venerdì 23 febbraio 2018

A Roma è cambiata musica….. ora dovranno risarcire fino all’ultimo centesimo.Accadevano cose assurde



A Roma è cambiata musica,quello che accadeva negli anni passati,oggi con la Raggi sarà molto difficile delinquere perchè si sta combattendo la corruzione e si fa tutto il possibile per ripristinare la legalità. La strada sarà lunga perchè purtroppo c’è tanta ,forse  troppa gente disonesta.Quando si dice rivoluzione culturale.
Era il 2011, ai titolari di una prestigiosa enoteca di viale Trastevere, sono state cancellate 1.128 multe, archiviando come «improcedibili» quei verbali notificati. Ora, a conclusione dell’indagine della procura regionale della Corte dei Conti, si scopre che tanta cordialità nei confronti di un imprenditore di spicco non era episodica. E che, all’interno dell’ufficio contravvenzioni, già dal 2000 si era deciso che alcuni erano, per così dire, più uguali di altri.
“I ricorsi contro le sanzioni amministrative irrogate in relazione a veicoli in uso a organi istituzionali o a singoli appartenenti agli stessi (fra i quali parlamentari, consiglieri comunali e regionali, appartenenti alle forze dell’ordine e persino a gruppi politici consiliari) avrebbero seguito un canale di trattazione privilegiata rispetto a quelli riservati ai comuni cittadini”.
Fissato questo principio di disparità fra comuni mortali e funzionari pubblici si decise di sottrarre ai gruppi della municipale la trattazione dei ricorsi, accentrandola all’ Unità operativa contravvenzioni. I reclami potevano essere indirizzati a tre uffici della stessa Unità. In questo modo si accedeva alla richiesta di archiviazione della multa alla quale provvedevano almeno tre vigili concilianti.
Tale prassi venne rapidamente estesa anche ad altri soggetti che nulla avevano a che fare con tali enti (istituzionali, ndr) ma che potevano vantare rapporti di amicizia o parentela con gli addetti agli uffici. Tale sistema consentiva non solo a rappresentanti e dipendenti di una numerosa serie di enti ed organismi istituzionali ma anche ai loro amici, parenti o clientes , di avere la garanzia di poter commettere impunemente infrazioni al Codice della Strada nel territorio comunale. Fonte:roma.corriere.it

SUPERLATIVO! Travaglio vs Ricci (Pd): “Non dovete mettere becco nei palinsesti tv. Levatevi quella faccia da padroni”



Bagarre a Tagadà (La7) tra il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e il sindaco Pd di Pesaro, Matteo Ricci, resosi protagonista di un alterco verbale con la conduttrice della trasmissione, Tiziana Panella, e con una risparmiatrice truffata di Banca Etruria. Travaglio, interrotto più volte da Ricci, esordisce: “Questa pretesa dei politici di fare i palinsesti televisivi dovrebbe finire. La par condicio non esiste per le notizie”. “Pensi alla pretesa dei capi di giornale di fare propaganda per altri partiti” – urla il sindaco di Pesaro – “Anche i direttori di giornale dovrebbero evitare e lei lo fa quotidianamente. Ognuno fa i propri errori”. “Voi non dovreste mettere becco nella televisione” – replica il direttore del Fatto – “voi dovreste essere ospiti e chiedere il permesso. Siete ospiti e non padroni. Levatevi quella faccia da padroni”. “L’unica che ha la faccia da padrone arrogante è lei, Travaglio, non di certo io”, ripete a più riprese Ricci. “Controllate tre reti della Rai dove fate carne di porco della libertà di informazione” – continua Travaglio – “Rispettate la libertà di informazione. E rispettate anche il senso dell’umorismo e della decenza. Dire che non si possono fare collegamenti tra il governo e Banca Etruria, quando uno dei banchieri con cui se la dovrebbe prendere la risparmiatrice truffata si chiama Pier Luigi Boschi, padre di un ministro della Repubblica che si chiama Maria Elena Boschi, e che è diventato vicepresidente dei Banca Etruria un mese dopo che sua figlia è diventata ministro, significa evidentemente che lei non rispetta nemmeno il senso dello humour”. “Ma roba da matti” – insorge Ricci – “Se lei non parla della Boschi, faccio fatica di cosa può parlare lei in una trasmissione. Un bell’assist gli hanno dato quei risparmiatori”. “Ho appena scritto un libro su Berlusconi, quindi, come vede, ho vari argomenti” – risponde Travaglio – “E’ un dato storico ormai che il governo Renzi abbia lasciato incancrenire per mesi le crisi bancarie per non disturbare la sua infausta campagna elettorale referendaria. Tant’è che Gentiloni, appena si è seduto a palazzo Chigi a Natale del 2016, ha dovuto tirare fuori 20 miliardi di euro per riparare dei buchi che, se si fossero riempiti prima, ci sarebbero costati molto meno”. E chiosa: “Questa è proprio cronologia, quindi di banche è meglio che parliate il meno possibile, perché i risparmiatori arrabbiati col governo non sono 14, come dice lei, ma sono centinaia di migliaia. Non fateli incazzare tutti, perché tra due domeniche si vota”

