giovedì 30 giugno 2016

ULTIM'ORA: I Cinquestelle sorpassano il Pd, con l'Italicum governebbero. Di Maio più popolare di Renzi


I Cinquestelle sorpassano il Pd, con l'Italicum governebbero. Di Maio più popolare di Renzi
Sondaggio Demos: al ballottaggio staccherebbero i Dem di quasi 10 punti. Crolla la destra. Gli italiani difendono la Ue: due su tre bocciano Brexit. Si riaccende la battaglia sull’Italicum
Sullo stesso tema
tabelle
Italicum, il M5s frena sulle modifiche e attacca Renzi: "Un baro da due soldi"
LE RECENTI elezioni amministrative hanno lasciato il segno, anche sul piano politico nazionale. Il recente sondaggio condotto da Demos per l’Atlante Politico di Repubblica lo conferma. Infatti, secondo gli italiani (intervistati) alle amministrative di giugno c’è un solo vincitore. Il M5S. L’unico partito a essersi rafforzato in ambito nazionale (lo pensa circa l’80 per cento). Mentre gli altri si sono indeboliti. Più di tutti, il Pd di Renzi. Le stime elettorali riflettono queste valutazioni.
In caso di elezioni politiche, infatti, Demos attribuisce al M5S oltre il 32% dei voti validi. Circa 5 in più, rispetto alla precedente rilevazione, condotta in aprile.
Mentre il Pd si attesta poco oltre il 30%. Stabile, rispetto ai mesi scorsi. Dietro queste due forze politiche c'è quasi il vuoto. Lega e Forza Italia non raggiungono il 12%. Anche se si coalizzassero, "costretti" dalle regole dell'Italicum, avrebbero poche possibilità (ad essere prudenti) di arrivare al ballottaggio. Gli altri partiti, tutti, arrivano a fatica al 5%.
LE TABELLE
Su queste basi, si rafforzerebbe ulteriormente il M5S, ma, soprattutto, si ridisegnerebbe il sistema dei rapporti di forza fra soggetti politici. Il tripolarismo imperfetto, emerso nel voto amministrativo, in ambito nazionale si ridurrebbe a un bipartitismo. Infatti, il Pd di Renzi e il M5S, insieme, intercetterebbero quasi i due terzi dei voti. Mentre il rimanente terzo degli elettori appare diviso e frammentato. Il M5S, peraltro, in caso di ballottaggio vincerebbe largamente. Come, d'altronde, è avvenuto, alle amministrative, nei comuni maggiori dove il M5S, è riuscito ad arrivare al secondo turno, riuscendo ad affermarsi praticamente dovunque. In 19 comuni maggiori su 20. Tra i quali, anzitutto, Roma e Torino. Il M5S, infatti, oggi appare il principale canale per raccogliere il dissenso contro i partiti "tradizionali". Ma, soprattutto, di intercettare il voto "anti-renziano" dall'intero arco politico. In particolare al centro e a destra.
Infatti, secondo il sondaggio, il M5S, in caso di ballottaggio, prevarrebbe di quasi 10 punti sul Pd (54,7 a 45,3). Mentre nel confronto con i Forza-leghisti non ci sarebbe storia. Quasi 20 punti di distacco. Si spiegano anche – soprattutto – così le crescenti perplessità, nella maggioranza, verso l'Italicum, la legge elettorale approvata da questo governo. Che entra in vigore proprio oggi. Riproduce, per molti versi, il dispositivo adottato per l'elezione dei sindaci. Con effetti sicuramente poco gradevoli e graditi per il PdR. E il suo leader.
Peraltro, echeggiando la nota definizione di Giorgio Galli, emerge un bipartitismo "meno" imperfetto di qualche tempo fa. Quando il M5S si proponeva come un'opposizione, ma non come un'alternativa. Appariva, cioè, un collettore e un contenitore del risentimento. Ma senza speranza. Senza possibilità di governare. Perché non veniva votato per questa ragione. Dopo le elezioni amministrative di giugno, però, le opinioni degli elettori, al proposito, sembrano cambiate. Oggi, infatti, quasi due elettori su tre considerano il M5S in grado di governare le città dove si è affermato. Mentre la maggioranza non lo ritiene ancora una forza di governo a livello nazionale. Tuttavia gli orientamenti stanno cambiando, anche sotto questo profilo. Visto che oltre 4 elettori su 10 pensano che il M5S sarebbe in grado di governare il Paese. Ancora una minoranza. Ma larga. Cresciuta di oltre 10 punti negli ultimi mesi.
La polarizzazione politica, che emerge a livello elettorale, si riflette anche sul piano della "fiducia" personale. Beppe Grillo, infatti, raggiunge – quasi – Renzi. Mentre Di Maio lo supera. E De Magistris, rieletto sindaco di Napoli senza problemi, lo affianca. Segno che anche a sinistra esiste un'area di dissenso nei confronti del premier. Tuttavia, nonostante i deludenti risultati delle amministrative, la fiducia personale verso Renzi, negli ultimi mesi, resta stabile. Intorno al 40%. E il consenso nei confronti del suo governo cresce di qualche punto. Fino al 42%, Probabilmente, per due ordini di ragioni. La prima, di natura politica interna, riflette la tensione bipolare, alimentata dalla sfida antipolitica del M5s. Che polarizza i consensi e i dissensi intorno ai due protagonisti: il M5s e Renzi. D'altra parte, vi sono altri fattori, che attraggono l'opinione pubblica intorno al governo. Di natura prevalentemente esterna. La domanda di sicurezza, in primo luogo. Alimentata dall'immigrazione, che continua a generare preoccupazione. Poi, la questione europea, drammatizzata dalla Brexit.
Gran parte degli italiani ne teme gli effetti. E per questo si assiste a una crescita di consensi verso la UE. E a un aumento del sostegno all'euro. Si tratta del riflesso di tendenze note. Fra gli italiani, infatti, anche in passato il timore dei possibili effetti dell'uscita dalla UE e dall'euro prevaleva largamente sull'insoddisfazione nei confronti di entrambe le istituzioni. Oggi che questa prospettiva non è più così ipotetica e che la costruzione europea scricchiola in modo preoccupante, il sentimento euro-peista si rafforza. Per reazione. Se venisse proposto anche in Italia un referendum Itæxit, sull'uscita del nostro Paese dall'Unione europea, secondo il sondaggio di Demos, i due terzi degli elettori italiani voterebbero contro. Cioè, per rimanere nella Ue. Solo fra gli elettori della Lega la maggioranza voterebbe per uscire. Tutti gli altri, compresi quelli del M5S, sceglierebbero di rimanere "uniti". Per prudenza, perché non si sa mai…
Il clima di tensione internazionale, l'instabilità europea, l'insicurezza interna, dunque, sembrano rafforzare, in qualche misura, anche il sostegno al governo nazionale. A chi lo guida. Nonostante tutto. Magari per reazione alle "minacce" che provengono dall'esterno. Ma anche perché, di fronte al bipolarismo tra politica e anti-politica, in questa fase il richiamo della "politica" diventa più forte. Più credibile.
D'altronde, in tempi tanto incerti, aggiungere altri motivi di incertezza: suscita ulteriore incertezza.
E il richiamo del "nuovo ad ogni costo", almeno quando si tratta del governo nazionale, diventa meno attraente. Sul mercato politico, molti preferiscono, per prudenza, affidarsi al semi-nuovo. Almeno per adesso. Domani è un altro giorno. Si vedrà.

CLAMOROSO: CLAUDIO MESSORA SARÀ QUERELATO DAL MOVIMENTO 5 STELLE! NON POSSIAMO ACCETTARE QUESTE DIFFAMAZIONI! GUARDATE E DIFFONDETE!


L'ex capo ufficio stampa dei parlamentari M5S a Bruxelles è reo di aver scritto sul suo blog di «un asse tra Luigi Di Maio e Mario Monti»
«Claudio Messora sarà querelato dal Movimento 5 stelle». L’annuncio arriva direttamente dalla pagina Fb M5S dove si replica a un post dell’ex capo ufficio stampa grillino al Senato e al Parlamento Europeo. Messora, in arte Byoblu, ha parlato sul suo spazio web di «agghiacciante ricostruzione di una deriva verticistica del Movimento 5 Stelle, con la nascita clandestina di un asse tra Luigi Di Maio e Mario Monti».
CLAUDIO MESSORA E LA QUERELA DA M5S
Ecco che riporta Messora sul suo blog, citando un articolo de Gli Stati Generali:
Il giornalista Marco Gaiazzi ha parlato con fonti definite certe e testimoni oculari, i quali gli hanno raccontato una storia che confermerebbe quanto nei giorni scorsi si è reso evidente sui media di massa e sul blog di Grillo: il cambio di rotta dei vertici del Movimento 5 Stelle e il loro avvicinamento ai poteri forti, con l’intermediazione di Mario Monti, e l’abbandono del referendum sull’Euro, con la cancellazione e la riscrittura integrale in salsa europeista del famoso decimo punto del post “La Brexit spiegata facile”, relativo all’uscita dell’Italia dalla Ue, dove in una notte sparisce ogni riferimento all’Euro “come cappio da cui liberarsi” (sic!) e a un referendum italiano che prima era definito sacrosanto.
Il giornalista, citato da Messora, però usa diversi condizionali nel suo pezzo:
Che a inizio primavera il direttorio del 5 Stelle abbia incontrato Varoufakis è cosa nota. Altrettanto noto che a maggio Di Maio abbia partecipato ad una riunione a metà strada tra l’Ispi e la Trilateral. È arrivato il tempo di raccontare alcuni retroscena inediti che sono di sicuro interesse.
Parlando con fonti interne molto vicine ai vertici del Movimento sono venuto a conoscenza dei contenuti dell’incontro con l’ex ministro greco Varoufakis. Pare, anche se il condizionale è in questo caso solo una premura stilistica, che i 5 Stelle volessero avere un confronto aperto sui temi euro ed Europa parlando con uno che intorno a quel tavolo con Juncker, Merkel e company ci é stato per davvero.
Ecco qui la replica del Movimento con tanto di annuncio:
Claudio Messora, a cui lo ricordiamo è stato chiesto prima di trasferirsi dal gruppo comunicazione del M5s al Senato al gruppo comunicazione del Parlamento Europeo, per essere poi licenziato dagli europarlamentari, continua con le sue illazioni sul MoVimento 5 Stelle attraverso il suo blog, e per questo sarà querelato.
Non possiamo accettare che i lettori dei post pubblicati da Messora, e i nostri attivisti, vengano allarmati per cose che non sono vere, e disinformati dalle fantasiose ricostruzioni che vi sono riportate con l’intento di ledere la nostra credibilità di portavoce e di infangare tutto il MoVimento 5 Stelle.
L’ultimo retroscena fantasioso riguarda un incontro con Varoufakis e uno con Monti. Smentiamo ogni ricostruzione davvero fuori da ogni verità, e anzi ribadiamo la nostra idea di fare un referendum sull’euro con il quale gli italiani possano esprimersi. Di intese con Monti, poi, non ne parliamo neanche: è pura fantascienza.
Fonte: giornalettismo.it

ULTIM'ORA: ROMANO PRODI DISTRUTTO! GUARDATE COSA HANNO DETTO DI LUI E DIFFONDETE SE SIETE D'ACCORDO!

