martedì 12 dicembre 2017

M5S un modello da imitare per gli altri paesi……..ottima accoglienza….

Come sappiamo il deputato Riccardo Fraccaro si trova in Giappone per parlare del Movimento 5 Stelle, per far conoscere il programma e i progetti del Movimento. Riccardo fa sapere che è “intervenuto alla Camera dei Consiglieri del Giappone, l’ equivalente del nostro Senato, per parlare del M5S davanti a centinaia di persone”.“Ho raccontato i risultati raggiunti e gli obiettivi che ci prefiggiamo, puntando sulla partecipazione attiva dei cittadini come chiave di volta per cambiare l’ Italia. Devo dire che è stato un enorme successo per il Movimento e questo mi ha reso ancora più fiero di farne parte. Ho anzitutto avuto un incontro con gli esponenti dei partiti politici giapponesi, ai quali ho illustrato le nostre priorità confrontandomi sui temi principali, dalle relazioni estere alla crisi della rappresentanza”.“A seguire in conferenza stampa con i giornalisti ho risposto alle domande chi mi hanno rivolto spiegando le posizioni politiche del Movimento 5 Stelle. Infine sono intervenuto alla Camera Alta per presentare il Movimento al Giappone, ho raccontato il nostro percorso sin dalle origini, tutte le battaglie che portiamo avanti nelle istituzioni e le riforme che realizzeremo quando saremo al Governo”.Ho spiegato che ci tagliamo gli stipendi per finanziare le piccole e medie imprese, che vogliamo introdurre il reddito di cittadinanza, che puntiamo al concetto di smart nation, lasciamo votare gli attivisti per scegliere i candidati e prendere importanti decisioni”.“Siamo diventati un modello da imitare e dobbiamo esserne orgogliosi. A questo punto spero che il Movimento 5 Stelle possa tornare a Tokyo come forza di Governo”.



Vergognoso, 23 poltrone per un solo parassita. È un record mondiale! Ecco chi è…

Open Polis, un osservatorio civico della politica italiana che si occupa di accesso ai dati pubblici, ha sviluppato dei dati che lasciano davvero senza parole! In aggiunta al ruolo istituzionale, 138 politici nazionali hanno almeno un incarico in società e di questi 86 hanno un solo incarico mentre i restanti 52 ne svolgono contemporaneamente più di uno.Insomma, quasi il 14% dei politici nazionali tra cui sottosegretari, ministri o parlamentari, ricopre incarichi anche all’interno di società ed aziende di vario tipo.Analizzando nel dettaglio i dati, durante l’anno del 2014 hanno, od hanno avuto, incarichi in società ben 49 senatori, 83 deputati e 6 esponenti di governo. Tra tutti questi, ben 21 senatori svolgono molteplici ruoli ma anche 26 deputati e 5 esponenti del Governo del conosciuto fiorentino Matteo Renzi!Adesso, però, è arrivato il momento di fare i nomi e di farvi rendere conto di chi stiamo parlando nello specifico. Rimarrete senza parole! Il record di maggiori incarichi pubblici è detenuto da un deputato di Scelta Civica.
Stiamo parlando del deputato Paolo Vitelli, che ricopre ben 23 incarichi multipli pubblici. Davvero molti per essere svolti da una sola persona. Il secondo posto per la classifica per il maggior numero di incarichi in società spetta al deputato Gregorio Gitti, anche lui fa parte del partito politico Scelta Civica. Riguardo il Senato, invece, il record è di Andrea Marcucci facente parte del Partito Democratico.Andrea Marcucci, del Partito Democratico, ricopre ben 11 incarichi in contemporanea al ruolo di parlamentare. Dovete assolutamente condividere questa vergogna! A questi politici non bastava una poltrona, e neanche due tanto che fanno tantissimi lavori contemporaneamente! È una vergogna, condividete!