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/23/etruria-travaglio-vs-ricci-pd-non-dovete-mettere-becco-nei-palinsesti-tv-levatevi-quella-faccia-da-padroni/4182702/

La prova che Formigoni ha rubato milioni ai malati…

Formigoni era il Presidente della Lombardia, ma fu dimesso per lo scandalo della sanità. Un gruppo che aveva in mano i fondi della sanità. Sono spariti però, decine e decine di milioni di euro che sono stati usati per la bella vita. Dopo la condanna arriva la pubblicazione della sentenza, roba da galera per poi buttare la chiave.
Formigoni è stato condannato a sei anni di reclusione per corruzione per il caso Maugeri, con beni confiscati per 6,6 milioni di euro. Senza attenuanti però, perché come spiegano i giudici del Tribunale di Milano, nel corso del processo a carico di Roberto Formigoni sono emersi “gravi fatti posti in essere dalla più alta carica politica della Regione Lombardia per un lungo periodo di tempo, con particolare pervicacia”, con “palese abuso delle sue funzioni” e “in modo particolarmente callido e spregiudicato, per fini macratamente di lucro e con grave danno per la Regione”.
Secondo l’accusa, il faccendiere Pierangelo Daccò, già condannato nel processo San Raffaele, e l’ex assessore della Lombardia Antonio Simone sono stati il bancomat che Formigoni avrebbe usato, godendo così di una serie di benefici lussuosi tra cui un bel viaggio ai Caraibi con barche con a bordo champagne.
In questo modo, Formigoni secondo i pm è  stato il capo di un gruppo criminale che ha rubato 70 milioni di euro di soldi pubblici togliendoli alla sanità e creando così un grave danno. Inoltre, per l’accusa si è trattato di una corruzione sistemica durata ben 10 anni ed i soldi erano tutti rubati ai malati della Regione Lombardia che erano, inoltre, destinati a curare malattie, ad accorciare le file d’attesa, a creare ulteriori posti letto ed a comprare farmaci.
Anche i soldi con cui è stato costruito l’ospedale in Cile per i bambini cerebrolesi erano soldi rubati alla sanità pubblica. Questo è l’ennesimo esempio che la politica italiana è legata alla corruzione, si potrebbe anche arrivare a dire che la grave crisi che ci ha colpiti è stata scatenata da questi ladri che non fanno altro che vivere nel lusso con i soldi pubblici.



