mercoledì 18 ottobre 2017

Vergognoso Laura Boldrini non sa piu' cosa dire guardate che paragone assurdo ha fatto anche Jerry Cala' la distrugge guardate e diffondete tutti dobbiamo mandarla a casa...

Insulti a Laura Boldrini per il suo tweet su Marcinelle. Il presidente della Camera ha messo in relazione la pagina nera della storia italiana (con oltre 262 morti nelle miniere del Belgio) con il dramma odierno dell’immigrazione. "Anniversario tragedia #Marcinelle ci ricorda quando i #migranti eravamo noi. Oggi più che mai è nostro dovere non dimenticare #8agosto1956", ha scritto la Laura Boldrini.
La pioggia di critiche è stata inevitabile. Sull'argomento è intervenuto, con una certa rabbia, anche l'attore Jerry Calà, sempre su Twitter. "Non facciamo paragoni assurdi per piacere! Gli emigranti italiani venivano trattati come animali da soma...pulitevi la bocca". E poi: "A loro non li ha aiutati nessuno a casa loro. Lavoravano, mandavano a casa i soldi e poi, ma poi..., si facevano raggiungere e si integravano".  
L'attore comico spiega il perché di tanta partecipazione all'argomento: "Mi permetto di parlare perché ne sono parente e in quegli anni ci sono stato. In Svizzera, in Belgio, in Germania. Ma che cazzo dite?!!!!".


SCATTA LA DENUNCIA DI LUIGI DI MAIO: CONDIVIDETE IL PRIMA PRIMA POSSIBILE!

Scrive Luigi Di Maio sul Blog di Beppe Grillo:
“Oggi abbiamo incontrato a Bruxelles il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento Ue, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia. Questa è la verità: Renzi e il Pd ci hanno svenduto per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d’Europa, convinti che saremmo rimasti in silenzio. Non solo: ci hanno mentito e pensano di farla franca. In qualsiasi Paese del mondo chi dice bugie ai cittadini si dimette, è tempo che questa pratica venga introdotta anche in Italia. Abbiamo chiesto oggi a Gentiloni, che quando è stato firmato questo accordo era il ministro degli Esteri, di venire a riferire immediatamente in aula.
Sulle Ong siamo stati molto chiari: la Libia è un tema di sicurezza nazionale, massimo rispetto per i volontari, ma a chi non rispetta le regole dobbiamo chiudere i nostri porti. Bilanci trasparenti e una stretta collaborazione con l’autorità giudiziaria italiana sono per il MoVimento 5 Stelle due punti imprescindibili. Abbiamo depositato una legge a prima firma Bonafede che prevede la presenza di ufficiali a bordo delle imbarcazioni battenti bandiere straniere che trasportano migranti. Chi non si trova d’accordo, non attracca sulle nostre coste. Chi arriva a entrare in acque libiche per portare i migranti in Italia, non attracca sulle nostre coste.
Non possiamo più aspettare. L’Europa prima si è preso tutto dall’Italia, grazie all’accondiscendenza dei governi degli ultimi anni, e poi ci ha sbattuto la porta in faccia. Noi chiediamo di chiudere la rotta mediterranea così come è stato fatto con quella balcanica, ma se nessuno ci ascolta allora facciamo da noi, sottraendo parte del contributo italiano al budget Ue e re-investendolo nella gestione dei rimpatri. E’ assurdo che l’Ue riesca a stringere accordi per importare l’olio tunisino e poi non sia in grado di stringere accordi per i rimpatri con i Paesi di transito in Africa. Manca, la volontà politica da parte di tutti, ma non da parte nostra. Adesso ci presentano questo pseudo-Codice sulle Ong, solo fumo negli occhi. Noi crediamo nelle leggi dello Stato non nei codici. E se, come ha sottolineato oggi nuovamente Frontex, in Italia la maggior parte degli ingressi riguarda i migranti economici, allora devono essere rimpatriati, in sicurezza, nei Paesi da dove provengono con i soldi dell’UE.
Ci domandavamo come fosse possibile l’arrivo di 12.000 migranti in Italia in sole 48 ore, più di quanti non ne siano arrivati in Spagna in un anno intero. Lo abbiamo capito. Renzi, Gentiloni, Alfano, tutto il Pd ma anche una buona parte del centrodestra hanno siglato accordi indicibili con i burocrati UE mettendo in ginocchio la nazione. Hanno trasformato l’Italia in un grandissimo campo profughi, per far contenti anche i loro amici nel coop, in cambio di qualche spicciolo. Di poche briciole. Che loro chiamano flessibilità. I giochi però sono finiti. E a giudicarli saranno prima di tutto gli italiani.”



