lo spirito dell’iniziativa della giunta M5S, anche perché, ha sottolineato il secondo, dalla lettura dei bilanci di aziende partecipate emergono molti “disallineamenti” (lo diceva facendo il gesto delle virgolette) dubbi. Non ci sono soltanto quelli già noti della Gtt, azienda del trasporto pubblico locale, per un ammontare di circa 40 milioni di euro, ma anche quelli emersi dal bilancio di Amiat, una partecipata indiretta che si occupa della raccolta dell’immondizia. Altri crediti vantati dalla società verso il Comune per 120 milioni di euro di cui non emergerebbe nessuna traccia nell’ultimo bilancio della città.
Tuttavia le procedure descritte nella delibera di agosto non sarebbe corrette. Ad esempio, sarebbe sbagliato non aver determinato subito l’importo dell’incarico e sarebbe sbagliato retribuirlo in base ai “risparmi di spesa che sarà possibile conseguire”. “La verifica dei conti non porta a nessun risparmio” con cui pagare le consulenze, ha sottolineato Morano.
Per questo scrivono nell’interpellanza che per loro è un “grave errore” in base al quale Appendino dovrebbe revocare la deliberazione, “che non è solo viziata da gravi profili di illegittimità, ma contraddice palesemente lo spirito delle disposizioni normative finalizzate a contenere la spesa pubblica in consulenze a privati laddove si possa attingere a professionalità interne all’ente”.
“La delibera è legittima dal punto di vista tecnico e dal punto di vista politico, me ne prendo io la responsabilità”, ha detto la sindaca difendendo l’operato dell’assessore al bilancio Sergio Rolando. Tuttavia la giunta è così corsa ai ripari, rendendo più precisa la procedura: “Si è costituito un gruppo di lavoro che opererà per 45 giorni”, ha affermato in modo stringato la sindaca M5S. Soltanto al termine di questa verifica interna, se resteranno ancora delle incongruenze tra i crediti e i debiti della città con le sue partecipate, verrà fatta una gara per trovare un advisor esterno capace di fare una ricognizione parziale dei conti.

ULTIM'ORA VERGOGNOSA: PROCESSO MAUGERI, 70 MILIONI DI EURO TOLTI AI MALATI PER IL LUSSO DI FORMIGONI! FAI SCHIFO

Secondo il pm di Milano Laura Pedio dalle casse della Maugeri sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il '97 e il 2011 e dalle casse del San Raffaele tra il 2005 e il 2006 altri nove milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società di Daccò e Simone, presunti collettori delle tangenti, i quali poi avrebbero garantito circa otto milioni di euro in benefit di lusso, tra cui vacanze, l’uso di yacht e finanziamenti per la campagna elettorale all’allora governatore lombardo Formigoni, l'acquisito di una villa in Sardegna
ha sempre respinto le accuse e dopo l’arringa difensiva la parole è passata di nuovo, per le controrepliche al pubblico ministero. Che in un’ora ha fissato un punto fondamentale nel chiarire quali possono essere le conseguenze della corruzione. Perché quel sistema messo insieme dal “gruppo criminale” al centro del caso Maugeri ha portato a sottrarre “oltre 70 milioni di euro alle cure dei malati lombardi. Milioni di euro pubblici finiti in una percentuale del 25 per cento nelle tasche di Daccò e Simone per finanziare i sollazzi di Formigoni, dei suoi familiari e dei suoi amici” ha sottolineato il pm nell’udienza del processo con al centro la vicenda della Fondazione di Pavia nel quale tra i 10 imputati figurano oltre all’attuale senatore di Ncd Formigoni, l’ex assessore Antonio Simone e l’ex dg della sanità lombarda Carlo Lucchina.statunitense Duke Cunningham. Nel sostenere che le utilità ricevute dall’ex governatore lombardo da parte di Daccò non sono, come ha affermato la sua difesa, “cortesie tra amici” ma semmai “pagamenti corruttivi”, ha ricordato il caso dell’ex senatore americano Cunningham condannato nel 2005 a 8 anni e 4 mesi per corruzione. “Tra i pagamenti corruttivi – ha elencato il pm – c’erano un’imbarcazione per uso e divertimento del membro del Congresso, viaggi aerei, vacanze e anche oggetti di antiquariato”. Oltre a questo il rappresentante dell’accusa ha citato una sentenza della Cassazione dell’agosto 2009. La Suprema corte aveva condannato “per molto meno” l’ex direttore generale della sanità del Piemonte per “una crociera con la moglie, una piccola imbarcazione, pernottamenti a San Remo e qualche fiches del Casinò”.
Secondo l’accusa, infatti, dalle casse della Maugeri sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il ’97 e il 2011 e dalle casse del San Raffaele tra il 2005 e il 2006 altri nove milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società di Daccò e Simone, presunti collettori delle tangenti, i quali poi avrebbero garantito circa otto milioni di euro in benefit di lusso, tra cui vacanze, l’uso di yacht e finanziamenti per la campagna elettorale all’allora governatore lombardo Formigoni, l’acquisito di una villa in Sardegna. E lui in cambio, sempre secondo l’accusa, avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele con atti di giunta garantendogli rimborsi indebiti (circa 200 milioni di euro per la Maugeri). Dopo l’intervento del pm, durato circa un’ora, il Tribunale ha rinviato per le controrepliche delle difese al 15 e al 22 dicembre prossimi, giorno, quest’ultimo in cui dovrebbe arrivare la sentenza.

ULTIM'ORA BOMBA Referendum, sondaggio Emg: grossi guai per Matteo Renzi, i "no" salgono

Aveva detto che in caso di vittoria del "no" avrebbe lasciato la politica, o quantomeno lasciato intendere che avrebbe rassegnato le dimissioni da premier.