Lo sfottò di Sgarbi contro i 5 Stelle. Il video dal gabinetto: “Di Maio? partecipa, scegli, caga”



Un trono particolare quello scelto da Vittorio Sgarbi per il suo ultimo video contro Luigi Di Maio e il movimento 5 Stelle. Uno spot, quello inscenato dal critico d’arte, su un ipotetico lassativo: “Volete cagare bene? Usate Di Maio, fa veramente cagare”

Ecco il video: CLICCA QUI

Salvatore Borsellino scrive una lettera al M5S: "Il vostro impegno e l'onestà vi ha portati in alto



(Salvatore Borsellino – ilfattoquotidiano.it) – Gentili Luigi Di Maio e probiviri del M5S, in questi anni avrete compreso quanto complicato e pieno di insidie sia non solo il lavoro che vi siete assunti l’onere di portare avanti ma anche l’animo umano. Vi siete trovati tra le vostre fila mele marce, banderuole, ipocriti e scorretti, tutti con giustificazioni più o meno umanamente comprensibili. Allo stesso tempo, per fortuna, avete conosciuto il senso dello Stato, l’impegno e l’onestà di tanti altri vostri colleghi deputati, che hanno portato alti i valori sui quali si basa il vostro Movimento.
Giulia Sarti è una di queste persone. Seguendo il suo lavoro da vicino, per ovvie e comprensibili ragioni, abbiamo avuto contezza della preparazione, della perseveranza, del coraggio e dell’etica di questa giovane donna, che ha reso onore al sacrificio di tanti uomini e donne di Stato, stando vicino ai familiari delle vittime lasciati soli da quello stesso Stato per il quale avevano dato la vita i loro cari, continuando con tutta se stessa la battaglia per la verità e la giustizia. Giulia Sarti, per quelli come noi che l’hanno conosciuta e avuto al fianco, incarna i valori fondamentali come l’onestà, la lealtà, l’impegno, la voglia di combattere per questo Paese. Estrometterla dal Movimento minerebbe la fiducia delle persone come noi che hanno la presunzione di conoscere i veri valori e, nel nostro piccolo, propagarli.

Comprendiamo la delicatezza del momento e della situazione in cui vi trovate. Ci rendiamo conto che il cavallo di battaglia sul quale avete scelto di puntare maggiormente, nella competizione elettorale che si accinge a svolgersi, è l’etica e la presa di distanza da qualsiasi familismo possa intaccarla. Comprendiamo le ragioni che vi hanno portati ad allontanare chi si è scoperto non aver rispettato le promesse fatte, prima che con voi, con gli elettori. Allo stesso modo, però, sappiamo anche riconoscere una vittima e siamo assolutamente consapevoli, per averlo sperimentato sulla nostra pelle, dell’importanza di non isolare le vittime, facendole diventare, in un perverso gioco di omertà e silenzi, doppiamente vittime.

Giulia Sarti è una vittima. Giulia Sarti non si è intascata quel denaro, lo sapete benissimo anche voi, altrimenti l’avreste espulsa sin dall’inizio assieme agli altri otto deputati.

Ora apprendiamo dalla stampa la decisione di Giulia di autosospendersi. Come si sono autosospesi coloro i quali erano stati accusati di aver falsificato le firme per le elezioni comunali di Palermo; come coloro i quali erano stati indagati, dopo aver assunto funzioni pubbliche, per diversi reati e in diversi comuni e regioni, nell’arco di questi cinque anni. E apprendiamo, sempre dalla stampa, di voci che la vorrebbero espulsa a breve. Giulia, che è stata la prima a denunciare, che non è mai stata raggiunta neanche dalla voce di un’indagine nei suoi confronti (a differenza di altri suoi colleghi, parlamentari o sindaci, che sono rimasti, però, giustamente al loro posto), che in tutta questa storia è la parte lesa. Oltre il danno, la beffa, verrebbe da dire.

Il silenzio che, in questo momento, la circonda è assordante.

Comprendiamo l’importanza del viso pulito che il Movimento deve mostrare per le prossime elezioni. Allo stesso tempo riteniamo fondamentale che un partito che mira a governare questo disgraziato Paese si assuma il dovere – ma anche il diritto – di difendere le proprie vittime e il loro status di vittime, che non si giri dall’altra parte, che non le isoli, che non le lasci in pasto all’opinione pubblica (che ovviamente ha meno informazioni di voi per farsi un’opinione) solo perché questo potrebbe portare meno grane.

Nonostante il momento per lei ricco di sofferenze, in questi giorni Giulia ha continuato a spendersi senza remore – come potrete ben verificare dai lavori della Commissione – per l’antimafia e per gli ideali che voi dite di voler portare avanti.