VERGOGNA: LA LEGGE PER FERMARE IL M5S! GUARDATE COSA SI STANNO INVENTANDO E FATECI SAPERE COSA NE PENSATE?

«È fatto divieto di partecipazione alle elezioni, di qualunque livello, nel territorio della Regione Siciliana, a tutti i movimenti che nel loro nome o nel loro simbolo riportano la dicitura o l'icona “cinque” oppure “stelle” ovvero “cinque stelle”»
Questo è il testo di un emendamento che verrà presentato in aula la prossima settimana.
Chi lo presenterà? Noi! Si avete capito bene. Il M5S Sicilia presenterà un emendamento - dal sapore nettamente provocatorio - che vieta al M5S di partecipare ad ogni tipo di elezione. Il motivo? Abbiamo deciso di semplificare la vita ai partiti che, da mesi ormai, studiano un modo per contrastare l'avanzata del MoVimento. A livello nazionale si sono inventati l'italicum, rivelatosi successivamente un boomerang. In Sicilia invece vogliono abolire i turni dei ballottaggi. Dopo i successi di Roma e Torino, e l'en plein dei comuni siciliani, hanno capito che il M5S è l'avversario da battere, ad ogni costo, con ogni mezzo.
Pd, Forza Italia, Udc, Ncd tutti insieme a braccetto contro il M5S.
A costo di stringere una mega alleanza. A costo di cambiare le regole del gioco.
La Sicilia affonda e loro pensano solamente a come danneggiare il MoVimento. Non hanno capito però che l'unico risultato che avranno sarà quello di mostrarsi ai cittadini per quello che sono e quello di spianarci la strada per le prossime regionali, appuntamento ormai decisivo per la loro definitiva estinzione...
Fonte: Giancarlo Cancelleri fb


DIFFONDIAMO OVUNQUE QUESTA NOTIZIA PUO' FARE ESPLODERE RENZI E TUTTO IL PD

Il Pinocchio fiorentino è tornato.
Ora il Bomba girerà l’Italia con il suo #TrenoPd per far credere ai pochi imbecilli rimasti di essere vicino al popolo.
Ma il popolo non lo vuole più vedere: ieri alla stazione Tiburtina le persone intervistate gridavano frasi come “E’ un pagliaccio”, “Di lui non mi interessa nulla” e “Sa bene dove lo manderei”.
A casa lo abbiamo mandato quasi un anno fa, con il referendum del 4 dicembre, ma lui si ostina a restare in politica perché deve vendicarsi con il M5S.
E in parte il ducetto di Rignano c’è già riuscito. L’ultima porcata del Pd è una legge elettorale incostituzionale creata ad arte per far fuori i 5 Stelle rubandogli i seggi e regalandoli alle coalizioni.
Chi l’ha votata deve essere denunciato per aver privato gli italiani del diritto alla democrazia. Questa legge porcata l’hanno votata tutti i partiti, compresa la Lega di Matteo Salvini, il finto amico del popolo che per un seggio e una poltrona si è venduto l’anima alla casta.
Ora ai cittadini non resta che sperare nel M5S.
Sarà una battaglia ardua: se la legge elettorale passa anche al Senato, Luigi Di Maio e compagni dovranno ottenere più del 40% per poter conquistare l’Italia e liberarla da questi pagliacci al potere.
Dobbiamo sostenere questi ragazzi con tutte le nostre forze perché non possiamo più tollerare:
– Le menzogne dei fake media
– Le pensioni da fame
– I vitalizi dei politici
– La disoccupazione
– I giovani che fuggono all’estero
E tanti tanti altri problemi creati da questi incapaci.
E allora facciamoci sentire in rete, condividiamo questo articolo e facciamolo leggere ai nostri amici. Raccontiamo a tutti le infamie da loro commesse ai danni del popolo.
Andiamo tutti a votare alle prossime elezioni e in maniera democratica mandiamo a casa i pidioti una volta per tutte. Liberiamo questo benedetto, assurdo Belpaese.


Luigi Di Maio e Marco Travaglio. Diffusa poco fa questa clamorosa notizia:..



Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

Classifica: ecco le prime 10 posizioni (Fonte: rsf.org)


GIORNALISTI NEL MIRINO
Fra i motivi che - secondo l’organizzazione con base in Francia - pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO
Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.



