lunedì 22 gennaio 2018

+ + + CLAMOROSA NOTIZIA + + + MARIA ELENA BOSCHI BECCATA DAI 5 STELLE ANCORA FAVORI ANCHE CON LE CAMERE SCIOLTE! DIFFONDIAMO OVUNQUE QUESTO SCHIFO!

Maria Elena Boschi, sottosegretario uscente alla presidenza del consiglio dei ministri, a Camere sciolte piazza tre persone di sicura e provata fedeltà al Consiglio di Stato.Uno dei tre beneficiati, Pierluigi Mantini, ex deputato prodiano, è anche in clamoroso conflitto d’ interessi perché fino all’ altro ieri era nell’ organo di presidenza della giustizia amministrativa, l’ impronunciabile Cpga, che adesso dovrà vagliare anche la sua nomina.
Il 22 dicembre, Maria Etruria porta la terna in Consiglio dei ministri, in pieno spirito natalizio. Si tratta di Carla Ciuffetti, capo dipartimento del ministero delle Riforme, Luigi Fiorentino, vicesegretario generale di Palazzo Chigi, e Mantini.
Ciuffetti,avvocato  romano, che ha mosso i primi passi negli anni Novanta nell’ ufficio legale dell’ Enel, è stata a lungo un funzionario della Camera e ha conquistato la fiducia della Boschi al dipartimento di quelle riforme costituzionali che, causa referendum popolare, non sono poi andate in porto.
Alessio Villarosa e Daniele Pesco, i due deputati del M5s  hanno denunciato il fatto, facendo notare che “Il Consiglio di Stato è un organo chiamato a dirimere le più importanti controversie tra cittadino e pubblica amministrazione, e non è il luogo dove il governo possa piazzare gli amici degli amici”.
Continuano i due deputati dei 5 Stelle “.
“E’ grave, sul piano dei rapporti tra organi costituzionali, che il governo possa designare a consigliere di Stato il vicepresidente dell’ organo di autogoverno della giustizia amministrativa, il cui compito istituzionale era appunto quello di garantirne l’ autonomia e l’ indipendenza, proprio nei confronti del governo stesso”.


Tremano i partiti: Ecco i candidati esterni del m5s che mettono paura ai partiti!

Luigi Di Maio chiude la tre giorni del ‘Villaggio Rousseau’ a Pescara e dopo aver presentato il programma di governo del M5s, ha voluto accanto a se alcuni degli esterni che “lavoreranno con il Movimento” nelle prossime settimane e a cui ha chiesto di candidarsi per i collegi uninominali. Tra loro il comandante Gregorio De Falco – il più applaudito dalla platea; Vincenzo Zoccano presidente del Forum italiano disabilità; i giornalisti Gianluigi Paragone (in collegamento telefonico) e Emilio Carelli e il presidente di Adusbef Elio Lannutti, accolto da un vero e prorpio boato. “I nostri 300 candidati agli uninominali”, ha commentato il candidato premier, “faranno tremare i polsi agli altri partiti. In questi giorni alcuni esponenti di altri partiti hanno chiamato i nostri candidati supplicandoli di non farlo perché altrimenti li costringeranno a fare brutta figura”

domenica 21 gennaio 2018

Di Battista Risponde A Berlusconi: Smettila Di Rompere Le Palle, Altrimenti…

Alla fine gli ha risposto. Parliamo di Alessandro Di Battista. Il destinatario della sua eloquente risposta è Silvio Berlusconi: “Smettila di rompere le palle!!”. Durante il tour ‘A tutta Sicilia’ il rappresentante del M5S si rivolge così al pubblico presente:” Ora mi dispiace abbassare questo discorso per dare un messaggio a..  a Berlusconi!” Stranamente come sente il nome del cavaliere, il pubblico scoppia in una spontanea risata, il che non è buon segno per chi è ancora convinto di poter scompigliare le carte intervenendo e alleandosi a destra e a manca, del voto in Sicilia, vero viatico per le prossime elezioni politiche nazionali. Voto che ricordiamo, vede il partito del Movimento 5 Stelle in vantaggio, nonostante le accozzaglie sia a destra che a sinistra.
Prosegue Di Battista:”Però ci tengo. Presidente Berlusconi, con il massimo rispetto, lei sta facendo il giro delle sette chiese televisive, facendo interviste, parlando di me e Luigi Di Maio ogni giorno.” Con un pizzico di ironia e il sorriso sulle labbra, coinvolge il pubblico con un “Io mai avrei pensato che Berlusconi un giorno avrebbe parlato di me”. Risate. Prosegue:” Noi la rispettiamo come politico e come imprenditore, ma ogni giorno dice che il M5S è pericoloso, perché metterà la tassa patrimoniale, perché metterà la tassa di successione…ora io con il massimo rispetto istituzionale dico: presidente Berlusconi quand’è che la smetterà di dire caжжate?” Applausi e risate.
“Non metteremo nessuna tassa ne patrimoniale ne di successione e non ne abbiamo mai parlato, anche perché trovo quest’ultima iniqua e ingiusta. Però se continuerà a rompere cosi tanto le palle a questa forza politica, metteremo un’unica tassa, quella sul suo patrimonio!! Ci consenta”.