Martin Luther King disse: “Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare, ma bisogna prenderla perché giusta”.

Per questo chiediamo a Giulia Sarti di continuare a rendere onore al proprio movimento e al Paese proseguendo le sue battaglie come parlamentare dello Stato italiano e chiediamo a Luigi Di Maio e ai probiviri di respingere l’autosospensione di Giulia, prendendo così, come insegnò il reverendo King, la decisione giusta.

Salvatore Borsellino
Paola Caccia
Angela, Gino e Gianluca Manca
Stefano Mormile
Vincenzo e Augusta Agostino

STREPITOSO DI BATTISTA A "OTTO E MEZZO": Chiaro come sempre, Gruber senza parole! GUARDATE E DIFFONDETE!

ULTIMA ORA: IL DECENNIO NERO DELL' ITALIA. TRAVAGLIO CI RICORDA I DISASTRI DI BERLUSCONI! GUARDATE E DIFFONDETE!

Domani esce nelle edicole e poi nelle librerie il nuovo libro di Marco Travaglio: B. come basta!
(ed. Paperfirst, pp, 389, 14 euro), sottotitolo: “Fatti e misfatti, disastri e bugie, leggi vergogna e delitti (senza castighi) dell’ometto di Stato che vuole ricomprarsi l’Italia per la quarta volta”. Anticipiamo alcuni stralci dal capitolo “Quando c’era Lui”.
La lista nera dei disastri dei tre governi Berlusconi (1994, 2001-06, 2008-11) è talmente lunga che, da sola, occuperebbe un paio di Treccani. Ma ora Silvio Berlusconi si ripresenta per la settima volta agli elettori travestito da “usato sicuro” capace, europeista e moderato contro gli “incompetenti”, gli “antieuropeisti” e gli “estremisti”, e trova persino a sinistra chi ci casca o almeno finge di cascarci. Eugenio Scalfari ha dichiarato: “Con Berlusconi al governo le cose sono andate più o meno come andavano con gli altri governi”. Quindi è il caso di riepilogare in estrema sintesi l’inventario dei danni che è riuscito a fare ogni volta che ha avuto la ventura di governarci e noi la sventura di essere governati da lui (…).
Vediamo come, negli anni delle vacche grasse, (non) approfittò della congiuntura favorevole. Salvo poi gridare al golpe e al complotto quando, nel 2011, tutti i nodi aggravati dalla crisi mondiale vennero al pettine.
Il decennio nero. Dai dati del Fondo monetario internazionalerisulta che, fra il 2001 e il 2011, il nostro Pil reale pro capite, cioè la ricchezza prodotta da ogni singolo italiano tenendo conto dell’inflazione, sia crollato del 3,1%. La peggiore performance di tutta l’Eurozona, visto che nel Vecchio continente in quel periodo solo l’Italia ha avuto il segno “meno”. Nel decennio, 2001-2011, mentre noi precipitavamo, tutti gli altri Paesi crescevano: dai tedeschi (del 12,9%) ai greci, sì persino i greci. Non solo: se nel 2001 la differenza fra il nostro Pil pro capite e quello tedesco era di 1.610 euro, nel 2011 si era quadruplicata a 6.280 euro. Gli italiani in condizioni di povertà assoluta toccavano la cifra record di 3 milioni e mezzo. E l’occupazione cominciava a calare soprattutto fra i giovani, mentre il Cavaliere non trovava di meglio che produrre più precariato con la legge 30 del 2003. In quel decennio nero, Berlusconi ha governato 8 anni su 10.
La finanza pubblica. Nel 2011 l’ultima manovra della coppia B.-Tremonti lascia un’eredità pesante: misure senza copertura per 20 miliardi di euro. Soldi da trovare entro il 30 settembre 2012 con una riforma – neanche abbozzata – delle agevolazioni fiscali. In alternativa, scatteranno i tagli lineari. Il governo Monti si accolla gran parte del prezzo di impopolarità e trova poi, prelevandoli dai ceti più deboli, 13,4 di quei 20 miliardi, mentre il resto si trascinerà sui governi successivi.