Poi ha resettato tutto, dicendo che comunque fossero andate le cose, nulla sarebbe cambiato per il governo. Un messaggio che non pare aver portato bene al premier Matteo Renzi, il quale col passare del tempo vede la popolarità sua e quella di alcuni suoi ministro in un calo che pare ormai davvero inarrestabile. Parimenti, vanno le cose sul fronte delle previsioni per il referendum costituzionale che si terrà in autunno.

E in quella chiave il consueto sondaggio realizzato da Emg per il Tg di La7 del lunedì pare davvero drammatico. La rilevazione, infatti, vede sì una crescita del fronte del "sì" dal 28, 5 al 30,1%, ma vede contemporaneamente esplodere i "no" che passano dal 30,8 al 34,1%. Entrambi i dati si sommano a un 35,8 di indecisi (che sono cioè oltre un terzo del totale). La percentuale di coloro che si asterranno dal votare (forse non sapendo che il quorum non conterà nel referendum d'autunno) è di poco superiore al 45%. (Liberoquotidiano.it)

ULTIM'ORA vergognoso Il Pd, la mafia e quella notizia censurata dai Tg

di Alessandro Di Battista

Pensate se un sindaco del M5S avesse detto: "nel M5S c'è chi ha rapporti coi clan (mafiosi)". Secondo voi l'avrebbero data o no questa notizia? Il TG1 ci avrebbe aperto il telegiornale o no? Ma non è stato nessun sindaco del M5S a pronunciare queste parole. È stato Giancarlo Garozzo, sindaco PD di Siracusa, chiaramente parlando del suo partito. "Qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di aver portato nel PD soggetti che hanno rapporti con la criminalità organizzata" ha detto Garozzo. Ora dovrà fare i nomi perché la questione è gravissima. Se giornali (qualcuno l'ha fatto) e i TG si occupassero anche di questo sarebbe un bene per Siracusa, per la Sicilia e per l'Italia intera. Coraggio!

P.S. Venerdì prossimo sarò proprio a Siracusa per il #CostituzioneCoastToCoast. Alle 21.00 in Piazza Santa Lucia. Non mancate!
Fonte: Beppegrillo.It

lunedì 19 settembre 2016

VOTA! HAI ANCORA FIDUCIA DI VIRGINIA RAGGI? FACCIAMO VEDERE CHE GLI ITALIANI SONO CON LA RAGGI!

ULTIM'ORA RENZI MASSACRATO! SÌ RIBELLANO TUTTI CONTRO MATTEO RENZI

Prende carta e penna, il sindaco di Milano Beppe Sala, scrive a Repubblica e assesta un colpo basso al governo e a quel Matteo Renzi che lo ha spinto in ogni modo a Palazzo Marino. Sala parte criticando l'Unione europea e la sua "fragilità politica, che sta rapidamente diventando impotenza" sul tema dell'immigrazione. Le stesse critiche mosse proprio da Renzi nel corso dell'ultimo vertice in cui ha attaccato Merkel e Hollande. Continua Sala: "Come sindaco di Milano sono convinto che la nostra città viva nell'accoglienza uno dei tratti distintivi della sua identità. Come uomo di sinistra penso che ogni singolo migrante vada richiamato ai suoi doveri, ma nel frattempo gli tendo la mano”.

Poi però, come detto, nel mirino ci finisce Renzi: "L'Italia deve uscire dall'idea di essere una piattaforma di prima accoglienza. È certo che la questione non può riguardare solo i non molti Comuni che se ne occupano, - spiega - ma che il governo, soprattutto un governo di sinistra, deve provvedere a una nuova e efficace politica di integrazione”. Una critica diretta a Palazzo Chigi, soprattutto nel richiamo ai valori di "sinistra". Il primo cittadino di Milano aggiunge: "Negli ultimi tre anni abbiamo accolto oltre 100.000 profughi. Ma è necessario che il governo operi perché tutto questo non continui a pesare come un macigno sulle spalle della città”. Il sindaco di Milano sprona l’esecutivo a“dare vita ad un unico soggetto che si occupi di immigrazione e accoglienza mettendo insieme i diversi tasselli del mosaico: il sistema Sprar, il rapporto con i Comuni, la circolazione di buone pratiche, l'uso di caserme e così via”.

Il sindaco, de facto, detta la linea al governo e propone un nuovo "patto con i migranti". E scrive: "Noi faremo tutto quello che serve a darvi una mano, voi mostratevi disponibili da subito ad aiutarci dove serve, mettendovi a disposizione di programmi per conoscere le nostre leggi e la nostra lingua”. Dunque annuncia, per fine settembre, l’avvio di una progetto sperimentale che prevede l’inserimento di un centinaio di richiedenti asilo nelle attività di cura del territorio. Infine, insiste sulla necessità di un cambio di passo nelle politiche di integrazione dei profughi, "o finiranno per prevalere egoismi e paure, che porteranno altri milioni di voti ai populisti di ogni genere". In chiusura, dopo la strigliata al governo, un nuovo attacco a Merkel e Hollande: "L'Europa si sta rivelando su questo fronte più un ostacolo che un sostegno. Dobbiamo agire subito e bene, per fare quello che la nostra coscienza di governanti ci chiede di fare”, conclude Sala.
Fonte :
http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11970726/beppe-sala-lettera-repubblica-immigrazione-matteo-renzi-europa.html

ULTIM'ORA CLAMOROSA RENZI NEI GUAI GUARDATE COSA È APPENA SUCCESSO....