Arrivano le prime denunce contro Michele Santoro…..aspettiamo la risposta in merito a questa denuncia.

Lo comunica Elio Iannutti : Michele Santoro denunciato !
” Squadrismo Rai , Adusbef denuncia Michele Santoro, per la puntata di vero e proprio squadrismo giornalistico, in onda sul servizio pubblico Rai Tre, le cui comparse con la bava alla bocca, forse ingaggiate, in studio ed agli esterni, portate al seguito della troupe da un posto all’altro di Roma, forse preventivamente istruite per denigrare la sindaca di Roma Raggi, la Giunta ed il M5S. Voglio vedere cosa risponde l’Autorità filo governativa AgCom alla denuncia Adusbef, dopo aver richiamato la Rai per l’innocua dichiarazione di Orietta Berti”.

In un paese normale, Santoro sarebbe già stato da tempo radiato dall’albo dei giornalisti”. Ecco ha scritto bene,in un Paese normale.

Ormai è sotto gli occhi di tutti, che c’è una campagna diffamatoria contro il Movimento. La puntata del programma di Michele Santoro ne è stata l’ennesima conferma,lì hanno toccato il fondo! Si è visto palesemente accanimento.Si erano preparati tutto per bene,dai filmati messi in onda tagliati ben bene con musica di sottofondo annessa.

Dalla scrittrice V.Viganò ( scelta a caso ),basta andare a vedere sulla sua bacheca quanto “ami” la Raggi, forse lei è ancora “legata” al sindaco uscente,nel servizio ha voluto raccontare la realtà ( secondo loro) di Trastevere di notte, hanno aspettato proprio notte fonda a chiusura dei locali per testimoniare la messa sui vicoli dei sacchi pieni di immondizia.Già che c’erano però potevano aspettare anche un po di più e testimoniare  la raccolta che ha fatto Ama alle prime ore dell’alba.

Trastevere è un quartiere con vicoli molto stretti e numerosissimi locali, il chè non permette il posizionamento di cassonetti. Ovviamente anche il radical chic presente in studio è stato scelto bene,come il ragazzo di colore,scelto sempre a caso ( spuntano foto su internet ritratto insieme alla Fedeli e a Grasso )  per porre una domanda alla sindaca.Sindaca che ha avuto pochissimo tempo per controbattere e continuamente interrotta dal presentatore. Davvero un’indecenza!




Scandalo banche, Mentana: “Il governo nasconde i nomi dei grandi debitori ma adesso li facciamo noi”. E nella lista spunta l’imprenditore! Ecco di chi si tratta che schifo...

Dopo aver svelato i nomi dei debitori eccellenti della Banca popolare di Vicenza, il telegiornale di La7 ha rilanciato, rivelando una lista di 50 nomi di insolventi di Banca Marche. Fra di loro l'imprenditore che inguaiò Del Turco.


