giovedì 26 maggio 2016

INASPRIMENTO DELLE PENE PER CHI DIFFAMA LA CASTA

Non è passato nemmeno un anno dal via libera di Montecitorio allariforma della diffamazione che cancella il carcere per i giornalisti che al Senato rispunta la pena detentiva. E per di più aggravata. Con una norma “salva Casta” contenuta nel disegno di legge a prima firma della dem Doris Lo Moro, volto a contrastare le intimidazioni agli amministratori locali, approvato una decina di giorni fa dalla commissione Giustizia di Palazzo Madama presieduta dall’alfaniano Nico D’Ascola e da oggi all’esame dell’Aula. E, per effetto della quale, il cronista che diffama unpolitico o un magistrato rischia di finire in carcere con una pena aumentata da un terzo alla metà rispetto alla sanzione prevista se il diffamato fosse un semplice cittadino. Tradotto: siccome la legge sulla stampa del 1948 prevede il carcere da uno a sei anni in caso di diffamazione, se la norma venisse approvata così com’è – quindi senza modifiche – i giornalisti rischierebbero una pena molto dura. Ma non è tutto. Una prima versione del testo prevedeva di punire con maggiore durezza anche l’ingiuria. Poi il governo ha deciso di depenalizzare il reato e sul punto si è dovuto fare marcia indietro. Un giro di vite voluto dal Pd e magari dal suo premier Matteo Renzi? O solo un’iniziativa personale della Lo Moro, che tra l’altro è anche magistrato fuori ruolo? O, ancora, uno scivolone interno al partito favorito dalla mancanza di coordinamento e direzione politica?
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