Una task force del premier gestirà direttamente l'emergenza. Renzi: "Per accogliere i migranti useremo caserme ed edifici demaniali"

Sergio Rame
Gli sbarchi che non finiscono mai e che riversano disperati a migliaia sulle nostre coste, l'assenza dell'Unione europea che non sa gestire l'emergenza e, soprattutto, il braccio di ferro con il cancelliere tedesco Angela Merkel. Matteo Renzi è sempre più all'angolo. E, per non soccombere, ha deciso di esautorare il ministro dell'Interno Angelino Alfano e portare a Palazzo la "cabina di regia" che gestire il nodo immigrazione.

Secondo il Corriere della Sera, la presidenza del Consiglio starebbe mettendo insieme una nuova struttura che "coordini gli interventi in materia di accoglienza e gli accordi bilaterali con i Paesi di origine dei profughi, per avviare progetti di sviluppo e rimpatriare chi non ha diritto di restare nel nostro Paese". La decisione di rompere col vecchio schema sarebbe stata presa da Renzi dopo la rottura la con Merkel al vertice di Bratislava. Nei prossimi giorni individuerà una persona di fiducia che dirigerà la task force formata da esperti di Interno, Esteri e Difesa che andrà ad affiancare la nuova squadra voluta da Alfano. "Stiamo ripensando il sistema dell'accoglienza con un modello accentrato - ha anticipato il titolare del Viminale - in sei anni siamo passati da una dichiarazione di stato di emergenza per 30mila persone a un iter ordinario per quasi 160mila stranieri".

In Italia la situazione si è fatta insostenibile. Ventimiglia è al collasso. Milano e Como stanno implodendo. La maggior parte dei centri di prima accoglienza sono sovraccarichi. I governatori di centrodestra (Giovanni Toti, Roberto Maroni e Luca Zaia) hanno alzato un muro per stoppare la politica dell'accoglienza del governo. Ma non sono gli unici a fare resistenza. Molti sindaci, anche di sinistra, hanno iniziato a dire "basta" alle assurde richieste del Viminale. "Questo ha convinto il premier della necessità di procedere in maniera drastica, anche tenendo conto che bisogna gestire circa 800 milioni, che diventeranno un miliardo di euro alla fine dell’anno - spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera - e dunque, oltre agli immobili finora messi a disposizione dalle amministrazioni locali, saranno utilizzate le caserme e gli edifici demaniali".

Fonte :
http://m.ilgiornale.it/news/2016/09/19/renzi-sempre-piu-in-difficolta-la-regia-dei-migranti-passa-a-palazzo-c/1308291/

domenica 18 settembre 2016

CLAMOROSO IL VATICANO MALUMORI E INDECISIONI VERSO IL REFERENDUM. RENZI ADESSO COSA FARÀ?

Non ci sono pronunciamenti ufficiali, sebbene finora sia prevalsa la lettura di una Cei più attenta alle ragioni del governo. E probabilmente non ci saranno: né a favore del Sì né a favore del No. Ma non solo perché la Chiesa italiana non vuole essere accusata di ingerenze nella politica. La realtà è che sul referendum istituzionale la conferenza episcopale appare divisa e confusa proprio come il Paese. Eppure, più si avvicina la data ancora nebulosa della consultazione, più affiora la preoccupazione per il modo in cui ci si arriva. E sta spuntando un «fronte del No» ecclesiastico, convinto di poter guadagnare terreno rispetto a un Sì che sembrava predominante. A pesare non è la freddezza verso Matteo Renzi e il Pd per le scelte in materia di politica familiare e in economia, anche se una scia di incomprensione e di diffidenza è rimasta. Sono i contenuti dei quesiti referendari ad accentuare l’ostilità di alcuni settori dell’episcopato e del mondo cattolico. Con la Costituzione come fortino da difendere, e il sospetto che la vicenda sfiori anche lo scontro dentro la Cei.