Ogni tanto Romano Prodi si rivede: forse è immortale. Comunque gli auguriamo lunga vita. Qualche merito ce l’ha. Per ben due volte ha battuto alle elezioni Silvio Berlusconi, il quale a propria volta, con altri avversari, ha vinto in tre circostanze le consultazioni politiche. La storia di Prodi è zeppa di episodi curiosi: in carriera egli è stato e ha fatto di tutto: il ministro, il premier, il professore universitario, il giornalista (editorialista per il Corriere della Sera), il presidente della Commissione europea, il capo dell’Iri. E siamo certi di esserci dimenticati qualcosa. Oggi ha 77 anni e talora si appalesa in televisione per dispensare balbettante saggezza. Il suo modo di fare è quello di un parroco mite e dolce, il suo agire spesso è spietato.
D’altronde il potere o si esercita con cinismo o non si esercita. Martedì sera ho incrociato Romano a Ballarò, noto programma di Rai 3, condotto da Giannini, ex vicedirettore de La Repubblica. Entrambi, lui ed io, eravamo in collegamento, il che impediva un dialogo diretto, ma non di discutere, anzi di litigare. La mia tesi riguardo a Brexit è la seguente: non è una catastrofe, bensì una decisione rispettabile, non imposta dall’alto, ma assunta dal popolo inglese interpellato mediante referendum, la più alta espressione democratica. Motivo per il quale auspico che anche l’Italia vi ricorra per tastare il polso ai cittadini. Non siano quattro finti esperti, professoroni presuntuosi e saccenti, a decidere le sorti del Paese ovvero se questo debba o no rimanere immerso nel minestrone europeo.
Prodi, pur comprendendo la scontentezza della gente, alle prese con una crisi interminabile, è dell’idea che un referendum sia improponibile. Ma non ha spiegato perché sia stato possibile svolgerlo in Gran Bretagna, mentre da noi sarebbe illecito. Per sfottermi è arrivato a dire che se la mia ipotesi fosse valida, qualcuno si azzarderebbe a suggerire un plebiscito allo scopo di scegliere tra Monarchia e Repubblica. Una spiritosaggine vacua visto che simile consultazione avvenne oltre 70 anni orsono e registrò la vittoria - a suon di brogli - della Repubblica.
Le insensatezze sono la specialità di Prodi. Fu lui a regalare l’Alfa Romeo alla Fiat, così, per simpatia o per altro (non è stata mai chiarita la questione). Un particolare: l’azienda torinese pare che non abbia sborsato manco un centesimo. Un altro suo capolavoro: abolì la riforma pensionistica elaborata da Maroni (finestre, finestroni, scale e scaloni) e ripristinò il vecchio sistema previdenziale, che faceva rima con esiziale. Sempre Prodi si impegnò per consentire all’Italia di entrare di straforo nell’euro, con una quotazione da sballo: 1936 lire. Pareva che senza euro saremmo finiti nelle fogne a far compagnia alle pantegane. Viceversa fu una fregatura, come i nostri connazionali ben sanno avendoci smenato oltre 2000 euro a testa ogni anno, statistiche alla mano.
Un dettaglio. Il professor Romano per farci ottenere il privilegio di tagliarci i testicoli, ingiunse agli italiani la famigerata tassa europea, pari allo stipendio mensile di ciascuno di noi, con la promessa che tale somma ce l’avrebbe poi restituita. Frottola. Egli si inventò un’altra tassa che assorbì il rimborso che era nei patti. Questo è l’uomo. Non è antipatico. Assolutamente no. Ma il fatto di averci trascinato nella disavventura europea, non depone certo a suo favore. Diciamo che non merita il Nobel.
Dal momento in cui abbiamo mandato in solaio la gloriosa liretta, sarà una sfortunata coincidenza, la nostra economia è andata a puttane. I prezzi sono saliti vertiginosamente e i salari hanno iniziato ad arrancare, dando la stura alla miseria che si è diffusa a macchia d’olio (non d’oliva, perché è troppo caro). È assodato che la moneta unica ha prodotto un abbassamento dei tassi di interesse, cosicché il debito pubblico non sarebbe stato difficile prosciugarlo almeno un po’. Ma i nostri governanti idioti se ne sono guardati dal segare la spesa, anzi l’hanno incrementata per procurarsi il consenso degli elettori. Da noi funziona così. Tutti predicano la spending review, ma nessuno la fa temendo di scontentare i geometri, i ragionieri, le vere categorie che di volta in volta chiedono piaceri al potere in cambio dei quali assicurano il proprio appoggio. Ergo. Non si taglia nulla, ma si spende di più. E il passivo aumenta. È aumentato con Berlusconi, è aumentato con Monti, è aumentato con Letta e anche con Renzi. Sorvolo sui governi precedenti per carità di patria.
Aggiungo soltanto che una classe politica così cialtrona e sbracata non ha alcun titolo per insegnare alla gente come ci si comporta in democrazia. Qualsiasi persona di medio e addirittura basso livello è in grado di tenere testa ai responsabili della res publica. I quali pertanto abbiano la decenza di non sottovalutare il voto di un referendum, consultivo o no che sia. A proposito, è necessario precisare che il nostro Paese sghembo pur avendo organizzato vari plebisciti abrogativi, non è mai stato capace di tenerne conto, salvo rare eccezioni. Il referendum sulla abolizione del finanziamento ai partiti restò lettera morta; quello sulla abolizione del ministero dell’Agricoltura, idem (sostituirono solo le insegne del palazzo che ospita il dicastero); quello sulla privatizzazione della Rai, gettato nella pattumiera. Solo il divorzio e l’aborto passarono lisci.
In definitiva, la classe dirigente si fa un baffo del nostro suffragio e a sentirlo nominare va in bambola, lo rifiuta come abbiamo verificato in questi giorni. L’Inghilterra è andata alle urne per consultare il popolo, alla cui volontà si è attenuta anche se poteva farne a meno. Dalle nostre parti, viceversa, basta che Libero raccolga le firme per aprire le urne e fare la stessa cosa fatta in Gran Bretagna, e si alzano voci di protesta negli ambiti degli intellettuali ovvero coloro che disprezzano la gente, considerandola carne di porco. Quelli che gridano di più sono gli stessi che si sciacquano la bocca ogni due per tre con la democrazia, l’uguaglianza, e si esprimono solo con frasi politicamente corrette nella forma, in realtà dense di razzismo malcelato.
Noi insistiamo. Chiediamo a tutti di reclamare il diritto al voto sull’euro e sull’Europa, da cui dipendono tanti guai. Sia il popolo e non i suoi stolti tribuni a dire se stare di qua o di là.

DELIRIO IN STUDIO IL PRES. ELIO LANNUTTI SPUTTANA RENZI IN DIRETTA TV GUARDATE E DIFFONDETE

Elio Lannutti: "Renzi? Il maggiordomo preferito dei banchieri" Il PD vuole consegnare le vite degli italiani ai banchieri e agli assicuratori. È l'Europa dei banchieri e dei tecnocrati. Bisogna rispettare il voto popolare. Al referendum, farò i comitati per il no. Questa è una riforma firmata J.P. Morgan...E' una riforma prostituzionale. Arrestare questi manager, e a Zonin, bisogna confiscare i beni. I danni vanno riparati.

COLPO DI SCENA: Senza dire nulla il governo Renzi ha messo in ginocchio la sanità e gli italiani.Ecco cosa hanno deciso.

I dieci miliardi necessari alla prossima legge di Stabilità? È probabile che il governo li trovi tagliando i fondi alla Sanità . Non si tratterà dei soliti tagli lineari, dicono il commissario alla revisione della spesa Yoram Gutgeld e il ministro Beatrice Lorenzin, ma una parte dei risparmi dovrà derivare dalle misure che puntano a mettere in efficienza il sistema. L'esponente del Nuovo Centrodestra ha sempre chiesto di reinvestire quei fondi nel Servizio Sanitario Nazionale, ma adesso invece potrebbero invece prendere altre vie. 

"Sono perfettamente d'accordo con la road map indicata dal commissario - attacca Lorenzin - Niente tagli lineari, anche perché non c'è più niente da tagliare: c'è invece la possibilità di recuperare risorse grazie a una maggiore efficienza e a una nuova organizzazione. Si calcola una cifra intorno ai 30 miliardi ma se riusciamo a trovarne 10 mi accontento". L'obbiettivo è rastrellare dieci miliardi di euro in 3-4 anni puntando ai 13 miliardi che scivolano via con prescrizioni e visite superflue . Cifre che sarebbero dovute servire per ammodernare la sanità, ma che secondo Gutgeld "possono essere utilizzate per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica". "Io mi batto perché le risorse rimangano nel sistema - sostiene il ministro Lorenzin - poi se si riducono le tasse è evidente che questo è un beneficio di tutti. Una parte potrà andare nel ridurre le tasse ma il resto va a personale, ricerca e nuove tecnologie, e in generale a migliorare i servizi". 