Le tasse. “Meno tasse per tutti” e “Rivoluzione fiscale”. Sono questi gli slogan dominanti di tutte e sette le campagne elettorali berlusconiane. Peccato che poi, una volta al governo, il Cavaliere non sia mai riuscito a rivoluzionare né l’Irpef né tantomeno l’intero sistema tributario. Nel suo secondo governo, l’unico durato l’intera legislatura, la pressione fiscale (cioè l’incidenza delle tasse sul Pil) scende in cinque anni di un paio di decimali, senza che nessuno se ne accorga. Cioè (dati Istat) passa dal 40,1% del 2001 al 39,1 del 2005. Nei tre anni del suo terzo governo, senza una sola misura di austerità per fronteggiare la crisi finanziaria globale, la pressione fiscale aumenta addirittura: dal 41,3 del 2008 al 41,6 del 2011. Altro che “Meno tasse per tutti”: meno tasse solo per gli evasori e i frodatori, beneficati da continui condoni e “scudi fiscali”.
La spesa pubblica. La ragione del mega-flop fiscale è semplice: da quel grande populista che è sempre stato, B. non ha mai voluto ridurre la spesa corrente (come invece ha fatto Prodi), rendendo impossibile qualunque riduzione permanente del carico fiscale. Tra il 1999 e il 2005 (biennio D’Alema-Amato e quinquennio berlusconiano), la spesa per consumi finali della Pubblica amministrazione, dove si annidano i veri sprechi, è salita del 3,3% annuo. E si è fermata solo con il secondo governo Prodi (2006-2008). Vediamo il dettaglio, riassunto di recente da Sergio Rizzo su La Repubblica. La spesa pubblica nel 2001 superava di poco i 600 miliardi, mentre alla fine del 2011 sfiorava gli 800 (797.971), con un aumento monetario del 32,8 per cento e una crescita reale (detratta l’inflazione) dell’8,5: cioè di 62 miliardi. Soldi ben spesi? Vediamo. Di quei 62 miliardi, 57 sono finiti nel capitolo Welfare: per la stragrande maggioranza, pensioni. “Quel capitolo – scrive Rizzo – che assorbiva nel 2001 il 36,1% della spesa pubblica, aveva raggiunto nel 2011 il 40,4%. C’entra di sicuro l’esborso enorme per l’assistenza causato dalla crisi. Ma è incontestabile che la fetta più rilevante di quei 57 miliardi abbia a che fare con l’incremento della spesa previdenziale. Per giunta, mentre il conto per le pensioni saliva in modo inarrestabile, la spesa per l’istruzione si riduceva del 10,2%: 7 miliardi e mezzo reali svaniti. In quei dieci anni si è dunque investito sugli anziani disinteressandosi dei giovani”. Poi ci sono i soldi buttati. Per esempio in spese militari, aumentate del 35,2%, mentre quelle per la cultura scendevano del 31,7.
Debito pubblico. Il sedicente risanatore della finanza pubblica non ha fatto che aumentare vieppiù il debito pubblico: + 539 miliardi, quasi tutti merito suo. Per fortuna, il tanto deprecato euro, nello stesso periodo, faceva scendere gli interessi sui titoli di Stato di quasi 18 miliardi reali.
Sanità. Nel secondo governo Berlusconi il finanziamento al fondo sanitario nazionale esplode dai 71,3 miliardi del 2001 ai 93,2 del 2006 (da allora salirà in 10 anni di soli altri 20 miliardi). Motivo: le esigenze di rigore per l’ingresso nell’euro si sono esaurite e i bassi tassi di interesse consentono di aumentare i fondi alla sanità pubblica (e privata convenzionata, letteralmente scoppiata soprattutto nelle regioni governate dal centrodestra). Ma quella stagione, e ancor di più quella del terzo governo Berlusconi, verranno ricordate per ben altre ragioni: il fallimento del federalismo sanitario (voluto sia dal centrosinistra sia dal centrodestra), che avrebbe dovuto responsabilizzare le Regioni dando loro un budget e precisi standard da rispettare (i Lea: livelli essenziali di assistenza). Invece non funzionerà