Il Vaticano osserva molto da lontano: tanto più con papa Francesco determinato a tenere le distanze da qualunque commistione con le vicende italiane. La posizione della Santa Sede è espressa da una persona vicina al Pontefice. E ricalca in buona misura quella misurata assunta dai vertici delle istituzioni italiane. «Non succederà nulla di tragico, né se vince il Sì né in caso contrario. Non si può assecondare chi ritiene sia travolta la democrazia se passa la riforma, né che si va al disastro se Renzi viene battuto. Non succederà nulla né in un caso né nell’altro», si fa presente. «Ci terremo a mille miglia da questa diatriba, anche perché non tocca direttamente gli interessi della Chiesa. Per questo, non pronunciarsi è saggio e doveroso». Ma se si esce dalle mura vaticane, gli umori sono diversi. E si toccano con mano. Sul referendum si scarica l’ortodossia costituzionale di alcune aree dell’episcopato; e si mescola o si aggiunge ai malumori da delusione verso il governo.
«Un tempo per i cattolici esisteva il dogma dell’unità. Ora sembra prevalere quello della disunità», fotografa la situazione con un’iperbole uno dei conoscitori più profondi dell’Italia religiosa. Al di là di questa «disunità», nelle parrocchie e in alcuni settori dell’associazionismo riemerge con prepotenza una sorta di «catto-grillismo», antigovernativo e ostile a un Paese riplasmato dal Sì. «D’altronde, la Carta fondamentale non è una leggetta qualunque. E il referendum mette in gioco qualcosa che va al di là di un governo e di un premier: la democrazia in Italia», arriva a dire un influente cardinale italiano. «Registriamo gli ottimi propositi di velocizzare le leggi e di risparmiare soldi. Ma se il prezzo da pagare è una concentrazione di potere impressionante, la risposta è no: il prezzo è troppo alto». È una tesi che raccoglie consensi tutt’altro che unanimi, ma di certo non è affatto isolata.
Sulla stampa cattolica finora si è colta una cauta preferenza per le riforme proposte da Palazzo Chigi. Andando oltre l’ufficiosità, tuttavia, emerge una realtà più frastagliata, e a tratti ostile alla strategia e agli obiettivi del governo. È indicativa la prudenza di quanti sono indicati come fautori del Sì. Quando si chiede loro quale sia l’orientamento della Cei, si frena: «Non ci sono stati pronunciamenti ufficiali»: quasi si tema che schierarsi esplicitamente col governo possa provocare una spaccatura interna. La diplomazia della cautela anonima, e quella dell’attacco ai quesiti referendari, pure anonima, fanno pensare. È come se i sostenitori ecclesiastici del Sì captassero una fronda in incubazione: in parte, una coda dei contrasti tra presidenza della Cei, e cioè il cardinale Angelo Bagnasco, e il segretario, monsignor Nunzio Galantino.
Gli elementi che alimentano i dubbi nei confronti del referendum sono diversi. Il primo è di metodo. Ad alcuni non sono piaciuti il modo in cui il premier ha difeso inizialmente la sua riforma elettorale, l’Italicum, sostenendo che era intoccabile; e poi la rapidità con la quale si è offerto di modificarla in cambio di un atteggiamento diverso degli avversari, in testa la minoranza del Pd, sul referendum costituzionale. «Scambiare l’appoggio al referendum con il sistema elettorale è scandaloso», avverte un cardinale: una critica che però non può essere riferita solo a Renzi ma va estesa ai suoi avversari tra i Dem. «Né bisogna avere paura della minaccia di una crisi di governo: perfino da noi si dice che morto un Papa se ne fa un altro». In realtà, il 2013 insegna che se ne fa un altro anche in caso di dimissioni, dopo quelle di Benedetto XVI.
Inoltre, viene giudicato semplicistico lo schema secondo il quale «chi dice Sì guarderebbe avanti, chi è per il No sarebbe retrogrado, oscurantista e innamorato del potere. Così non si informa l’opinione pubblica, mentre è essenziale che sappia su che cosa è chiamata a votare». In realtà, come si fa notare in Vaticano, anche gli anti-renziani che esagerano i pericoli per la democrazia fanno propaganda. Il secondo motivo di irritazione è il coro internazionale che sostiene Renzi. Fra alcuni esponenti della Cei, l’appoggio martellante al Sì di istituzioni finanziarie e governi esteri ha creato sconcerto, se non fastidio: sebbene il tema degli effetti di una bocciatura non possa essere eluso. Queste intrusioni vengono considerate figlie come minimo di un’analisi superficiale, con una eventuale sconfitta governativa tutta da vedere. È un approccio sorprendente, nella sua radicalità. Nel «se ne stessero a casa loro!», rivolto a mo’ di sfogo da un cardinale a quanti appoggiano il referendum all’estero e preconizzano che altrimenti l’Italia colerebbe a picco, si colgono echi simili a quelli delle forze d’opposizione.
Se questi sono gli umori, Renzi e la sua cerchia devono sapere di avere un altro avversario da fronteggiare; e più insidioso e potente della minoranza del Pd. Inutile cercare conferma, ma qualcuno ha notato che in alcune omelie estive il cardinale Bagnasco, parlando di Europa, ha accennato alla necessità di saper distinguere tra democrazie e regimi. Ebbene, più di uno ci ha visto un riferimento indiretto alla battaglia referendaria in atto in Italia. Non solo. Ha sorpreso la partecipazione di Dino Boffo, ex direttore di Avvenire e di Tv Duemila, molto vicino al più «politico» degli ex presidenti della Cei, Camillo Ruini, alla riunione dei sostenitori del No promossa di recente dal senatore Gaetano Quagliariello. In più, da mesi uno dei protagonisti del Family Day, Massimo Galdolfini, gira l’Italia attaccando il Sì. Dà seguito alla minaccia di «farla pagare» al premier per le leggi sulle unioni civili: operazione di cui è evidente la strumentalità.
L’impressione è che queste iniziative confermino un fermento nel mondo cattolico e in quello ecclesiastico, frutto di contrasti vecchi e nuovi; e di un giudizio divergente sulla Costituzione e sul futuro politico: se n’è avuta un’eco recente nelle prese di posizione contraddittorie tra Cei e Vaticano sul pasticcio del Campidoglio a guida Cinque Stelle. La domanda da farsi è se questi contrasti emergeranno nelle prossime settimane anche pubblicamente, o rimarranno confinati nelle pieghe di un conflitto sordo e spesso opaco. Si parla di cardinali e vescovi italiani di peso, pronti a fare sentire la propria voce: a costo anche di esprimere opinioni discordanti. Ma ormai nel «mondo cattolico largo», come viene definito quello che va oltre le organizzazioni e le associazioni, a prevalere è un certo disorientamento. Prevale un disincanto verso i partiti che inserisce un’incognita in più anche sull’esito del referendum istituzionale.
Fonte :
http://www.corriere.it/politica/referendum-riforma-costituzionale/notizie/chiesa-no-referendum-e3265ba4-7dd1-11e6-a52b-23618613e7e7.shtml

BOMBA DI BATTISTA: RENZI STA SUI CO... A 9 ITALIANI SU 10! CONDIVIDETE SE LA PENSATE COME LUI!

Renzi non ha peso in Europa. Ieri il presidente del Consiglio ha fatto una figura che fece qualche anno fa Berlusconi. Sarkozy e Merkel ridevano. Ieri invece Hollande e la Merkel l'hanno escluso del tutto dai tavoli che contano". Lo ha detto Alessandro Di Battista parlando con i giornalisti a Catania a margine di una manifestazione organizzata dal M5S. "Lui fa il galletto -ha aggiunto- fa finta di diventare un po' il patriota anti europeista ma la realta' e' invece che viene totalmente escluso perche' non ha alcun peso specifico dal punto di vista politico ed è evidente che non lo abbia perché non e' stato di fatto eletto, non e' passato dalle elezioni popolari e tutti sanno in Europa evidentemente il grado attuale di gradimento del presidente del Consiglio". "Veramente Renzi, oggi -ha concluso- sta sui coglioni a nove italiani su dieci".