La Commissione Finanze del Senato, su richiesta di governo e Pd, ha deciso di non rendere pubblici i nomi di chi ha avuto milioni di euro in prestito dalle Banche e non li ha restituiti. In attesa che qualcuno chiarisca chi ha contribuito ad affossare Montepaschi, dopo aver svelato i nomi dei debitori eccellenti della Banca popolare di Vicenza, il telegiornale di La7 ha rilanciato, rivelando una lista di 50 nomi che non avrebbero saldato i loro debiti con Banca Marche: l’elenco contiene nomi e aziende insolventi per cifre che vanno da un massimo di 126 milioni a gli 11 milioni di Società sportiva romana, quella di Diego Anemone.
L'impresa più esposta, secondo quanto si legge nei documenti pubblicati dal telegiornale di Mentana, è Fortezza srl, la società del gruppo Lanari.  Una vicenda, questa, che si intreccia ovviamente con le note vicende dell’istituto di credito marchigiano da tempo molto esposto con le società legate all’imprenditore anconetano. Scorrendo l’elenco, si nota anche la presenza di la Novafin Spa, da poco dopo fallita, appartenente a Vincenzo Angelini, il "re delle cliniche" abruzzesi, il grande accusatore dell’ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco.  Interessante anche il riferimento alla società Capo Caccia resort srl, per il quale è in corso un processo nel tribunale di Sassari per il reato di bancarotta in concorso. Somme importanti anche quelle attribuite al Gruppo Santarelli (110 milioni di euro), ai Minardi (130), ai Ciccolella (80), la famiglia pugliese che con i suoi vivai ha subito lo scorso anno un crac finanziario, Vittorio Casale (70) e Davide De Gennaro (70).
Enrico Mentana, aveva anticipato su Facebook lo scoop del suo tg: “Se il governo - aveva scritto - nasconde il nome dei grandi debitori una parte della stampa ha deciso di comportarsi diversamente. Chi ci governa e chi sostiene il governo in parlamento sono liberi di farsi male da soli: ma a volte non si ravvisa il metodo di questa follia. Noi e tanti altri, e perfino il presidente dell'Abi, abbiamo chiesto che venissero ufficialmente rese pubbliche le liste dei maggiori debitori di Mps e delle altre banche messe nei guai dagli Npl (crediti deteriorati). Invece la Commissione Finanze del Senato ha bocciato tutti gli emendamenti che chiedevano la lista dei nomi dei grandi debitori delle banche in difficoltà e ha approvato la proposta di modifica del relatore che prevede una relazione in cui vengano indicati i profili di rischio ma non i nominativi dei soggetti insolventi. Come tgla7 - in mezzo a un clima di omertà e senza nessuna sponda negli istituti interessati - ci abbiamo lavorato per settimane e abbiamo già cominciato a fare alcuni nomi per la banca senese, e tutti i principali per la Popolare di Vicenza. Stasera facciamo il punto, e magari ci aggiungiamo la lista di Banca Marche”. 
Uno schiaffo, per l’ex rottamatore Matteo Renzi, i vertici del Pd, inclusi Gentiloni e i ministri hanno deciso che gli italiani devono pagare il crac di Monte Paschi di Siena e delle altre banche, ma senza sapere, senza aver il diritto di conoscere, i nomi dei debitori responsabili del buco. Fra le tante dichiarazioni rilasciate in queste ultime ore dai politici sull’amara vicenda delle Banche, qualcosa in più parrebbero contenere le uscite di Roberto Calderoli, in genere ben informato sui movimenti dei maneggioni di professione.
La bocciatura, ha detto l’ex ministro per la Semplificazione Normativa nel governo Berlusconi IV, è avvenuta in commissione Finanze al Senato, "con il mio emendamento al decreto 'salva-risparmio' - prosegue - chiedevo di derogare eccezionalmente alla legge 196/2003 sulla privacy 'nei casi di ricapitalizzazione mediante intervento statale di qualsiasi istituto di credito operante sul territorio nazionale' e di obbligare la Banca d'Italia e la Presidenza del Consiglio a pubblicare, sui propri siti istituzionali, 'l'elenco dei debitori insolventi per i crediti concessi dai medesimi istituti' e di indicare 'i nominativi delle persone fisiche e giuridiche insolventi per debiti superiori a 1 milione di euro' e di indicare 'i nominativi dei partiti politici e delle fondazioni e associazioni loro collegate, insolventi per debiti di qualsiasi importo".
Insomma, non c’è bisogno di fare particolari collegamenti, per Calderoli, fra gli insolventi potrebbero esserci anche partiti politici e movimenti a loro collegati. E che per questo si tenta di zittire la stampa.  Dal cilindro delle banche potrebbe venire fuori qualcos’altro di inatteso.

“PRENDO 170MILA EURO DI PENSIONE, MA SE MI DITE PRIVILEGIATO VI SPACCO IL CULO”: COSI’ IL PARASSITA MUGHINI HA "RIVENDICATO" LA SUPER PENSIONE CHE PAGHIAMO A CARO PREZZO CON LE NOSTRE TASSE!! GUARDATE VOI STESSI E CONDIVIDETE, DOBBIAMO SVERGOGNARLO!! SEI UN PARASSITA!!