++ CLAMOROSO BECCATO++Così Myrta Merlino lo ha demolito. Napolitano incastrato: le prove

"No, non è giusto riformare la Costituzione a colpi di maggioranza. Credo però che la riforma del titolo V operata dalla maggioranza del centrosinistra sia stata preceduta da consultazioni, in modo particolare con le Regioni, che erano interessate al federalismo. Anche se alla fine non ci fu accordo in sede politica. La legge di revisione costituzionale approvata di recente, e che è sottoposta a referendum confermativo, è stata invece davvero un colpo di maggioranza, non c' è stato nessun dialogo, nessun confronto, e io credo che in generale occorre cercare la più larga intesa per qualsiasi modifica della Costituzione". A parlare è Giorgio Napolitano in una intervista a Myrta Merlino il15 aprile 2006 ripresa e pubblicata ora sulFatto Quotidiano. Dieci anni fa, insomma, il presidente emerito della Repubblica allora senatore a vita commenta il referendum sulla riforma costituzionale di Berlusconi e Bossi. E si dice contrario.

Secondo Napolitano "non deve passare una eccessiva amplificazione dei poteri del Capo del Governo. Non deve passare una riduzione dei poteri del Presidente della Repubblica come figura garante della Costituzione e dei valori costituzionali e credo che non debba passare l'enorme pasticcio che si è combinato tra il Senato, più o meno battezzato federale e la Camera, che provocherebbe la paralisi del procedimento legislativo".

Fonte : http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11914891/giorgio-napolitano-intervista-myrta-merlino-referendum-costituzionale-fatto-quotidiano.html

CLAMOROSO! ECCO Il vero motivo per cui non ci fanno votare sull'uscita dall'Unione europea

Non vogliono farci votare sull'Europa perché in Italia gli euroscettici sono in aumento e l'uscita della Gran Bretagna non può che aumentare questa tendenza. Già da tempo isondaggi, perfino quelli commissionati da Bruxelles, indicano una crescente voglia di fuga dall'Unione. A febbraio 2015 un'indagine demoscopica, condotta da Demos e Pragmaper la Fondazione Unipolis, nei sei maggiori Paesi dell'Ue (Italia, GermaniaFrancia, Gran Bretagna, Spagna e Polonia), ha rilevato una crescente ostilità alle istituzioni comunitarie così come alla moneta unica. L'Italia è il Paese con meno fiducia: solo il 27% del campione esprime questo sentimento verso Bruxelles. Una percentuale più bassa della Gran Bretagna (28%), che infatti è appena uscita. 

A luglio 2015, dopo la scelta del governo Tsipras di affidare ai cittadini greci la decisione sulle misure prese dall'Ue, un sondaggio di Demopolis ha confermato il trend: disaffezione crescente degli italiani verso le istituzioni comunitarie. Nel dettaglio, fiducia dimezzata in cinque anni: dal 51% del 2006 al 48% del 2010, sino al 28% del 2015. Idem per Ilvo Diamanti (Demos), che a dicembre ha spiegato come nel 2000 gli italiani che avevano «moltissima» o «molta fiducia» nell'Unione erano il 57% mentre adesso sono calati al 30%. 

Ma perfino lo stesso Eurobarometro, a marzo 2016, ha stabilito che la metà degli italiani non si sente cittadino europeo e il 63% è convinto che i nostri interessi non siano tenuti nella giusta considerazione a Bruxelles. Secondo lo stesso sondaggio Eurobarometro, tuttavia, gli italiani pensano che sia meglio restare nell'Ue. Ma a maggio Ipsos Mori ha mostrato che l'Italia detiene il record degli euroscettici: il58% infatti (e in Francia il 55%) vorrebbe decidere con un referendum l'uscita dall'Ue. Forse per questo non ci fanno votare. 

FONTE :
http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11924759/unione-europea-sondaggi-uscita-fiducia-italia-.html

BOOM I CINQUE STELLE ALL'ATTACCO DI MAIO GELA TUTTI GUARDATE E DIFFONDETE....

ROMA - Luigi Di Maio gela le ipotesi di un accordo per modificare l'Italicum che passi per i 5 stelle: la legge elettorale non è una priorità per il Movimento. Un assist per chi non vuole cambiare la norma (come Matteo Renzi), una delusione per chi come Pier Luigi Bersani e la minoranza Pd pensava di avere una sponda nei grillini per smontare la legge. E la conferma, implicita, che l'Italicum non dispiace ai grillini . "Hanno parlato per tre mesi di referendum, Olimpiadi e direzioni di partito. E così hanno perso le elezioni a Roma e Torino. Non contenti, il giorno dopo la sconfitta, hanno iniziato a parlare di modifiche alla legge elettorale, ovvero di come spartirsi le poltrone alle prossime elezioni politiche", scrive il vicepresidente della Camera e membro del direttorio su Facebook.  "La Camera ci costa 100.000 Euro all'ora (avete letto bene) e il Pd vuole spendere questi soldi per cambiare l'italicum. Facciano pure ma quando vorranno tornare sulla terra, gli mostreremo quali sono le priorità per l'Italia". Frasi che arrivano all'indomani della decisione di riaprire il dibattito sulla legge. Sinistra italiana ha infatti ottenuto, a sorpresa, di parlarne in aula alla Camera nel mese di settembre.

Il messaggio è chiaro: i 5 stelle parlano d'altro.

"Di un paese- dice Di Maio - che ha 10 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, 11 milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche, che è al secondo posto tra i paesi europei per corruzione e in cui ogni giorno falliscono circa 380 imprese". Dunque, conclude Di Maio, "se vorrete il Movimento 5 stelle al governo del paese, faremo 4 cose con priorità assoluta: una legge sul reddito di cittadinanza; misure di alleggerimento fiscale per le imprese, tra cui l'abolizione di equitalia;  norme anticorruzione, incluse quelle per la sburocratizzazione;  un piano energetico nazionale per rilanciare il lavoro nel mondo dell'energia green e abbassare le bollette energetiche per le famiglie italiane. A voi la scelta".  Più diretto, contro Renzi ovviamente, è l'attacco di Alessandro Di Battista, altro membro del direttorio: "Fino alle vittorie M5s a Roma e Torino Italicum era legge migliore al mondo (per noi è uno schifo). Ora renzi pronto a cambiarla. Cialtroni!", scrive su Twitter. Un segnale preoccupante per il Pd perchè dà corpo al vero timore di Largo del Nazareno: che oggi qualsiasi ipotesi di modifica venga usata dai grillini come elemento propagandistico contro il governo e contro il premier.

Fonte: la Repubblica.it

+++ULTIM'ORA BUFERA PD+++ SCATTANO LE MANETTE PER IL CONSIGLIERE PD...

Inizi con una brutta notizie l'avventura amministrativa di Antonello Velardi. Appena 24 ore dolo l'insediamento in Comune, il neo sindaco deve fare i conti con l'arresto di un consigliere comunale del Partito Democratico appena eletto. Questa mattina infatti Raffaele Guerriero è stato arrestato per estorsione aggravata dall'aver agevolato un'organizzazione camorristica insieme a Tommaso Del Gaudio per aver preteso somme di denaro dalla "Dhi", società che si occupa della raccolta rifiuti a Santa Maria Capua Vetere. Fonte: http://noicaserta.it/santa_maria_capua_vetere_consigliere_pd_arresto.html

+++ULTIM'ORA+++ VIRGINIA RAGGI CONTRO TUTTI DARÒ IL MASSIMO PER MIGLIORARE ROMA...

Virginia Raggi non ha ancora formato la sua giunta. Ha cominciato a fare delle scelte ma come ricostruisce La Stampa, viene accerchiata dai gruppi di pressione molto forti sia interni che esterni al Movimento.  Ha scelto Daniele Frongia, un consigliere uscente che era attaccato perché secondo alcuni la legge Severino detterebbe incompatibilità tra consiglieri comunali e incarichi dirigenti amministrativi. Raggi ha chiesto all' Anac diRaffaele Cantone, e all' avvocatura dello Stato, entrambi hanno dato parere positivo. Il suo vice è  Raffaele Marra, un ex della Finanza  che avrà potere di firma sugli atti di spesa esterni.  Ma sulla Raggi si è subito aperto il fuoco amico di Roberta Lombardiche fa parte del mini-direttorio dei Cinque Stelle. “Ho conosciuto il dottor Marra ieri. Ora capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l' umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito”. Parole che sono frecce dirette contro la neo sindaco da parte della stessa donna che, durante la campagna elettorale, si è tenuta ben distante dalla Raggi. In realtà dietro queste parole, secondo la ricostruzione del quotidiano torinese si nasconde il tentativo “del suo giro” di mettere i loro uomini in tre commissioni considerate le più importanti: Patrimonio e Casa, Commercio, Urbanistica.  La sindaca tiene duro, resiste alle pressioni e mantiene la sua autonomia. Certo, ha dovuto accettare che tutti i nominati avessero già esperienza di “portavoce” che fossero cioè  consiglieri o presidenti municipali.

FONTE : Liberoquotidiano.it

mercoledì 29 giugno 2016

APPENDINO SENZA FRENI ANCORA TAGLI NELLA POLITICA DI TORINO GUARDATE E DIFFONDETE...