ULTIM'ORA CLAMOROSA PASTICCIO PD ALLA MOSCHEA DI PISA VERGOGNA GUARDATE COSA E APPENA SUCCESSO

18 Settembre 2016
La moschea a Pisa un pasticcio del Pd
L'Italia si sta auto-islamizzando. E la moschea è diventata un diritto inconfutabile. E si calpesta il diritto dei cittadini a dire "sì" o "no" sulla costruzione

Magdi Cristiano Allam
In quest'Italia che si sta auto-islamizzando la moschea è diventata un diritto inconfutabile, mentre si calpesta il diritto dei cittadini a dire «sì» o «no» alla costruzione di una moschea di fronte a casa propria. Succede a Pisa dove ci si appresta a costruire una grande moschea a 400 metri dalla Torre pendente.

Al di là della disputa formalistico-giuridica sull'interpretazione della legge concernente la competenza di un consigliere provinciale ad autenticare le firme raccolte per promuovere un referendum consultivo sulla costruzione della moschea, il cosiddetto «Comitato dei garanti» dell'amministrazione comunale governata dal Pd non può in alcun modo violare il sacrosanto diritto dei pisani a pronunciarsi su una materia cruciale, proprio perché estremamente controversa e contrastata, nonché massimamente vitale proprio perché la moschea è fondatamente percepita come una minaccia alla nostra sicurezza, al nostro decoro urbano, al nostro patrimonio e alla nostra civiltà.

Gettare alle ortiche 2530 firme di cittadini pisani, molte più di quelle richieste, per una «interpretazione restrittiva» della legge, significa sconfessare il diritto sostanziale e offendere la sovranità popolare. Possibile che un sindaco anziché scegliere di stare dalla parte dei propri cittadini si schieri dalla parte degli islamici che, anche se hanno il passaporto italiano, perseguono l'obiettivo di sottometterci all'islam? Sbaglia assai Marco Filippeschi se immagina che a contrastare la moschea sarebbe solo una minoranza «razzista» e «islamofoba» di destra. Non sottovaluti il sondaggio realizzato da Mannheimer che evidenzia come il 57% dei pisani sia contrario alla costruzione della moschea. Quel 57% è trasversale, tra loro c'è anche la sinistra che l'ha votato. Filippeschi impari dai sindaci «rossi» di Bologna, Virginio Merola e prima di lui Sergio Cofferati, che pur essendo stati più che tentati dal costruire una grande moschea, hanno almeno finora desistito perché sono consapevoli che perderebbero il consenso degli stessi elettori di sinistra.

Possibile che Filippeschi non sappia che la grande moschea a Pisa verrà finanziata dal Qatar, il principale sostenitore del movimento estremista dei Fratelli Musulmani? Che il sedicente «imam di Pisa» (nell'islam l'imam è un funzionario religioso di una sola moschea e non di una città), Mohammad Khalil, appartiene all'Ucoii e che l'Ucoii è l'emanazione ideologica dei Fratelli Musulmani? Che il presidente dell'Ucoii, Izzedin Elzir, ha candidamente ammesso in un'intervista a La Stampa il 3 maggio scorso di aver ricevuto 25 milioni di euro dal Qatar per costruire 33 nuove moschee in Italia? È solo un caso che dal 2 agosto la Qatar Airways ha inaugurato un volo quotidiano diretto Doha-Pisa? Che peso ha il fatto che la squadra del Pisa sia stata comprata il 2 settembre dal Fondo d'investimento di Dubai?

In parallelo Filippeschi sappia che le moschee in Italia non dovrebbero proprio esserci, dal momento che l'islam non è una religione riconosciuta non avendo né stipulato un'intesa con lo Stato e non essendo la sharia conforme all'ordinamento giuridico italiano, così come richiesto dall'articolo 8 della Costituzione. Sappia infine che di fronte a casa nostra le moschee le chiudono o sono sottoposte alla massima sorveglianza perché considerate possibili «covi del terrorismo», che nel contesto della guerra scatenata dal terrorismo islamico globalizzato dovremmo dire «stop» alle moschee e dovremmo smetterla di comportarci come se fossimo più islamici degli islamici stessi.
Fonte :
http://m.ilgiornale.it/news/2016/09/18/la-moschea-a-pisa-un-pasticcio-del-pd/1307913/

sabato 17 settembre 2016

LA RAGGI RECUPERA 1100 POSTI DI LAVORO! MAI NESSUNO COME LEI...