Radio Padova, Mauro Corona: “Io strumentalizzato dalla politica, voterò il M5S”…

Lo scultore e scrittore Mauro Corona, dopo l’attacco vandalico al suo studio al microfono di Radio Padova ha detto che voterá il Movimento 5 Stelle e che la politica lo ha strumentalizzato, perché i politici hanno pensato di interpretare ciò che gli è successo come faceva comodo a loro. “Siccome la campagna elettorale prossima si svolgerà sulla difesa personale, è logico che si sono impossessati e di qua e di là di questa faccenda: questo la dice lunga sulla pochezza, sulla nullità della politica”, questo è quanto ha affermato Corona.È stato intervistato durante il ‘Morning Show’ di Radio Padova dopo aver subito atti vandalici tra sabato e domenica notte, tre giovani a cui i carabinieri stanno cercando di dare un’identità hanno mandato in frantumi la vetrata dello studio a Erto.Durante l’intervista, Mauro Corona sostiene di essere stato strumentalizzato dalla politica ed ha aggiunto che tutti hanno cavalcato la situazione. “I carabinieri fanno il loro dovere, e qui sono lontani: devono partire da Spilimbergo, Udine” ha detto Corona ed ha continuato a spiegare che quando sente che la politica dice che bisogna affidarsi alle istituzioni, alla legge e alle forze dell’ordine gli viene da ridere anche se sono tantissimi politici a fare queste affermazioni. Con sarcasmo Mauro Corona ha detto anche che seguendo questo ragionamento dovrebbe esserci un poliziotto in ogni casa.Hanno chiesto anche a Corona chi dei politici lo rappresenti di più e a questa domanda ha risposto che lui non si occupa di politica e che i politici gli fanno ribrezzo perché secondo lui, se entri in politica con buoni propositi ed onestà vieni subito inglobato come un ragno ingloba un insetto nella tela, e in più se non ci stai ti creano lo scandalo per farti subito fuori.Lo scrittore e scultore in più, ha anche affermato che gli è stato più volte chiesto di entrare in politica ma lui non ha intenzione di farlo perché non vuole andare lì per prendere vitalizi, le prebende o le facilitazioni. In più ha aggiunto che siamo guidati da politici che non sanno neanche l’italiano e che non si sente affatto rappresentato da Renzi. Corona si sente un uomo pulito ed infatti ha concluso dicendo che la prossima volta voterá i 5 Stelle. DIFFONDETE!



Hanno tagliato le gambe al M5S……inammissibile!!! E’ finita la farsa!!!

“Era il 29 novembre 2012 quando Matteo Renzi dalle sue pagine social e sulla maggior parte dei media nazionali blaterava: “Se vinco io aboliremo i vitalizi e il loro cumulo.
La politica non sia la via breve per avere privilegi”.“Di lì a poco Renzi ha vinto. Ha governato. Ha abolito l’articolo 18, ha calpesto il diritto alla salute, quello all’istruzione, ha provato a cancellare la nostra Costituzione, ha umiliato i risparmiatori truffati dalle banche, le vittime di violenza, i cittadini disagiati… ma di soppressione dei vitalizi non c’è traccia. E così siamo arrivati alla fine di questa legislatura, che di tagli ne ha fatti tanti, senza mai intaccare i privilegi dei parlamentari e dei loro amici”.“Oggi alla Camera si è chiusa la partita. Dichiarando inammissibile l’emendamento che avrebbe dovuto modificare la manovra finanziaria in discussione a Montecitorio infatti è sfumata anche l’ultima possibilità di veder annullati i vitalizi. Intanto il ddl Richetti sulla materia giace dimenticato al Senato e, nonostante i grandi proclami di Matteo Renzi, non è nemmeno stato messo in calendario”.“Credete che qualcuno si stia stracciando le vesti per questo? Assolutamente no. Tutto tace. A protestare siamo solo noi dei 5 stelle, gli unici che i tagli li fanno senza bisogno di leggi e che lottano da sempre contro questi privilegi, con i fatti e non solo a parole”. Queste le parole del parlamentare 5 Stelle Ferraresi .Mentre Alessandro Di Battista sulla sua pagina…….…..scrive:”Paese strano il nostro. Ci si scandalizza più per il turpiloquio che per i diritti negati o per i soldi rubati. A questo punto vi domando: ma sulla storia dell’abolizione dei vitalizi non vi sentite presi per il culo? La legge che li taglia è passata alla Camera. Quel giorno i parlamentari del Movimento 5 stelle hanno esultato mentre quelli del PD avevano le facce da funerale di Lenin. Tuttavia sono andati in TV questi osceni ipocriti dicendo “abbiamo abolito i vitalizi, il Movimento urla mentre noi pensiamo all’Italia. Oggi, per l’ennesima volta, hanno affossato il taglio dei vitalizi e la legge è bloccata al Senato. Ma presto si andrà al voto. Io mi auguro che le ipocrisie e le prese per il culo sistematiche vengano punite alle prossime elezioni. Il Movimento taglierà i vitalizi. Nessuno di noi li prende e sarà una gioia direi fisica eliminarli del tutto!”


BUFERA SU RENZI! SERVIZIO SCHOK MANDATO IN ONDA DA LA7! GUARDATE E DIFFONDETE QUESTA VERGOGNA!