Domani a Torino ci sarà la cerimonia ufficiale di insediamento del sindaco Chiara Appendino, che sarà trasmessa in diretta streaming qui sul Blog delle Stelle e sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle di Chiara Appendino, sindaco di Torino Cinque milioni di euro. Questa è la cifra che risparmiaremo tagliando i costi della politica a Torino. In particolare, l’intervento mira a tagliare del 30% quello che chiamo "spoil system", ovvero quella galassia di staffisti e dirigenti fiduciari in forza alla precedente amministrazione guidata dal Piero Fassino. In una città come Torino che ha il primato nel nord Italia della disoccupazione giovanile, oltre il 40%, è naturale la scelta di investire questo risparmio nel rilancio delle piccole imprese che si impegnano ad assumere giovani. Un milione all’anno per cinque anni, destinati alle piccole e medie imprese del territorio. Si tratta solo di una prima manovra per andare a incidere su un tema così delicato e importante per la nostra comunità. In campagna elettorale, in più occasioni, abbiamo parlato del rilancio della vocazione produttiva di Torino e questo sarà il faro che guiderà il Governo della città per la prossima legislatura. Il nostro compito oggi è dimostrare che un’alternativa di buona amministrazione è possibile. Un’amministrazione onesta, trasparente, basata sulle competenze e sul merito. Abbiamo già iniziato a farlo. Abbiamo dimostrato che crediamo nel merito presentando prima del voto una larga parte della Giunta. Ci hanno detto che era una scelta "stravagante", che non si poteva fare. Bene, lo abbiamo fatto. Abbiamo dimostrato che si può fare una campagna elettorale vincente con 41mila euro che sono arrivati da donazioni spontanee di cittadini. Ci dicevano che era impossibile, lo abbiamo fatto. Abbiamo promesso trasparenza e abbiamo già dimostrato come una Giunta comunale possa comunicare con i cittadini sfruttando le nuove tecnologie, per questo poco più di una settimana fa io e la mia Giunta eravamo live su Facebook e hanno preso l’impegno di farlo almeno una volta al mese. Perché quelle stanze sono di tutti i cittadini, e tutti devono sapere cosa accade. Infine, ci dicevano che a Torino era impossibile vincere, lo abbiamo fatto. Il desiderio è che da oggi tutti i cittadini siano coinvolti e partecipi nel progetto di cambiamento della città. Per questo motivo creeremo dei sistemi di partecipazione attiva alla vita pubblica, sia attraverso i nuovi strumenti digitali che attraverso il più classico dei modi, ovvero il colloquio personale. Motivo per cui io e la mia Giunta dedicheremo un giorno al mese a ricevere i cittadini che lo richiedono.
FONTE : BEPPE GRILLO.it

SCONTRO RENZI-D'ALEMA DICI SOLO STUPIDAGGINI QUESTE LE PAROLE DI MATTEO RENZI...

ROMA - Il bonus per i diciottenni e i contratti della pubblica amministrazione, il referendum e l'Italicum e le conseguenze di Brexit. Ampio spettro di argomenti, come ogni volta, per il presidente del Consiglio in occasione dell'appuntamento con #Matteorisponde in diretta Facebook. Inevitabile una domanda e quindi una risposta sull'appuntamento calcistico di sabato, la prova dell'Italia con la Germania agli Europei: "Speriamo bene, ma tocchiamo ferro - dice il presidente del Consiglio -. Abbiamo visto il goal di super Graziano Pellè con Merkel e Hollande, è stata una grande gioia. E poi ancora polemica con Massimo D'Alema dopo le parole pronunciate dall'ex premier ieri a Ballarò. "Ha detto cose non veritiere - dice Renzi - prima o poi racconteremo la verità". 

"D'Alema? Dice cose false". "D'Alema aBallarò ha detto cose incredibilmente non veritiere, prima o poi racconteremo la verità". Renzi replica all'ex presidente del Consiglio che nel corso di un'intervista al talk show di RaiTre ha detto che la direzione Pd "è una sala supporter del premier", che "Renzi non può fare il segretario del partito", che le riforme sono "opposte alle promesse elettorali". "Guerra a Renzi? - ha detto ancora D'Alema - È lui che la fa, io non lo conoscevo neanche", "Dice tante cose, non sempre corrispondono a verità". Infine, sul referendum: "Non voterò secondo indicazioni di partito: sulla Costituzione si vota secondo coscienza". Oggi la replica del premier: "C'è chi mi considera un usurpatore e non ha ancora digerito di aver perso le primarie. Ma si chiama democrazia. A dicembre 2017 D'Alema o chi per lui potrà candidarsi a fare l'alternativa. Ma se avessero usato l'impegno che mettono contro di me per fare la legge contro il conflitto d'interessi, forse il centrosinistra sarebbe più forte".

Italicum: mozione in Parlamento? Niente di preoccupante. "Ma che preoccupare, è una mozione proposta dall'opposizione che si discuterà in Parlamento. Ce ne sono tante...". Così Renzi ha risposto a proposito delle domande sulla mozione di Sinistra italiana presentata oggi alla Camera e che chiede di evitare profili di incostituzionalità prima che si pronunci la Consulta. 

Abolizione del Senato, milioni risparmiati. Ricordando che "i vitalizi sono stati già aboliti", Renzi ha spiegato che "con l'abolizione del Senato elettivo si risparmieranno 90-100 milioni di euro, tra indennità e uffici collegati dei senatori attuali. Se il referendum passerà, ci saranno 100 milioni di risparmio secco all'anno, immediato". 

Dal 1 settembre operativo bonus 18enni. A quanti attendono il bonus per i 18enni, il premier dà una data: "Entro agosto la 'app' apposita sarà operativa. Entro settembre sarà operativo il bonus per i 18enni" da spendere per cultura e spettacoli, ha annunciato. Invece, nessuna buona notizia per le casalinghe: per loro niente 80 euro: "Il problema è che fanno un lavoro maggiore degli altri, ma non vengono valorizzate a sufficienza. Solo che dar loro gli 80 euro non esiste", ha precisato il premier. "Non siamo nelle condizioni di prendere questo impegno, ma credo che bisognerebbe pensare a delle iniziative a favore delle donne casalinghe. In tal senso credo che continueremo a discutere", ha aggiunto. E poi ha osservato: "Tutte le volte c'è qualcuno che fa polemica sugli 80 euro, ma poi dice: a noi perché non li dai?".

Unioni civili. Anche i decreti attuativi della legge sulle unioni civili sono in dirittura d'arrivo: "Credo sia questione di qualche giorno", ha detto Renzi.

Contratti, monito ai sindacati: "Portino merito".  A chi chiede notizie sul rinnovo dei contratti pubblici, il premier risponde che è partita la trattativa: "I soldi messi, 300 milioni, servono, ma non bastano per niente, la discussione dovrà vedere un accordo con le forze sindacali del pubblico impiego", ha chiarito. E lancia un messaggio ai sindacati è: "Noi siamo disponibili a rivedere il blocco, voi portate il merito nella pubblica amministrazione, più di quanto è stato fatto. Servono strumenti per garantire chi lavora di più e meglio".

Brexit, aiuti a chi vuole rientrare. La Brexit "è stata una bella botta" e "sul lungo perido farà male ai britannici". Ma, garantisce il presidente del Consiglio, "noi metteremo in campo tutte le  misure per chi vuole rientrare e per gli inglesi che vogliono stare insieme a noi. E ribadisce: "L'Europa non può essere solo un insieme di regole, di burocrazia e regole, a Bruxelles ho visto un clima di entusiasmo e attenzione".

Apple a Napoli. "Bagnoli sta andando avanti e nelle prossime ore poi arriverà un annuncio di Apple su Napoli", ha proseguito il premier, che ha assicurato che si prosegue  "con la tabella che ci siamo dati, a partire dalle bonifiche". Per quanto concerne la banda larga, "il ritardo finalmente sta venendo meno. Entro domani credo che arriverà la notizia del giudizio dell'Europa sul nostro piano".

Accordo Meridiana. Un accordo difficile, quello chiuso su Meridiana, ha aggiunto ancora Renzi "perché alcune persone dovranno lasciare il lavoro. Ma un'azienda finita è stata rimessa in piedi grazie allo straordinario lavoro di Teresa Bellanova e del ministro Delrio", ha detto.

Maturità. Nessuna riforma degli esami di Maturità si prospetta all'orizzonte. Ma, ha detto Renzi, sono ben accetti i suggerimenti. "Per il momento la riforma dell'esame
di maturità non è all'ordine del giorno. Ma perché non ci mandate i vostri suggerimenti?".
FONTE :Repubblica.it

ULTIM'ORA SHOCK: HANNO DATO FUOCO AL LUOGO SIMBOLO DEL M5S! BASTARDI! GUARDATE COSA È SUCCESSO E DIFFONDETE QUESTA VERGOGNA!