NOTIZIA VERGOGNOSA: PROCESSO MAUGERI, 70 MILIONI DI EURO TOLTI AI MALATI PER IL LUSSO DI FORMIGONI! FAI SCHIFO

Secondo il pm di Milano Laura Pedio dalle casse della Maugeri sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il '97 e il 2011 e dalle casse del San Raffaele tra il 2005 e il 2006 altri nove milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società di Daccò e Simone, presunti collettori delle tangenti, i quali poi avrebbero garantito circa otto milioni di euro in benefit di lusso, tra cui vacanze, l’uso di yacht e finanziamenti per la campagna elettorale all’allora governatore lombardo Formigoni, l'acquisito di una villa in Sardegna
ha sempre respinto le accuse e dopo l’arringa difensiva la parole è passata di nuovo, per le controrepliche al pubblico ministero. Che in un’ora ha fissato un punto fondamentale nel chiarire quali possono essere le conseguenze della corruzione. Perché quel sistema messo insieme dal “gruppo criminale” al centro del caso Maugeri ha portato a sottrarre “oltre 70 milioni di euro alle cure dei malati lombardi. Milioni di euro pubblici finiti in una percentuale del 25 per cento nelle tasche di Daccò e Simone per finanziare i sollazzi di Formigoni, dei suoi familiari e dei suoi amici” ha sottolineato il pm nell’udienza del processo con al centro la vicenda della Fondazione di Pavia nel quale tra i 10 imputati figurano oltre all’attuale senatore di Ncd Formigoni, l’ex assessore Antonio Simone e l’ex dg della sanità lombarda Carlo Lucchina.statunitense Duke Cunningham. Nel sostenere che le utilità ricevute dall’ex governatore lombardo da parte di Daccò non sono, come ha affermato la sua difesa, “cortesie tra amici” ma semmai “pagamenti corruttivi”, ha ricordato il caso dell’ex senatore americano Cunningham condannato nel 2005 a 8 anni e 4 mesi per corruzione. “Tra i pagamenti corruttivi – ha elencato il pm – c’erano un’imbarcazione per uso e divertimento del membro del Congresso, viaggi aerei, vacanze e anche oggetti di antiquariato”. Oltre a questo il rappresentante dell’accusa ha citato una sentenza della Cassazione dell’agosto 2009. La Suprema corte aveva condannato “per molto meno” l’ex direttore generale della sanità del Piemonte per “una crociera con la moglie, una piccola imbarcazione, pernottamenti a San Remo e qualche fiches del Casinò”.
Secondo l’accusa, infatti, dalle casse della Maugeri sarebbero usciti circa 61 milioni di euro tra il ’97 e il 2011 e dalle casse del San Raffaele tra il 2005 e il 2006 altri nove milioni di euro. Tutti soldi che sarebbero confluiti sui conti e sulle società di Daccò e Simone, presunti collettori delle tangenti, i quali poi avrebbero garantito circa otto milioni di euro in benefit di lusso, tra cui vacanze, l’uso di yacht e finanziamenti per la campagna elettorale all’allora governatore lombardo Formigoni, l’acquisito di una villa in Sardegna. E lui in cambio, sempre secondo l’accusa, avrebbe favorito la Maugeri e il San Raffaele con atti di giunta garantendogli rimborsi indebiti (circa 200 milioni di euro per la Maugeri). Dopo l’intervento del pm, durato circa un’ora, il Tribunale ha rinviato per le controrepliche delle difese al 15 e al 22 dicembre prossimi, giorno, quest’ultimo in cui dovrebbe arrivare la sentenza.


BOMBA CLAMOROSA MILANO E' IN FALLIMENTO SUL COMUNE AMMINISTRATO DA PD! DIFFONDETE OVUNQUE!

Milano, la capitale economica d’Italia, è in fallimento.

Il Comune meneghino, a guida Pd, avrebbe dovuto depositare il bilancio entro il 30 giugno, ma non lo ha fatto per evitare il default e la conseguente decadenza del sindaco Giuseppe Sala, eletto poco più di un anno fa.

Una delle poche voci che ha racconta questa vicenda è il giornalista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto, che scrive sul sul suo blog:

Oggi, 30 giugno 2017, è il giorno della verità per la Città metropolitana di Milano. Scade il termine per depositare il bilancio. Non sarà depositato, perché dovrebbe evidenziare un buco di almeno 50 milioni. Conseguenze: scatterebbe il default, con il fallimento dell’ente che un tempo si chiamava Provincia di Milano e con la decadenza del sindaco metropolitano, Giuseppe Sala, e di tutti i 24 consiglieri dell’ente, che in base alle (confuse) norme del testo unico degli enti locali potrebbero, in quanto amministratori di ente che dichiara dissesto finanziario, non solo decadere, ma anche avere la proibizione di ricandidarsi per tre anni. Una brutta sanzione, al Monopoli della politica.Preoccupati, tutti e 24 i consiglieri – destra e sinistra e centro – hanno minacciato di dimettersi in blocco se il governo non troverà una soluzione. Il prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, nei giorni scorsi li aveva rassicurati: il governo individuerà un modo per far slittare la scadenza della consegna del bilancio.