Con l’Aula dell’Assemblea capitolina impegnata ormai in un vero tour de force per portare a compimento il percorso dell’assestamento di bilancio entro la dead line del 31 luglio, Virginia Raggi è al lavoro nel suo ufficio in Campidoglio per puntellare la propria attività amministrativa e dare risposte ai cittadini. Proprio in questa direzione si muove l’incontro, avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri (25 luglio), tra la Sindaca e i rappresentanti sindacali dei precari delle scuole comunali (insegnanti ed educatrici di asili nido e scuole materne).
Il faccia a faccia si è svolto nella sala della Protomoteca di Palazzo Senatorio e hanno partecipato, oltre proprio alla Prima Cittadina, il Capo del personale del Comune, il Capo del Dipartimento scuola e il consulente dell’avvocatessa pentastellata per i problemi del personale Antonio De Santis. La situazione di tutti i lavoratori della scuola per l’infanzia è alquanto delicata da tempo, con la Raggi che aveva preso in carico la questione fin dai suoi primi giorni in Campidoglio, assicurando una via d’uscita al più presto. Ora, dopo l’ultimo incontro, la soluzione sembra essere arrivata con lo sblocco dell’assunzione di ben 1100 maestre (tra nido e materna) annunciato dalla stessa Sindaca capitolina alle sigle sindacali che erano presenti.
All’uscita del tavolo di lavoro è intervenuto Giancarlo Cosentino, coordinatore Rsu di Roma Capitale, rilevando che “la Raggi ci ha annunciato che, utilizzando il piano assunzionale straordinario del Governo, il Campidoglio assumerà 485 educatrici e 636 insegnanti della scuola dell’infanzia a tempo indeterminato. Si attingerà dalle due graduatorie esistenti: ora ci aspettiamo che, con le risorse liberate da questo piano, si possano aumentare le assunzioni dei vincitori del maxi-concorso”. Sarebbe ad una vera e propria svolta la matassa che va avanti da troppo tempo e che ha causato non pochi problemi e ansie a migliaia di famiglie capitoline: il tutto si starebbe risolvendo grazie alle nuove linee guida messe in atto dopo il decreto legge sottoscritto dal Ministro Marianna Madia in materia di riordino della pubblica amministrazione e degli enti locali.
Intanto continua in Campidoglio la lotta senza quartiere dei Cinque Stelle alle spese fantasma e agli sprechi della politica: Marcello De Vito, Presidente dell’Assemblea Capitolina, annuncia che si è proceduto con la ratifica dell’eliminazione “delle auto blu a disposizione dell’Ufficio di Presidenza (le vetture in questione sono 5. Di cui 3 a disposizione di consiglieri M5S, 2 di opposizione) ed è stato espresso indirizzo per l’eliminazione di quella a disposizione dei presidenti dei gruppi (per questo taglio servirà una ulteriore delibera)”.
Messaggi rivolti direttamente ai cittadini e in pieno stile pentastellato: i romani, in questo periodo storico delicato per le sorti della Capitale, hanno estremamente bisogno di poter toccare con mano questi passi in avanti che portano l’Amministrazione ad aprirsi verso la collettività e ad avvicinarsi ai bisogni e ai problemi del proprio territorio. La strada tracciata dai Cinque Stelle è sempre più netta, una rottura decisa con le politiche del passato per riportare normalità, legalità e dignità all’interno della cosa pubblica: un ambiente fin troppe volte macchiato .
Fonte :

CLAMOROSO Regione Puglia, i consiglieri si tagliano le tasse sui vitalizi: guadagneranno ancora di più

In Puglia i consiglieri regionali hanno tagliato, sì, le tasse, ma sui loro vitalizi. Risultato? Guadagneranno ancora di più. A denunciare l’accaduto e a raccontare come sono andate le cose è, con un comunicato via Facebook, il Movimento 5 Stelle pugliese:
Chi oggi percepisce già 11.000 euro di pensione si vedrà abbassare anche le tasse. Per l’anno 2016 sarà soggetto a Irpef solo l’84,26% del vitalizio percepito, il restante 15% dell’assegno vitalizio cadrà in una sorta di “no tax zone”. Lo hanno deciso in completa autonomia i 5 componenti dell’ufficio di presidenza del regionale pugliese.
Oltre al danno per i cittadini arriva la più vergognosa delle beffe e tutti i nodi tornano al pettine!
Vi ricordate quando, ad inizio legislatura, Emiliano aveva pensato bene di offrirci 3 assessorati per tenerci sotto il suo diretto controllo e noi, rifiutando gli avevamo piuttosto chiesto di darci un incarico di garanzia, un ruolo nell’ufficio di presidenza?
All’epoca la richiesta ci fu negata, ora ne capite bene il motivo. Un consigliere M5S nell’ufficio di presidenza non avrebbe mai permesso un provvedimento “schifoso” come questo!
Il M5S Puglia ha presentato da tempo una proposta di legge per abolire i vitalizi e ricalcolarli con il metodo contributivo, una proposta che permetterebbe ai cittadini un risparmio di circa 10 milioni di euro l’anno! Credete che abbiano mai calendarizzato quella proposta di legge?
Certo che no! I tempi sono biblici… Allora ci chiediamo come mai per approvare provvedimenti porcata come questi i tempi siano rapidissimi.
State pur certi che questa volta avete passato ogni limite e insieme ai cittadini ve ne chiederemo conto dentro e fuori dalle istituzioni. Calendarizzate subito la nostra proposta. Ora basta!

Renzi insultato! Sfiorata la rissa alla Festa dell'Unita' di Bologna!

ULTIM'ORA: MARCO TRAVAGLIO SI SCHIERA ANCORA CON LA RAGGI! GUARDATE COSA HA APPENA DETTO E DIFFONDETE SE SIETE D'ACCORDO CON LUI!