È stata una notte di fuoco in piazzale Pollarolo, in quello che per molti è diventato un luogo simbolo del Movimento 5 Stelle alle Vallette, il bar Balby. Lo riferisce Paolo Coccorese su lastampa.it.
Il chiosco giallo è stato pesantemente danneggiato da un misterioso raid incendiario, con un camper rubato parcheggiato accanto al piccolo edificio e dato alle fiamme. «Episodio bruttissimo che non deve infangare il nome del quartiere: siamo gente per bene, faremo il possibile perché riapra il prima possibile», ripetono i residenti, che a decine si sono ritrovati increduli davanti al locale, dopo che i vigili del fuoco avevano spento il rogo nella notte.
«POTEVA ESPLODERE TUTTO»
Ieri mattina, nell'aria restava un pesante odore di plastica. Ma non solo. Fuliggine, le colonne di sedie accatastate davanti all'ingresso, le pile di piatti salvati dalla distruzione della cucina. Il piromane ha colpito in modo chirurgico, ma non ha costretto il caffè alla chiusura. «Di solito chiudiamo per cena, ma ieri, dopo aver visto la partita, io, la mia famiglia e alcuni amici siamo rimasti a chiacchierare fino alle due», dice il proprietario, Salvatore Barone, 55 anni. Ha le braccia segnate dalle ustioni, lo sguardo stravolto dalla notte insonne e dallo sconforto.
Continua a leggere su "lastampa.it"

"IN RUSSIA HANNO CAPITO CHE SIAMO I PROSSIMI AL GOVERNO"

di Manlio Di Stefano, portavoce M5S Camera
Ne ha parlato la stampa di tutto il mondo e, in Italia, solo il Corriere della Sera.
Domenica ho avuto il piacere di rappresentare il M5S al congresso di Russia Unita, il partito di Putin. Erano presenti circa 40 delegazioni internazionali delle quali solo 10 hanno avuto parola, io sono stato il quarto in assoluto e l'unico italiano. Sinceramente ho apprezzato questo segnale. Noi, che ad oggi rappresentiamo solo una forza di opposizione, abbiamo avuto parola prima o al posto di vice presidenti di Parlamento e segretari di partiti di maggioranza.
Evidentemente in Russia hanno già capito che siamo prossimi al Governo se ci danno tutto questo peso e hanno apprezzato un lavoro onesto e sincero in questi due anni contro le sanzioni imposte dalla UE.
Qualcuno pensava che fossi andato a inchinarmi ai piedi del potente di turno come hanno sempre fatto i nostri politici, oggi in USA domani in Russia dopo domani chissà, invece no, sono andato a ribadire che il nostro unico obiettivo è difendere gli interessi nazionali italiani.
Per farlo dobbiamo immediatamente bloccare le sanzioni alla Russia e intraprendere un dialogo sull'antiterrorismo.
Credo abbiano apprezzato la fierezza e chiarezza con cui ho pronunciato la frase "noi non siamo né filo russi né filo statunitensi, siamo filo italiani" spiegando cosa significhi dover ristabilire una serie di relazioni, convenienti per l'Italia, interrotte per via della miope sudditanza a forze esterne.
Non ho potuto fare il video del mio intervento per questioni logistiche ma ho registrato l'audio e, in massima trasparenza, vi invito ad ascoltarlo.
Una politica estera differente è possibile, puntare ad una vera sovranità è possibile, serve solo una classe politica degna e fiera. Noi lo siamo. Ed è solo questione di tempo...
Fonte:http://www.ilblogdellestelle.it

ULTIM'ORA:DAI MEDIA POLACCHI SI SCOPRE LA VOLONTA' DEL DIRETTORIO EUROPEO

Un nuovo superstato europeo è stato proposto dai ministri degli esteri di Francia e Germania. L’annuncio è stato dato dalla tv polacca. Il documento che contiene la proposta sarà presentato lunedì, a Praga, al Visegrad Group, altrimenti detto Visegrad Four o V4, che è l’alleanza degli stati di centro Europa (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) nata allo scopo di procedere verso un’integrazione europea dal punto di vista militare, economico ed energetico. A presentarlo sarà il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier e sembra che si tratti di una specie di ultimatum, conseguente al Brexit.Secondo la televisione di stato polacca, gli stati membri perderanno il controllo sui loro confini e sulle procedure di allocazione dei rifugiati, non avranno più alcuna sovranità sui loro eserciti, sul loro codice penale e sul loro sistema di tassazione. E perderanno la propria valuta.
Intanto, la Polonia va all’attacco del Governo europeo di non eletti, presieduto da Jean-Claude Juncker (la Commissione Europea), chiedendone le dimissioni immediate, che secondo Press Association Ukstarebbero per arrivare. Queste le parole del ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski:
” Quello che stiamo chiedendo è se la leadership della Commissione Europea ha il diritto di continuare a funzionare, aggiustando l’Europa. Secondo noi, non ce l’ha. I nuovi politici, i nuovi commissari dovrebbero farsi carico di questo obiettivo, e prima di tutto dovremmo dare nuove prerogative al Consiglio UE, perché consiste di politici che hanno un mandato democratico “.
“Il vero problema… Quando parliamo di ‘Europa’, non scarichiamo le colpe dove le colpe non ci sono. La realtà è che i 28 Paesi membri, oggi 27, non riescono a mettersi d’accordo a livello di capi di Stato. Quindi, se vogliamo sistemare l’Europa, l’unico sistema che abbiamo è che i VOSTRI leader politici comincino a mettersi d’accordo, e se non sono in grado vengano sostituiti“.
eSTRATTO DA :http://www.byoblu.com

M5S: PROPOSTA IN SENATO SU REFERENDUM EURO

ROMA – M5S vuole un euro del Sud: proposta referendum al Senato. Con il terremoto Brexit e le recenti affermazioni elettorali dei 5 Stelle torna la questione sulle vere intenzioni dei grillini riguardo all’Europa e alla moneta unica. Da che parte stanno? La versione ufficiale, l’ultima dopo il referendum britannico e dopo varie contorsioni dialettiche e oscillazioni sul merito, può riassumersi così: “Restiamo nella Ue, ma facciamo un referendum per uscire dall’euro”. Ma, per esempio, un Di Battista ha dichiarato a marzo che “bisogna lasciare il nazismo centrale nordeuropeo che produrrà sempre più schiavi a danno dei paesi del sud Europa”. Un euro per i paesi del Sud Europa. Uscire dall’euro, sì ma come? Una proposta M5S di referendum per uscire dall’euro giace negli archivi del Senato da un anno circa (8 luglio, a firma Vito Crimi). Luigi Di Maio ha ribadito che voterebbe per l’uscita dalla moneta unica, a marzo (di fronte a una diplomazia straniera piuttosto sconcertata) ha proposto un euro a due velocità (una per i paesi del sud, una per il nord), in tv a Ballarò recentemente ha dichiarato che “dobbiamo preferire l’euro 2 o monete alternative”. L’euro a due velocità, peraltro, corrisponde pericolosamente alla proposta di Alternative für Deutschland, gli euroscettici nazionalisti tedeschi. La proposta di referendum M5S. Jacopo Jacoboni de La Stampa segue con particolare attenzione le vicende grilline, e questa di Europa e euro non è esente da sorprese. Prendiamo la proposta – impossibile perché la Costituzione non prevede referendum su trattati internazionali – del referendum per uscire dall’euro, in effetti il piano più organico e sul quale c’è l’impegno politico più coerente. Il quesito referendario immaginato dal ddl recita: «Ritenete voi che si debba adottare una nuova moneta nell’ordinamento nazionale in sostituzione dell’euro, rimanendo nell’Unione europea come Paese membro “con deroga” ai sensi dell’articolo 139 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea?». Ritenete che «a tale scopo si debba delegare il governo ad adottare le disposizioni e le misure necessarie per l’introduzione della nuova moneta nell’ordinamento nazionale, assumendo le iniziative necessarie per la determinazione del tasso di cambio al quale la nuova moneta subentrerà all’euro e la relativa data di decorrenza, e disponendo l’abrogazione delle norme incompatibili?»
fONTE:http://www.blitzquotidiano.it

+++ULTIM'ORA+++ CLAMOROSO RENZI FATTO FUORI DAL COLOSSO DELLA FINANZA...

"Matteo Renzi farà la fine di Segni che ha cercato per due volte di cambiare la legge elettorale in Italia con un referendum per poi scomparire gradualmente dalla scena politica". È la profezia degli analisti americanidi Citigroup che, riporta il Giornale, in un documento sull'Italia e inviato ai clienti investitori, prevedono la caduta del premier.

Tre i motivi che segneranno la fine di Renzi: leturbolenze finanziarie che hanno colpito duramente le banche italiane; un picco stagionale in materia di immigrazione e la "personalizzazione del referendum" intorno alla figura del presidente del Consiglio. "Con l' eccezione delle elezioni europee del 2014, il Pd non ha mai ottenuto più del 40% dei voti e gli ultimi sondaggi disponibili (nonché le elezioni locali) suggeriscono che la quota di voto potrebbe oscillare in circa il 30 per cento", scrive Citi.

In questo contesto, la mossa del premier che ha annunciato di dimettersi se il referendum non passa, "può rivelarsi una tentazione irresistibile per il 70% degli elettori non-Pd, così come per le correnti interne al partito". La data della caduta, dunque, è fissata per ottobre (se non prima).

FONTE : Liberoquotidiano.it

martedì 28 giugno 2016

ULTIM'ORA SHOCK: ATTENTATO ALL' AEROPORTO DI INSTANBUL. ECCO IL VIDEO DEL KAMIKAZE CHE SI FA ESPLODERE!


Serie di esplosioni e spari al'aeroporto di Istanbul. Ci sarebbero ventotto morti e decine di feriti. Due attentatori si sono fatti esplodere all'aeroporto Ataturk facendo detonare gli esplosivi appena prima del controllo di sicurezza del terminal internazionale. Lo ha riferito un funzionario turco. La polizia ha sparato per "neutralizzare" i sospetti. Il ministro della Giustizia Bekir Bozdag ha parlato di 28 morti e sessanta feriti.
L'unità di crisi della Farnesina è stata immediatamente attivata in merito all'attentato terroristico in Turchia ed è in contatto con la sede per le verifiche. Lo si apprende da fonti del ministero degli Esteri. Intanto tutti i voli per la Turchia sono stati sospesi.

ULTIM'ORA CLAMOROSO GUAI IN CASA PD IL PRESIDENTE DEL COSIGLIO MATTEO RENZI...

Guai in casa Pd per il presidente del consiglioMatteo Renzi. Lunedì prossimo si terrà la Direzione della “resa dei conti” nel Pd post-amministrative. E, secondo Il Giornale, c’è già chi sta affilando i coltelli. Renzi ha detto ai suoi che l’Italicum, la legge elettorale che con il ballottaggio indica come sicuri vincitori i grillini, non si tocca. Ma ora, nel partito, i potenziali nemici non sono più solo i soliti noti della minoranza Pd: pare che, anche nella vasta maggioranza renziana, si stiano delineando dei piccoli “Bruto” dopo la botta delle Comunali.