Due cene organizzate per convincere Renzi a seguire i consigli di Blair, oggi consulente della JpMorgan. Obiettivo: disfarsi della Costituzione antifascista.
di Franco Fracassi, da popoff.globalist.it
Una cena per decidere, una per confermare le decisioni. Primo giugno 2012, primo aprile 2014. Due protagonisti sempre presenti: il presidente del consiglio Matteo Renzi, l'ex premier britannico Tony Blair. Un terzo (presente con suoi rappresentanti) è l'organizzatore, il vero beneficiario dei frutti degli incontri: la banca d'affari JpMorgan. Scrive il quotidiano britannico "Daily Mirror":
«Renzi è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche. Un esempio? La JpMorgan».
Riforma delle Provincie, riforma del Senato, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma della Giustizia, riforma del consiglio dei ministri, riforma elettorale. La Costituzione italiana, quella votata dopo la vittoria sul fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, quella pensata per impedire una futura svolta autoritaria nel Paese sta per essere stravolta. Così ha deciso il presidente del consiglio Matteo Renzi. Così ha suggerito la JpMorgan.
I fatti. Il primo giugno 2012 la banca d'affari statunitense organizza una cena a palazzo Corsini a Firenze. Il padrone di casa Jamie Dimon (amministratore delegato della JpMorgan) invita l'allora sindaco della città Renzi e il già ex primo ministro, e da quattro anni consulente speciale della banca, Blair. Il primo aprile 2014 la scena di sposta Oltremanica. Questa volta gli onori di casa lo fa l'ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano. Durante la cena a base di pesce Renzi e Blair discutono in privato.
Il giorno successivo Blair rilascia un'intervista a "La Repubblica", in cui afferma:
«I momenti di grande crisi sono anche momenti di grande opportunità. In tempi normali sarebbe difficile per chiunque realizzare un programma ambizioso come quello delineato dal nuovo premier italiano. Ma questi non sono tempi normali per l'Italia. Renzi comprende perfettamente la sfida che ha di fronte. Se facesse solo dei piccoli passi rischierebbe di perdere la spinta positiva con cui è partito. Perciò c'è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l'economia. E la crisi può dargli l'opportunità per compiere quei cambiamenti che sono necessari al Paese, ma che finora non sono mai stati fatti per le resistenze di lobby e interessi speciali».
E ancora:
«A mio parere occorre calibrare tre elementi: la riduzione del deficit, che è essenziale; le riforme necessarie per cambiare politica economica; e la crescita non solo per generare occupazione ma anche per portare più denaro nelle finanze pubbliche. Per fare tutto questo non serve la contrapposizione destra/sinistra, bensì quella tra giusto e sbagliato, fra ciò che funziona e ciò che non funziona. Se la riduzione del deficit è troppo veloce, la crescita non riparte. Ma se non si fanno le necessarie riforme, il deficit non si riduce. E mi sembra che questo Renzi lo abbia capito benissimo».
In un'altra intervista, rilasciata al quotidiano britannico "The Times", sempre Blair ha detto:
«Il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, neanche è cominciato. Il test chiave sarà l'Italia: il governo ha l'opportunità concreta di iniziare riforme significative».
Ricapitolando. Blair ha confermato il suo appoggio a Renzi sulla strada delle riforme. Ma come abbiamo ricordato non è più il politico che parla. Oggi il fu leader dei laburisti riceve uno stipendio di milioni di dollari l'anno per fare da consulente a una delle più importanti banche d'affari del mondo (seconda solo alla Goldman Sachs), formalmente denunciata dalla Casa Bianca di essere stata la «responsabile della crisi dei subprime», che ha poi scatenato la crisi economica mondiale.
Ha scritto l'economista statunitense Joseph Stiglitz:
«Le banche d'affari si servono di consulenti come la massoneria si serve dei propri membri. I consulenti oliano gli ingranaggi della politica, avvicinano i politici che contano alle banche giuste e promuovono presso di loro politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche».
Che cosa si intende per «politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche»? Il 28 maggio 2013 la JpMorgan ha redatto un documento di sedici pagine dal titolo "Aggiustamenti nell'area euro". Dopo che nell'introduzione si fa già riferimento alla necessità di intervenire politicamente a livello locale, a pagina 12 e 13 si arriva alle Costituzioni dei Paesi europei, con particolare riferimento alla loro origine e ai contenuti:
«Quando la crisi è iniziata era diffusa l'idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area europea».
«I problemi economici dell'Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell'esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo», prosegue l'analisi della banca d'affari.
Andando avanti nella lettura il documento entra più nello specifico:
«I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
Riassumendo, la JpMorgan ci dice: liberatevi al più presto delle vostre costituzioni antifasciste.
«L'idea d'uno Stato dove i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario appartengano a organi diversi e siamo tutti eguali davanti alla legge» a esser malvista dalla parte dominante nel Ventunesimo secolo. Soprattutto, sono malviste le Costituzioni nate dalla Resistenza. Specie quelle del Sud Europa: in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo», denuncia il giurista Franco Cordero.
Per l'economista Emiliano Brancaccio: «Maggiore è il potere del parlamento, più è difficile ridimensionare lo stato sociale. Un orientamento di segno opposto, invece, mira a redistribuire il reddito favorendo il profitto e le rendite, non certo a un ammodernamento del Paese. Nella Costituzione italiana e in quelle antifasciste ci sono norme che vincolano la tutela della proprietà privata, che può essere espropriata per fini di pubblica utilità. Le istituzioni finanziarie hanno spesso interesse a realizzare acquisizioni estere di capitali nazionali, e dunque hanno interesse a garantire che la proprietà del soggetto straniero che acquisisce sia tutelata. Con queste Costituzioni il soggetto straniero che viene ad acquisire spesso a prezzi stracciati capitale nazionale di Paesi in difficoltà non è totalmente tutelato perché potrebbe essere espropriato. Dietro la parolina magica "m odernizzazione", spesso pronunciata da JpMorgan, c'è dunque la tutela degli interessi di chi vuole venire a fare shopping a buon mercato in Italia e in altri paesi periferici dell'Unione europea».
Scrisse l'ex Cancelliere socialdemocratico tedesco Willy Brandt: «Bisogna correggere la democrazia osando più democrazia».