Non ruba: prendetela! di Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano, 17 settembre 2016.
Ma che scriverebbero i giornaloni se Virginia Raggi fosse sorpresa a rubare, come un normale amministratore di FI, o Ncd, o Lega, o Pd?
Stanno sprecando tutti gli aggettivi della black list e, nell’eventualità che anche lei si facesse comprare, se ne troveranno sprovvisti. Tant’è che, al posto suo, non resisteremmo alla tentazione di inscenare un falso scambio di mazzette in piazza del Campidoglio, o magari sul balcone, o meglio ancora davanti al portone di casa presidiato h24 da giornalisti, fotografi e telecamere. Così, per vedere l’effetto che fa. Invece, diversamente da tanti politici, amministratori e dirigenti che hanno infestato e in parte infestano il Comune di Roma, non risulta che la Raggi rubi, e neppure i suoi assessori e collaboratori. I quali però vengono dipinti ogni giorno come putribondi figuri. Paola Muraro, grande esperta di compostaggio dei rifiuti, è stata per 12 anni consulente di Ama e di molte altre aziende pubbliche e private del settore. Appena è entrata in contatto con la Raggi, è diventata una via di mezzo fra Totò Riina e Jack lo Squartatore: complice del re della monnezza Manlio Cerroni (pur avendo gestito la chiusura della sua mega-discarica a Malagrotta, dopo che destra e sinistra gli avevano consegnato per 30 anni le chiavi dello smaltimento rifiuti), di simpatie destrorse (quand’era sempre stata di centrosinistra, molto stimata da Laura Puppato), favoreggiatrice della banda Alemanno (peccato che all’Ama fosse entrata sotto Veltroni e ci fosse rimasta anche sotto Marino).
Il fatto che abbia mentito – unico peccato accertato, più che sufficiente per imporne le dimissioni in un paese meno bugiardo del nostro – è secondario: bisogna dimostrare che è disonesta. Poi ieri Cerroni racconta al Corriere di aver finanziato le campagne di “tutti i partiti, esclusi i 5Stelle”, ma chi se ne frega.
Raffaele Marra, ex finanziere plurilaureato, è un dirigente pubblico passato dal ministero dell’Agricoltura all’Unire, dal Comune alla Regione, dalla Rai di nuovo al Comune. Ha collaborato con le giunte Alemanno e Polverini, come pure con Zingaretti e di Marino, almeno finché non lo cacciavano, il che avveniva regolarmente perché troppo “giacobino” (parola di Alemanno), cioè perché denunciava un sacco di porcherie in Procura. Appena la Raggi l’ha chiamato come vicecapo di gabinetto, è diventato il paria, l’appestato, l’uomo nero. Per smorzare la tensione, la sindaca l’ha spostato al Personale. Invano: Marra continua a occupare ogni giorno una o due pagine dei giornaloni.
Roberta Lombardi, in un tweet, lo definisce “un virus”? Il tweet finisce su tutte le prime pagine, col contorno di notizie inventate di sana pianta (la Raggi che chiama in lacrime Grillo e Casaleggio per chiedere protezione e minacciare di andarsene e dire sì alle Olimpiadi: telefonata mai avvenuta, lacrime mai versate, minacce mai pronunciate; o la Raggi che nasconde i pareri negativi di Cantone sulle nomine di Marra e Romeo: il parere su Marra non esiste e quello su Romeo è positivo). E dire che il Comune di Roma ne ha 200, di dirigenti, di cui 8 tra indagati e condannati, ma mai rimossi né citati sui giornali. Marra invece è incensurato, e questo forse è il problema: però il Messaggero assicura che, siccome comprò casa dal costruttore Scarpellini allo stesso prezzo stimato da una perizia della banca Barclays che gli erogò il mutuo, senza mai firmare un atto riguardante Scarpellini (all’epoca si occupava di incremento delle razze equine), “la Procura sembra voler fare chiarezza”. Ergo, è il mostro di Lochness.
Raffaele De Dominicis fino a 6 mesi fa era il celebrato Pg della Corte dei conti del Lazio, onusto di glorie grazie ai giornaloni che magnificavano le sue relazioni e le sue indagini sugli sprechi della Capitale. Poi è andato in pensione e la Raggi l’ha nominato assessore. E, dalla sera alla mattina, s’è tramutato in un mezzo matto che pronuncia sprìd lo spread (orrore) e soprattutto in un emissario di Previti (l’avvocato Pieremilio Sammarco, il civilista presso cui lavorava la Raggi dai tempi dell’università, che non fa parte dello studio Previti e non ha mai difeso Previti, gli ha telefonato per sondarne la disponibilità). La Raggi è peggio dell’alta tensione: chi la tocca, muore. Il che spiega perché nessun big vuole più saperne di fare l’assessore a Roma: per non ritrovarsi nel trinciapollo di tg e giornali.
In compenso, se la sindaca dice no a qualcuno o a qualcosa, questo diventa subito bellissimo e aulentissimo. Vedi le Olimpiadi. Tutti sanno che sarebbero una catastrofe per la città, che si ritroverebbe indebitata per altri miliardi (in aggiunta ai 13 o 15 del buco attuale), com’è accaduto per tutte le Olimpiadi degli ultimi 50 anni (a parte quelle di Los Angeles, realizzate da privati). Lo disse chiaro Mario Monti, nel 2012, rinunciando a Roma 2020: “Non sarebbe coerente impegnare l’Italia in un’avventura che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”. Anche al netto dei ladri, i Giochi lasciano una lunga scia di debiti, cioè di tasse in più da pagare per i cittadini che hanno la sfiga di ospitarle. Infatti tutti i giornaloni plaudirono unanimi il saggio e sobrio Monti.
Ma ora che il No lo dice la Raggi, in perfetta coerenza con gli impegni elettorali, le Olimpiadi diventano una grande occasione di sviluppo, pace, fratellanza, prosperità e altre cazzate. Quindi, gentile Virginia, dia retta. Visto che, senza rubare un euro, è trattata come una delinquente matricolata, faccia come gli altri: dica di sì alle Olimpiadi e, appena arrivano i miliardi, se li metta in tasca. Vedrà che la lasciano in pace. Anzi, se ruba tanto, ci scappa la standing ovation.

venerdì 16 settembre 2016

PIERACCIONI ATTACCA ANCORA RENZI! GUARDATE COSA HA DETTO IL COMICO TOSCANO E DIFFONDETE SE SIETE D'ACCORDO CON LUI!