Primo tra tutti uno che ai cambi di casacca è abituato da tempo, colui che è passato alle cronache per aver tramato prima contro Pier Luigi Bersani e poi contro Enrico Letta: l’attuale ministro alla Cultura, Dario Franceschini. Formalmente un fedelissimo renziano, iniziano a girare voci e sospetti sul fatto che Franceschini si stia in realtà preparando a una “pugnalata alle spalle” in stile “Bruto”. Tali voci vorrebbero il ministro molto affaccendato in questi giorni a convocare cene di parlamentari della sua area e a chiedere modifiche all’Italicum.

Qualcuno si spinge addirittura ad ipotizzare che il ministro della Cultura, forte dei suoi ottimi rapporti con Sergio Mattarella, aspiri a prendere il posto del presidente del consiglio, se sconfitto nel referendum, e guidare un governo di salute pubblica per il ritorno al proporzionale. Franceschini e Renzi avranno comunque un colloquio pre-Direzione. Nel frattempo il ministro è impegnatissimo a costruire un asse con il governatore del LazioZingaretti, i cui voti in Campidoglio sono necessari per far eleggere a capogruppo Pd a Roma Michela De Biase, moglie da un paio d’anni di Franceschini.

FONTE: http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11923932/teorie-complotto-franceschini-vuole-diventare-premier-renzi-cade-referendum.html

BOOM IL MOVIMENTO 5 STELLE ALL'ATTACCO PRENDETE SOLDI DA MATTEO RENZI...

"Staino prende soldi dall'Unita, Unità prende soldi da Matteo Renzi. Staino lecca il culo al suo padrone. Provami il contrario", scrive su Twitter Carlo Sibilia

Luca Romano

M5S all'attacco di Sergio Staino. "Prende soldi dall'Unita, Unità prende soldi da Matteo Renzi. Staino lecca il culo al suo padrone. Provami il contrario", scrive su Twitter Carlo Sibilia, deputato M5S e componente del direttorio 5 stelle. Il pentastellato replica a un Tweet del vignettista che, per rispondere ad alcune accuse arrivate dal M5S su una vignetta fatta, aveva cinguettato: "A Grillo piace Farage, a Farage piace Trump a Trump piace la svastica. Provatemi il contrario".

Nel disegno pubblicato sul quotidiano vicino al Pd c'è un professore in aula scolastica. Al suo fianco c'è una studente. Entrambi sono alla lavagna. E il Prof col gessetto scrive una sorta di formula che di fatto racconta una "legge matematica" che per il docente vale sempre. Di fatto chi vota Grillo ama Farage e a sua volta ama Trump che porterebbe nuovamente al nazismo. Ergo per proprietà transitiva, la vignetta suggerisce che chi vota Grillo automaticamente è un neo-nazi. Un insulto che ha turbato non poco i pentastellati. Di fatto il messaggio riguarda milioni di elettori grillini che hanno scelto democraticamente di appoggiare alle elezioni i candidati cinque stelle. Il prof nella vignetta si rivolge alla studentessa e afferma, mentre lei lo guarda basita: "Purtroppo questa è una legge".

FONTE : il GIORNALE.it

ULTIM'ORA: ADESSO È UFFICIALE! PRESNTATA LA GIUNTA M5S ROMA! GUARDATE E DIFFONDETE!

M5s, corsa contro il tempo della Raggi per la giunta: Baldassarre alle Politiche sociali, Frongia capogabinettoSecondo l'agenzia Ansa, la responsabile dell'advocacy istituzionale dell'Unicef Italia e già nell’Ufficio del Garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ha accettato di entrare nell'esecutivo dei 5 stelle. Mancano ancora caselle importanti come il Bilancio e i TrasportiUna corsa contro il tempo per avere tutti e dieci i nomi degli assessori in tempo per la prima seduta del Consiglio comunale del 7 luglio. La sindaca M5s Virginia Raggi continua da giorni i colloqui e gli incontri informali per definire la squadra, ma le difficoltà sono più del previsto tanto che alcuni non escludono che la seduta potrebbe slittare al 13 luglio (data limite). Intanto oggi c’è stata la nomina ufficiale del capogabinetto Daniele Frongia: ex consigliere comunale con i 5 stelle e braccio destro della Raggi.C’è inoltre una nuova pedina da aggiungere all’esecutivo della giunta capitolina: Laura Baldassarre è stata scelta per fare l’assessore alle Politiche sociali. Secondo l’agenzia Ansa, la responsabile dell’advocacy istituzionale dell’Unicef Italia e già nell’Ufficio del Garante nazionale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ha accettato l’incarico. Il nome va ad aggiungersi ai quattro assessori che hanno già dato la loro disponibilità:  Luca Bergamo alla Cultura, Paolo Berdini all’Urbanistica, Andrea Lo Cicero allo Sport e Paola Muraro all’Ambiente. Ci sono ancora da riempire però due caselle importanti: il Bilancio e i Trasporti. Per entrambi hanno rifiutato due nomi pesanti: il dirigente Consob Marcello Minenna e il professore del Politecnico Marco Ponti.Resta anche da sciogliere il nodo del vicesindaco che in un primo momento avrebbe dovuto essere proprio Frongia, poi nominato capogabinetto. La scelta ha fatto discutere: alcuni hanno infatti ipotizzato il rischio che non potesse ricoprire ruoli dirigenziali un anno dopo essere stato consigliere comunale in base alla legge Severino. Un’ipotesi smentita dalla Raggi: “I pareri li abbiamo già chiesti e ottenuti”, ha detto, “prima di procedere alla nomina, altrimenti non avremmo proceduto in tal senso. Daniele Frongia è già stato nominato capo di gabinetto. Ho chiesto i pareri proprio per capire se vi fossero problemi e ho avuto risposte positive in merito all’assenza di qualunque incompatibilità o inconferibilità”.

+++ULTIM'ORA+++ Addio Europa, il secondo referendum. La valanga: chi si stacca tra un anno

L'effetto domino è iniziato. La valanga inizia ad ingrossarsi. Dopo il Regno Unito e la Brexit, è il momento del secondo Paese che vuole affrancarsi dall'Europa: l'Austria, che da mesi si "scorna" con Bruxelles in primis per le questioni relative all'immigrazione. Dopo la consultazione britannica, infatti, il vicesegretario nazionale dell'Fpo, il partito nazional-liberale, mister Norbert Hofer, ha chiesto ufficialmente il referendum anche per Vienna. Si tratta della prima volta che un leader della destra populista austriaca parla esplicitamente di quella che è già stata ribattezzata Oxit, un'ipotesi sostenuta in un'intervista al quotidiano viennese Osterreich.

Ma non è tutto. Sulla stessa linea sarebbe anche il segretario nazionale dell'Fpo, Heinz Christian Strache: avrebbe cambiato linea nel giro di pochi giorni. Infatti, all'indomani della vittoria del "leave" nel Regno Unito, Strache si era limitato a complimentarsi con i britannici per la "sovranità riconquistata", per poi pronosticare la fine della Ue se non ci sarà a "un profondo e ampio processo di rinnovamento". Nessuna richiesta esplicita, dunque, che invece ora, almeno stando a quanto sostiene la stampa locale, potrebbe arrivare a strettissimo giro di posta.

Il punto è che i leader della destra nazional-liberale austriaca avrebbero già steso una road-map e stabilito i tempi: vorrebbero il referendum entro un anno. Hofer ha dichiarato: "Se l'Ue continua a svilupparsi in maniera distorta allora per me sarebbe giunto il momento di dire: ora si dia la parola ai cittadini austriaci". E ancora: "L'Ue si sviluppa nella forma di una Unione centralizzatrice, anziché ritornare ai suoi valori fondamentali. Se non vengono poste entro un anno le necessarie misure, allora l'intero processo è fortemente compromesso". E, dunque, inizierà l'iter che potrebbe portare al secondo distaccamento da Bruxelles.

Dietro l'accelerazione di Strache, che da euroscettico si sta per trasformare in "eurosecessionista", potrebbero anche esserci ragioni elettorali. Il punto è che sulle elezioni austriache, vinte da Alexander Van der Bellenper poco meno di 31mila voti, pende un ricorso. Nel caso in cui la Corte costituzionaledi Vienna si pronunciasse a favore dell'annullamento delle consultazioni, l'Fpo di Hofer potrebbe fare leva sulla possibilità del referendum per vincere le elezioni presidenziali.

Fonte: Liberoquotidiano.it

"RENZI SEI IL ROTTAMATORE DELLA VERGOGNA"

***BOOM*** CHIARA APPENDINO DEVASTANTE FA PIAZZA PULITA RISOLLEVEREMO QUESTO PAESE....

Neanche il tempo di arrivare a Palazzo Civico e Chiara Appendino deve già fare i conti con il fuoco amico. «Abbiamo messo una cannonata di sabbia negli ingranaggi delle grandi opere. La Tav si può bloccare, la Appendino non ci tradirà», - aveva detto a Repubblica Alberto Perino, leader storico dei No Tav. E in effetti il primo cittadino potrebbe abbandonare il tavolo dell'Osservatorio.

Una questione che molti analisti hanno liquidato in due righe: se ne andrà senza rimetterci niente, perché tanto la Tav va avanti. Ma l'Osservatorio Torino-Lione, prima presieduto da Mario Virano e oggi da Paolo Foietta, non è solo un biglietto da visita dell'opera ma è anche un distributore di risorse. Non poche, perché le cosiddette «opere di compensazione» di solito valgono fra il 2 e il 5 per cento di quel che si sta costruendo. E si capisce che il grande no dell'Appendino potrebbe costare caro, molto caro.

«Naturalmente - spiega Mario Virano, ex numero uno dell'Osservatorio e oggi alla testa di Telt( Tunnel Europeen Lyon -Turin) - non c'è un automatismo, ma è chiaro che se uno non vuol saperne di stare seduto a dialogare, si prenderà anche la responsabilità di rifiutare quel che dal confronto può arrivare».