“Io godo di una pensione con sistema retributivo. A chi mi dice che sono un privilegiato spacco il culo”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de La Zanzara, su Radio24, daGiampiero Mughini a proposito della pensione che percepisce.

E spiega il motivo della sua contrarietà a chi lo bolla come privilegiato: “Io mi ricordo quello che pagavo mese per mese quando ero inviato speciale di Panorama, mi sono pagato la pensione fino all’ultimo minuto. Su quello stipendio che prendevo pagavo contributi molto alti e non vorrei che qualcuno venisse a rompermi i coglioni.

L’anno scorso ho avuto un imponibile lordo da 170mila euro e di tasse ne ho pagate 70mila. Sono tempi molto magri, almeno per me”. E aggiunge: “Rispetto al passato sono precipitato, un po’ per l’età, un po’ per il fatto che non ho ammiratori, né estimatori nel mondo editoriale. Io non ho nulla, né un giornale, né un rapporto professionale con una testata. Vedo certe nullità in giro che meriterebbero la paga della mia colf e invece sono divenuti direttori, vicedirettori, conduttori, portavoce. Non faccio nomi di persone assenti, ma li vedi in giro, in televisione o anche intervistati alla Zanzara: basta guardarli in faccia.
E’ gente che 30 anni fa al massimo faceva il segretario di redazione e che non supererebbe la quinta ginnasio”. Mughini critica duramente la campagna del quotidiano Libero contro i vitalizi: “E’ una barbarie. Da alcuni mesi non leggo più Libero, che pur mi ha ospitato così generosamente per tanti anni. Questo giornale fa campagne sbagliate e volgari in nome dell’attizzamento del popolino. Il nome della campagna, poi, “Papponi delle pensioni”, è volgare e stupido. Ad esempio, l’accanimento contro il mio amico Achille Occhetto per il suo vitalizio da 5mila euro è ingiusto”. E sottolinea: “Il vitalizio? E’ determinato da una legge, sicuramente cialtrona. Poi la legge si può cambiare, ma non certo in base alle campagne faziose di quello o di quell’altro” di Gisella Ruccia.

BOMBA RENATO ZERO CONTRO I POLITICI! DOBBIAMO FARE LA RIVOLUZIONE!