Grande Pieraccioni su Matteo Renzi: E’ come l’amministratore di condominio che dica “va tutto bene, va tutto bene”, ma alla fine la fogna trabocca e i piedi in mezzo alla merda ce li hanno i condomini!!
Alla domanda del giornalista “Ma insomma, Pieraccioni, che cosa pensa del presidente del Consiglio?”, ecco la grande risposta di Pieraccioni:
«Io l’ho detto, prima mi divertivo anche a fare le battute su Renzi perché è particolarmente esuberante. È uno di quegli amministratori di condominio che dice va tutto bene, va tutto bene, paga tutto la palazzina C e poi magari invece paga anche la palazzina che non deve pagare. È un tipo di atteggiamento, insomma. Noi italiani abbiamo bisogno, evidentemente, di un amministratore di condominio che dica va tutto bene, va tutto bene, ma alla fine la fogna va di fuori e i piedi in mezzo alla fogna ce li hanno i condomini».

SCANZI UMILIA RENZI: SE SBAGLIA UN 5 STELLE SE NE PARLA PER MESI, SE SBAGLIA RENZI NON NE PARLA NESSUNO! GUARDATE E DIFFONDETE SE SIETE D'ACCORDO!

Paragonando Renzi a Pinochet, Di Maio ha detto una gran cazzata. Prima di correggersi, aveva pure collocato Pinochet in Venezuela e non in Cile. Per quest'ultimo errore storico-geografico è stato disintegrato. Anche da Renzi. E ci sta. Quello che non ci sta è il doppiopesismo. Se sbaglia un 5 Stelle se ne parla per mesi, se sbaglia Renzi non ne parla nessuno. Ieri sera, mentre le prendeva da Smuraglia (Anpi) alla Festa de l'Unità di Bologna, Renzi è riuscito a parlare di "battaglia di Marzabotto". Un errore gravissimo per un Presidente del Consiglio, tenendo conto oltretutto che Renzi stava facendo finta di avere a cuore la storia ("questo governo è orgoglioso di aver messo più soldi di qualsiasi altro governo a tutela della memoria". Come no). Da storico infallibile, Renzi ha parlato della famosissima "battaglia di Marzabotto". Che ovviamente non esiste. Forse Renzi si confonde con quella di Stalingrado, o con le battaglie che faceva sin da piccolo con l'intelligenza (perdendole tutte). Quella di Marzabotto, e non solo Marzabotto, non fu una "battaglia": fu un eccidio spaventoso. Una strage perpetrata dai nazisti contro la popolazione italiana (civili, non soldati). Uno dei più gravi crimini di guerra del Novecento. Un crimine che un politico dovrebbe conoscere benino, se non benissimo. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 furono uccise 770 persone, che non combatterono alcuna "battaglia": vennero trucidate. Donne, bambini, anziani. Tutti. Detto che il paragone Renzi-Pinochet è delirante e fa storia a sé, le due gaffe (Cile/Venezuela e Strage/battaglie) sono analoghe. E allora mettiamoci d'accordo: o è un errore grave per entrambi, allora si bastona entrambi; oppure è una gaffe da nulla per entrambi, e allora si minimizzano entrambe le soluzioni. Temo che amplificare un caso e sottacerne uno analogo non sia giornalismo: sia propaganda. Ops.

ULTIM'ORA: È ROTTURA TRA RENZI E LA MERKEL! GUARDATE COSA STA SUCCEDENDO IN QUESTE ORE!

Le regole devono essere rispettate da tutti. La regola del surplus commerciale è sancita dall'Ue, non bisogna superare il 6% e invece da anni alcuni paesi non lo rispettano, il paese principale tra questi è la Germania". Nel giorno della morte di Carlo Azeglio Ciampi, uno dei protagonisti dell'ingresso dell'Italia nell'euro, Matteo Renzi sembra voler dare una picconata all'Unione europea targata Angela Merkel. Un momento storico, a patto che il premier mantenga quanto detto al termine del vertice informale di Bratislava. "Ha dei numeri meravigliosi sulle esportazioni e noi siamo contenti - aggiunge Renzi riguardo la Germania - perché ad esempio sulle auto tedesche ne beneficia l'indotto del Veneto. Non è gelosia ma il punto è che le regole prevedono un ritorno di investimenti in chiave interna. E sono 90 i miliardi di euro in investimenti che dovrebbe fare la Germania per rispettare le regole".Rotto l'asse con Merkel e Hollande - Insomma, l'asse a tre tra Renzi, Merkel e la Francia di Hollande sembra spezzato. "L'Italia non è innamorata di un formato, se Francia e Germania vanno d'accordo sono felice per loro - ammette polemicamente il premier italiano -. Non sono soddisfatto delle conclusioni del vertice, sulla crescita e l'immigrazione. Non posso andare in conferenza stampa con loro se non condivido alcune cose. È anche un valore se su alcune cose non la pensiamo come gli altri". Lo stesso concetto è stato espresso con parole ancora più velenose: "Io non sono disponibile a partecipare all'atteggiamento perbenista di chi dice il summit è andato bene, va tutto bene. Non possiamo arrivare a Roma, a marzo 2017, con questa situazione in Africa e con questa situazione economica. Qualche segnale l'abbiamo visto, ma è ancora un po' timido".
"Il fiscal compact senza futuro" - Nel mirino soprattutto la politica economia Ue: "È evidente che non ha funzionato e infatti l'Europa cresce meno degli Stati Uniti". E sul fiscal compact, il faro che in questi anni di crisi senza precedenti ha guidato le politiche economiche comunitarie, Renzi è durissimo: "Secondo noi non ha futuro". Se questa posizione porterà l'Italia a fare muro insieme a Spagna e Grecia o soltanto a un isolamento improduttivo (e drammatico), lo scopriremo nei prossimi mesi. Per ora Renzi si mostra sorprendentemente determinato: "Sul fiscal compact siamo pronti a fare una bella riflessione, perché quando fu approvato prevedeva un quinquennio