mai. Anzi – come spiega l’economista Gilberto Turati, specialista di politiche sanitarie dell’Università Cattolica di Roma – sotto Berlusconi si afferma il principio che, “per garantire i Lea, serve almeno la spesa dell’anno precedente, così le regole di fatto incentivano leRegioni a spendere sempre di più”. Così, per ingrassare le clientele e le mafie sanitarie, si taglia selvaggiamente sul sociale. Dal 2008 e al 2011 il fondo per le politiche per la famiglia passa da 346,5 milioni (2008) a 52,5 (2011), quello per le politiche giovanili da 137,4 milioni a 32,9, quello per la non autosufficienza che finanzia l’assistenza ai malati più gravi da 300 milioni a zero.
Scuola, università e grandi opere. Le “riforme” berlusconiane dell’istruzione pubblica, targate Letizia Moratti(2003) e Maria Stella Gelmini(2008), improntate a una filosofia “privatistico-confindustriale”, suscitano ostilità quasi unanimi di insegnanti, studenti e famiglie, senza risolvere i problemi principali del settore, anzi aggravandoli. Il terzo governo Berlusconi, poi, completa l’opera tagliando il fondo per il finanziamento ordinario dell’Università dai 7,4 miliardi del 2008 ai 6,9 del 2011. Tornerà sopra i 7 miliardi soltanto nel 2014.
Quanto invece alle inutili opere faraoniche, l’asso nella manica di Berlusconi, la Legge obiettivo, si è rivelata un disastro epocale per il bilancio pubblico. Avrebbe dovuto velocizzare la realizzazione delle infrastrutture garantendo prezzi certi? Ebbene, a fine 2011 risultavano ultimati appena il 10% dei lavori previsti, con i costi ovunque esplosi. Senza contare alcuni regalini maleodoranti tipo quelli gentilmente offerti dalla vicenda della corruzione al Mose di Venezia. Omaggi che, secondo uno studio del governo Monti, avrebbero fatto salire la spesa per gli appalti pubblici perfino del 40%.
Immigrazione. Il Berlusconi che oggi tuona contro l’immigrazione sparando cifre a casaccio (“È una bomba sociale: 630 mila clandestini”), è lo stesso che nel 2011 deliberò la partecipazione dell’Italia alla guerra in Libiacontro il suo amico e compareGheddafi, cedendo alle pressioni di Obama, Sarkozy e Napolitano,con il conseguente aumento esponenziale degli sbarchi. Ma non solo: porta la sua firma, oltreché i voti di FI, An e Lega Nord, la più grande sanatoria di immigrati “clandestini” o irregolari (circa 800 mila domande, di cui 694.224 accolte, nel solo 2002, in concomitanza con l’approvazione della legge Bossi-Fini). Nel 2003 è il governo Berlusconi a sottoscrivere senza batter ciglio la Convenzione europea detta “Dublino II”: chi sbarca in Italia resta in Italia. Nel 2009 il terzo governo B., sempre con i voti della Lega, vara una seconda mega-sanatoria di immigrati irregolari (294.744 domande accolte).
Le leggi vergogna. Che faceva Berlusconi mentre l’Italia andava in malora? Si occupava dei fatti suoi, con un’attenzione e una competenza davvero degni di miglior causa. Per scongiurare i due pericoli che nel 1993 l’avevano portato a creare Forza Italia: il fallimento delle sue aziende e la galera. Con una raffica di leggi vergogna da brivido. Noi qui riassumeremo soltanto le 60 che hanno portato vantaggi a lui, ai suoi cari, ai suoi amici (e amici degli amici mafiosi), ai suoi coimputati e alle sue aziende. Nei quattro settori chiave della giustizia, del fisco, della televisione e degli affari. Tutte leggi mai previste dai programmi elettorali di Forza Italia, o della Casa delle Libertà, o del Popolo delle Libertà, dunque mai votate dai cittadini. Infatti non riguardano tutti noi: riguardano soltanto lui e pochi altri fortunati vincitori.