Questione spinosa ma a molti zeri. Il progetto iniziale, poi in parte accantonato e dilazionato nel tempo, prevedeva circa 2 miliardi di investimenti per Torino. Poi il budget si è ridotto drasticamente, si calcola che nei prossimi anni verranno spalmati sulla città interventi per circa 200 milioni. Su questa cifra dovrebbe essere calcolato il gruzzoletto a disposizione del sindaco. Per Paolo Foietta «il tesoretto non dovrebbe superare i 10 milioni». Altre fonti danno invece un totale molto più alto, anche se ci vorranno molti anni, decenni, per realizzare tutto quello che è stato disegnato sulla carta. In questo caso, Appendino metterebbe in tasca un assegno compreso fra i 40 e i 100 milioni. Solo la Gronda Merci, l'attraversamento sotterraneo della città da Grugliasco a Settimo Torinese, vale più di un miliardo.

Insomma, i soldi da infilare nei salvadanai del Comune potrebbero lievitare a 50 milioni se non di più. Addirittura 100 nell'ipotesi più ottimistica. Per Appendino un «No» potrebbe essere un problema specie oggi che i denari arrivano con il contagocce. «A Chiomonte, in Val di Susa - aggiunge Foietta - con i soldi delle compensazioni stiamo portando il metano e a Susa copriremo il teatro, anche se il nuovo sindaco Sandro Plano (No Tav, ndr) ha bocciato un progetto più ambizioso. Le infrastrutture faranno di Torino una sorta capitale del trasporto merci. Non credo che Appendino possa buttare via un'opportunità del genere».

FONTE : il GIORNALE.it

"SIAMO SULL'ORLO DI UNA GUERRA CIVILE"

Puntando il dito sull’ultra destra francese, il capo dei servizi segreti di Francia, Patrick Calvar, ha avvertito sul rischio di una “guerra civile” nel Paese. Un’espressione che non era mai stata utilizzata fino ad oggi, riferisce l’Express, ma che il direttore del Dgsi ha ripetuto davanti alla Commissione d’inchiesta parlamentare sugli attentati del 13 novembre a Parigi.
“Siamo sull’orlo di una guerra civile”, ha precisato, confermando di fatto un’idea già espressa il 10 maggio scorso, quando aveva evocato forti rischi di “uno scontro” tra differenti movimenti estremisti in Francia. Il Paese è in uno stato di massima allerta per gli Europei di calcio, possibile obiettivo di attacchi jihadisti, dopo i sanguinosi attentati del 2015. Le forze di sicurezza, dispiegate in massa su tutto il territorio nazionale, sono impegnate anche nel difficile contrasto al tifo violento degli hooligans. A Marsiglia, dove ci sono stati gli scontri più sanguinosi tra opposte tifoserie, le forze dell’ordine si sono trovate di fronte ad alleanze inattese, con gli hooligans russi affiancati da ultras parigini e locali contro i supporter inglesi e polacchi.
A preoccupare, inoltre, sono anche le manifestazioni di protesta di queste settimane contro il progetto di riforma del lavoro. Ricordando le “violenze assolutamente inaccettabili” avvenute nel corso di molte delle manifestazioni precedenti, ieri – alla vigilia della nuova giornata di mobilitazione – il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha avvertito che non saranno tollerati altri episodi di violenza. “L’estremismo è in crescita in tutto il mondo e noi, i servizi interni, stiamo cercando di spostare le risorse per interessarci dell’ultra-destra in attesa di uno scontro”, ha spiegato Calvar. Con una previsione allarmistica. “Penso che (lo scontro) avrà luogo. Ancora uno o due attentati e accadrà. Spetta a noi anticiparlo e bloccare tutti quei gruppi che, in un momento o in un altro, innescano scontri tra comunità”, ha insistito.
D’altra parte, una fonte citata dall’Express ha confermato i rischi legati a possibili azioni dei gruppi di estrema destra. “Con l’aumento del rischio islamista, negli ultimi anni, abbiamo concentrato la nostra attenzione sui jihadisti. Dell’ultra-destra ci siamo interessati di meno”, ha commentato.
Fonte: Aska News
Nota: Sembra strano ma, nel momento in cui il governo Hollande Valls ha perso qualsiasi parvenza di consenso popolare (secondo tutti i sondaggi) crescendo l’opposizione e le proteste di piazza alle politiche neoliberiste del governo Hollande-Valls, si prospetta una possibile “strategia della tensione” in salsa francese che apporterebbe ad un drastico giro di vite da parte del Governo per soffocare le proteste.
Ci possiamo scommettere che, secondo un un copione già visto, ci saranno presto nuovi episodi di attacchi terroristici sul territorio francese che faranno da pretesto per decretare uno stato d’assedio con sospensione dei diritti, accompagnati da una martellante campagna mediatica per convincere la gente a stringersi intorno alle istituzioni per la difesa dell'”ordine democratico”.
Un clima adatto per sospendere eventuali richieste di referendum sull’adesione alla UE da parte del Front National di Marine Le Pen, cresciuta enormemente nei consensi ed indicata come il “pericolo di una deriva populista”.
L. Lago
Fonte:http://www.controinformazione.info/

lunedì 27 giugno 2016

CLAMOROSO BREXIT: L'ITALIA SARÀ LA PROSSIMA A CADERE! SU RIFORME RENZI RISCHIA! GUARDATE E DIFFONDETE!

Brexit, Financial Times: “L’Italia sarà la prossima tessera del domino a cadere. Su riforme Renzi rischia come Cameron”Il giornalista Wolfgang Münchau dipinge uno scenario in cui al referendum costituzionale vincerà il no, l'esecutivo cadrà e si apriranno le porte per un'uscita del nostro Paese dall'euro e il collasso dell'intera Eurozona, "il più violento choc economico della storia"“L’Italia potrebbe essere la prossima tessera del domino a cadere”. L’editorialista del Financial Times Wolfgang Münchau prevede che il voto sulla Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, sarà solo l’inizio della fine dell’Eurozona, che sarà “distrutta”, “devastata” dal divorzio tra Londra e Bruxelles. E la prossima vittima sarà proprio Roma, o meglio il governo Renzi, che sul referendum costituzionale di ottobre si sta “prendendo una scommessa non meno rischiosa di quella di David Cameron“. Non a caso, gli ultimi sondaggi dopo la Brexit danno in vantaggio i no al 54%. Il giornalista dipinge uno scenario in cui alla consultazione vinceranno i contrari alle riforme, l’esecutivo cadrà e si apriranno le porte per un’uscita dell’Italia dall’euro e il collasso dell’intera Eurozona, “il più violento choc economico della storia”.

ESCLUSIVA INTERVISTA DI "EL PAIS" AL NOSTRO LUIGI DI MAIO! GRANDISSIMO! GUARDATE E DIFFONDETE!

"L'Italia ha bisogno di un piano urgente contro la corruzione”
Luigi di Maio, vicepresidente della Camera dei deputati, è il leader del Movimento 5 stelle con più possibilità di sfidare Matteo Renzi.
Il giorno precedente al rilascio dell'intervista, la polizia deteneva in Roma i membri di una rete che, con la complicità di alcuni dipendenti pubblici del municipio, si dedicavano a coprire male le buche per ricoprirle di nuovo dopo qualche mese e così lucrare all'infinito con il degrado costante della capitale di Italia. Luigi Di Maio ha 29 anni, è vicepresidente della Camera dei deputati italiana e senza dubbio il politico più lanciato verso il futuro del Movimento 5 Stelle (M5S), fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio nel 2009. Di Maio, che è della provincia di Napoli, conosciuta come la “Terra dei fuochi” per l'incenerimento illegale dei rifiuti tossici, parla di questa problematica per dimostrare quanto la corruzione ed il mal governo abbiano influito nel risultato delle scorse elezioni amministrative. I cittadini hanno inflitto un serio colpo al Partito Democratico (PD) di Matteo Renzi e hanno invece dato grande credito al M5S, che da ora in poi, governerà in altre città --tra cui Roma e Torino-- attestandosi come seria alternativa di governo.
Non sono poche le persone che vedono  in Luigi Di Maio il candidato a diventare primo ministro. Non a caso un altro degli effetti delle elezioni amministrative è stato quello di allontanare, probabilmente per sempre, “l'immagine del M5S come barbari che sono arrivati a Roma”. La faccia di Grillo --volontariamente assente dalla campagna elettorale--è  stata sostituita da profili più rassicuranti come quello di Virginia Raggi e Chiara Appendino --le nuove sindache di Roma e Torino-- o dallo stesso Di Maio, giovani professionisti, senza passato politico e, soprattutto, senza il peccato originale della corruzione che invece ha impregnato i vecchi partiti italiani.
Domanda: Qual è stata la chiave del buon risultato del M5S?
Risposta: Penso che sia stato Renzi contro Renzi. Lui stesso ha distrutto il proprio consenso politico. Durante la campagna, ha trascorso tutto il tempo a parlare del referendum sulle riforme costituzionali di ottobre e non dei problemi reali. A Torino non ha detto nulla sul 40% della disoccupazione giovanile e a Roma, dove ci sono quartieri che non hanno nemmeno l'acqua, ha cercato di abbindolare i cittadini con le Olimpiadi. E' un atteggiamento meschino. Noi abbiamo fatto il contrario. Abbiamo chiesto ai cittadini quali sono le loro priorità -- attraverso internet e attraverso tavoli di lavoro nei diversi quartieri della città -- e da lì, abbiamo fatto il programma. E tra le priorità non si trovavano le Olimpiadi, ma il trasporto pubblico, il decoro urbano e la trasparenza per lottare contro la corruzione.
Domanda. Roma potrebbe essere un regalo avvelenato?
Risposta. So che abbiamo tutti gli occhi del mondo puntati addosso. Agiremo con onestà nei confronti dei cittadini in modo tale che ci appoggino anche nelle decisioni più difficili. Tenga in considerazione che ci hanno affidato la capitale perché tutti gli altri hanno fallito e l'hanno distrutta. Ora abbiamo il compito di ricostruire una città in rovine e nessuno ha la bacchetta magica.
Domanda. Quali sono le misure di cui l'Italia ha bisogno con urgenza?
Risposta. Due misure. Abbiamo 10 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà, 11 milioni di cittadini che hanno rinunciato alle cure sanitarie perché hanno problemi economici e, nello stesso tempo, siamo il secondo paese dopo la Bulgaria con il livello più alto di corruzione percepita. Abbiamo bisogno, subito, di due strumenti. Un piano efficace contro la corruzione e il reddito di cittadinanza per i cittadini che sono sotto la soglia di povertà. Questa misura serve anche per aumentare la domanda interna e ci fa uscire dalla deflazione. Abbiamo giovani che si vedono costretti ad emigrare, pensionati che vivono con meno di 400 euro al mese. Vorremo tagliare gli sprechi per introdurre questa misura -- che ha un costo del 2% del PIL-- per dare 780 euro a chi ha poco o nulla.
Domanda. Il Reddito di cittadinanza potrebbe sembrare una sorta di carità istituzionale?
Risposta. No, perché la misura non consiste nel prendere i soldi e restare seduto sul divano. La nostra proposta prevede 6 anni di galera per chi cerca di truffare lo Stato percependo il beneficio illecitamente. L'obiettivo della misura è quello di occupare la giornata di chi riceve il “reddito di cittadinanza” tramite la formazione e anche offrendo lavori pubblici gratuiti in favore della collettività. I beneficiari devono mettersi a disposizione dello Stato, che gli farà tre proposte di lavoro. Se rifiutano le 3 proposte, perdono il diritto al beneficio. Tenga in considerazione che l'Italia è uno dei pochi Paesi a non avere il reddito di cittadinanza e nello stesso tempo è uno dei Paesi con il più alto numero di inattivi di tutta l'Europa, dove il 35% delle persone non cerca nemmeno più un lavoro. Pertanto, non è vero che se ricevi il reddito di cittadinanza non sei più incentivato a cercare lavoro. E' proprio il contrario.
Domanda. Il M5S rappresenta una minaccia per l'idea di Europa?
Risposta. In una Europa dove sono i conservatori ad organizzare un referendum per far uscire il proprio Paese dall'Unione Europea, credo che il M5S sia l'ultima delle minacce per l'Europa. Nel Parlamento europeo abbiamo 17 parlamentari che ogni giorno cercano di cambiare i trattati e le normative dall'interno.