Come? È escluso che il governo Gentiloni possa fare in fretta e furia, oggi stesso, un decreto salva-Milano. Forse sarà sufficiente un decreto di proroga del ministero dell’Interno, magari anticipato da una decisione della conferenza Stato-Regioni, convocata per il 6 luglio. La soluzione sarà comunque quella di spostare in avanti la data di consegna del bilancio, prevedibilmente al 30 settembre. Intanto però, a partire da oggi, si avvia la procedura del default. La Città metropolitana di Milano, la più grande d’Italia dopo quella di Roma, è da oggi tecnicamente fallita.



Al governo, continua Barbacetto, “lo sanno da tempo, ma finora non hanno fatto nulla”.

E non si farà nulla neanche in futuro, spiega il giornalista:

Ora, il problema che pone Franco D’Alfonso, consigliere delegato al bilancio della Città metropolitana di Milano, è il seguente: anche quando arriverà la proroga, il default sarà solo rimandato, ma non risolto. I conti resteranno gli stessi, il 30 settembre come oggi. Ed eccoli, i conti: 250 milioni, in media, di cassa; 600 milioni di debito, metà in mutui e metà in derivati; e oltre 1 miliardo di patrimonio. Una situazione non disastrosa. Molti tagli alle spese sono già stati fatti, molti risparmi già conseguiti. Il personale è stato ridotto del 38 per cento e oggi il suo costo è di 45 milioni l’anno, circa il 10 per cento delle spese.Il problema esplode nella partita tra entrate e uscite. In cassa entrano ogni anno circa 400 milioni, per lo più quote, trasferite all’ente, delle imposte sui rifiuti e su assicurazioni e passaggi di proprietà auto, oltre alle multe per autovelox e infrazioni sulle strade provinciali. Le uscite sono invece di circa 310 milioni, costi per gestire strade, scuole, ambiente e per pagare il debito. I tagli, secondo Franco D’Alfonso, non possono più essere fatti senza tagliare servizi. “Siamo fortunati che finora siano crollati solo un paio di ponti: se non abbiamo più soldi, non possiamo più fare le manutenzioni. La situazione di strade e scuole provinciali per ora è ancora buona, ma senza risorse nei prossimi anni è destinata a peggiorare”.

I conti della Città metropolitana di Milano saltano a causa della voce “contributo al bilancio dello Stato”: quest’anno è di 165 milioni, chiesti dal governo. È questo contributo che fa alla fine chiudere i conti con un buco tra i 50 e i 70 milioni. Ed è uno squilibrio strutturale, sostiene Franco D’Alfonso, che non si può affrontare con una correzione fatta una tantum sul bilancio di quest’anno, perché il problema si ripresenterebbe del tutto simile il prossimo anno.
La Città metropolitana di Milano, aggiunge il giornalista del Fatto, “è nata al posto della Provincia di Milano, con più o meno le stesse competenze ma senza le stesse risorse, anzi con il “contributo al bilancio dello Stato” introdotto dalle leggi finanziarie che obbligano l’ente ogni anno a un esborso fisso. Ora Forza Italia protesta contro Sala: “Il pericolo commissariamento si fa sempre più incombente”, dichiara la coordinatrice lombarda Mariastella Gelmini, “e tutti i servizi erogati dall’ente, dal trasporto pubblico provinciale alla manutenzione di strade ed edifici scolastici, saranno a rischio. I governi Renzi e Gentiloni devono assumersi la responsabilità di questo disastro, insieme al sindaco Sala: la sua gestione si è rivelata inconcludente, incapace di interloquire con Roma e di portare a casa risultati”.

Sala, conclude Barbacetta ha smorzato con queste dichiarazioni: “Nei primi giorni di luglio avremo la visita, da noi chiesta, di una commissione composta da funzionari della presidenza del Consiglio e del ministero delle Finanze. Io mi faccio forte di una promessa del presidente del Consiglio di occuparsi della cosa. Ed è tutto quello che al momento posso fare”.