VIRGINIA RAGGI ESPLODE CONTRO IL GOVERNO! SE VOGLIONO LA GUERRA AVRANNO LA GUERRA!

GIÙ LE MANI DALLA NOSTRA ATAC
Vogliono togliere l’Atac ai romani ma noi non lo permetteremo!
L’Atac non si tocca perché è dei cittadini che l’hanno profumatamente pagata con le loro tasse. Per anni.
La strana alleanza Pd-Fi – sì, sono proprio quelli del Patto del Nazareno - ha votato una mozione in Senato per chiedere che l’azienda di trasporto pubblico romano venga commissariata.
Questa mozione della vergogna, che è un insulto a tutti romani, è stata presentata proprio da quei partitucoli che dopo aver spolpato per anni la nostra azienda, dopo averla sovraindebitata, dopo averla  abbandonata, senza manutenzioni, senza servizi degni di tale nome, adesso vogliono chiuderla regalandola ai privati.
E lo fanno adesso perché vedono che i romani hanno dato fiducia ad un movimento che da quello scempio sta facendo rinascere un'azienda: 150 nuovi bus in arrivo, riordinare i conti, biglietti elettronici, corsie preferenziali e tanto altro per il rilancio.
I loro giochi sono finiti e allora, per evitare che qualcuno possa scoprire tutto il marcio, vogliono riprendersela ancora una volta.
E, soprattutto, mentre lo fanno scappano dalle loro responsabilità di governanti: avrebbero potuto dare un bel segnale con la riduzione degli stipendi e invece distolgono ancora una volta l'attenzione dalle loro responsabilità.
Ma stavolta non glielo permetteremo: se vogliono la guerra, la guerra avranno.
Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale, Atac è nostra.
Vergognatevi


Ultim'ora Lavoro, ‘oltre 500mila gli interinali e il 33% dei contratti è di un giorno. Giù del 10% tasso di occupazione dei 15-34enni’

I dati del primo rapporto annuale congiunto di ministero, Istat, Inps, Inail e Anpal. Gli sgravi alle assunzioni stabili non sono bastati per riportare i lavoratori stabili al livello pre crisi. E continuano a crescere quelli che fino al 2003 si chiamavano interinali: le "missioni" affidate dalle agenzie durano in media 12 giorni e nel 58% dei casi meno di sei.