Il cantante romano parla di sé, della sua musica e di politica.
Domenico, poliziotto, Ada, infermiera. I genitori. Tre sorelle, come in Cechov. E sotto la cruna dell’ago, a ballare dietro a tutte le lenzuola stinte di una vita, Renato Fiacchini. Libero di cambiare colore, abitudini, pianeti. Non fuma più Renato Zero: “Ho smesso cinque anni fa, ma era solo un vezzo. Pensate che idiota, non ho mai aspirato in vita mia. Feci una coronografia e mi andò così di lusso che decisi di non sfidare ulteriormente il destino”. Impegnato a scattare Polaroid “col ventricolo sinistro”, mente e rincorre ancora i giorni, le ferite invisibili e i sogni di ieri. Lontano anni luce, come in quel disco del ’67. Produceva Gianni Boncompagni (che l’aveva battezzato “Zero” per irridere ai sottovalutatori). Venti copie vendute: “Forse meno: io venti mica ne ho viste in giro…”. Formello. Vento, studi di registrazione, vecchi amici a sciamare nell’ora di pausa delle prove del grande concerto, che andrà in scena 15 volte in un mese, dal 27 aprile, al Palalottomatica di Roma (“Se bastano, 15: abbiamo già venduto 90 mila biglietti”). Dal 1950 Renato fa a pezzi l’amore cesellando i migliori anni della nostra esistenza precaria. A 11 anni, la sua famiglia si trasferì dal centro alla periferia: “Da via Ripetta alla Montagnola. E furono danni seri. Dalla lira, in un secondo e mezzo, so’ passato all’euro. Stavo meglio co’ la lira però”. (Ride).
Il mondo 2016 le fa paura?
Non c’è da star tanto tranquilli. C’è molta agitazione. Russia, Usa, Siria, Africa. E questi signori della Corea del Nord sembrano un po’ nervosi.
Due dei brani più dirompenti dell’album sono dedicati alla politica: Nemici miei, cioè i politici, e Rivoluzione. Che rivoluzione vorrebbe?
Le più importanti della mia vita le ho fatte negli scantinati. Negli androni: entravo crisalide e uscivo farfalla.
Molto colorata.
Più colorita che colorata. Ma i colori, nella mia partitura, non spariscono mai. Neppure quando non sono felice.
Anche quando è triste?
Qualcuno sostiene che la tristezza sia grigia, ma io non credo. Se hai fantasia, puoi trasformarla in compagna di giochi, in ballerina, in fonte di ispirazione.
Sono tutti impegnati ad allontanare la malinconia come la peste, ma è un errore di prospettiva. Ci si dimentica cosa viene dopo.
E cosa viene dopo?
Dopo la tristezza c’è la felicità. Dopo la felicità invece in molti casi si apre il baratro.
E per la creatività? Meglio l’allegria?
Meglio la sofferenza. Se non hai un po’ di sofferenza non scrivi nulla di buono. Quando ero contento non sempre ho prodotto cose importanti.
La rivoluzione di ieri era negli androni. Quella di oggi?
Per fare una rivoluzione bastano pochi ingredienti. Una sveglia, una matita, anzi una penna così quel che scrivi non si cancella, un megafono. E poi l’androne di oggi: la piazza.
Oggi in piazza non va quasi più nessuno.
Finiremo per tornarci, io ci spero. Il pensiero libero si amplifica lentamente. Ci mette più tempo, ma poi si impone.
A Roma i candidati a sindaco si fatica a contarli.
Quanti milioni di persone vivono a Roma? Più di 4? In proporzione sono pure pochi.
Sarebbero? Lei non vota?
Se mi presentate uno di cui fidarmi, perbene e di ottima famiglia, magari lo voto pure.
Bertolaso spara: “Roma ha 4 mila topi per abitante”.
Se conta anche i miei sorcini, magari ci azzecca.
La politica di oggi?
Impunità, transumanza, trasformismo. Una cosa mestissima. Cambi continui di ruolo e di sceneggiatura. E meno male che il travestito ero io…
Nella nostra ultima intervista, lei disse che era meglio Renzi di Bersani perché quest’ultimo “ha sbagliato le creme” e pareva più vecchio della sua età. Ora è insoddisfatto anche sotto Renzi: che cos’hanno sbagliato, i “nuovi” politici?
Non le creme, ma solo perché ancora non le usano. Diciamo che non somigliano neanche lontanamente ai vecchi comunisti che venivano a casa mia, ma neanche ai liberali alla Malagodi e alla Bozzi, che sembravano nati con la vocazione della politica. Fanno i politici come qualunque altro mestiere, infatti passano da una carriera all’altra senza rendersi conto che, ogni volta che votano in Parlamento, possono rovinare la vita a 60 milioni di italiani. E senza troppo pensare a come migliorarla.
Attori, cantanti, registi, scrittori. Ieri tutti contro Berlusconi. Oggi tutti o quasi a favore di Renzi. È solo conformismo?
Chi fa il nostro lavoro non ha interesse a scontentare nessuno. Il ‘tengo famiglia’ è un problema serio.
Lei come ha ovviato?
Con una botta di matto. Praticamente mi gestisco da solo, mi produco e mi distribuisco i miei dischi da me. È un rischio calcolato comunque.
Perché?
Perché, per leccare certi potenti, ci vuole una lingua di due metri e mezzo. Molto porosa. E io non l’ho mai avuta.
Nel disco se la prende anche con i sindacati.
Oggi molti sindacalisti diventano onorevoli e per me è una cosa inconcepibile. Io i veri onorevoli li vedevo in casa mia. Mio zio è Mario Tronti, un comunista vero, cioè critico. Andò in Russia sebbene zia Antonia – che aveva un banco ai mercati generali e sotto al banco teneva pure le sue sacrosante preoccupazioni – avesse provato a fermarlo: ‘Se ti prendono, con quel che scrivi, finisci dritto in Siberia’. Zio Mario tornò sano e salvo. Con le medaglie e gli allori. Ma sempre critico, mai allineato. Il marchio di famiglia.
Questo per dire?
Anche l’attore più consumato prima o poi compie un errore che lo smaschera: solo se non reciti, non fingi e sei vero, hai qualche possibilità di restare dalla parte buona della storia e di riuscire nel miracolo di scrivere la tua in autonomia.