VIRGINIA RAGGI MAGNIFICA GUARDATE COSA HA FATTO NESSUN PROGRAMMA HA DETTO NIENTE

Primo giorno in Campidoglio per Virginia Raggi, neo sindaca di Roma. L'avvocatessa eletta tra le file del Movimento 5 Stelle è parsa visibilmente emozionata mentre prendeva possesso del suo ufficio al Comune capitolino. Affacciandosi dal balcone che dà sui Fori imperiali, non ha trattenuto le lacrime. "E' un onore servire la mia città", spiega poche ore dopo in un video pubblicato live su Facebook. Nel filmato la Raggi mostra la sua stanza ("finalmente i romani entrano nelle istituzioni") e il panorama che si gode dalla finestra: un primo gesto, simbolico, all'insegna della trasparenza, cavallo di battaglia dei grillini. Poi ripercorre i punti principali del programma di governo di Roma per tirare una linea "rispetto a quello che è stato". L'audit sul debito, la rinegoziazione dei tassi di interesse, la lotta agli sprechi, il miglioramento dei servizi, la riorganizzazione delle municipalizzate: "Roma merita di essere amata, e io mi metto a disposizione". PIGLIO ISTITUZIONALE - In impeccabile tailleur pantalone blu scuro, sguardo compito ma sorriso pronto per chi l'avvicinava tra cittadini e sostenitori, la Raggi ha partecipato oggi alla celebrazione del 36esimo anniversario della uccisione del sostituto procuratore di Roma freddato nel 1980 dai Nar in Viale Jonio. Raggi ha dato la linea della sua Giunta: "Siamo tutti Mario Amato - ha detto con voce ferma -. Mi impegnerò perché chi combatte a sostegno della verità non sia mai lasciato solo". Dal Vittoriano, a San Paolo, fino alle Fosse Ardeatine e di lì al Tempio Maggiore, ha raccolto l'apprezzamento del presidente del Senato Piero Grasso, che le ha rivolto i suoi auguri "di cuore", e poi quella della Comunità Ebraica. CHIAMATEMI VIRGINIA - Prima di entrare in Campidoglio si è soffermata con i giornalisti: a chi le chiede se sarà sindaco o sindaca di Roma, cita la propensione della Crusca per il femminile, che però non le piace. "Chiamatemi Virginia".

BOOM DI MAIO DEMOLISCE RENZI HA FALLITO DEVE ANDARE A CASA

Roma - Per chi non avesse ancora capito la natura dello scontro in atto tra popolo e oligarchi del potere (corifei e microfonisti compresi), c'è da ieri pomeriggio l'intervista di Lucia Annunziata al grillino Luigi Di Maio a In Mezz'ora che ne costituisce una summa preziosa. Materiale antologico da conservare in teche per utilizzi da parte di storici futuri. Nel vano anzi goffo tentativo di far sbroccare il giovanotto - vicepresidente della Camera nonché componente del Direttorio M5S anche in virtù di un'imperturbabilità quasi andreottiana - la Annunziata è finita a gambe all'aria sugli sdrucciolevoli terreni parlamentari. Almeno, però, pur non volendo, ha consentito a Di Maio di ricordare la raccolta di 200mila firme grilline per chiedere un referendum sull'euro, che risale al 2013 ma poi è rimasta lettera morta dopo il deposito in Senato. «Non hanno preso neppure in considerazione la proposta di legge per derogare al divieto costituzionale di referendum sui trattati internazionali...», ha spiegato di Maio, che non vuol sentir parlare di referendum per l'uscita dall'Unione. Se ne fossero celebrati in Francia e Olanda, spiega, «non ce ne sarà più alcun bisogno, significherebbe che l'Europa è già disgregata e ognuno sta correndo da solo per se stesso». Nei programmi del M5S non è mai stata messa in discussione la permanenza nella Ue, ha aggiunto, prova ne sia che «abbiamo oggi 17 eurodeputati, altrimenti non li avremmo neppure candidati. Noi ci crediamo ancora, ma non certo alla Ue delle banche». Dunque, benvenuto «scossone» della Brexit, che l'Europa «s'è meritato». Ora l'importante sarebbe far ripartire l'Unione cambiandone tutte le regole che hanno allontanato i cittadini.

Alle illazioni un po' grottesche dell'Annunziata («Come si è svegliato con la Brexit, sgomento o contento, ha festeggiato o è angosciato?»), il vicepresidente della Camera con aplomb very british ha spiegato che si è trattato piuttosto di «una vittoria della democrazia e dovremo abituarci a queste consultazioni dirette, perché più il potere si chiuderà a riccio nelle proprie scelte, più saranno lontane dalla volontà del popolo». Quindi non ha festeggiato né è terrorizzato: «Penso solo agli effetti sull'Italia». E se la Ue «è fallita» e Renzi «non ha fatto nulla perché poco credibile», ora sarà bene che mantenga la sua promessa, «e si dimetta se perde il suo, di referendum. Noi non lo chiederemo, ma speriamo nella prima volta del premier: mantenere ciò che promette».

Fonte:
http://m.ilgiornale.it/news/2016/06/27/ora-di-maio-ripesca-le-200mila-firme-contro-leuro/1276277/

ULTIM'ORA IL DISCORSO DI ALESSANDRO DI BATTISTA A RENZI ...

GIARRUSSO SHOW:SI SCAGLIA CONTRO RENZI GRAZIE AL SUO GOVERNO...

Michele Giarrusso, senatore del M5S, va giù durissimo in aula e si scaglia contro il presidente del Consiglio Matteo Renzi: "Lei è venuto in quest'aula a parlare di immigrazione, ma non ha affrontato il tema fondamentale: lei signor Presidente, nella qualità di presidente del Consiglio doveva spiegare come è possibile che grazie al suo governo l'immigrazione è diventata un affare per le mafie di questo Paese". E ancora: "Lei avrebbe dovuto spiegare come è possibile che il prefetto di Agrigento abbia affidato senza gara d'appalto la gestione del centro immigrati di Lampedusa per 10 milioni di euro senza gara d'appalto alla Misericordia di Firenze. E deve spiegare come è possibile che la prima cosa che ha fatto la Misericordia di Firenze è stato coinvolgere persone vicine al ministro Alfano nella gestione di questo centro". Il senatore pentastellato ha concluso chiedendo a Renzi di dare queste risposte al paese. 
Quei 35 euro al giorno che alimentano Mafia Capitale

Scrive Marco Cobianchi su Panorama: 

Gli immigrati bisognosi di assistenza, dal punto di vista amministrativo, sono solo l'oggetto di appalti. 

Ed è proprio grazie a quegli appalti che Mafia Capitale ha potuto nascere e prosperare. Il cuore di tutto il meccanismo è un numero: 35. Sono gli euro al giorno per persona che lo Stato è disposto a pagare a chiunque offra assistenza ai richiedenti asilo. Vediamo perché quei 35 euro sono così importanti. 

Quando gli immigrati sbarcano sulle coste siciliane, vengono identificati e smistati dal ministero dell'Interno su tutto il territorio nazionale attraverso le Prefetture o i Comuni. 

Questi, per trovare loro sistemazione, lanciano vere e proprie gare d'appalto aperte a chiunque sia disposto a offrire vitto, alloggio, 2,5 euro di pocket money e, in qualche caso, corsi d'italiano in cambio di 35 euro al giorno per persona, che è il costo che il ministero dell'Interno l'anno scorso ha suggerito di non superare. Come in ogni appalto, il vincitore della gara è la Onlus o la società o anche l'albergatore o il proprietario di un campeggio che è disposto ad accettare una cifra inferiore. 
Fonte