Sempre più occupati a termine, tanto che nel secondo trimestre si è toccato il massimo storico di 2,7 milioni. E oltre 500mila lavoratori “somministrati“, che lavorano nel 95% dei casi con contratti brevi. O brevissimi. Il dato medio è di 12 giorni, ma il 58% viene chiamato in servizio per meno di sei giorni e il 33,4% (era il 30,5% nel 2012) addirittura per una sola giornata. E’ il quadro di un mercato del lavoro sempre più precario, a dispetto del Jobs Act, quello che emerge dal primo rapporto annualesull’occupazione in Italia: a prepararlo sono stati, insieme, il ministero guidato da Giuliano Poletti, l’Istat, l’Inps, l’Inail e l’Anpal. Con l’obiettivo di “rispondere alla crescente domanda di una lettura integrata” dei dati sull’occupazione, visto che le diffusioni mensili e trimestrali da parte di fonti diverse tendono ad aumentare la confusione invece che far chiarezza.La premessa spiega che le diverse analisi “convergono nel descrivere un quadro di miglioramento”, in cui “fattori di fondo – demografici e sociali dal lato dell’offerta di lavoro, di selezioneinterna e risposte ai mutamenti tecnologici e della globalizzazione dal lato delle imprese – e fattori di più breve periodo (espansione ciclica mondiale e politiche economiche) concorrono a una ripresa economica caratterizzata da una elevata intensità occupazionale”. I numeri però dipingono un quadro in chiaroscuro: il numero degli occupati “si avvicina ai livelli del 2008“, poco meno di 23 milioni, ma “in termini di ore lavorate il divario è ancora rilevante”: quasi il 6% in meno. Conseguenza diretta del calo dell’attività produttiva e dell’incremento dei posti a tempo parziale.
E il tanto rivendicato “effetto Jobs Act“? Nel 2015 e 2016 gli sgravi contributivi per le assunzioni stabili – che peraltro non sono parte della riforma del lavoro, l’hanno solo accompagnata – hanno fatto “crescere significativamente” l’occupazione a tempo indeterminato, ma non tanto da riportarla al massimo storico fatto segnare prima della crisi. Come emerso da tempo, poi, la ripresa occupazionale ha beneficiato soprattutto i lavoratori senior: il tasso di occupazione dei 15-34enni risulta tuttora del 10,4% più bassorispetto al livello del 2008, a fronte di un aumento di 16 puntiper i 55-64enni e di 1,5 punti per i 65-69enni. “Negli ultimi due anni, tuttavia”, si legge nel documento, “la condizione dei giovani mostra segnali di miglioramento: dopo otto anni di calo, il tasso di occupazione dei 15-34enni torna a crescere nel 2015 e
soprattutto nel 2016 (+0,1 e +0,7 punti), in particolare per 25-29enni”.Nel frattempo però sono progressivamente aumentati i rapporti di lavoro in somministrazione, gli ex interinali. Assunti dalle Agenzie per il lavoro, che li inviano “in missione” nelle aziende che richiedono i loro servizi. I loro contratti, mettono nero su bianco ministero, Inps e Istat, sono sempre più brevi. “L’incidenza dei contratti di breve durata sul complesso risulta in crescita”, si legge, “dal 56% del 2012 al 58% del 2016. La loro durata media prevista è progressivamente diminuita passando da 13,8 giorni nel 2012 a 11,7 giorni nel 2016. Più dettagliatamente, se nel 2012 le attivazioni con durata prevista inferiore ai 6 giorni erano pari al 55,2% del totale delle attivazioni brevi, nel 2016 passano al 58,5%“.
Una crescita “quasi totalmente imputabile alle attivazioni che prevedono una sola giornata, la cui incidenza cresce di quasi 3 punti percentuali dal 30,5% al 33,4%”. Al contempo, “si comprime sensibilmente la quota di attivazioni di breve durata che superano le 31 giornate previste: dal 16,2% al 12,7%”. Si noti che non si tratta (più) solo di giovani alle prime armi: se gli under 25 e i 35-44enni sono i più numerosi, “nel corso del quinquennio è cresciuta l’incidenza relativa degli individui con più di 45 anni” ed è “più che raddoppiato il numero di lavoratori over 55 interessati da contratti di somministrazione di breve durata”.Tra 2012 e 2016, nota infine il Rapporto, i lavoratori con rapporti di breve durata sono saliti da 3 a 4 milioni. In forte crescita soprattutto i voucher, poi aboliti lo scorso anno, i rapporti di lavoro a termine, i rapporti di somministrazione e i professionisti autonomi o parasubordinati. Il valore economico dei lavori brevi, misurato sulla base delle retribuzioni e dei redditi imponibili, è salito dai 9,7 miliardi nel 2012 ai 12 miliardi nel 2016.
FONTE: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/12/lavoro-oltre-500mila-gli-interinali-e-il-33-dei-contratti-e-di-un-giorno-giu-del-10-tasso-di-occupazione-dei-15-34enni/4032066/